di Nicola Galati
La Ragione, 12 marzo 2025
Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge per l’introduzione del delitto di femminicidio punito con la pena dell’ergastolo. Si tratta dell’ennesimo caso di populismo penale: una strumentalizzazione politica del diritto penale, mediante la proposta di introdurre una nuova fattispecie di reato dal forte impatto simbolico (peraltro annunciata proprio alla vigilia dell’8 marzo), con l’intento di rassicurare la collettività su un tema di forte impatto emotivo. Nessuno nega la gravità e la tragicità del fenomeno, si contestano però l’utilità e la legittimità della soluzione proposta. Innanzitutto è doveroso un chiarimento, perché è passato il messaggio infondato secondo cui a oggi il femminicidio non sarebbe punito (o quantomeno non con l’ergastolo). Se finora nel nostro ordinamento non è previsto un reato autonomo che punisca espressamente il femminicidio (cori esso intendendosi l’uccisione di una donna da parte di un uomo con un movente di genere), è pur vero che tali condotte sono comunque previste e punite come circostanza aggravante del reato di omicidio. Ma soprattutto, il femminicidio è già punibile con la pena dell’ergastolo, come dimostrano recenti e noti fatti di cronaca.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 12 marzo 2025
Secondo uno studio di Bankitalia, l’accorpamento nel 2013 dei tribunalini e la chiusura delle sedi distaccate ha portato a un calo delle liti del 6,4 e 5,1%. Si è ridotta la domanda di giustizia, presumibilmente per i maggiori costi connessi con l’aumento della distanza dai tribunali, in particolare nelle materie a più “alta discrezionalità” dove cioè il ricorso al giudizio non è l’unica opzione. È invece aumentato il numero dei processi definiti e si è ridotto il dispositon time, in particolare nelle materie più complesse e nei tribunali meno efficienti. Secondo uno studio della Banca d’Italia - “Gli effetti della riforma della geografia giudiziaria sul funzionamento della giustizia civile” - sono questi, in sintesi, gli effetti della “rivoluzione” che tra il 2013 e il 2014 ha portato alla chiusura di 25 tribunali e di 220 sezioni distaccate con l’accorpamento delle attività nei 140 tribunali rimanenti.
di Gianluigi Nuzzi
La Stampa, 12 marzo 2025
Chiara Poggi e Serena Mollicone sono state ammazzate agli inizi di questo millennio e ancora attendono giustizia. Entrambi i processi clamorosamente si riaprono, stagliando gli ennesimi dubbi sull’operato della magistratura la cui credibilità appare in caduta libera. Il comandante dei carabinieri di Arce ritorna così sotto processo per la morte di Serena e così per quella di Chiara si riaprono vecchie ferite tra gli inquirenti di Vigevano e quelli di Milano che si ritrovarono su conclusioni opposte nell’indicare l’assassino della giovane di Garlasco trovata senza vita la mattina del 13 agosto 2007 con il gatto che girava liberamente nell’appartamento tra gli investigatori che esaminavano la scena del crimine, privi degli indispensabili calzari. Il pm dell’epoca, Rosa Muscio, dispose il sequestro di tutte le scarpe utilizzate dai militari ma uno di loro consegnò quelle sbagliate. E così si dovette riniziare daccapo a mappare le impronte presenti intorno al cadavere buttato giù dalle scale che portavano alla cantina della villetta. Come se non bastasse il corpo venne riesumato due giorni dopo i funerali perché si erano dimenticati di prendere le impronte ai piedi di Chiara, indispensabili per ricostruire il cammino della vittima inseguita dal o dai carnefici. Ancora, le scarpe di Alberto Stasi non vennero sequestrate subito così come la bicicletta nera vista da una testimone accostata vicino al portone della villetta rimase fuori dallo spettro delle indagini per nove anni.
di Umberto Maiorca
perugiatoday.it, 12 marzo 2025
Sottoposto alla misura di prevenzione, finisce in carcere per scontare una condanna definitiva, e quando esce e scatta nuovamente il divieto di frequentare locali e persone dubbie, presenta ricorso per Cassazione per il riconoscimento di un indennizzo a titolo di equa riparazione in relazione alla detenzione sofferta (inizialmente agli arresti domiciliari e, successivamente, in stato di custodia in carcere). L’uomo, un assisano di 40 anni, era stato sottoposto dal 2014 alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, con obbligo di dimora ad Assisi.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 12 marzo 2025
Presunzione d’innocenza rafforzata. Anche quando, per ragioni solo cronologiche, è impossibile utilizzare la disciplina attuativi della direttiva comunitaria. Chi si è visto impropriamente presentare come colpevole in un provvedimento di archiviazione, per esempio per prescrizione, ha diritto di fare ricorso in Cassazione se non può rivolgersi al giudice di riferimento, Gip in primo luogo. Lo afferma la Cassazione con la sentenza sella sesta sezione 8927, con la quale la Corte prende atto di quanto stabilito dalla Consulta con la sentenza 41 del 2024.
lavorosi.it, 12 marzo 2025
Con l’ordinanza n. 5510 del 02.03.2025, la Cassazione afferma il seguente principio di diritto: “In tema di lavoro svolto dai detenuti in regime carcerario, la prescrizione dei crediti retributivi del lavoratore inizia a decorrere non già dalla cessazione dello stato detentivo, bensì dalla fine del rapporto di lavoro, il quale va considerato un unico rapporto, non essendo configurabili interruzioni intermedie, volontariamente concordate, nei periodi in cui la persona privata della libertà è in attesa della chiamata al lavoro, rispetto alla quale il detenuto non ha alcun potere di controllo o di scelta e versa in una condizione di soggezione e di metus”.
bariseranews.it, 12 marzo 2025
“Occorre una rivisitazione urbanistica delle carceri minorili in modo da rendere più agevole la convivenza e un rinforzo in termini di maggiore qualificazione della formazione della polizia penitenziaria, oltre che un sistema nuovo di recupero psico-dinamico dei ragazzi presenti nelle strutture. Un altro aspetto importante è che spesso ci sono ex minorenni, cioè giovani di età un po’ più adulta, e, a volte, si creano dei conflitti e così la vivibilità diventa più difficile”. Lo dice all’Adnkronos Ludovico Abbaticchio, garante regionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, a proposito di quanto avvenuto nell’istituto penale minorile ‘Fornelli’ di Bari domenica sera quando, nel corso di una vera e propria sommossa, alcuni agenti della polizia penitenziaria sono rimasti feriti, si sono registrati diversi danni pesanti alla struttura, con i detenuti che hanno tentato di togliere le chiavi di ingresso alle guardie e di raggiungere la portineria.
di Francesco Maria Storino
Gazzetta del Sud, 12 marzo 2025
A togliersi la vita un detenuto romeno. Continua l’emergenza carceri: in un anno 225 atti di autolesionismo. Terzo suicidio in carcere a Paola da inizio anno. Un romeno di 40 anni con problemi psichiatrici si è tolto la vita nella sua cella. Sul caso anche la Procura di Paola ha aperto una indagine. L’uomo si sarebbe impiccato con alcuni lembi di stoffa. È ancora alta emergenza in Calabria. Nei primi sei mesi del 2024 si sono registrati oltre 5.300 “eventi critici”, tra cui 3 suicidi, 80 tentati suicidi, 225 atti di autolesionismo e 75 aggressioni ad agenti penitenziari. Un numero che ha finito per incrementarsi nel corso dello scorso anno. E anche il 2025 si è aperto sulla scia di eventi tragici.
di Julian Zeni
okfirenze.com, 12 marzo 2025
Oltre alla questione numerica, le condizioni strutturali dell’istituto risultano estremamente compromesse. L’Osservatorio Antigone Toscana ha effettuato una nuova visita al carcere di Sollicciano il 7 marzo scorso, riscontrando un peggioramento delle condizioni già critiche rilevate nel dicembre precedente. La struttura ospita attualmente 534 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 497 posti, aggravata dall’indisponibilità di 136 posti. Il sovraffollamento ha portato all’utilizzo di letti a castello a tre piani, con celle occupate fino al limite massimo. In alcuni casi, il reparto di isolamento viene usato come area di primo ingresso per mancanza di spazio.
di Nicola Bianchi
Il Resto del Carlino, 12 marzo 2025
Il bilancio dei primi quattro mesi di Manuela Macario: “I problemi sono tanti, a partire dalla vecchia struttura”. I detenuti sono arrivati a 399. “Il ritardo nei pacchi? Vanno controllati ma chi verifica sulle tempistiche?”. L’ultimo dato, relativo all’1 marzo, parlava di 399 detenuti presenti a fronte di una capienza massima di 277. Il record si toccò nel 2009 con addirittura 540 persone. “Ma il problema del sovraffollamento - spiega Manuela Macario, garante dei detenuti - è solo uno dei tanti”. In carica da fine ottobre, “la prima volta che sono entrata in carcere è stato il 6 novembre”, la nuova garante è una forza di idee e proposte. Molto spesso però bloccate nel pantano della burocrazia, delle dimenticanze, delle ridottissime forze in campo.
- Bergamo. Il triste primato del carcere di via Gleno: raggiunta quota 600 detenuti
- Roma. I Radicali visitano l’Ipm di Casal Marmo: “Il 60% dei detenuti è in attesa di giudizio”
- Cesena. Misure alternative al carcere, l’apre l’ufficio di prossimità
- Napoli. L’incontro in cella con la figlia di Borsellino
- Ferrara. “La Passione”, musica e pensieri dal carcere in tempo di Quaresima











