di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 10 marzo 2025
Intervista con il giornalista e scrittore Alessandro Trocino, autore del libro “Morire di pena” (Laterza): “Sono storie di morti che si potevano evitare. La popolazione carceraria è cambiata: ci sono più migranti, più tossicodipendenti e, dopo il decreto Caivano, più minori. Il Governo ha un atteggiamento sprezzante”. Già solo il termine “carcere” risulta respingente agli occhi dell’opinione pubblica. Come un altrove indigesto che non la riguarda. I morti in carcere, e di carcere, poi, sono destinati all’oblio. O essere numeri in sterili contatori usati dall’opposizione per attaccare il Governo di turno.
ternitomorrow.it, 10 marzo 2025
Il Commissario per l’edilizia penitenziaria starebbe acquistando prefabbricati per creare stanze destinate agli incontri affettivi tra detenuti e familiari. A Terni è già in fase di realizzazione una di queste strutture, scatenando critiche da parte del sindacato di Polizia penitenziaria Osapp. L’amministrazione penitenziaria avrebbe avviato l’acquisto di prefabbricati da destinare alla creazione di stanze dell’affettività all’interno delle carceri italiane. Questi spazi, noti anche come “camere dell’amore”, permetterebbero ai detenuti di incontrare i propri familiari in un ambiente più riservato e accogliente. Secondo fonti interne all’Osapp, il sindacato di Polizia penitenziaria, uno di questi moduli sarebbe già in fase di predisposizione nel carcere di Terni.
vativision.com, 10 marzo 2025
Papa Francesco ha deciso di aprire, per la prima volta nella storia, una Porta Santa nella prigione italiana di Rebibbia durante il Giubileo della Speranza, un gesto che i prigionieri hanno accolto come segno di clemenza, vicinanza e speranza. La sua visita a Rebibbia ha risposto alle linee guida della bolla Spes non confusit, in cui il Pontefice esorta ad essere “segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di miseria”. Padre Grimaldi lasciò la cappellania nella prigione Secondigliano di Napoli, dove servì i prigionieri per 23 anni, per coordinare i 230 sacerdoti che assistono i circa 62.000 detenuti di tutta Italia, di cui 20.000 stranieri. Dei suoi anni come cappellano sottolinea che non c’erano solo i detenuti comuni, “ma anche quelli di massima sicurezza, persone con una storia criminale molto forte”. Sottolinea che il suo servizio “era per tutti” e che “non importa quale crimine avesse commesso la persona, perché non dobbiamo identificare l’uomo che è in prigione con i suoi errori”.
di Elena G. Polidori
Il Giorno, 10 marzo 2025
Le Camere penali sugli attacchi del Governo: “Toni pesanti, mantenere il rispetto”. La maggioranza insiste: “Alcuni esponenti della Cassazione fanno comizi”. Sotto traccia, lo scontro è sempre rovente. Dopo le parole del procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, che è tornato a lanciare l’allarme sulla legge sulla separazione delle carriere (“si rischia un pm al di fuori della giurisdizione che non lavora più per cercare la verità, ma una condanna a tutti i costi”, ha commentato), ieri al fianco dei magistrati, dopo il riacutizzarsi della polemica seguita alla sentenza della Cassazione sul caso Diciotti, sono scesi in campo i penalisti.
di Edmondo Bruti Liberati
Il Foglio, 10 marzo 2025
La decisione delle Sezioni unite sul risarcimento ai migranti ha innescato nuove reazioni scomposte della politica. Incurante del merito. Perché tutto si gioca sulla natura del prossimo Csm. Solo pochi giorni addietro nell’ incontro con l’Anm il governo, pur con tono garbato, aveva chiuso a ogni ipotesi di modifica della riforma sulla separazione delle carriere. Gli “insulti” (tali definiti dalla presidente Cassano) da parte di esponenti di massimo livello del governo a fronte della decisione sui migranti della Corte di Cassazione, nella sua massima espressione a sezioni unite, ci propongono una conferma e una novità.
di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 10 marzo 2025
Per i giudici il Parlamento ha violato la Convezione di Merida anche perché non ha “compensato” l’eliminazione della norma penale con “altri meccanismi repressivi”. La cancellazione del reato di abuso d’ufficio crea una sacca di impunità e indebolisce, di conseguenza, la lotta alla corruzione, violando norme internazionali a cui l’Italia è vincolata. Ne è convinta la Cassazione, che ha presentato ricorso alla Corte costituzionale. L’abrogazione del reato, voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, d’intesa con l’intero governo, ha lasciato, secondo la Cassazione, un vuoto che non è stato colmato da alcun provvedimento per tutelare i cittadini dagli abusi di potere di pubblici ufficiali, in violazione degli articoli 11 e 117 della Costituzione, con riferimento al mancato rispetto della convenzione Onu anti-corruzione, di Merida, dell’agosto 2003, firmata dall’Italia a dicembre di quell’anno.
di Francesco Compagna
Il Foglio, 10 marzo 2025
Perché l’ultimo intervento del governo, che vuole mandare all’opinione pubblica un messaggio che va ben oltre il processo, iscrive anche la destra al campo del progressismo penale. Alla fine ci siamo arrivati. Troppo forte era stata in questi anni la rappresentazione mediatica della violenza sulle donne perché chi vive di consenso potesse astenersi dal proporre un intervento di carattere simbolico. Solo pochi mesi fa, del resto, Filippo Turetta era stato condannato all’ergastolo a furor di popolo, mentre il suo avvocato diveniva contestualmente oggetto di minacce di vario genere, e già allora si era chiaramente avvertito che un altro argine era destinato a essere piegato: per l’opinione pubblica era ormai necessario che in simili casi la comminatoria dell’ergastolo divenisse automatica, che qualsiasi spazio di valutazione per altri profili del fatto fosse definitivamente soppresso.
di Oliviero Mazza
Il Dubbio, 10 marzo 2025
Nel 1989 si cercò di attuare una separazione funzionale interna al processo, ma senza la separazione tra giudice e pm, questa soluzione non ha avuto successo. Senza una riforma non si realizzerà mai un processo accusatorio garantista. Per un accidente tanto fortuito quanto fortunato, abbiamo oggi la possibilità, sarebbe meglio dire il privilegio, di apprendere dalla voce di uno dei padri del processo accusatorio quanto la separazione delle carriere sia consustanziale al modello che ha ispirato la riforma del 1989.
di Emanuela Zanasi
Il Resto del Carlino, 10 marzo 2025
Nove rose incastrate nel cancello, i nomi scanditi con il megafono. “L’indagine è stata archiviata, ma questa strage non deve essere archiviata nelle coscienze dei cittadini, questo è il nostro auspicio”. Sono le voci del “comitato verità e giustizia per i morti di Sant’Anna” che ieri mattina, a cinque anni da quella tragedia, hanno dato vita ad un presidio davanti al carcere modenese. Musica, parole, striscioni e rose per ricordare chi non c’è più ma soprattutto per non calare il sipario su quella drammatica giornata dell’8 marzo 2020 quando nella casa circondariale modenese, come in altri penitenziari italiani, esplose una rivolta; il bilancio fu pesantissimo; nove detenuti persero la vita.
di Marco Birolini
Avvenire, 10 marzo 2025
Disordini nel pomeriggio di domenica, poi torna la calma. I sindacati: “La tensione si taglia a fette”. Ad Avellino 11 arresti per il tentato omicidio di un detenuto. Ancora brutte notizie dalle carceri italiane, scandite in un bollettino che ormai è quotidiano. Domenica è scoppiata una rivolta nell’istituto minorile “Fornelli” di Bari. Poi la situazione è tornata sotto controllo “ma la tensione si taglia a fette poiché la profonda spaccatura tra italiani e stranieri si potrà ricomporre con il trasferimento urgente di almeno 10 unità” riferisce Federico Pilagatti, segretario regionale del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziari. L’aggressione sarebbe partita da una decina di detenuti che si era impossessata delle chiavi delle celle della sezione tre. I disordini hanno provocato anche il ferimento di tre agenti di custodia, intervenuti per riportare la calma.
- Roma. Polveriera Casal del Marmo: nel carcere minorile di rivolte, incendi e disordini
- Cuneo. Azione e i sopralluoghi nelle carceri: “Tante situazioni critiche, serve intervento urgente”
- Brescia. “Via dei Bucaneve, 25: la libertà trova casa”
- Bisceglie (Bat). “Articolo 27: Sergio Cosmai, il carcere e le pene alternative”
- Milano. Dal carcere al palco. I ragazzi del Beccaria ripartono dal teatro Puntozero











