di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 3 marzo 2025
Quante sono, e come stanno le donne in carcere? Secondo gli ultimi dati del Dap aggiornati al 31 gennaio 2025, le donne recluse sono 2.718 su 61.916 detenuti, di cui 11 madri e 12 bambini. Una “minoranza penitenziaria”, isolata e sparpagliata sul territorio nazionale. In Italia al momento ci sono soltanto tre penitenziari femminili: Trani, Roma e Venezia Giudecca. E la maggior parte delle detenute si trova nelle sezioni degli istituti maschili. Con quali conseguenze? Ne abbiamo parlato con Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati-Centro popolare.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 3 marzo 2025
Quante sono, e come stanno le donne in carcere? Secondo gli ultimi dati del Dap aggiornati al 31 gennaio 2025, le donne recluse sono 2.718 su 61.916 detenuti, di cui 11 madri e 12 bambini. Una “minoranza penitenziaria”, isolata e sparpagliata sul territorio nazionale. In Italia, infatti, al momento ci sono soltanto tre penitenziari femminili: Trani, Roma e Venezia Giudecca, che ospitano circa un quarto delle detenute. Tutte le altre si trovano nelle sezioni degli istituti maschili. Con quali conseguenze? Ne abbiamo parlato con la senatrice di Fratelli d’Italia Susanna Donatella Campione.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 3 marzo 2025
Quante sono, e come stanno le donne in carcere? Secondo gli ultimi dati del Dap aggiornati al 31 gennaio 2025, le donne recluse sono 2.718 su 61.916 detenuti, di cui 11 madri e 12 bambini. Una “minoranza penitenziaria”, isolata e sparpagliata sul territorio nazionale. In Italia, infatti, al momento ci sono soltanto tre penitenziari femminili: Trani, Roma e Venezia Giudecca, che ospitano circa un quarto delle detenute. Tutte le altre si trovano nelle sezioni degli istituti maschili. Con quali conseguenze? Ne abbiamo parlato con la deputata del Pd Debora Serracchiani.
di Rosaria Amato
La Repubblica, 3 marzo 2025
L’inserimento professionale abbatte dal 62 al 2 per cento la recidiva dei detenuti, contribuendo a combattere il sovraffollamento. Gli esempi virtuosi ci sono, ma tutti al Nord. Quasi una media impresa, con oltre 200 dipendenti, la Cooperativa Bee4 si occupa di servizi che vanno dal call center alla rigenerazione e revisione dei distributori automatici delle macchine da caffè. Ha una caratteristica che però la differenzia da altre imprese simili: l’80 per cento dei suoi dipendenti sono detenuti del carcere di Bollate e di Vigevano. Il suo stesso fondatore, Pino Cantatore, è stato condannato all’ergastolo nel 1993.
di Valentina Maglione e Serena Uccello
Il Sole 24 Ore, 3 marzo 2025
La platea è aumentata del 57,9% in cinque anni. A questi numeri si sommano i 62mila detenuti e le 100mila persone che aspettano la decisione dei magistrati sull’ammissione all’esecuzione esterna. Cresce l’esecuzione penale esterna: al 15 febbraio scorso erano 95.315 le persone che scontavano misure alternative odi comunità, 1157,9% in più rispetto al 2019. A questi numeri si devono sommare i 62mila detenuti e 100mila condannati che aspettano la decisione sull’ammissione ai percorsi. Tutti dati che segnalano un incremento dell’area penale, sia dentro sia fuori dal carcere. Continua a crescere l’area penale, sia dentro sia fuori dal carcere.
di Fabio Fiorentin
Il Sole 24 Ore, 3 marzo 2025
I tempi troppo lunghi mettono a rischio l’effettiva esecuzione delle condanne e la risocializzazione. La fase dell’esecuzione penale rappresenta un vero “collo di bottiglia” che sconta tempi eccessivamente lunghi nella messa in esecuzione dei titoli di condanna. Tanto da causare il fenomeno dei “liberi sospesi” cioè delle persone condannate a pene fino a quattro anni per reati non gravi e che beneficiano della sospensione dell’ordine di carcerazione in attesa che il giudice di sorveglianza si pronunci sulla possibilità di eseguire la pena in forma di misura alternativa alla detenzione. Una situazione che non solo mina il principio di effettività delle pene ma riduce anche la possibilità che da esse si producano gli effetti di risocializzazione auspicati dall’articolo 27 della Costituzione.
di Giovanni Maria Flick
Il Dubbio, 3 marzo 2025
L’intervento svolto dal presidente emerito della Consulta Giovanni Maria Flick al seminario “L’Alta Corte disciplinare. Pro e contro di una proposta che fa discutere”. Il pianeta giustizia mi sembra - nel contesto della polemica - una “rosa dei venti”. I suoi quattro punti cardinali sono rappresentati dalla riserva di legge; dal “giusto processo” con tutte le sue implicazioni e interferenze sostanziali e processuali; dal principio cardine della responsabilità personale in forza di una legge anteriore al fatto compiuto da una persona; dalla pena che non deve essere contraria al senso di umanità e deve tendere alla rieducazione del condannato. Quella della Rosa dei Venti è una realtà tempestosa verso nuove prospettive auspicate da tutti, ma fra loro assai diverse. È segnata da venti impetuosi che investono l’uno e poi l’altro settore di essa senza più alcuna distinzione fra questi ultimi. È caratterizzato non solo da rapidità, con il suo corteo di suggestioni, trascinamenti, coinvolgimento, fascino; ma da una pretesa di velocità (intesa come un valore misurabile) che finisce per annullarsi nell’indifferenza e nell’inerzia.
di Gian Carlo Caselli e Vittorio Barosio
La Stampa, 3 marzo 2025
C’è un problema di “radicalismo verbale” quando si fa un uso massiccio di slogan propagandistici, ripetendoli ossessivamente in modo che le “bufale” finiscono per sembrare vere. I percorsi di legalità subiscono queste “verità rovesciate”, usate strumentalmente contro i magistrati che danno fastidio perché indipendenti rispetto ai potentati culturali, economici o politici. Gli attacchi contro questi magistrati scomodi, per delegittimarli, formano ormai un vasto catalogo. Eccone alcuni esempi nel tempo: giustizialisti, forcaioli, toghe rosse, cancro da estirpare, golpisti, eversori, pazzi, maledetti nel Vangelo. La crisi di credibilità che oggi affligge la magistratura deriva anche da questo stillicidio organizzato di menzogne e insulti. Una crisi che induce a perseverare nel loro atteggiamento tutti coloro che mal sopportano i controlli di legalità, fino ai sempre verdi strateghi della difesa “dal” invece che “nel” processo, che aborrono il controllo di legalità, in una sorta di impropria riedizione del “processo di rottura” utilizzato da antitesi dello Stato come le Br.
di Cataldo Intrieri
linkiesta.it, 3 marzo 2025
Dal massiccio ricorso ai sequestri e alle confische come misure di prevenzione, fino al nuovo pacchetto sicurezza in discussione al Senato: queste procedure parallele hanno in comune l’indebolimento della funzione di controllo di legalità da parte della magistratura, chiamata semplicemente a ratificare decisioni prese da altri enti. Lo sciopero dei magistrati della scorsa settimana ha inaugurato ufficialmente la lunga stagione politico-giudiziaria che porterà, nel 2026, al referendum sulla riforma Nordio. Per l’occasione, magistratura e avvocatura hanno dato sfogo alle loro ostilità, contraddistinte da reciproci scambi di bordate tra l’Associazione nazionale magistrati (Anm) e l’Unione delle camere penali.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 marzo 2025
Nel prossimo parlamentino la moderata “Miagistratura indipendente” può rompere con le progressiste “Area” e “Magistratura democratica”. Il redde rationem ci sarà solo l’8 marzo, ossia quando il “parlamentino” dell’Anm si riunirà, trascorsi tre giorni dall’incontro che il sindacato delle toghe avrà avuto con la premier Giorgia Meloni, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, e il sottosegretario Alfredo Mantovano in merito alla riforma costituzionale della separazione delle carriere. Questo perché la Giunta esecutiva che si recherà il 5 marzo a Palazzo Chigi non ha alcun mandato a trattare con il governo.
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