di Emiliano Benedetti
firenzetoday.it, 6 luglio 2025
Aveva gravi problemi psichiatrici e dietro le sbarre “non doveva stare”. Ancora un morto nel carcere fiorentino di Sollicciano. Eric Michael Rasbornig, 57 anni, di nazionalità austriaca. Era stato arrestato mercoledì 25 giugno nei pressi della stazione di Santa Maria Novella. Aveva passato la notte dentro un negozio della galleria commerciale e alcune commesse ce lo avevano trovato all’apertura, mezzo nascosto e mezzo nudo. Attimi di panico e paura, dopo che l’uomo aveva impugnato delle forbici trovate sul bancone e gliele aveva rivolte contro, per poi darsi alla fuga. Quindi l’arresto, l’udienza di convalida due giorni dopo, venerdì 27, ed il trasferimento nel penitenziario.
di Mario Lancisi
Corriere Fiorentino, 6 luglio 2025
Scrive Il Post, “i detenuti vivono in celle fatiscenti e sovraffollate, in molti reparti c’è un problema di cimici dei letti, nella struttura ci sono anche infiltrazioni, perdite d’acqua, umidità, topi e sporcizia”. D’inverno poi si “muore” di freddo e d’estate di caldo. “In questi giorni di grande caldo pensiamo che sia necessario tenere alta l’attenzione sui temi dell’invivibilità del carcere, sia per i detenuti che per chi ci lavora”, è il timido commento dell’assessore di Palazzo Vecchio Nicola Paulesu. E sarebbe davvero un’occasione perduta se ci limitassimo all’acquisto di qualche ventilatore. Ci aveva già pensato nel 2017 l’allora assessora alla sanità Stefania Saccardi che dotò Sollicciano di 90 ventilatori (26 euro il costo singolo).
di Sara Agostinelli
bergamonews.it, 6 luglio 2025
L’Associazione Carcere e territorio: “Casa e lavoro sono i presupposti necessari per tornare a vivere in società dopo aver scontato la pena ma non abbiamo più i fondi per attivare i tirocini, dare le borse lavoro e gestire gli 11 appartamenti su cui possiamo contare. Ogni anno supportiamo un centinaio di persone nell’inserimento lavorativo e oltre 30 nella ricerca di alloggio”.
di Alessandro Salemi
Il Giorno, 6 luglio 2025
L’iniziativa portata avanti dal consigliere Piffer e dal gruppo Geniattori. La campagna sulla piattaforma GoFundMe: “Restituiamo dignità ai detenuti”. Un ventilatore in ogni cella per affrontare l’estate rovente e restituire dignità ai detenuti del carcere di Monza. È questo l’obiettivo della raccolta fondi lanciata dal consigliere comunale Paolo Piffer (Civicamente) e dall’associazione culturale Geniattori, da anni attiva all’interno dell’istituto con laboratori teatrali. La campagna è stata attivata nei giorni scorsi sulla piattaforma GoFundMe, con un messaggio chiaro e diretto: “Aiutiamo i detenuti a superare il caldo estivo”.
La Sentinella del Canavese, 6 luglio 2025
Chiedono il “rispetto della libertà di espressione, autorizzazione all’uso di tecnologie, tempi rapidi nelle risposte, adeguata considerazione dell’attività svolta dai volontari operatori della comunicazione”, volontari e giornalisti che operano in 21 giornali carcerari, redatti dai detenuti. Perché se la libertà di stampa è un problema nella società civile, figurarsi tra le mura delle carceri italiane. La lettera è firmata anche da Federico Bona, direttore di quello che è rimasto l’ultimo giornale del carcere di Ivrea: l’Alba.
giornalelora.it, 6 luglio 2025
Lunedì 7 luglio alle 18.30, nella CR Palermo “Ucciardone - Calogero Di Bona” (via Enrico Albanese 3), sarà presentato Past-Art, un progetto di inclusione sociale per il reinserimento lavorativo dei detenuti attraverso le attività e i prodotti realizzati nel pastificio riattivato all’interno della struttura. L’incontro è a numero chiuso, con ingresso a inviti. Past-Art è un’iniziativa promossa da Asterisco con il sostegno di Fondazione Con il Sud, Fondo di beneficenza Intesa Sanpaolo ed Enel Cuore Onlus, e coinvolge 15 persone recluse che hanno ricevuto una formazione specifica per la gestione dell’impianto per la produzione di pasta artigianale.
di Felicita Pistilli e Fabrizio Salvati
L’Osservatore Romano, 6 luglio 2025
Nella casa circondariale di Rebibbia dove Papa Francesco ha aperto la Porta Santa. Al tavolino di un bar, la vista si spalanca sul Colosseo: è da qui che riflettiamo sul senso della libertà. Il panorama si apre largo davanti ai nostri occhi: qualcosa di scontato nella bellezza di Roma. Ma c’è chi il mondo - è questo che pensiamo - lo guarda da una finestra con le sbarre e a mala pena riesce a vedere uno spicchio di cielo. Un mondo a parte: il carcere. Ma in quest’anno giubilare, dedicato alla speranza, proprio in un carcere Papa Francesco ha voluto aprire una Porta Santa.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera
Il rap di Willy Boy, l’ira di Hisham, la morte in cella di Youssef: storie di detenuti, e di operatori, per l’editore il Millimetro Il viaggio di Raffaella Di Rosa nei penitenziari italiani: cocci di esistenze andate in frantumi. Willy Boy dice di avere “preso così tante botte in vita sua da non aver paura di nulla, neanche di morire”. Adesso scrive pezzi rap, da tre anni sta nella comunità di don Claudio Burgio. II primo posto, da quando è nato, in cui ha trovato ascolto anziché violenza. Di anni ne ha 19, madre sparita quando era piccolo e padre in galera da sempre, tante famiglie affidatarie ma nessuna giusta, una pistola tatuata sul braccio.
di Giorgia Serughetti*
Il Domani, 6 luglio 2025
Nel lessico femminista questa parola esprime consapevolezza del carattere non isolato, non episodico, di queste violenze letali, del loro radicamento in pratiche sociali misogine e in contesti di violazione dei diritti delle donne. Cosa resta di tutto ciò se la si riduce a un elemento del codice penale, riducendone l’impatto trasformativo? “Femminicidio” è una parola femminista. Una parola con radici precise nelle lotte che, fin dagli anni Settanta, hanno denunciato la cultura sessista all’origine delle uccisioni di donne per mano maschile.
di Marina Corradi
Avvenire, 6 luglio 2025
Un ragazzo uccide la madre. Ciò che turba ulteriormente è la reazione online. Le maledizioni che fiottano dai social. Per bocca di estranei. Più che un dolore li muove, si direbbe, una viscerale ira. Ha ucciso a coltellate la madre, in un paese della Puglia, pochi giorni fa, per un rimprovero, pare: rientrando tardi non aveva salutato. Ventun anni, fino ad ora Filippo sembrava un ragazzo normale. Non si comprende come un figlio possa uccidere la madre per un nulla. Comunque, subito catturato, ha confessato, e ha ammesso che ci pensava da un po’. Poi ha chiesto perdono al padre, lo ha pregato di non abbandonarlo.









