di Fulvio Vassallo Paleologo
Il Manifesto, 11 marzo 2025
Ad ogni tappa del fallimento di sistema del governo Meloni in materia di immigrazione e asilo ritorna il richiamo ad appoggi che arriverebbero da Bruxelles sulla esternalizzazione delle procedure in frontiera per i richiedenti asilo e sulla gestione comune dei rimpatri con accompagnamento forzato. Una propaganda ormai dilagante - malgrado solenni smentite che arrivano dai giudici italiani e dalle Corti internazionali - spaccia il numero estremamente ridotto di espulsioni e respingimenti effettivamente eseguiti come se si trattasse di una conseguenza del sostanziale blocco delle procedure accelerate in frontiera e dei centri di accoglienza/detenzione costruiti in Albania, una responsabilità che si attribuisce alla magistratura “ideologica”.
di Graziella Romeo*
Avvenire, 11 marzo 2025
La designazione dei “Paesi sicuri” è un nodo centrale nel dibattito italiano ed europeo sull’immigrazione, soprattutto ora che la Corte di giustizia dell’Unione Europea è chiamata a rispondere ai quesiti posti dai Tribunali di Roma, Bologna, Firenze e Palermo su un punto fondamentale: l’Italia può dichiarare un Paese sicuro escludendo alcune categorie di persone per le quali la presunzione di sicurezza non si applica? Oppure, se esistono eccezioni rilevanti e di difficile accertamento, il Paese nel suo complesso non dovrebbe essere considerato sicuro? La questione è complicata dalle strategie adottate dal governo italiano, come il protocollo con l’Albania, che prevede il trasferimento di migranti in centri fuori dai confini nazionali per la gestione delle richieste di protezione.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 11 marzo 2025
Il gup Mattia Fiorentini ha rinviato a giudizio gli amministratori della Martinina srl, la società che gestiva il Centro di permanenza per il rimpatrio dei migranti di Via Corelli a Milano. Le accuse sono di frode in pubbliche forniture e turbativa d’asta, l’inchiesta è dei pm Paolo Storari e Giovanna Cavalleri insieme alla Guardia di finanza. Gli investigatori hanno documentato le condizioni di vita disumane all’interno del centro: trattamenti disumani, cibo scadente, abuso di farmaci, impossibilità di comunicare con gli avvocati, assistenza sanitaria negata.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 11 marzo 2025
Le ambiguità dei partiti politici contribuiscono ad alimentare il senso di insicurezza. L’instabilità internazionale fa paura all’85% dei più giovani. Oggi l’intensità e la frequenza delle crisi internazionali fanno percepire agli italiani una minaccia più vicina e concreta di un conflitto su larga scala in grado di evolvere e ampliarsi fino a coinvolgere l’Europa intera compreso il nostro Paese. Il 42,2% degli italiani, infatti, sente vivo il pericolo di giungere a una possibile terza guerra mondiale. Questo è quanto emerge da un sondaggio di Euromedia Research presentato giovedì scorso nella trasmissione Porta a Porta di RaiUno, dove il 47,5% della gente ritiene che siano minacciati i confini dell’intera Europa. La paura di una guerra “globale” è alimentata da diversi fattori che si intrecciano in un particolare contesto storico, con nuovi assetti geopolitici e importanti dinamiche mediatiche internazionali che ripropongono in loop le varie dichiarazioni, spesso provocatorie e allarmistiche, dei leader dei diversi Paesi di tutto il mondo.
di Luigi Ferrajoli
Il Manifesto, 11 marzo 2025
Verso il 15 marzo. L’Ue da molti anni rinnega se stessa, violando valori costitutivi: il no alla guerra con l’insensato bellicismo e l’uguaglianza, con politiche disumane e razziste contro i migranti. Si possono condividere gli argomenti critici proposti da questo giornale a riguardo della manifestazione per l’Europa promossa dall’appello di Michele Serra, eppure decidere di partecipare ugualmente. Perché farlo? Per impedire all’Europa delle armi, voluta dalle von der Leyen e dai Macron, di proporsi come la sola Europa esistente. Per manifestare l’esistenza di un’altra idea dell’Europa: quella, sicuramente maggioritaria, che vede nell’Europa il luogo delle democrazie costituzionali, delle separazioni dei poteri, dell’”unità nelle diversità” secondo la massima adottata nel 2000 dall’Unione, cioè dell’uguaglianza e, soprattutto, della pacifica convivenza.
di Francesca Paci
La Stampa, 11 marzo 2025
L’Unione non riesce a immaginare una difesa comune neanche contro l’offensiva di Putin e Trump, ma si compatta contro le “insidie” degli irregolari. Stamattina dunque, mentre la diserzione americana dall’occidente trascina il mondo nelle polveri di una guerra per ora fortunatamente solo commerciale, la presidente Ursula von der Leyen presenta a Strasburgo l’”ambiziosa” proposta di un “sistema veramente europeo per facilitare i rimpatri di cittadini di Paesi Terzi senza diritto di soggiorno”. Quell’Unione cioè, che non riesce a immaginare una difesa comune neanche contro l’offensiva a tenaglia di Vladimir Putin e Donald Trump, si compatta, miracolo, per blindare i propri confini insidiati dai migranti.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 11 marzo 2025
Nuove norme contro gli irregolari. È scontro sugli hub nei paesi terzi. Previsto un “ordine di rimpatrio europeo” e divieto di ingresso per 10 anni. Era uno dei “pezzi mancanti” del Patto immigrazione e asilo, come lo aveva definito il commissario all’Immigrazione Magnus Brunner, un vuoto che - in linea con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen - l’austriaco aveva promesso di voler colmare quanto prima. Cosa che avverrà oggi a Strasburgo, quando la Commissione presenterà il nuovo regolamento rimpatri dei migranti irregolari e di quanti si sono visti respingere la domanda di asilo (fatta eccezione per minori e famiglie con bambini piccoli), nuove norme utili a mettere ordine tra le varie legislazioni nazionali in materia stabilendo criteri validi per tutti e 27 gli Stati membri. Aprendo allo stesso tempo la strada alla realizzazione di hub per i rimpatri da realizzare in Paesi terzi con i quali esiste un accordo. Un punto, quest’ultimo, che se in Italia viene letto dalla maggioranza come un’apertura verso il “modello Albania” al parlamento europeo ha provocato l’immediata reazione dei socialisti che, pur dicendosi disponibili a lavorare sui rimpatri purché “con un approccio efficace, sostenibile e dignitoso”, hanno sbarrato la strada agli hub per i rimpatri, definiti “altamente controversi” tanto da “non poter far parte di questo approccio”.
di Andrea Nicastro
Corriere della Sera, 11 marzo 2025
A Damasco le vittime diventano carnefici: gli alawiti costretti a lasciare le loro proprietà mentre i curdi, di fronte alla violenza, firmano un accordo con Al Jolani. Tre mesi, dall’8 dicembre al 10 marzo, tanto è durata la festa post dittatura in Siria. L’idea gioiosa che le cose cambiano, che il governo può essere di tutti e un siriano ha dei diritti davanti al Potere. I tre mesi sono passati e la festa è finita nel sangue della minoranza alawita. Quelli che erano cittadini di serie A solo per appartenere alla setta del dittatore, adesso sono carne da macello. Non importa se hanno commesso dei reati, se sono stati complici della dittatura, se sono vecchi o bambini. Nei tre mesi dalla fine della dittatura di Bashar Assad c’è stato uno scambio: chi era sotto è andato sopra, le vittime sono diventate carnefici.
di Marco Perduca
L’Unità, 11 marzo 2025
Mandato internazionale contro l’ex Presidente filippino per le migliaia di esecuzioni di nove anni fa. La Corte penale internazionale ha chiesto l’arresto per l’ex presidente filippino Rodrigo Duterte accusandolo di crimini contro l’umanità. Eletto nel 2016, su una piattaforma “law and order”, in poche settimane aveva lanciato una lotta senza quartiere contro spacciatori e consumatori di droghe ritenendoli causa di tutti i mali che affliggevano le Filippine nel silenzio di Trump e le lamentele europee. Le cifre ufficiali hanno poi ammesso circa 7.000 vittime, le ong locali e internazionali hanno sempre sostenuto che i morti fossero tre volte di più.
di Valter Vecellio
L’Opinione, 10 marzo 2025
Se c’è una cosa detestabile, lessicalmente, è il gerundio: quando si dice: “Sto arrivando”, buona regola sarebbe correggere: “No, o arrivi o non arrivi”. Da sempre, per quel che riguarda il carcere, dicono: “Stiamo lavorando”. Come testimonia l’articolo del 2014 di Fiorenza Sarzanini quel gerundio si traduce in un nulla di fatto. La questione sembra essere scomparsa dai radar della politica, sia di chi governa che di chi si colloca all’opposizione. Alle spalle un 2024 dove ci sono stati una novantina di suicidi ufficiali di detenuti; più altri sette di appartenenti alla polizia penitenziaria. Non parliamo dei suicidi sventati e altre manifestazioni di autolesionismo. E ora? Siamo già a quota 14 detenuti (più un assistente), dall’inizio dell’anno.
- “Suicidi annunciati nelle carceri. Servirebbe un’amnistia, ma neanche la sinistra la voterebbe più”
- Carceri, in arrivo le stanze dell’affettività: polemiche sulla spesa pubblica
- “Ho imparato a fare il prete in prigione”. Testimonianza di un Cappellano dopo 23 anni di servizio
- Lo scontro sulla giustizia. Gli avvocati con i giudici: “Stop alle aggressioni”
- Il Governo contro la Cassazione, nuovo fronte del conflitto











