di Claudio Menafra
Il Domani, 9 marzo 2025
La storia dei governi in Italia è intrecciata con quella delle forze di polizia, spesso considerate dalla politica strumenti di gestione del potere. Ancora oggi questo legame rimane ambiguo, mentre a livello interno i corpi non hanno ancora del tutto cancellato residui antidemocratici. Sono dinamiche indagate in “Il braccio armato del potere. Storia e idee per conoscere la polizia italiana” (Nottetempo, 276 pagine) di Michele Di Giorgio, che analizza dal punto di vista sociologico il rapporto tra forze di polizia e governi.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 9 marzo 2025
Contestando il risarcimento dei migranti della Diciotti, il Governo mette i giudici contro la sovranità popolare. Accompagnata dalle solite parole violente ed insultanti di Salvini e dall’adesione di Tajani, la dichiarazione della presidente del Consiglio Meloni è grave perché rifiuta le basi stesse dello Stato di diritto. La presidente ha detto che decisioni come quella delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione non avvicinano i cittadini alle istituzioni ed è frustrante dover spendere soldi per questo, quando non abbiamo abbastanza risorse per fare tutto quello che sarebbe giusto fare. Cioè i giudici dovrebbero cercare l’approvazione dell’opinione pubblica e non far spendere malamente, per migranti illegali, “i soldi dei cittadini che pagano le tasse”. Con poche parole il governo ha respinto ciò che da secoli in Europa è proprio dello Stato di diritto e della democrazia. È negata la legittimazione dei giudici quando decidono in contrasto con le attese dell’opinione pubblica (nella ricostruzione che ne fanno il governo e i partiti che lo sorreggono) e impediscono al governo di governare. Così, si fa intendere che il diritto e i giudici sono contro la sovranità popolare e contro l’opinione pubblica; le convenzioni internazionali, i trattati e il diritto europei sono contro la libertà di ogni Stato di legiferare. Ma i vincoli costituzionali e internazionali non li hanno creati i giudici. Rifiutarli mette lo Stato di diritto, in cui l’essere eletti dal popolo non è sufficiente, in opposizione allo Stato brutale in cui chi governa pretende che l’elezione gli dia tutti i diritti, senza limiti. Una concezione inammissibile in democrazia fin da quando, nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 si è affermato che “ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri stabilita, non ha una costituzione”. È per questo che la nostra Costituzione, nel suo primo articolo dichiara che la sovranità appartiene al popolo, aggiungendo che il popolo la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. La quale Costituzione stabilisce il principio fondamentale della autonomia della magistratura e la dipendenza dei giudici soltanto dalla legge. Solo così possono essere garantiti i diritti fondamentali di tutti, anche delle minoranze e degli stranieri. Nell’Europa di cui l’Italia fa parte, giudici garanti dei diritti, come la Corte europea dei diritti umani, negano che quella garanzia possa venire meno per compiacere la contrarietà dell’opinione pubblica, foss’anche in ipotesi maggioritaria e sostenuta dal governo.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 9 marzo 2025
Gli immigrati sbarcati dalla Nave Diciotti bollati come “clandestini” erano quasi tutti eritrei. Ed erano in fuga, dopo viaggi interminabili e spaventosi, da un regime che per le repressioni e le torture è da almeno due decenni tra i più terribili del mondo. “Se scappano davvero dalla guerra van trattati coi guanti bianchi”. Così disse Matteo Salvini parlando degli immigrati alla deriva nel Mediterraneo (Ansa 21 giugno 2018) poche settimane prima di impedire lo sbarco a quelli soccorsi dalla Nave Diciotti. Ed è lì la contraddizione col suo sfogo contro l’ultima sentenza della Cassazione. Perché quegli uomini bollati come “clandestini” erano quasi tutti eritrei.
di Tommaso Di Francesco
Il Manifesto, 9 marzo 2025
Guerre 800 miliardi per il riarmo da spendere da Trump. E chi invia armi a Kiev, non può come “coalizione dei volenterosi” essere “garante” di una pace assai incerta. Torni il ruolo dell’Onu. La scelta di pace per l’Europa: recuperare lo spirito di Helsinki ‘75 e, dopo l’89, l’idea di “Casa comune”. La conclusione Consiglio europeo dei 27 governi Ue, sarebbe comica se non fosse tragica, da svolta epocale - con il vincolo del patto di stabilità sciolto e i fondi di coesione a disposizione, non per le spese sociali ma in funzione di un mega-programma di riarmo di 800 miliardi di euro degli Stati membri, in primis della Germania “riunificata”, più a destra e più pericolosa, e l’avallo della “battagliera” Meloni.
di Vito Mancuso
La Stampa, 9 marzo 2025
Ci sono momenti nella storia in cui sembra proprio che si avverino le antiche parole del salmo: “Emergono i peggiori tra gli uomini”. I giorni che stiamo vivendo sono esattamente così: fanno emergere i peggiori tra gli uomini. Qual è allora il compito della coscienza? È triplice: individuazione, difesa esterna, difesa interna. Quanto al primo punto, è significativo che di recente sia stato riesumato un termine così desueto da apparire un neologismo: “cachistocrazia”, alla lettera “il governo dei peggiori”, l’esatto contrario di aristocrazia, il governo dei più competenti. Il paradosso è che tali peggiori non sono tiranni giunti al potere con la forza, ma politici eletti dal popolo: è cioè la demo-crazia a produrre la cachisto-crazia.
di Ornella Favero*
Il Riformista, 8 marzo 2025
Un’istituzione così gerarchica che anche dove è gestita da donne stenta a mettere in discussione questa rigidità: è un mondo antico per le detenute e le volontarie. Scrive Dacia Maraini che “il femminismo è una rivoluzione pacifica che ha cambiato il modo di stare insieme. Non ha fallito perché ha cambiato le leggi e quindi il mondo: diritto di famiglia, delitto d’onore, violenza sessuale. Manca però la parità vera tra uomo e donna. Perché si può cambiare una legge, ma una mentalità è radicata. In Italia è ancora difficile accettare che una donna sia autonoma e libera”.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 8 marzo 2025
Vivere in un carcere è difficile per chiunque. Spesso tuttavia, per una serie di motivi, è più difficile per una donna che per un uomo. In questa giornata internazionale della donna il mio pensiero vuole andare a tutte le donne del mondo che si trovano dentro una prigione. In molti paesi accade che ci si trovino a seguito di comportamenti non offensivi, dettati dalla necessità della sopravvivenza personale e dei figli. In Italia le donne attualmente detenute sono poco più di 2.700. Su una popolazione reclusa che ha superato le 62.000 unità, si tratta del 4,4%. Una piccola percentuale, una minoranza nella minoranza, una categoria ancor più trascurata di quella delle persone detenute nel loro complesso. È paradossale che la maggior parte dei problemi che vivono le donne in carcere dipenda dalla loro scarsa vocazione criminale, dal fatto che sono poche e che commettono reati generalmente meno gravi di quelli commessi dagli uomini. Problemi anche molto concreti, primo tra tutti quelli legati alla loro distribuzione nelle carceri.
di Susanna Marietti*
questionegiustizia.it, 8 marzo 2025
La norma, contenuta nel cosiddetto “ddl Sicurezza”, che rende non più obbligatorio ma facoltativo il differimento della pena nei confronti di donne incinte o con figli fino a un anno di età, si potrebbe studiare nelle aule scolastiche quale esempio di quell’uso distorto dello strumento penale al quale sempre più siamo stati abituati negli ultimi anni e di cui l’attuale governo è maestro indiscusso. In essa vi sono tutti gli ingredienti della degenerazione giuridica e culturale: la creazione di un nemico inesistente (le donne che si procurerebbero gravidanze continue per farla franca), il pugno di ferro e l’intolleranza zero verso piccoli reati di strada (il borseggio), il carcere sbandierato come unica prospettiva punitiva (perfino il codice Rocco è indicato come permissivista), la falsa retorica della certezza della pena che mancherebbe e va ripristinata (il differimento di qualche mese dell’esecuzione non significa assenza di pena ma pena rinviata), l’odiosa stigmatizzazione di una categoria etnica (le donne rom).
di Valeria Valente
Corriere del Mezzogiorno, 8 marzo 2025
In occasione dell’8 marzo vorrei dedicare una riflessione alle 2.722 donne che stanno scontando una pena nelle strutture penitenziarie. Una condizione difficile, la loro, su cui si riflette poco e per cui, soprattutto, si fa quasi nulla. A partire dalla politica. Anche per questo, pochi giorni fa, ho partecipato alla manifestazione al fianco di Samuele Ciambriello e di tante associazioni, promossa dalla Conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà. Il sovraffollamento carcerario oggi ha raggiunto il 132% (in Campania 134%) e dall’inizio del 2025 si sono registrati 54 decessi, di cui 12 suicidi certi.
di Lucia Castellano
Il Riformista, 8 marzo 2025
I rumori incessanti di cancelli, chiavi, voci umane: una quotidianità insostenibile. Così ho lavorato alla costruzione di una detenzione costituzionalmente orientata. Sono entrata in carcere per la prima volta, come vicedirettore della Casa Circondariale di Genova Marassi, il 24 giugno 1991, avevo 27 anni. Il primo impatto con un istituto di pena vecchio e fatiscente com’era allora Marassi, con quattro piani di ballatoi, i soffitti a volta che ospitavano anche piccioni svolazzanti e le reti anti suicidio tra un piano e l’altro, non fu dei migliori. Mi colpivano gli odori e, soprattutto, i rumori incessanti di cancelli, chiavi, voci umane che si sovrapponevano, tra poliziotti e detenuti: una quotidianità insostenibile per entrambe le categorie.
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