di Marta Mircalla Prandelli
Il Giorno, 2 marzo 2025
Anche Brescia partecipa alla mobilitazione nazionale dei Garanti delle persone private della libertà personale, indetta per domani. A due mesi dal discorso di fine anno del presidente Sergio Mattarella, che aveva richiamato al rispetto della dignità e dei diritti di ogni persona anche in carcere, nulla è cambiato. A Brescia la mobilitazione è stata preceduta dalla rappresentazione teatrale “La terza branda” al Nerio Fischione, frutto del lavoro di riflessione del gruppo “Diritti umani” guidato da Giuseppina Turra. “La pièce ha fatto da spunto per riflettere su temi quali colpa, reato, vittima e collettività - spiega Luisa Ravagnani, la Garante bresciana - cominciando a elaborare strategie di riparazione che non possono tuttavia essere facilmente perseguite nell’attuale condizione di sofferenza del sistema penitenziario”.
Ristretti Orizzonti, 2 marzo 2025
“La politica tace. La società civile e la magistratura non possono tollerare che i detenuti vivano in condizioni indegne e inumane”. Su iniziativa della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale il 3 marzo sono state indette manifestazioni su tutto il territorio nazionale per accendere i riflettori sull’emergenza carcere. A Napoli lunedì 3 marzo ore 15:00 manifestazione a Piazzale Cenni, antistante al Palazzo di Giustizia. Il presidio indetto dal garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Samuele Ciambriello, nonché Portavoce della Conferenza dei garanti territoriali, d’intesa con Don Franco Esposito cappellano di Poggioreale e responsabile della Pastorale Carceraria della Diocesi di Napoli e la conferenza campana di giustizia e volontariato.
vastoweb.com, 2 marzo 2025
Mercoledì scorso, nell’auditorium del Liceo Artistico - alla presenza del Dirigente scolastico, prof.ssa Anna Orsatti, e l’assessora alle Politiche giovanili e all’Istruzione di Vasto, dott.ssa Paola Cianci - c’è stato un incontro, moderato dalla Prof.ssa Santa Forgione, tra tutti i protagonisti coinvolti nel progetto: alunni, docenti, responsabili dell’area educativa F.G.P, dott.ssa M. Giuseppina Rossi, la docente e scrittrice Valentina Franzese, e tre ragazzi della Casa Lavoro.
metropolisweb.it, 2 marzo 2025
A Napoli è stata avviata la prima fase di lavori all’interno del Centro penitenziario Pasquale Mandato di Secondigliano nell’ambito del progetto “Rigiocare il Futuro, lo sport per ripartire”, ideato dalle associazioni Seconda Chance e Sport Senza Frontiere e premiato in occasione della terza edizione del CSR Award della Fondazione Entain. Il progetto ha l’obiettivo di realizzare un polo sportivo di eccellenza all’interno dell’istituto penitenziario, fornendo ai detenuti nuove opportunità di sviluppo personale e di reintegrazione nel mondo del lavoro. L’iniziativa, che si distingue per essere sviluppata in partenariato tra Terzo settore, imprese private e istituzioni pubbliche, si propone come un esempio concreto di investimento in infrastrutture sociali e di sviluppo di servizi. Per questo motivo, le associazioni promotrici mirano ad ampliare la rete di sostenitori, coinvolgendo partner privati che contribuiscono a restituire valore sul territorio, a favore delle categorie sociali più vulnerabili.
di Simone Lo Presti
orizzontescuola.it, 2 marzo 2025
Un’imponente scritta “Freedom” introduce il nuovo murale realizzato all’Istituto Penale Minorile di Nisida, frutto della collaborazione tra gli ospiti del carcere minorile e gli studenti della Scuola Pontificia Pio IX di Roma. Il progetto, intitolato “Arte Senza Confini”, ha permesso a due mondi apparentemente distanti di incontrarsi attraverso l’arte, dando vita a un’opera che simboleggia speranza, libertà e trasformazione. L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione Operazione Cuore e dall’Associazione Fratelli Emanuele Francesconi Onlus, con la guida della street artist Trisha Palma, pittrice e scenografa con esperienza in progetti artistici dedicati ai giovani, tra cui laboratori a Betlemme e Gerusalemme. L’opera è stata realizzata sul muro perimetrale del campo di calcetto dell’Istituto, con il supporto di Giuseppina Canonico, funzionario della professionalità pedagogica del carcere minorile.
L’Osservatore Romano, 2 marzo 2025
“Il carcere da fuori non mi commuoveva, non mi colpiva. Credo, come alla maggior parte delle persone, semplicemente che non me ne importava dell’esistenza. Si sa che esiste, ma non ti riguarda: è per chi ci deve stare. E poi ci sono entrata, mi sono trovata qui dentro. Ad accorgermi che non è affatto un luogo da sottovalutare. È un luogo di sofferenza”. Fra le sbarre della Giudecca risuonano le parole così poco comuni di Papa Francesco: “Ogni volta che entro in un carcere mi faccio la stessa domanda: perché loro e non io?”. Questione rimossa, quasi insostenibile, su cui si sostiene la distanza fra dentro e fuori. Un binomio - dentro e fuori - che la detenzione imprime nei pensieri, nei sogni, nelle parole di ogni giorno. Due mondi nello stesso mondo, separati da mura, sistemi di sicurezza e soprattutto tempo: giorni, mesi, anni. In carcere c’è chi per lavoro entra ed esce, ogni giorno. Chi abita al suo interno, però, fa dello spazio e del tempo un’esperienza separata. La voce che ci ricorda “è un luogo da non sottovalutare” coglie perfettamente la posta in gioco.
di Maria Tatsos
asianews.it, 2 marzo 2025
“Il seme del fico sacro” di Mohammad Rasoulof in corsa nella cinquina per il miglior film straniero. Racconta la repressione delle libertà e lo scontro generazionale attraverso la storia di una famiglia durante le proteste per la morte di Mahsa Amini. Girato nella capitale iraniana eludendo la censura da un regista oggi costretto a vivere in esilio. Quando nel settembre 2022, in seguito alla morte della ventiduenne Mahsa Amini, è scoppiata la rivolta “Donna, vita, libertà” il regista iraniano Mohammad Rasoulof si trovava in prigione per aver firmato una petizione. Da dietro le sbarre, ha seguito l’estendersi delle proteste maturando l’idea di dedicare un film a quanto stava succedendo. È nato così il progetto del lungometraggio “Il seme del fico sacro”, vincitore del premio speciale della Giuria al Festival di Cannes e tra i cinque titoli in corsa per l’Oscar come miglior film straniero che verrà annunciato il 2 marzo a Los Angeles. Il cinema iraniano ha già vinto due volte questo riconoscimento con i film di Asghar Farhādi “Una separazione” (2012) e “Il cliente” (2017).
di Jonathan Bazzi*
Corriere della Sera, 2 marzo 2025
Evito di uscire di casa da mesi: ordino la spesa, faccio yoga online, uso lo smartphone 10 ore al giorno. Non posso dire di esserne scontento: per un verso, è esattamente quello che voglio. Solo che, quando parliamo di equilibro e salute mentale, forse non ci rendiamo conto dell’influenza che la solitudine autoimposta, desiderata, ha sulla nostra vulnerabilità. Da alcuni mesi evito di uscire di casa. Senza che lo decida davvero, le giornate iniziano, finiscono ed è successo di nuovo. Un tempo, persino durante la pandemia, odiavo anche solo l’idea di un giorno trascorso totalmente al chiuso: avevo bisogno di muovere il corpo, cambiare scenario.
di Serena Laezza
L’Espresso, 2 marzo 2025
Le case rifugio in Italia sono 450. Negli ultimi 5 anni il loro numero è quasi raddoppiato. Ricordo il mio primo giorno qui. Le tende svolazzavano, la vista era bellissima. Ho pensato “sembra proprio casa”. Olga (nome di fantasia) è alla fine del suo percorso a Casa Fiorinda, bene confiscato alla criminalità organizzata dove, dal 2011, sono accolte gratuitamente donne vittime di violenza maschile sole o con figli a Napoli. Sembra un appartamento come tanti. Invece si tratta della prima casa rifugio del capoluogo campano. Secondo l’ultimo rapporto Istat del 2022, in Italia le case rifugio sono 450, in crescita del 94 per cento in cinque anni, ma ancora insufficienti per gli standard della Convenzione di Istanbul. Solo 0,15 case ogni 10.000 donne, con forti disparità territoriali: il Nord offre il doppio dei posti rispetto al resto del Paese.
di Angela Gennaro
Il Domani, 2 marzo 2025
La storia di Oumar. Dopo sei mesi nel Centro sardo, venerdì mattina lo hanno messo su un cellulare della Polizia penitenziaria per portarlo a Cagliari e rimpatriarlo. Ma ha ingoiato delle batterie e un anello, finendo al pronto soccorso. La battaglia della compagna per farlo uscire da quel luogo di degrado e violenza e l’assenza di dati sugli eventi critici durante le operazioni di rimpatrio forzato. “Piuttosto che tornare in Senegal mi ammazzo”. Oumar (nome di fantasia) ha 35 anni, da sei è in Italia. Per nulla al mondo, spiegava alla compagna Gabriella, sarebbe tornato da dove veniva. Gli ultimi sei mesi li ha trascorsi nel centro per i rimpatri di Macomer, in Sardegna. Un report di ottobre parla di botte, sedativi, degrado e violenza nell’unico Centro per i rimpatri dell’isola. La scorsa settimana in pochi giorni due persone avrebbero cercato di uccidersi, portando a sette il numero di tentativi per il 2025.
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