di Alessandra Algostino
Il Manifesto, 7 marzo 2025
Scompare il diritto; i diritti sono ignorati, neanche più distorti a coprire politiche di potenza; chi osa evocare il diritto è dileggiato e stigmatizzato; la politica è privatizzata. È difficile comprendere il presente, sconvolto da vortici e tornanti, guerre imprescindibili e paci che improvvisamente ne squarciano l’ineluttabilità; genocidio in diretta e migranti che muoiono lungo i confini, nel silenzio indifferente e complice. È difficile capire, ma pare di scorgere una costante: un potere senza remore, che anzi ostenta - nuda - la sua violenza. Non ha vergogna della sua protervia, ma la rivendica. Non finge di rispettare limiti, ma li infrange con tracotanza. È oltre l’impunità, perché è la legge, una legge che si identifica con la mera forza.
di Serena Palumbo
Corriere della Sera, 7 marzo 2025
Brad Keith Sigmon, condannato negli Usa alla pena di morte per l’omicidio dei genitori della sua ex fidanzata, ha preferito la fucilazione alla sedia elettrica e all’iniezione letale. Ogni condannato a morte ha un ultimo desiderio. Quello di Brad Keith Sigmon, 67enne condannato negli Stati Uniti all’esecuzione capitale per il duplice omicidio dei genitori dell’ex fidanzata nel 2002, è stato quello di morire fucilato, rifiutando il “metodo” predefinito dallo Stato e quello di “riserva”: la sedia elettrica e l’iniezione letale. Una scelta insolita, che nessuno negli ultimi 15 anni aveva mai preso. E che arriva dal ricordo dell’esecuzione di altri prima di lui, dichiarati morti anche a 20 minuti dall’iniezione, dopo una probabile sofferenza. La morte di Sigmon è prevista per il 7 marzo presso il Broad River Correctional Institution di Columbia, nella Carolina del Sud. Martedì sera, la Corte Suprema della Carolina del Sud ha respinto l’ultima richiesta di Sigmon di rinviare l’esecuzione.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 marzo 2025
Un’ora di incontro a Palazzo Chigi, ieri mattina, tra il governo e gli avvocati penalisti non ha prodotto alcun passo avanti, neppure teorico, nelle politiche di contrasto al problema dei suicidi in cella e del sovraffollamento carcerario. “Nessuna convergenza” su questi temi, riferisce il presidente dell’Unione delle camere penali italiane (Ucpi) Francesco Petrelli a fine incontro, perché si tratta di questioni che “non possono trovare rimedio nell’ampliamento degli spazi disponibili, che non garantisce alcuna possibilità di recupero ed incentiva la recidiva, ma deve, al contrario, procedere da un progressivo abbandono di una visione carcerocentrica inevitabilmente priva di prospettive risocializzanti”. L’avvocato si riferisce all’avvio del recupero edilizio di alcuni edifici allo scopo di ampliare la capienza delle carceri, unica azione governativa intrapresa per un problema che, assicura la premier Meloni, “rimane uno degli obiettivi dell’azione dell’esecutivo”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 marzo 2025
Nel cuore di una crisi ormai cronica, il sistema penitenziario si trova a fare i conti con una realtà insostenibile: 62.132 detenuti costretti a convivere in strutture progettate per accogliere appena 46.910 persone, con un tasso di occupazione pari al 132,4%. I dati, emersi nell’ambito della mobilitazione nazionale indetta dalla Conferenza Nazionale dei Garanti, dipingono un quadro allarmante che ha spinto, lo scorso lunedì, i garanti dei detenuti - capitanati dal portavoce dei Garanti e Garante campano Samuele Ciambriello - a manifestare per chiedere interventi urgenti e strutturali.
L’Unità, 6 marzo 2025
Interrogazione dei deputati dem in commissione giustizia sull’ipotesi del ricorso ai moduli prefabbricati contro il sovraffollamento. Serracchiani: “Il ministro spieghi”. “Chiediamo al ministro Nordio se non ritenga urgente e necessario rendere conto al Parlamento dei programmi di costruzione di nuove carceri per fronteggiare l’emergenza del sovraffollamento e se le notizie in merito all’acquisto da parte del governo di moduli prefabbricati siano fondate, nonché quali siano stati i criteri individuati e i costi di questa operazione”. Così Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito democratico e tutti i componenti Pd della commissione Giustizia della Camera in un’interrogazione al ministro della Giustizia.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 6 marzo 2025
Due ore di confronto a Palazzo Chigi, senza avvicinamenti. La premier ripete: sulla riforma che separa le carriere andremo avanti. Le toghe deluse restano in mobilitazione: almeno c’è stata chiarezza. Alla fine, l’atteso incontro a Palazzo Chigi fra il Governo e l’Associazione nazionale magistrati si è concluso con un sostanziale nulla di fatto. Dopo due ore di confronto pomeridiano - al netto di convenevoli, schermaglie e chiarimenti - sulla dibattuta riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario (che separa in modo ferreo le carriere di pm e giudice, crea due diversi Csm e istituisce un’Alta corte disciplinare), ciascuna parte è rimasta con le proprie convinzioni. Le voci su alcune aperture governative, circolate nei giorni scorsi, non hanno trovato conferma.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 6 marzo 2025
L’incontro a Palazzo Chigi con la magistratura va come previsto: nessuno passo indietro sulla riforma. Muro contro muro, ci rivediamo al referendum: questa la sintesi dell’incontro tra il Governo e l’Anm in merito al ddl costituzionale sulla separazione delle carriere. Al vertice di palazzo Chigi a cui hanno partecipato la premier Meloni insieme ai Vicepresidenti Tajani e Salvini, al Ministro della Giustizia Nordio e al Sottosegretario Mantovano, l’Esecutivo ha detto chiaramente al ‘sindacato’ delle toghe che non c’è possibilità di nessun minimo passo indietro.
di Giulia Merlo
Il Domani, 6 marzo 2025
Le toghe hanno incontrato Meloni sulla separazione delle carriere, presentando una proposta opposta e altre sette riforme per far ripartire la giustizia. Ma lo spazio di dialogo è poco. Le distanze rimangono più ampie che mai. Come da pronostico, il vertice tra il governo e l’Associazione nazionale magistrati ha certificato l’impossibilità di una qualsiasi mediazione sulla riforma costituzionale della giustizia. “È stato un incontro non breve in cui c’è stato un lungo scambio di opinioni che, devo dire, non ha portato a sostanziali modifiche delle nostre posizioni né di quelle del governo”, ha dichiarato il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, uscendo dall’incontro con la premier Giorgia Meloni e i vertici di governo a Palazzo Chigi. Parodi ha anche aggiunto: “Credo non sia stato inutile perché abbiamo avuto modo di spiegare nel dettaglio le ragioni specifiche, tecnico giuridiche, che ci portano assolutamente a non condividere questa riforma. Lo abbiamo fatto. E abbiamo preso atto con molta chiarezza di una volontà del governo di andare avanti senza alcun tentennamento, e alcuna modifica sul punto”.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 6 marzo 2025
l presidente del sindacato delle toghe Cesare Parodi non considera l’incontro di ieri con il governo un fallimento, ma un momento di chiarezza. Ma lo strappo sulla riforma ormai c’è e non si può rattoppare. Forse è giusto così, che ciascun soggetto rientri nei propri ranghi. Il parlamento a fare le leggi, i magistrati ad applicarle. Non in silenzio però, questo non accadrà, anche si ieri l’incontro di due misere orette tra la giunta dell’Anm guidata dal presidente Cesare Parodi e il segretario Rocco Maruotti da una parte e la premier Giorgia Meloni con i ministri Antonio Tajani, Carlo Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano è stato civile. Cortese, ma niente di più.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 6 marzo 2025
Il segretario dell’Anm cita il no di Borsellino alla separazione delle carriere. Dietro il rispetto reciproco, e dunque dietro il bon ton che si addice a un appuntamento istituzionale, resta la realtà di un dialogo tra sordi. Per via della determinazione della premier Giorgia Meloni - spalleggiata dai due magistrati transitati nel governo come il ministro Nordio e il sottosegretario Mantovano, ma anche dai vicepresidenti del Consiglio Salvini e Tajani - a portare avanti la riforma della magistratura, quella con più possibilità di vedere la luce tra le modifiche costituzionali in cantiere; ma anche per via della determinazione con cui il “sindacato delle toghe”, forte di uno sciopero più che riuscito, è deciso a sostenere la contrarietà alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, allo sdoppiamento del Csm, a un tribunale disciplinare fuori dall’autogoverno.
- Il confine per il giudice è solo la Costituzione
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