sassaritoday.it, 8 luglio 2025
Venerdì 4 luglio 2025 a Sassari presso la sede dell’Ersu si è tenuto un incontro tra il Presidente dell’Ersu di Sassari Daniele Maoddi, delegato nazionale Andisu per l’Inclusione, e la Garante Regionale per i detenuti Irene Testa. La riunione è servita per fare il punto sullo stato del diritto allo studio negli istituti penitenziari sardi e per rafforzare la collaborazione tra istituzioni anche attraverso iniziative e progetti comuni.
gnewsonline.it, 8 luglio 2025
Una sala colloqui, che si è riempita di colori, giochi, musica e risate. Le ultime le portano i bambini che là dentro arrivano per incontrare i papà detenuti nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. E ancora, pareti con Lego da costruire, lavagne su cui disegnare, scaffali per album colorati e fiabe, una tv per guardare i film tutti assieme, musica e persino fornetti per preparare biscotti. Insomma qualcosa che si avvicina molto a una dimensione domestica che consente di ricucire i rapporti tra genitori e figli e mitigare il trauma che le famiglie, ma soprattutto i più piccoli, vivono quando devono affrontare il carcere.
di Rosa Maria Di Natale
La Repubblica, 8 luglio 2025
“Mi ha insegnato a riflettere”. È recluso nel carcere di Bicocca a Catania, uscirà a ottobre. La presidente della commissione: “Ha capito che tutto era iniziato il giorno in cui ha lasciato la scuola”. Ha scelto la traccia su Paolo Borsellino, l’ha intitolata “Io e la mia legalità” e ha raccontato, senza filtri, il suo passato criminale, la povertà da cui tutto è iniziato e la svolta arrivata in carcere. Ieri un detenuto di 36 anni del carcere di massima sicurezza di Bicocca (Catania), condannato nel 2018 a oltre nove anni per associazione mafiosa, traffico di droga, armi e rapine, ha ottenuto 100 su 100 alla maturità. Diplomato all’alberghiero Karol Wojtyla, è stato l’unico frequentante del suo corso. Tra i pochi a credere nella scuola dietro le sbarre. E uno dei pochissimi a portare a termine l’intero ciclo.
di Elisa Garatti
lavocedelpopolo.it, 8 luglio 2025
“Non sono il mio reato”: la scrittura in carcere ridà voce alla speranza. Le parole del Presidente Sergio Mattarella sul carcere diventano occasione di riflessione. La Società di San Vincenzo De Paoli propone il Premio letterario Carlo Castelli e un convegno con Gherardo Colombo. “Lo spazio non può essere concepito unicamente come luogo di custodia, ma deve includere ambienti destinati alla socialità, all’affettività e alla progettualità del trattamento”. Sono parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pronunciate durante un incontro istituzionale con i vertici dell’Amministrazione Penitenziaria. Parole che risuonano con forza nell’attività quotidiana della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV, che da anni affianca detenuti e famiglie nel difficile cammino del riscatto umano e sociale.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 8 luglio 2025
Nel carcere di Sulmona per esempio da anni i carcerati leggono i libri in palio del Premio Croce, li discutono collegialmente e per chi è costretto all’inattività risulta un sollievo che aiuta a sopravvivere in situazioni di gravissimo disagio. Molti si chiedono perché in Italia spuntino ogni anno tanti premi, come funghi in un terreno fertile. Io credo che la risposta stia nel fatto che gli italiani leggono poco, sempre meno e i premi hanno il compito di invogliare alla lettura. In effetti, il momento aggregativo, la conoscenza dell’autore, la spiegazione del libro, spesso invogliano il lettore distratto. Quindi evviva i premi!
di Teresa Olivieri
Italia Oggi, 8 luglio 2025
Un libro raccoglie voci e testimonianze: educatori, agenti, preti, magistrati, infermieri. Non riguarda più solo le carceri per adulti: anche gli Istituti penali per minorenni stanno affrontando il problema del sovraffollamento. L’introduzione del Decreto Caivano - che ha ampliato i casi in cui è possibile applicare la custodia cautelare ai minori e limitato l’uso di misure alternative - ha inciso pesantemente sul numero dei ragazzi reclusi, spesso adolescenti fragili e privi di riferimenti e di prospettive.
di Alessandro Arrighi
Il Sole 24 Ore, 8 luglio 2025
La certificazione dell’etica è ormai un tema fondamentale in tutto il mondo ed essere in grado di soddisfare precisi standard, misurabili e documentabili, diventa indispensabile per la A competizione globale. Come tutti i mezzi di produzione, anche l’etica ha un costo, che deve essere quantificabile ex ante e deve essere in grado di produrre valore. Se, infatti, la qualità etica dell’imprenditore, in quanto Uomo, prescinde dagli aspetti misurabili e speculativi, da un punto di vista aziendale deve essere interpretata alla stregua di una competenza aziendale.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 8 luglio 2025
Si riesamina l’art. 579 del codice penale, fermo al Codice Rocco: un’ottima occasione per uscire dalla logica ideologica dell’”Io non voglio, dunque nessuno può” che ora prevale. Non altrove, ma in Italia le scelte di “fine vita” sono schiacciate tra due reati: l’omicidio del consenziente (art. 579 c.p.) e l’istigazione o aiuto al suicidio (art. 580 c.p.). La relazione del Guardasigilli dell’epoca (1929, VIII dell’era fascista) ne spiega la ratio: conservare “l’esistenza fisica della persona” quale “prevalente interesse sociale” di un regime la cui forza dipendeva, in primis, dalla demografia. Su questo tronco è intervenuta la Consulta con alcuni intarsi giurisprudenziali ispirati alla tutela della vita umana, condizione essenziale per l’esercizio di ogni altro diritto costituzionale.
di Chiara Lalli
Il Dubbio, 8 luglio 2025
La questione arriva per la prima volta davanti alla Consulta: la storia di “Libera”, malata di sclerosi multipla. “Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni”. È l’articolo 579 del codice penale, omicidio del consenziente. È l’articolo che vieta l’eutanasia anche se non parla di eutanasia (erano gli anni Trenta del secolo scorso, d’altra parte, e già questo basterebbe). Ora i giudici della Corte costituzionale dovranno decidere se è incostituzionale questo non distinguere volontà e condizioni, consensi e codici Rocco. Cioè: se io ho tutte le condizioni previste dalla sentenza 242 del 2019 (quella che ha stabilito le condizioni di accesso al suicidio assistito) ma non posso proprio muovermi e quindi assumere da sola il farmaco o spingere il pulsante di un qualche attrezzo che mi somministri il farmaco, che diritti ho? È giusto che la mia immobilità mi tolga una libertà?
di Elisa Forte
La Stampa, 8 luglio 2025
Arriva oggi alla Corte Costituzionale la vicenda della donna toscana che non può autosomministrarsi il farmaco perché paralizzata. Ha chiesto che lo faccia il suo medico. La vicenda di Libera, donna di 55 anni affetta da sclerosi multipla oggi sarà all’attenzione dalla Corte Costituzionale. La Consulta si pronuncerà sull’eutanasia dopo la storica sentenza del 2019 sul ruolo di Marco Cappato nella morte di dj Fabo. Il caso scaturisce dalla battaglia legale di Libera, una donna toscana di 55 anni che da più di 15 vive con grandi difficoltà di movimento. Negli anni, la perdita della capacità motoria l’ha portata all’attuale grave tetraparesi spastica.
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