di Carmen Pupo
L’Eco di Bergamo, 27 febbraio 2025
Cosa succede quando una società decide di chiudere a chiave le sue paure, le sue fragilità e i suoi fallimenti? Cosa rimane di chi viene lasciato a scontare non solo una pena, ma anche l’oblio collettivo? In “Ogni prigione è un’isola” Daria Bignardi ci costringe a guardare dentro un mondo che esiste ai margini delle nostre città ma anche delle nostre coscienze: il carcere. “Ogni carcere è un’isola, ogni isola una prigione” è la frase cardine del romanzo di Bignardi edito da Mondadori perché racchiude il senso profondo dell’isolamento, fisico e mentale, che attraversa la storia. Una storia che vede la giornalista coinvolta in prima persona perché lei il carcere lo frequenta da quando aveva vent’anni. Più che essere un libro sul carcere, si tratta di un libro su ciò che il carcere dice di noi. Di chi siamo, di come viviamo la giustizia, di quanto siamo disposti a dimenticare chi sbaglia. E di quanto ci illudiamo di essere liberi.
di Lorenzo Ottanelli
La Nazione, 27 febbraio 2025
Al Teatro Cinema La Compagnia presentati i lavori dei carcerati. In sala c’erano i ragazzi delle scuole secondarie. E oggi si replica. “Il teatro mi ha salvato, sono entrato in carcere nel 2012 e l’anno successivo stavo già recitando ‘Otello’” ha raccontato Robert, ex detenuto della Dogaia di Prato. “Il rap serve a far uscire quello che per troppo tempo hai lasciato dentro”, ha invece detto Memphis di Firenze, che, grazie all’associazione Cat, ha incantato il Teatro Cinema La Compagnia. Queste sono solo due delle testimonianze che ieri mattina hanno preso vita sul palco di ‘Visioni Aperte: parole, immagini e suoni dal carcere’, e che hanno aperto la due giorni, che si conclude oggi con la seconda matinée, dedicata alla creatività nel carcere.
rovigo.news, 27 febbraio 2025
Martedì 25 febbraio scorso, presso la Sala della Gran Guardia di Rovigo, il Circolo di Rovigo ed il Centro culturale “Giacomo Sichirollo”, con il Patrocinio del Comune di Rovigo-Assessorato ai Servizi sociali ed in collaborazione con l’Associazione Vivirovigo Aps, hanno promosso la presentazione del libro della prof.ssa Vera Negri Zamagni, Docente di Storia Economica all’Università di Bologna, “La Cooperativa sociale Giotto - Una normalità eccezionale” (Edizioni Il Mulino), davanti ad un pubblico numeroso ed attento. Con la docente erano presenti anche Nicola Boscoletto, socio fondatore della Cooperativa Giotto di Padova e Giovanni Maria Pavarin, già Magistrato di sorveglianza del Tribunale di Padova, presentati dal Presidente del Circolo di Rovigo Paolo Avezzù ed introdotti dal Presidente del Centro Sichirollo Angelo Stefani.
di Francesca D’Angelo
La Stampa, 27 febbraio 2025
Si ricomincia, ma si volta anche pagina. Con la quinta stagione, disponibile dal 12 marzo su RaiPlay (i primi sei episodi) e dal 26 marzo su Rai2, Mare fuori si rifà il look, schiera un cast in gran parte rinnovato e diventa più cruda, realistica e di denuncia sociale. Complici l’uscita di scena della creatrice Cristiana Farina e del regista Ivan Silvestrini, le nuove puntate prendono una nuova strada: “Ho cercato di dare un taglio nuovo, più realistico, alla storia per restituire la situazione in cui versano oggi le carceri minorili - spiega il regista Ludovico Di Martino, subentrato dietro alla macchina da presa -. Con il decreto Caivano c’è stato un aumento del 50% degli ingressi nelle carceri che però non corrisponde a un aumento dei reati. Purtroppo si sta facendo largo un’idea di carcere sempre più punitiva, mentre la vera sfida è educativa”.
di Chiara Buratti
Corriere della Sera, 27 febbraio 2025
Con la compagnia fondata da Claudio Misculin, ora protagonista di un docufilm, l’autrice rappresentò il suo Stravaganza: “Erano tutti ex internati, non “irrecuperabili” e quello psichiatra rivoluzionario lo dimostrava anche così”. Il racconto a più voci di chi c’era “Vivere con Claudio significava vivere con il teatro… Erano una cosa sola e il nostro sogno più grande è stato immaginare qualcosa che non c’era e riuscire a realizzarla”. Così Cinzia Quintiliani, vedova di Claudio Misculin e cofondatrice dell’Accademia della Follia, ricorda la nascita della compagnia teatrale fondata nell’ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste oggi raccontata nel docufilm di Erika Rossi, Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza. I “Matt-attori, matti di mestiere e attori per vocazione” sono i protagonisti della pellicola. “Ho iniziato a lavorare a questa produzione quando Claudio (Misculin; ndr) era già morto”, racconta la regista. “Ho cercato di ricostruire le fasi del progetto dall’inizio fino alla tournée all’estero e alle collaborazioni con i drammaturghi. Il docufilm sarà proiettato mercoledì 26 febbraio a Bergamo, il 28 marzo a Cagliari, il 5 e 6 aprile a Brescia, il 13 giugno a Gorizia”. Un lungo lavoro a ritroso nel tempo, che inizia agli albori della rivoluzione avviata da Franco Basaglia. “Per Claudio, Basaglia era il suo “padre psichico”“, racconta Angela Pianca, psichiatra e cofondatrice dell’Accademia. “Il braccio destro del grande rivoluzionario, Franco Rotelli, diventò il nostro manager e sostenitore. Ci invitava a mettere in scena le prime degli spettacoli nel suo soggiorno, ci portava con lui ai convegni e ci faceva recitare anziché presentare le sue relazioni perché, secondo lui, noi rappresentavamo la rivoluzione basagliana e incarnavamo esattamente quello che stava accadendo”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 27 febbraio 2025
Perquisiti 3.000 minorenni, 2.700 veicoli e 150 immobili, di cui 2 istituti scolastici e 23 strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati. La notizia è fresca di agenzia e odora ancora di ufficio stampa del Viminale: con un mega blitz che ha impiegato “1.000 poliziotti” in 45 province italiane sono stati “controllati circa 13.000 giovani, di cui 3.000 minorenni, 2.700 veicoli e 150 immobili, di cui 2 istituti scolastici e 23 strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, nonché diversi luoghi di aggregazione come piazze, giardini pubblici, aree limitrofe alle stazioni ferroviarie, centri commerciali, esercizi commerciali”.
di Enrica Riera e Stefano Vergine
Il Domani, 27 febbraio 2025
Tra i contatti telefonici di don Ferrari, oggetto di un tentativo di hackeraggio, c’è anche Papa Francesco. Mercoledì al Copasir l’audizione di Rizzi (Dis). I vescovi italiani al governo: “È in gioco la democrazia”. C’è anche papa Francesco tra i contatti telefonici di don Mattia Ferrari, avvisato da Meta di essere stato vittima di un tentativo di hackeraggio, iniziato l’8 febbraio 2024 e “sostenuto da entità governative non meglio identificate”. Non è ancora chiaro al momento se il telefono del prete, viceparroco di Nonantola e cappellano di Mediterranea Saving Humans, sia stato effettivamente violato con lo spyware Graphite, ma di certo don Mattia Ferrari è da tempo in contatto diretto con il pontefice. È stato lo stesso Papa a dichiararlo lo scorso 19 gennaio, nel corso della trasmissione tv condotta da Fabio Fazio, quando ha detto di aver sentito al telefono il sacerdote per parlargli di una delicata vicenda relativa a una migrante rapita e tenuta prigioniera in Libia.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 27 febbraio 2025
Protocollo Italia-Albania e oltre. Il professore di diritto Ue Bruno Nascimbene sull’udienza a Lussemburgo: “La Commissione? Inversione senza precedenti”. E sulle procedure accelerate di frontiera: “Garantiscono il diritto di difesa solo sulla carta”. “Non ricordo precedenti di un comportamento come quello tenuto dalla Commissione Ue nell’udienza alla Corte di giustizia europea di martedì”. Bruno Nascimbene è avvocato e professore di diritto dell’Unione all’università di Milano, già presidente del Centro europeo di eccellenza Jean Monnet.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 febbraio 2025
Il sistema penitenziario italiano continua a fare i conti con una crisi umanitaria senza precedenti. Secondo l’ultimo report del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, pubblicato il 24 febbraio 2025, nei primi 54 giorni dell’anno si sono già verificati 11 suicidi tra i detenuti, a cui si aggiungono 10 decessi per cause da accertare e 29 morti per malattie. È importante precisare che i numeri ufficiali contrastano con quelli riportati da Ristretti Orizzonti (che segnala 14 suicidi, incluso l’ultimo caso al carcere di Cremona) e con le stime dei sindacati della polizia penitenziaria, come la Uil-Pa. Un quadro comunque desolante, che arriva dopo il 2024, anno nero con 90 suicidi (anche in questo caso i dati ufficiali sono discordanti), il numero più alto registrato in oltre tre decenni di rilevazioni ministeriali.
di Paolo Comi
L’Unità, 26 febbraio 2025
I “moduli” risolveranno l’atavico problema del sovraffollamento carcerario. Parola del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Dopo anni di discussioni interminabili su come risolvere tale piaga, che in passato ha provocato anche condanne in sede europea nei confronti dell’Italia per violazione dei diritti umani, il Guardasigilli ha tirato fuori questa settimana la propria soluzione. Si tratta di moduli prefabbricati in cemento armato, tutti “antisismici” come ha puntualizzato Nordio, nei quali ospitare la popolazione carceraria in eccesso. Il primo carcere realizzato con questa nuova “concezione” costruttiva sarà quello di San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone. Il nuovo carcere di San Vito al Tagliamento, va detto, ha una storia particolarmente sfortunata. Il progetto esecutivo, che prevede la trasformazione dell’ex caserma militare dei lagunari “Fratelli Dall’Armi”, realizzata sul finire degli anni 50 e ormai dismessa da oltre vent’anni, risale infatti addirittura al 2016. In quell’anno, governo Renzi, venne firmato il progetto propedeutico alla costruzione del nuovo istituto penitenziario da 300 posti nell’ex caserma dei lagunari che doveva prendere il posto del vecchio carcere di Pordenone da appena 50 posti.
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