di Liana Milella
Il Fatto Quotidiano, 25 febbraio 2025
I Consigli saranno due, uno per la componente giudicante, l’altro per quella inquirente. La sezione disciplinare sarà corte autonoma. Saranno necessari nuove sedi, attrezzature e personale. Oggi un consigliere costa allo Stato 240 mila euro e 50 mila di spese. Buttiamola sui soldi. Che in tempi di gravissima crisi per le famiglie italiane alle prese coi rincari di tutto (gas, luce, cibo, per citare solo quelle cose di cui non si può fare a meno) contano assai. E guardiamo quanto rischia di costarci, se dovesse andare in porto, la riforma anti-giudici della separazione delle carriere. Devono ben saperlo i cittadini che andranno a votare al referendum. E dovranno chiedersi: riforma davvero necessaria o solo una resa dei conti? E poi: quanto ci costa questa modifica costituzionale visto che da un Csm se ne faranno due e la sezione disciplinare, oggi interna all’unico Csm, diventerà un’autonoma Alta Corte? Per intenderci subito, tre grandi istituzioni anziché una, solo per avere a che fare sempre con i magistrati?
di Rinaldo Romanelli
Il Riformista, 25 febbraio 2025
I magistrati sono pronti alla mobilitazione, prevista il 27 febbraio, per opporsi alla separazione delle carriere Dimenticano però che a minacciare davvero i princìpi di autonomia e indipendenza è l’affarismo correntizio. Una delle poche cose buone introdotte dalla riforma Cartabia del 2022 dell’Ordinamento giudiziario era la norma che non consentiva ai magistrati posti fuori ruolo, per ricoprire incarichi di stretta collaborazione con il ministro, di essere destinati immediatamente - una volta cessato l’incarico - a guidare una Procura o un altro ufficio giudiziario. Dovevano passare almeno tre anni dalla cessazione della funzione ministeriale. Un magistrato, oltre ad essere imparziale, dovrebbe anche apparirlo. E chi ha strettamente collaborato fino a ieri con un ministro, ovviamente, è sospettabile di qualche vicinanza politica con la parte che ha espresso, appunto, quel ministro. Inoltre si voleva evitare che l’incarico ministeriale fosse un trampolino di lancio per una brillante carriera all’ombra della politica.
di Valentina Santarpia
Corriere della Sera, 25 febbraio 2025
“Tratti sempre più inquietanti”: è la denuncia che arriva dalla segretaria del Pd Elly Schlein riguardo alla vicenda dello spionaggio di attivisti e giornalisti che avrebbe coinvolto anche un sacerdote. Si tratta di “Don Mattia Ferrari, prete attivo con Mediterranea” che “è stato spiato con un software installato sul suo telefono”. Secondo Schlein, è dunque “urgente e necessario che il governo, e in particolare Giorgia Meloni, smetta di scappare e si impegni a chiarire al Paese chi sta spiando attivisti e giornalisti, perché qui sono a rischio le fondamenta dello stato di diritto. Abbiamo chiesto al governo di dirci quali entità statali hanno autorizzato l’installazione dei software di Paragon sui cellulari spiati, e il governo non sta dando queste risposte. Che cosa sta coprendo? Perché la Presidente del Consiglio trova il tempo di partecipare a ogni convention sovranista, ma non lo trova per fare chiarezza su questi fatti gravissimi e renderne conto al Parlamento? Le italiane e gli italiani meritano risposte ed è suo dovere fornirle. Da parte mia e di tutto il Partito democratico piena solidarietà e sostegno a Don Mattia Ferrari”.
di Umberto Rapetto
Il Manifesto, 25 febbraio 2025
Nessuno risponde sull’uso di Paragon e degli altri spyware. Un fatto grave, ma non sarebbe difficile capire chi ha agito. E perché. La sindrome di Polifemo attanaglia le istituzioni che, a chi domanda chi sia stato a spiare giornalisti e attivisti e a sfiorare il segreto del confessionale di un cappellano, risponde con forza “Nessuno!”. In questa Odissea si cerca chi sia pronto a vestire i panni di Omero e ad accompagnare il pubblico con un racconto che leghi insieme fatti, dichiarazioni e suggestioni che continuano a galleggiare tra i flutti agitati del naufragio della attendibilità. La ricostruzione di quanto è accaduto può trovare comprensibile ostacolo solo nel segreto di Stato che - finora - non sembra esser stato invocato da chicchessia, complice una presupposta estraneità del governo nella vicenda.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 febbraio 2025
Oggi la Corte costituzionale terrà l’udienza pubblica sulla questione di legittimità dell’articolo 41 bis, nella parte in cui prevede che i detenuti possano usufruire di sole due ore d’aria. Sarà audito l’avvocato Valerio Vianello Accorretti, del foro di Roma, difensore di Giovanni Birra, un detenuto sottoposto al regime differenziato nel supercarcere di Bancali, in Sardegna. Grazie al suo ricorso, il magistrato di sorveglianza di Sassari ha sollevato la questione di costituzionalità, ritenendola rilevante per la presunta violazione di articoli fondamentali della Costituzione. La disciplina delle ore d’aria ha già registrato evoluzioni in passato, in linea con i principi costituzionali. Si pensi alla sentenza della Cassazione del 2019, che stabilì come i detenuti nel 41 bis abbiano diritto a due ore di permanenza all’aperto, salvo “motivi eccezionali”.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 25 febbraio 2025
Per la Suprema corte il lavoro carcerario è tanto più rieducativo quanto più è uguale a quello dei liberi. Stessi diritti dunque previdenza compresa. Il detenuto ha diritto all’indennità mensile di disoccupazione se il lavoro svolto in carcere finisce non per sua volontà. La Cassazione ricorda che il rapporto di lavoro del detenuto alle dipendenze della Pubblica amministrazione penitenziaria va considerato come un ordinario rapporto di lavoro, malgrado la sua particolare regolamentazione normativa. Via libera agli stessi diritti goduti dai lavoratori esterni, a iniziare dalla Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (Naspi).
di Mario Parolari
Corriere del Trentino, 25 febbraio 2025
Dai 32 Enti lavoro e iniziative sociali per sostenere i carcerati. Fugatti: “Trentino innovatore”. Da tutto il Trentino Alto Adige e dagli organi di governo, 32 soggetti firmatari tra enti e istituzioni si sono impegnati a dar vita al Distretto dell’Economia Solidale: “Per il reinserimento sociale e lavorativo delle persone in esecuzione penale”. “È motivo di orgoglio vedere riuniti attorno a questo tavolo tutti gli attori principali della nostra comunità, in un percorso innovativo a livello nazionale”. Il tavolo a cui fa riferimento il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti è quello attorno a cui ieri 32 soggetti firmatari si sono impegnati a dar vita al Distretto dell’Economia Solidale (Des): “Per il reinserimento sociale e lavorativo delle persone in esecuzione penale”.
di Sara Pizzorni
Cremona Oggi, 25 febbraio 2025
Un detenuto italiano di circa 40 anni psichiatrico si è tolto la vita questa mattina nel carcere di Cremona. Lo ha reso noto Uilpa Polizia penitenziaria, attraverso il suo segretario generale Gennarino De Fazio. “Si tratta”, ha spiegato De Fazio, “di un detenuto accusato di reati a sfondo sessuale e contro la persona”. L’uomo si è tolto la vita impiccandosi. A nulla sono valsi i soccorsi. “Sale così a 13 la drammatica conta dei reclusi che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno”, ha dichiarato De Fazio, “cui bisogna aggiungere un operatore. Siamo palesemente di fronte a una carneficina a cui non si pone, di fatto, alcun argine efficace e che testimonia ancor di più, qualora ce ne fosse bisogno, la drammaticità dell’emergenza penitenziaria”. “Anche la casa circondariale cremonese, con 551 detenuti presenti a fronte di 382 posti disponibili”, ha continuato il sindacalista, “si caratterizza per forte sovraffollamento e, con 180 agenti quando ne servirebbero almeno 335, per pesantissima carenza di personale”.
La Sicilia, 25 febbraio 2025
I familiari dei detenuti hanno presentato querela alla Procura di Agrigento. Le famiglie di tre detenuti nel carcere di Agrigento hanno presentato alla Procura di Agrigento una querela denunciando le “condizioni disumane dell’istituto di pena” in cui verrebbe commessa “una violazione sistematica dei diritti fondamentali e una tortura silenziosa”. A parlare sono Angela Crugliano, Concetta Pirito ed Erminia Cotena, mogli e sorelle di detenuti, sostenute dall’avvocata Guendalina Chiesi, vicepresidente dell’associazione “Quei Bravi ragazzi family Onlus” a cui i familiari si sono rivolti. Il documento, indirizzato anche al Garante nazionale dei detenuti e al ministro della Giustizia Carlo Nordio, descrive un quadro drammatico. I carcerati patirebbero un freddo insopportabile e sarebbe vietato alle famiglie di introdurre giubbotti imbottiti, lenzuola di pile e scaldacollo, nonostante l’assenza di riscaldamento.
di Valentina Murrieri
lecceprima.it, 25 febbraio 2025
I detenuti si raccontano. Abbiamo incontrato tre ospiti dell’istituto penitenziario leccese, chiacchierando liberamente sul passato, sul percorso di introspezione ed elaborazione dei propri errori all’interno della struttura e del futuro che li attende fuori. “Il carcere fino a pochi anni fa non era pensato per le donne: non ci erano consentiti neppure trucchi e colore per capelli”. Uno. Due. Poi la terza spinta sulla porta antipanico che non si apre. Alle spalle, la voce dell’agente della polizia penitenziaria: “L’aiuto io. Questo è il segno di come qui sia facile entrare, ma poi tanto difficile uscire”. Una “città nella città” l’ha definita una delle detenute che abbiamo ascoltato. Con una popolazione di mille e 200 abitanti, quella di Borgo San Nicola è la più grande struttura detentiva di Puglia, dato confermato la direttrice Mariateresa Susca nell’intervista di cui riferiamo in un articolo a parte. Un microcosmo con regole tutte sue, dove la concezione di spazio e di tempo non segue le stesse logiche del mondo esterno.
- Lecce. La direttrice del carcere: “Lavoro, studio, ma anche Yoga e Tai Chi per rivedere il passato”
- Firenze. “Garante comunale dei detenuti, bando discriminatorio”
- Forlì. I detenuti del carcere si raccontano. La legalità come valore da preservare
- Trapani. Crivop Italia Odv: volontariato in carcere, un impegno che continua
- Palermo. Nella sartoria che ricuce le vite











