di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 7 marzo 2025
Settemila nuovi posti nel piano del commissario all’edilizia; sul lavoro, fermo il ddl del Cnel come la cabina di regia per la salute penitenziaria. C’è un pezzo di Repubblica dietro quelle alte mura. Ed è lì che siamo andati. Al di là di cancelli, pregiudizi e slogan. Tra vecchi edifici e improvvise eccellenze; tra brucianti bisogni, nuove emergenze e princìpi inattuati; ma anche tra “generosi operatori” e preziosi volontari, che si adoperano per bilanciare la sicurezza con la funzione costituzionale della pena. Consapevoli che “tutte le istituzioni e tutti i corpi sociali - secondo il richiamo del Presidente della Repubblica - sono chiamati a fornire collaborazione per quanto avviene dentro gli istituti penitenziari”. Lì dove Papa Francesco ha aperto la seconda Porta Santa del Giubileo con un appello a “non perdere la speranza”. Ma già 12 persone si sono tolte la vita in quest’inizio 2025.
di Filippo Biafora
Il Tempo, 7 marzo 2025
La popolazione penitenziaria conta 62.132 persone contro una disponibilità di 46.910 posti. Una strage silenziosa è quella che si consuma da anni nelle carceri italiane. Dal 2020 a oggi sono 1.118 í detenuti morti in carcere e di questi sono stati 361 i detenuti suicidi. Il carcere romano di Regina Coeli detiene il triste primato per numero di suicidi nello stesso arco di tempo: 15. A riportare i dati è il report del Garante dei detenuti del Lazio “Un silenzio assordante sul carcere”. Il 2024 è stato l’anno nero, partendo dal 2020, con 248 morti fra i carcerati ma nel primo bimestre del 2025 si è già a 54. Numeri in linea con quelli del 2022 in cui nei primi due mesi i morti toccarono quota 85. I suicidi in carcere sono strettamente legati alle condizioni di vita nei penitenziari, rese difficilissime soprattutto dal sovraffollamento.
di Eugenio Losco*
umanitanova.org, 7 marzo 2025
Gennaio 2023. Con uno sciopero della fame a oltranza, l’anarchico Cospito sta costringendo tutto il paese a interrogarsi sulla legittimità del 41 bis, il regime di carcere durissimo cui è sottoposto. La determinazione dell’anarchico sta facendo emergere il tema del rispetto dei diritti umani dei detenuti in genere, e di quelli sottoposti a regimi detentivi differenziati, uno dei grandi rimossi del dibattito pubblico italiano. Il governo più a destra della storia della repubblica, insediato solo pochi mesi prima, è in difficoltà. Ma il deputato meloniano Donzelli crede di avere in mano la carta vincente per cambiare la narrazione: ha la prova che Cospito ha parlato con un condannato per mafia, ricevendone solidarietà. Coincidenza, succedeva nello stesso giorno in cui alcuni parlamentari della sinistra (non invitati) si recavano in visita all’anarchico. Risulta da un rapporto della Polizia Penitenziaria, che ha registrato la conversazione. Apriti cielo. Il 31 gennaio, il deputato Donzelli, con ostentato sdegno, svela il contenuto del rapporto alla Camera: “Questa sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi con la mafia?”.
di Franco Corleone e Katia Poneti
L’Espresso, 7 marzo 2025
Pubblichiamo qui un estratto della prefazione al libro “Un ossimoro da cancellare”, frutto di un lavoro di ricerca de “La società della ragione”, condotto tra il 2022 e il 2023 grazie al contributo della Chiesa Evangelica Valdese e alla collaborazione dell’Ufficio del Garante dei detenuti della Toscana. Da 250 a 300 persone subiscono una pena aggiuntiva dopo aver scontato la condanna. Sono i destinatari delle misure di sicurezza, un meccanismo perverso di epoca fascista. Da abolire. Un fenomeno, quello delle case lavoro e delle colonie agricole - nove strutture in tutto - che sta al margine perché riguarda un numero esiguo di persone, ma anche perché ne intercetta la marginalità, non per supportarla ma per punirla.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo*
Il Tempo, 7 marzo 2025
Caro Direttore, ci rivolgiamo a Lei come detenuti che si trovano oggi a fare i conti con un pianeta carcerario collassato. Siamo due persone molto diverse: una da sempre impegnata in politica che si è trovata improvvisamente catapultata in questo mondo e l’altra che, vivendo da molto tempo in questa condizione, in carcere è riuscita a laurearsi in giurisprudenza e oggi lavora per assistere gli altri detenuti nella difesa dei propri diritti. Ci accomuna lo stupore e l’indignazione per una situazione carceraria insostenibile, contraria ai dettati costituzionali, che non viene neppure percepita nel dibattito pubblico italiano. L’inizio dell’Anno giubilare e i ripetuti appelli di Papa Francesco per un atto di clemenza finalizzato almeno a ridurre il sovraffollamento carcerario, avevano aperto una speranza tra i detenuti e i loro familiari, ma quegli appelli sono fin troppo rapidamente caduti nel vuoto.
di Delia Cascino e Titti Vicenti
L’Espresso, 7 marzo 2025
Nel 2024, oltre a 88 detenuti, si sono tolti la vita sette membri della Polizia penitenziaria. Resistere a violenze, disorganizzazione e doppie mansioni è difficile. Soprattutto se si è lasciati soli. “A1 lavoro ho visto persone cucirsi la bocca con il filo di ferro. Alle volte, pur iniziando la mattina, finisco il turno a tarda sera”. Mario (nome di fantasia) fa l’agente di Polizia penitenziaria in un carcere del Nord Italia. Soffre di ansia e disturbi del sonno. “Ho preso molti chili. I pensieri mi tormentano”, ammette. Alcuni suoi colleghi, rivela, chiedono il congedo o preferiscono assentarsi tramite certificato di malattia. Nel sistema carcere perdono tutti. Lo scorso anno, si sono tolti la vita sette agenti e 88 persone detenute. Suicidi, aggressioni e rivolte generano alti livelli di stress.
di Don Vincenzo Russo*
perunaltracitta.org, 7 marzo 2025
Ho letto l’intervista rilasciata su Toscana Oggi dall’Ispettore Generale dei cappellani delle carceri, don Raffaele Grimaldi, in occasione della sua visita di tre giorni presso alcuni istituti penitenziari della Toscana. Dalle sue parole voglio trarre alcune riflessioni. Tutti deplorano le condizioni in cui sono costrette a vivere le persone detenute e, alla loro situazione oggi disperata, vogliono anteporre l’annuncio di una prospettiva opposta, appunto quella della speranza. Così si esprime anche l’Ispettore Generale. Ma se ci fermiamo un attimo e andiamo oltre la superficie, scopriamo che la speranza di cui si sente parlare è un vestito vuoto, una parola di fumo che presto svanisce, piuttosto adatta ad infiorettare un cristianesimo di facciata.
di Marco Bracconi
Il Venerdì di Repubblica, 7 marzo 2025
Carcere milanese di Bollate. Trentotto detenuti condannati per reati sessuali seguono un programma speciale, unico in Europa, che dovrebbe aiutarli a riconoscere le violenze commesse. Obiettivo: non commetterle più. Risultati? Ottimi. Abbiamo assistito a uno dei loro incontri (senza dimenticare le vittime) La prima cosa di cui ti accorgi quando varchi il muro di cinta del carcere di Bollate è la luce, tanta luce. E poi i colori. Vuol dire che la galera non è mai un bel posto ma può almeno essere un luogo dove provare a ricominciare, perfino se hai commesso il reato più odiato dalla società, dai reclusi comuni e talvolta da te stesso: stupro, molestie sessuali gravi, pedofilia, pedopornografia, revenge.
di Guido Corso*
L’Espresso, 7 marzo 2025
La separazione delle carriere dei giudici e dei magistrati del pubblico ministero richiede una modifica costituzionale? È questa la strada battuta dal governo e dalla maggioranza parlamentare. È possibile, tuttavia, che l’operazione possa essere compiuta a costituzione invariata. Gli argomenti? 1) Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale (articolo 111 comma 2 della Costituzione) Il pubblico ministero è parte, come lo è l’imputato (e il suo difensore). Dalle parti il giudice deve essere equidistante: non può identificarsi con una delle parti perché cesserebbe di essere terzo e imparziale. 2) I giudici sono soggetti soltanto alla legge (articolo 101 comma 2 della Costituzione). I giudici, non i magistrati del pubblico ministero.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 7 marzo 2025
Muovendo in direzione opposta rispetto alla separazione delle carriere, i magistrati chiedono di promuovere una “maggiore interscambiabilità tra le funzioni”. “Le nostre proposte per una giustizia più efficiente”. È quanto si legge nel documento dell’Anm che contiene gli otto punti presentati ieri dalla giunta del sindacato delle toghe nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi. Dalla richiesta di assunzioni e investimenti, alla tecnologia, per arrivare a quella definita “più spinosa” che punta a “promuovere una maggiore interscambiabilità tra le funzioni”, con un cambio di direzione completo rispetto alla riforma per la separazione delle carriere, che è stata per confermata ieri dalla premier nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi. Per le toghe le riforme ‘Castelli-Mastella’ e ‘Cartabia’ hanno drasticamente ridotto tale possibilità che invece esiste negli altri paesi europei, garantendo una migliore qualità della giurisdizione.
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