di Domenico Quirico
La Stampa, 1 marzo 2025
Non c’è niente di più pericoloso di un istrione capriccioso al potere. Zelensky voleva evitare Monaco 1938. Gli hanno chiesto un autodafé. Da un po’ di tempo ci pregavano di portare pazienza: presto la pace del mondo sarebbe stata salvata, ci penserà lui. Trump, è uno che fa un gioco scoperto ma ha più di un asso nella manica. Ha una notevole disposizione nell’arte dell’illusionista, questo rivenditore di risultati tutto e subito. La scaltrezza notava qualcuno, gli guizza nell’angolo dell’occhio quando lancia battute e iperboli come decreti della ragione. Insinua in ogni discorso: lasciate fare a me, tutto si accomoderà, sistemo tutto io nelle anime e nella geopolitica. Eppure c’erano uomini che nel frattempo morivano nelle trincee del Dombass mentre a Gaza in attesa del miracolo si sopravviveva in un paesaggio di rovine; senza dimenticare il Sudan o le foreste del Kivu. Ma a quello forse con una strizzatina d’occhio avrebbe pensato dopo aver liquidato i due problemi principali.
di Thomas L. Friedman*
Il Dubbio, 1 marzo 2025
Il dramma in corso tra il presidente Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky solleva una delle domande più inquietanti che abbia mai dovuto porre sul mio Paese: siamo guidati da un credulone di Vladimir Putin, da qualcuno pronto a ingoiare per intero la distorta visione del presidente russo su chi ha iniziato la guerra in Ucraina e su come deve finire? O siamo guidati da un padrino della mafia, che cerca di spartirsi il territorio con la Russia come fanno i capi delle famiglie criminali? ‘Prenderò la Groenlandia e tu potrai prendere la Crimea. Prenderò Panama e tu potrai avere il petrolio nell’Artico. E ci divideremo le terre rare dell’Ucraina. È solo giusto’.
di Franco Corleone
L’Espresso, 28 febbraio 2025
Guardare agli strumenti di risocializzazione non più come concessioni ma come diritti. Tanti anni fa Giorgio Gaber scrisse una canzone che andava al nocciolo della politica e chiedeva scusa se parlava di Maria, la libertà, la rivoluzione, la realtà. Mi è venuta in mente in occasione della recente morte improvvisa di Grazia Zuffa, mia compagna di vita, femminista, psicologa, componente del Comitato Nazionale di Bioetica, già senatrice, che per lungo tempo ha costruito un pensiero originale sulle droghe, sul carcere, sulla differenza femminile. Nel momento della tragedia abbiamo scoperto che per molte persone è stata una maestra e una guida: sicuramente ne sarebbe stata sorpresa, perché era esigente e rigorosa, non faceva sconti e non apprezzava la retorica, l’approssimazione.
di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 28 febbraio 2025
Più di un anno fa la Corte costituzionale aveva affermato che “l’intimità degli affetti non può essere sacrificata dall’esecuzione penale oltre la misura del necessario”. Alcuni tribunali hanno riconosciuto questo diritto, ma il governo non si è ancora mosso. I diritti all’affettività e alla sessualità non si perdono con la detenzione. Lo aveva stabilito un anno fa, nel gennaio 2024, la Corte costituzionale e negli ultimi mesi lo hanno ribadito alcuni tribunali italiani. In tutto questo, governo e parlamento non si sono mossi per portare avanti iniziative che soddisfacessero questi diritti. Su questa base, il Garante nazionale delle persone private della libertà ha scritto nei giorni scorsi una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio per sollecitare un intervento. Ma andiamo con ordine.
di Lucio Motta
filodiritto.com, 28 febbraio 2025
I Giudici di Sorveglianza pungolano l’inerzia legislativa. Questioni aperte e problemi pratici ma è questa la strada giusta? A distanza di più di un anno da quella decisione - Sentenza Corte Costituzionale n. 10/2024 - due magistrati di sorveglianza hanno autorizzato altrettanti colloqui privati: uno nel carcere di Parma e uno in quello di Terni. In entrambi i casi l’istituto penitenziario aveva negato la richiesta, prima perché in attesa di specifiche da parte degli uffici superiori sulle modalità per far concretizzare i colloqui intimi, e poi per mancanza di spazi. Dopo mesi di tira e molla, il magistrato di sorveglianza competente di Reggio Emilia, Elena Bianchi dopo aver esaminato la vicenda e stabilito che il detenuto non intenderebbe usare il tempo degli incontri intimi per scopi illeciti, ha accolto il richiamo presentato dall’avvocata Pina Di Credico, che segue altri due casi simili, “contro la negazione del diritto all’affettività”, e dato il nullaosta. Il provvedimento, datato 7 febbraio, stabilisce che entro 60 giorni il carcere debba allestire spazi idonei dove il detenuto e la moglie possano appartarsi, nel rispetto della loro privacy.
di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 28 febbraio 2025
Detenzione femminile. Molte non possono contare sul supporto familiare; ai Tribunali di sorveglianza, istanze relative soprattutto ai figli. Affollate le strutture principali, una sola detenuta nel Messinese. In 1.254 lavorano. All’ora d’aria, quando ragazze, donne o altro siri - trovano insieme nel cortile di cemento, le riflessioni teoriche diventano immagini concrete: capelli lunghi, corti, ricci, lunghi si avvicinano, si confondono, si toccano. Come i vestiti stesi sulle grate ad asciugare. Perché se per ogni uomo detenuto (tranne molti stranieri) c’è quasi sempre una compagna, una figlia, una madre a portare cibo e vestiti, per quasi ogni donna in carcere è il senso di colpa ad entrare molto più spesso dei pacchi con gli effetti personali.
di Liana Milella
Il Fatto Quotidiano, 28 febbraio 2025
In questo 2025 sono già 14 i suicidi nelle nostre carceri. Puntualmente comunicati dal sindacato Uilpa che racconta dove e come ciò sia accaduto. Erano 89 al 31 dicembre 2024. Ma per il Guardasigilli Carlo Nordio non sono una notizia. Semplicemente non esistono. Basta scorrere Gnews, il giornale online di via Arenula che ogni giorno celebra le gloriose gesta di Nordio. Sappiamo tutto di lui, dove ha parlato, cosa ha detto, chi ha incontrato. Foto, video, discorsi. Uno storytelling monografico. Dove niente sfugge, neppure un passo o una visita del monarca della Giustizia. Parla alla Camera? Ed ecco il filmato, senza che risuoni la bagarre dell’opposizione. Incontra gli avvocati? E qui le ole sono garantite. Qualunque sia l’organizzazione che incontra. Parla in tv? Il video è assicurato. Più che Gnews il sito dovrebbe chiamarsi “Nordionews”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 28 febbraio 2025
Tra il 75 e l’80 per cento dei magistrati ha aderito alla protesta dell’Anm, che però per bocca del suo segretario Maruotti ha ribadito che “non ci sono margini di trattativa” sulla riforma sulla separazione delle carriere. È riuscito lo sciopero di ieri dell’Associazione nazionale magistrati. Con un’adesione tra il 75 e l’80 per cento dei magistrati, la protesta ha raggiunto la soglia che era stata prefissata informalmente da diversi esponenti del sindacato. Una dimostrazione di compattezza, che tuttavia sembra rinsaldare la linea più intransigente interna all’Anm, quella contraria a ogni forma di confronto con il governo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 febbraio 2025
L’Anm scende in piazza contro la separazione delle carriere: “Lo facciamo per i cittadini”. Circa l’80 per cento dei magistrati ha scioperato contro il ddl di riforma costituzionale per la separazione delle carriere: a comunicare il dato è stato il segretario generale dell’Anm Rocco Maruotti al termine dell’assemblea che si è tenuta questa mattina al Cinema Adriano di Roma, dopo il flash mob sulla gradinata della Cassazione. I numeri saranno affinati nelle prossime ore ma si attendono comunque quelli ufficiali che verranno forniti dal ministero della Giustizia nella tarda mattinata di domani. Intanto, però, i magistrati esultano e tirano un sospiro di sollievo: l’Anm si riscopre compatta dopo il flop dell’astensione contro la riforma Cartabia che vide l’adesione solo del 48 per cento delle toghe. “Risultato molto positivo”, ha commentato a caldo con il Dubbio il presidente del “sindacato” delle toghe Cesare Parodi.
di Giulia Merlo
Il Domani, 28 febbraio 2025
Il presidente Anm, Parodi: “Non scioperiamo contro qualcuno ma per difendere la Costituzione”. Il successo di partecipazione. Vertice della premier con Nordio e i vicepremier: “Disponibilità a un confronto costruttivo”, ma solo sulle leggi attuative del sorteggio. Costituzione in mano, coccarda tricolore al bavero e toga sopra i cappotti: a Roma il sole è quasi primaverile, ma fa freddo all’ombra del Palazzaccio di piazza Cavour. I magistrati si sono dati appuntamento sui gradoni davanti alla Cassazione circondata dalle impalcature per dare il via allo sciopero proclamato dall’Associazione nazionale magistrati contro la riforma costituzionale della giustizia voluta dal governo Meloni.
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