liberta.it, 4 marzo 2025
“La criticità più marcata del carcere delle Novate di Piacenza riguarda la presenza eccessiva di detenuti con problemi di tossicodipendenza (circa l’80 per cento della popolazione carceraria ha problemi di dipendenza); a seguire queste persone c’è un solo sanitario che entra nella struttura un solo giorno alla settimana. Servono poi lavori di ristrutturazione, in particolare, nel vecchio padiglione”. È la garante dei detenuti del carcere di Piacenza, Maria Rosa Ponginebbi, a dichiararlo durante l’incontro a Bologna di tutti i garanti della regione per fare il punto sulla situazione carceraria.
di Marzia Siano
Il Roma, 4 marzo 2025
Ciambriello: “Sono 7.524 i carcerati presenti a fronte di 5.584 posti disponibili”. La maratona per accendere i riflettori sull’emergenza carceri ha fatto tappa anche a Napoli, nel pomeriggio, a piazzale Cenni, tra il Palazzo di Giustizia e il carcere di Poggioreale, con l’iniziativa “Carcere: liberare la speranza!”. In Campania - secondo dati aggiornati al 21 febbraio - sono 7.524 i detenuti presenti a fronte di 5.584 posti disponibili, con un indice di sovraffollamento del 134%. “Abbiamo bisogno di una misura deflattiva subito per coloro che devono scontare un anno di carcere e che non hanno reati ostativi. In Italia sono ottomila, in Campania 907”, ha affermato Samuele Ciambriello, garante campano e portavoce della Conferenza dei garanti territoriali parlando nel piazzale che offre la vista ad alcuni padiglioni del carcere di Poggioreale. Gli stessi detenuti, dalle finestre, hanno salutato i partecipanti all’iniziativa, scandendo il nome del garante. Da una delle finestre i detenuti hanno mostrato un lenzuolo con la scritta “Misure alternative al carcere”.
di Diego De Lucia
anteprima24.it, 4 marzo 2025
Mobilitazione dei garanti dei diritti dei detenuti della Provincia e del Comune di Benevento contro il sovraffollamento nelle carceri, una delle cause che portano anche ai suicidi delle persone private della libertà. Ma le garanti Patrizia Sannino e Maria Giovanna Pagliarulo hanno posto oggi nella sala consiliare della Provincia nuovamente la questione della necessità urgente di adottare misure concrete per garantire dignità alla persona ristretta e rispettare le norme costituzionali finalizzate al recupero sociale di chi ha commesso reati. In particolare, in coerenza con gli appelli lanciati ormai da tempo dai garanti di tutta Italia e dallo stesso garante regionale Samuele Ciambriello, le garanti Sannino e Pagliarulo hanno riproposto il tema sulle misure alternative alla detenzione. A Benevento i detenuti sono circa 600, che non trova riscontro, secondo le norme vigenti, rispetto alla dotazione organica della Polizia Penitenziaria.
corriereirpinia.it, 4 marzo 2025
È un appello alla politica quello che lancia il Garante regionale dei detenuti Carlo Mele, nel corso di un incontro, nella sede della Camera Penale Irpina “Nelle carceri italiane, dal Nord al Sud, paghiamo il prezzo di condizioni di sovraffollamento e incuria. L’articolo 27 della Costituzione viene quotidianamente violato. Se parliamo di carcere trattamentale, dobbiamo garantire che le persone, dietro le sbarre, portino avanti un percorso riabilitativo per poi essere reinseriti nella società., Di qui la scelta di un luogo simbolico come la Camera Penale Irpina per lanciare il nostro appello. Insieme al Presidente della Camera Penale Irpinia e al presidente dell’Ordine abbiamo chiesto che questo appello sia letto nelle aule, così da rendere i giudici consapevoli delle conseguenze delle loro scelte.
di Chiara Marchetti
Corriere di Bologna, 4 marzo 2025
“È una decisione scellerata”. È così che il Garante dai detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, commenta il trasferimento di oltre cinquanta giovani dagli istituti minorili del Nord Italia al carcere della Dozza. “Sono tutti neomaggiorenni stranieri non accompagnati con problemi di tipo disciplinare - spiega Cavalieri in un incontro in Regione insieme ai garanti delle carceri emiliano-romagnole e al presidente dell’Assemblea legislativa, Maurizio Fabbri - e c’è il rischio che inserirli tutti in un unico contesto, tra l’altro un carcere per adulti, possa aumentare le criticità”. L’amministrazione penitenziaria ha assicurato che il trasferimento durerà solo tre mesi in attesa che gli istituti minorili di Rovigo, Lecce e L’Aquila - che in totale avranno una capienza di 90 posti - vengano riaperti dopo i lavori di ristrutturazione.
zic.it, 4 marzo 2025
Il trasferimento dei settanta ragazzi “problematici” dagli Istituti minorili di tutta Italia ha sollevato tantissime proteste. Il Governo, però, va avanti a marce forzate, incurante di tutti problemi che aggraveranno la situazione della Casa circondariale bolognese. Prendono parola le/i detenute/i: “Vessazione frutto di una politica miope e giustizialista”. Tutta l’attenzione mediatica che si è vista in queste settimane attorno alla situazione del carcere della Dozza è sicuramente qualcosa di inusuale. Fino a poco tempo fa, quando sui giornali passava qualche notizia sul mondo che si vive dietro le sbarre in via del Gomito, questo avveniva attraverso il filtro dei comunicati dei vari sindacati della Polizia penitenziaria ed era una descrizione delle “violenze dei detenuti”, delle “condizioni di lavoro invivibile per gli agenti”, della “bravura degli stessi a far fronte ad episodi di autolesionismo” o ad “essere arrivati in ritardo a scongiurare un suicidio”.
di Luca Balestri
Il Tirreno, 4 marzo 2025
L’appello al ministero: “La ditta se n’è andata e si è aperto un contenzioso”. L’avvocata Guia Tani: “Alle Sughere manca il basilare rispetto dei diritti umani”. Chiediamo un cronoprogramma per sapere quali saranno i tempi di consegna dei nuovi padiglioni del carcere di Livorno. Le persone detenute hanno diritto a una situazione di dignità e decoro che è per noi un elemento irrinunciabile”. Richiama al loro dovere gli organi che amministrano il carcere delle Sughere il garante dei detenuti del comune di Livorno, Marco Solimano. Solimano si appella al provveditorato regionale del ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
ansa.it, 4 marzo 2025
Iniziativa unisce formazione, inclusione sociale e lavoro. Farina integrale di grani antichi, uova, burro, poco zucchero e tanta voglia di riscatto: sono gli ingredienti del progetto di pasticceria artigianale nato all’interno della Casa Circondariale di Vibo Valentia e che unisce formazione, inclusione sociale e lavoro. L’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione tra Mulinum, azienda agricola catanzarese specializzata nella produzione di farine da grani antichi, e la Caritas diocesana di Mileto, con il supporto della direzione del carcere. Venti detenuti del circuito di Media Sicurezza hanno così avuto la possibilità di apprendere l’arte della pasticceria e produrre biscotti di alta qualità.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 4 marzo 2025
L’aumento dei reati contro la persona rispetto a quelli contro il patrimonio delinea un passaggio generazionale. Il percorso educativo di Alessandro e Yasser, alla scoperta del proprio valore. È una meraviglia il panorama che si spalanca davanti agli occhi percorrendo la strada che sale verso il carcere minorile di Nisida. Il mare di Napoli, l’azzurro del cielo, il volo teso dei gabbiani, la vegetazione fiorente e selvaggia. Un inno alla bellezza, quasi un assaggio di paradiso, anche se i ragazzi che vivono qui hanno conosciuto l’inferno, camminando su una cattiva strada che li ha portati alla detenzione. Alessandro (nome di fantasia), napoletano verace, è arrivato tre anni fa, a dicembre dovrebbe rientrare a casa. In carcere ha ritrovato la stima di sé, ha preso il diploma di pizzaiolo, l’attestato di primo soccorso e ora frequenta l’istituto alberghiero.
di Federica Pacella
Il Giorno, 4 marzo 2025
Arti performative come risorsa per la salute, anche in contesti difficilissimi come il carcere. L’esperienza bresciana del progetto Fragili legami, che il Dams dell’Università Cattolica di Brescia realizza da dieci anni nelle case di reclusione di Verziano e Canton Mombello, dimostra che si può fare. “In quelle due ore - è la testimonianza di un recluso - non ci sentiamo detenuti ma ci ritagliamo uno spazio in cui siamo noi stessi, dove possiamo dimostrare che, se ci viene data l’opportunità, possiamo dare qualcosa anche noi”. Particolarità del progetto è il coinvolgimento non solo dei detenuti, ma anche delle famiglie, con l’obiettivo di mantenere le relazioni affettive, fondamentali al reinserimento dopo la pena.
- Cremona. “Con gli occhi sbarrati”, un viaggio all’interno della realtà carceraria
- Firenze. Istituti penali minorili, le emozioni e i sogni dei ragazzi in 66 scatti
- L’eredità di Claudia Fiaschi: il valore del Terzo settore e la disponibilità all’ascolto
- La politica non è una partita di calcio
- Migranti. San Ferdinando, “il ghetto di stato” deve essere chiuso











