di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 marzo 2025
La posizione ufficiale delle toghe è di chiusura. Ma qualcuno apre al sorteggio temperato. Il 5 marzo alle 15.30 la premier Giorgia Meloni, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano incontreranno la giunta esecutiva dell’Associazione nazionale magistrati per discutere di separazione delle carriere. Nella mattinata invece vedranno il presidente e il segretario dell’Unione Camere penali, Francesco Petrelli e Rinaldo Romanelli. Nelle ultime ore, la presidente del Consiglio continua a confermare la sua apertura al dialogo, ma non c’è conferma né smentita circa l’ipotesi che il governo sarebbe disposto a concedere il sorteggio temperato per la designazione dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura. Al momento il ddl costituzionale prevede una forma di “sorteggio secco” per le toghe che siederanno sulle poltrone dei due futuri Csm distinti per giudicanti e requirenti.
di Giulia Merlo
Il Domani, 4 marzo 2025
Il governo ha già detto che non tornerà indietro sulla separazione delle carriere. Le toghe non accetteranno compromessi. E sono pronte a lavorare per il No. I più drastici, tra le toghe progressiste, sono trancianti: “É tutto un bluff”. I più dialoganti, tra i moderati, si limitano a un prudente: “Ascoltare è correttezza istituzionale”. La sensazione, alla vigilia dell’incontro di mercoledì 5 marzo sulla riforma della separazione delle carriere tra l’Associazione nazionale magistrati e la premier Giorgia Meloni con il guardasigilli Carlo Nordio, è che l’esito sarà un nulla di fatto. O meglio, che si tratti di un passaggio necessario in cui entrambe le parti certificheranno la distanza delle rispettive posizioni. Per guardare poi oltre: il governo all’approvazione della riforma costituzionale così com’è stata già approvata in prima lettura alla Camera; l’Anm alla mobilitazione dell’opinione pubblica in vista del referendum, dopo aver testato la condivisione interna del no grazie allo sciopero con l’80 per cento di partecipazione.
di Fabio Pinelli*
Il Foglio, 4 marzo 2025
Dagli anni Novanta, il pubblico ministero ha conosciuto una profonda trasformazione. L’equivoco dell’essere parte imparziale nel processo e la riforma della separazione delle carriere. L’analisi del vicepresidente del Csm. Viviamo un’epoca di grandi trasformazioni della società, dal punto di vista sociale, culturale, demografico, economico e, non da ultimo, degli stessi meccanismi di formazione del consenso e del modo di fare politica. Anche il diritto - che nella società si radica - è stato interessato da profondi mutamenti che, dagli anni Novanta del secolo scorso fino a oggi, hanno toccato in modo radicale il processo penale e il ruolo degli attori di questo processo. Ventuno magistrati uccisi da terrorismo e mafia, le conseguenze politiche delle inchieste sulle corruzioni nei primi anni Novanta, l’interesse nel mondo politico a utilizzare le inchieste penali per la lotta politica e del mondo giornalistico nel darne un connotato scandalistico, hanno consegnato a una parte della magistratura il convincimento di potersi costituire come protettrice permanente della Repubblica e di dover conseguentemente svolgere una missione di pulizia morale del Paese. A partire da quegli anni, si manifestò una sorta di entusiasmo punitivo di massa, sollecitato dagli spiriti animali dell’antipolitica: demagogie, populismi, sfiducia pregiudiziale in tutto ciò che fosse pubblico, beatificazione delle procure, il processo e la pena come lavacri per l’intera società.
di Marco Grasso
Il Fatto Quotidiano, 4 marzo 2025
Coprono il 90% dei dibattimenti penali e il 50% come giudici nei tribunali. “Intervenga Mattarella”. Di fatto sono un terzo della magistratura: 4500, che si aggiungono ai poco meno di 10 mila magistrati togati. Pochi lo sanno, ma buona parte del lavoro dei palazzi di giustizia è svolto dai magistrati onorari. Per avere un’idea, portano avanti fino al 90% dei dibattimenti penali per conto delle Procure, e circa il 50% come giudici. In ambito civile si occupano delle cause sotto ai 50 mila euro, circa la metà del contenzioso. Per anni sono stati i precari della giustizia, pagati a cottimo, senza contribuzione o malattia, non reclutati attraverso concorsi. Erano stati pensati come un rimedio temporaneo, che nella più classica delle situazioni all’italiana è diventato nel tempo definitivo, senza però una vera e propria formalizzazione. Fino a diventare un problema.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 4 marzo 2025
Altro che separazione delle carriere: manca il 30% del personale amministrativo. L’arretrato nel civile è cresciuto del 3,5%. Scoperture negli organici dei magistrati. Carenze croniche del personale amministrativo, in parte rimpiazzato in varie città d’Italia da volontari. Procure e tribunali che soffocano sotto migliaia di fascicoli. Gli sforzi nell’abbattimento dell’arretrato, penale e civile, hanno prodotto anche risultati significativi. Ma, avvertono le toghe, senza cambiamenti strutturali rischiano di non influire davvero sulla durata dei processi. L’arretrato civile, ad esempio, nel 2024 è tornato (sebbene di poco, del 3,5%) a crescere, un segnale poco confortante. E alcuni obiettivi del Pnrr si allontanano, mettendo a nudo progetti flop, come le assunzioni precarie destinate all’ufficio del processo, voluto dall’ex ministra Marta Cartabia, e la famigerata “App”, applicativo che avrebbe dovuto digitalizzare il processo penale, ma che invece non funziona.
di Valeria Di Terlizzi
milanotoday.it, 4 marzo 2025
Intervista a Franco Gabrielli, ex capo della Polizia: “L’integrazione è possibile, non serve inasprire le pene”. E sulla pericolosità di Milano: “Se guardiamo l’indice di delittuosità del 2010, l’ultimo anno della giunta di destra, sono riportati 153mila reati. Nel 2024 sono 140mila”. E sui reati “pesa l’aumento del turismo”. “O si accetta l’idea che questa città è cambiata e che quindi applicare alcuni schemi di vent’anni fa è complicato, oppure si viene travolti dalla non comprensione di quello che ci circonda”. Franco Gabrielli, ex capo della Polizia di Stato e delegato alla Sicurezza del Comune di Milano, racconta a Milano Racconta, il podcast di Milano Today un tema tanto attuale quanto controverso: la sicurezza a Milano. Su cui non ha dubbi: “È inutile differenziare tra dati reali e percezione. La percezione dei cittadini conta, è reale e come tale non va ignorata”.
La Stampa, 4 marzo 2025
Confermata la decisione del Tribunale di sorveglianza di Torino: un detenuto aveva chiesto di acquistare un apparecchio con relative cuffie per ascoltare dei cd anche per studio e lavoro. Il boss al 41 bis può acquistare un lettore cd e ascoltare la musica che preferisce. La Corte di Cassazione ha dato ragione a un uomo detenuto in regime di “carcere duro”, confermando una decisione del tribunale di sorveglianza di Torino e dichiarando “inammissibile” il ricorso presentato dal ministero della Giustizia.
ansa.it, 4 marzo 2025
Il problema del sovraffollamento nelle carceri è pressoché ingovernabile, da anni si cercano vie d’uscita ma senza risultati. In Emilia-Romagna negli ultimi tre anni la popolazione carceraria è aumentata di 500 unità, come se fosse nato un nuovo carcere di cui non ci siamo accorti, un carcere virtuale, superando così le 3.800 presenze permanenti. Una situazione insostenibile, la gestione dei detenuti è sempre più complicata, così come l’attuazione dei percorsi a loro dedicati”. Lo ha detto il garante per i detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, sottolineando anche come “secondo i miei calcoli, un detenuto su tre ha passato l’inverno senza riscaldamento e senza acqua calda”.
di Igor Cipollina
Gazzetta di Mantova, 4 marzo 2025
Elena Scaini stava scontando una pena di 18 anni per l’omicidio del marito. La direttrice della Casa circondariale: “Presto avrebbe cominciato a lavorare fuori”. La garante dei diritti dei detenuti: “Un gesto che ci interroga”. La notizia filtra attraverso le inferriate e i muri del carcere, pesante come un macigno: Elena Scaini, detenuta per l’omicidio del marito Stefano Giaron, si è uccisa nella notte tra domenica 2 e lunedì 3 marzo. È questa circostanza - l’eco pubblica della tragedia e il cono d’ombra della prigione, nelle pieghe della città - a legittimare la pubblicazione del nome, che in altre situazioni si sarebbe omesso.
di Biagio Salvati
Il Mattino, 4 marzo 2025
Un evento accidentale, provocato da un’interazione fatale tra i medicinali. Un dettaglio apparentemente secondario, ma che si è rivelato cruciale: cinque pillole ritrovate nella cella dell’algerino Hakimi Lamine, mai ingerite, rimaste lì mentre un mix letale di psicofarmaci e oppiacei ne spegneva la vita. È quanto emerge dalla scena del crimine - con relativo sopralluogo eseguito nella cella del detenuto straniero - contenuta nella relazione medica acquisita ieri dalla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere al maxi-processo che vede imputati 105 agenti, accusati dei pestaggi sui reclusi avvenuti il 6 aprile del 2020.
- Piacenza. L’allarme dei Garanti: “L’80% dei detenuti è tossicodipendente”
- Napoli. Il Garante dei detenuti: “Sì al numero chiuso”
- Benevento. Le Garanti di Provincia e Comune chiedono misure per la dignità dei ristretti
- Avellino. Il Garante dei detenuti: “Necessario individuare misure alternative”
- Bologna. Il Governo e il trasloco dei giovani detenuti: “Sarà temporaneo”











