di Stefano Carluccio
corriereirpinia.it, 5 marzo 2025
Oggi un passo significativo è stato compiuto verso il reinserimento sociale e lavorativo dei giovani ex detenuti, grazie alla firma di un protocollo d’intesa tra la CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola Impresa) e la Comunità di Sant’Egidio. Il protocollo ha l’obiettivo di offrire nuove opportunità di lavoro ai giovani che hanno terminato il loro percorso nelle carceri minorili e adulte, mettendo in contatto questi ragazzi con le migliaia di aziende artigiane italiane che, al contempo, stanno cercando personale qualificato. La firma dell’accordo è avvenuta questa mattina nella sede della CNA, alla presenza di Dario Costantini, presidente della CNA, e Cesare Giacomo Zucconi, segretario generale di Sant’Egidio-Acap, insieme ad altri rappresentanti delle due organizzazioni.
di Nicola Rosselli
Il Mattino, 5 marzo 2025
Un corso di studi nel settore tecnologico alla casa circondariale di Aversa. È lo scopo del progetto avviato dall’istituto “Carlo Andreozzi” per l’istruzione per detenuti. A tale scopo, a partire dal prossimo anno scolastico, il carcere “Filippo Saporito” di Aversa ospiterà infatti un nuovo corso di studi specifico. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia) di Caserta, vedrà l’istituto tecnico Statale “Carlo Andreozzi” impegnato nell’offrire formazione professionale ai detenuti, con particolare attenzione all’inclusione e alla cittadinanza attiva.
di Maria Gloria Roselli
perunaltracitta.org, 5 marzo 2025
Continuiamo a parlare di scuola e percorsi formativi all’interno del carcere con Claudio Pedron, insegnante di Lingua Italiana, referente per il CPIA1 di Firenze all’interno del carcere di Sollicciano. Per capire cosa significa insegnare in carcere e quali criticità è necessario affrontare, Pedron comincia raccontando le specificità professionali e relazionali che guidano i percorsi formativi. Un cambiamento forte è avvenuto da quando è stata equiparata la scuola interna a quella esterna, cioè con gli stessi percorsi, gli stessi orari. “Questo può funzionare, io credo però che sia importante anche una formazione specifica, legata al mondo carcerario. Alcuni di noi hanno frequentato corsi specifici di preparazione all’insegnamento in carcere e nel tempo abbiamo seguito corsi di formazione, a volte organizzati anche da noi, specifiche per i nostri bisogni, per cercare di affrontare problematiche particolari.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 5 marzo 2025
Alla fine sono riusciti a sposarsi, Micaela Tosato e Nicolae Ion. Ieri le nozze sono state celebrate nel carcere di Rebibbia dove Nico è detenuto. “Venne la dispensa, venne l’assolutoria, venne quel benedetto giorno...”. Quello del matrimonio di Renzo e Lucia. E, mutuando Alessandro Manzoni, venne anche “quel benedetto giorno” per Micaela e Nico. È stato ieri, quel momento, per i promessi sposi di un sistema carcerario che quell’unione l’aveva già fatta saltare una volta. E se Micaela Tosato e Nicolae Ion quelle nozze non le hanno potute celebrare, come previsto, lo scorso 24 febbraio a Bovolone, il loro “sì” lo hanno pronunciato ieri mattina verso le 11,30 nel carcere romano di Rebibbia. Lì dove Nico, 51 anni e una pena da scontare di meno di due anni per rapina, è stato trasferito dal giorno alla mattina lo scorso dicembre.
di Paolo Morelli
Corriere di Torino, 5 marzo 2025
Il Rigoletto va in carcere grazie al Teatro Regio. È la prima volta che l’ente lirico, guidato da Mathieu Jouvin, varca la soglia della Casa circondariale Lorusso e Cutugno, ma si tratta di un ulteriore tassello aggiunto al più ampio progetto di allargamento del teatro sul territorio cittadino. Lo spettacolo, ridotto grazie al lavoro di Vittorio Sabadin, andrà in scena il 10 marzo alle 16.30 per 80 detenuti selezionati dalla direzione (su 1.400 totali). “Questo genere di spettacoli - ha spiegato Sabadin - negli anni ha coinvolto 25 mila ragazzi. Ho pensato che quel tipo di formula avrebbe funzionato anche in carcere per un pubblico non preparato alla lirica, che deve essere raggiunto”. Ed è l’intento del Regio, con queste iniziative. “Il progetto - ha affermato Cristiano Sandri, direttore artistico del Regio - vede la partecipazione fattiva dei detenuti. Esiste già una collaborazione delle istituzioni con il carcere attraverso il Teatro Stabile”. Che ha coinvolto i detenuti nella realizzazione delle scenografie, insieme all’associazione Teatro e Società già attiva da tempo presso la Casa circondariale. L’intero progetto si realizza grazie alla collaborazione con la Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito del programma nazionale “Per Aspera ad Astra”.
comune.arco.tn.it, 5 marzo 2025
“Il colloquio”, sottotitolo “Storie di donne e di carcere”, è la proposta (l’ultima di questa edizione) della rassegna Cantiere Teatro per sabato 8 marzo, Giornata internazionale della donna: uno spettacolo poetico e vero firmato dal collettivo napoletano LunAzione e nato da una ricerca sul campo condotta dagli artisti tra le donne in attesa fuori dal carcere napoletano di Poggioreale. Al Centro giovani intercomunale Cantiere 26 con inizio alle 20.45. Tre donne (interpretate da attori uomini) attendono stancamente, tra tanti altri in coda, l’inizio degli incontri con i detenuti. Portano oggetti da recapitare, una di loro è incinta: in maniera differente desiderano l’accesso al luogo che per ognuna custodisce un legame.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 5 marzo 2025
Le baby gang e i ragazzini criminali e pericolosi sono oggi l’ultima frontiera del nemico costruito, imposto, sbattuto in faccia. Sarebbero loro - vogliono farci credere - il problema dell’Italia, il problema di noi tutti, il motivo per il quale non dovremmo dormire tranquilli e dovremmo avere paura a uscire per strada. Il meccanismo è sempre lo stesso: incuranti di ogni statistica, si comincia a raccontare a gran voce quanto pericolosa sia quella certa categoria di persone (sono stati a volte gli immigrati o i tossicodipendenti o addirittura gli organizzatori di rave party). Anche se l’evidenza dice il contrario, anche se i reati sono in calo, anche se non è vero nulla. L’importante è che in tutti noi venga ben rinforzata la paura: è questa emozione a costituire la chiave del trucco. Dopodiché si procede a promettere che verremo protetti da tali pericoli immaginari, liberati dai sentimenti spaventosi che hanno prodotto in noi.
di Luca Fazio
Il Manifesto, 5 marzo 2025
La campagna sociale di Coop “Dire, fare, amare”. Nomisma: per nove italiani su dieci può prevenire fenomeni di odio e violenza di genere. Stiamo male, a cominciare dai bambini o dai “nostri ragazzi”, come dicono gli adulti che almeno provano a mettersi una mano sulla coscienza. Molte maestre (e maestri) e tante mamme e papà disorientati che procedono a tentoni. La consapevolezza si sta facendo largo anche nel discorso pubblico e non solo tra i professionisti che si occupano di disagio psichico: oggi l’ansia è un sentimento così diffuso che sta facendo collassare i legami sociali. È questa l’atmosfera di un sistema che crea soggetti ansiosi, soli, rassegnati o aggressivi.
di Massimo Taddei
Il Domani, 5 marzo 2025
Una nuova indagine Coop mostra che ben nove italiani su dieci sarebbero d’accordo con l’insegnamento nelle scuole, ma non è chiaro chi e come dovrebbe occuparsene. Nel quinto anno di Close the gap, un’iniziativa per favorire la parità di genere in azienda e nella società, Coop ha presentato il 4 marzo a Milano un rapporto che sintetizza i principali risultati raggiunti nell’ultimo anno. Il report riporta i molti successi a livello aziendale: oltre il 70 per cento delle persone che lavorano per Coop sono donne. È donna una responsabile di negozio su tre, così come il 40 per cento dei membri del consiglio di amministrazione. C’è poi una parte relativa ai molti risultati raggiunti, dall’ottenimento della certificazione per la parità di genere (prima azienda della grande distribuzione organizzata a ottenerla), al lancio di vari progetti di formazione e inserimento nel mondo del lavoro per le donne.
di Angela Gennaro
Il Domani, 5 marzo 2025
Benzid è poco più che maggiorenne ed è rinchiuso da novembre nel centro siciliano. “Ha più volte manifestato intenti suicidari e attualmente risulta fortemente debilitato e risultano evidenti sul suo corpo gli esiti degli atti di autolesionismo”, spiega l’avvocato Gaetano Pasqualino. Un nuovo caso Sylla. È questo il timore che ha per Benzid il suo avvocato, Gaetano Pasqualino, già difensore del fratello di Ousmane Sylla, il ragazzo guineano che si è tolto la vita un anno fa nel centro per i rimpatri di Ponte Galeria, alle porte di Roma. Benzid - il nome è di fantasia - viene dalla Tunisia ed è ancora più giovane di Ousmane: non ha neppure 19 anni e già ha tentato molte volte di farsi del male e togliersi la vita. Arriva in Italia subito dopo Natale, nel 2023, ancora minorenne. Viene sistemato in una struttura per minori non accompagnati a Castelvetrano, ma dopo un po’ si allontana. Secondo il suo avvocato, anche per “assenza di adeguata assistenza legale”: agli atti non risulta che sia mai stata avanzata istanza di permesso di soggiorno per minore età, cui pure il ragazzo aveva diritto ancor più in qualità di minorenne in viaggio da solo, senza famiglia. “Disorientato e depresso”, Benzid fa perdere le sue tracce per essere poi trovato dalle forze dell’ordine durante una di quelle operazioni che qui appaiono come veri e propri “rastrellamenti”. Lavora in nero nei campi siciliani e nel frattempo ha compiuto 18 anni. L’età “giusta” per essere portato nel Cpr di Trapani-Milo: è senza documenti ed è pure tunisino - paese con cui l’Italia ha accordi per i rimpatri.
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