di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 9 luglio 2025
La lezione più che mai viva del leader sudtirolese. “Ci vuole una formazione meno partitica, meno ideologica, meno verticistica e meno targata di sinistra”. Forse in questi giorni di ricordi nel 30° anniversario della sua scelta d’andarsene appeso a un albicocco a Pian dei Giullari nel 1995, Alex Langer avrebbe meritato una citazione di quel pezzo che scrisse il 25 giugno 1994, un mese dopo l’avvio del 1° governo Berlusconi e pubblicato dal Cuore di Michele Serra perché, ricorda Marco Boato in “Alexander Langer. Costruttore di ponti”, “nessun altro della sinistra, e in particolare del Pds raccolse la sua generosa “provocazione”, le cui motivazioni sono ancor oggi, forse ancor più di ieri, degne della massima attenzione e condivisione”. Parole d’oro.
di Beppe Giulietti
Il Fatto Quotidiano, 9 luglio 2025
Rispetto al 2024 non si sono registrati miglioramenti e il Governo non ha accolto alcuna delle raccomandazioni rivolte all’Italia. Tutto come previsto e prevedibile: la Relazione europea sullo Stato di diritto, che affronta anche i temi relativi alla libertà dei media, ha confermato un giudizio negativo sull’Italia. Rispetto al 2024 non si sono registrati miglioramenti e il governo non ha accolto alcuna delle raccomandazioni rivolte all’Italia. Non sono state adottare norme a tutela del segreto professionale e della tutela delle fonti, anzi sono aumentate le minacce, i pedinamenti, sino al clamoroso caso degli spiati da Paragon e del testardo rifiuto a rendere pubblici i nominativi, elenco saldamente rinchiuso nei cassetti dell’esecutivo.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 9 luglio 2025
L’udienza sul caso di “Libera”, malata di sclerosi che non può assumere da sola il farmaco. Il Pd chiede mini-audizioni sul ddl della maggioranza. Saranno ancora una volta i giudici costituzionali a tracciare i confini del fine vita. Ma con una differenza sostanziale, rispetto alla giurisprudenza scritta fino ad oggi dalla Consulta: la decisione riguarderà per la prima volta l’eutanasia. A partire da un caso specifico, che potrebbe fare regola, come è già successo con la sentenza Cappato/Dj Fabo. Ma senza una disobbedienza civile necessaria ad aprire il varco, come fu per la 242 del 2019 che ha in parte legalizzato il suicidio assistito.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 9 luglio 2025
Un’articolata inchiesta di Nadia Ferrigo, “L’erba e le sue buone ragioni”, pubblicata da Einaudi. Le iniziative dei radicali, la sinistra ondivaga, gli echi nostrani della “War on drugs” di Nixon. Roma, luglio 1975. La sede dei Radicali di via Torre Argentina è piena di giornalisti e militanti. Tra loro, Marco Pannella accende uno spinello tenendolo al contrario - è esperto di Gitanes, meno di canne - in attesa dell’arrivo della polizia, chiamata per autodenunciarsi. Poco dopo il commissario Ennio Di Francesco entra imbarazzato nella sala, deriso dai presenti, e porta via Pannella in arresto.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 9 luglio 2025
Non fondate le questioni poste dal tribunale di Brindisi. Il caso nato dal fermo della Ocean Viking: 261 salvati disobbedendo ai miliziani libici. La Consulta ha ritenuto infondate tutte e tre le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal tribunale di Brindisi rispetto al decreto Piantedosi di gennaio 2023, quello sulle attività di soccorso delle navi ong. La norma del governo Meloni è salva, da oggi però i suoi margini di applicazione, e dunque i rischi di arbitrio, saranno più contenuti.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 9 luglio 2025
Intervista a Paolo Ciani, vicepresidente Pd-Idp alla Camera: “È nata Rete Civica Solidale, un progetto che vuole affrontare le sfide di oggi: astensionismo, sfiducia nella politica, guerre, tagli alla spesa sociale. No al meloniano si vis pacem, para bellum: la pace va costruita. Il sistema penitenziario? Abbandona e non rieduca”
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 9 luglio 2025
Singolare incidente diplomatico, in Libia, per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il titolare del Viminale è stato infatti respinto all’aeroporto di Bengasi, in Libia, dove era giunto insieme ai colleghi di Grecia e Malta e al commissario Ue alla Migrazione Magnus Brunner nell’ambito di una missione del “Team Europe”. Le autorità del governo della Cirenaica, fedele al generale Khalifa Haftar, hanno annullato la visita all’arrivo della delegazione, contestando la presenza di una “persona non grata” e intimando a tutti di lasciare immediatamente il Paese. In una nota ufficiale, il governo di Bengasi ha parlato di un “palese superamento dei protocolli” e di “comportamenti in violazione della sovranità nazionale libica”, senza fornire dettagli.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 9 luglio 2025
Una delegazione Ue di cui faceva parte il ministro dell’Interno, dopo aver fatto visita al governo libico internazionalmente riconosciuto di Tripoli, è stata bloccata e respinta dal governo parallelo di Bengasi, che fa capo al generale Haftar. Ecco le ragioni dell’incidente diplomatico - e i suoi significati. Uno “sgarbo”, come viene considerato dalle autorità libiche della parte di Bengasi, dalle conseguenze difficilmente prevedibili. Con lo spettro di un’altra impennata di immigrazione clandestina verso l’Italia che aleggia attorno al pasticcio di ieri pomeriggio all’aeroporto di Benata. Il Viminale rimane cauto rispetto a quanto accaduto dall’altra parte del Mediterraneo, che ha visto suo malgrado fra i protagonisti anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ma la discussione che ha coinvolto l’ambasciatore dell’Unione europea in Libia Nicola Orlando e la delegazione libica che aveva accolto la missione Ue - con i ministri di Malta e Grecia, insieme con il Commissario europeo per le Migrazioni Magnus Brunner - rischia di compromettere i risultati ottenuti fino a oggi dal governo proprio nella gestione dei flussi migratori dalle coste libiche, adesso in un momento delicato, visto che prima sono diminuiti e quindi di nuovo aumentati. Con la prospettiva che l’estate, in condizioni meteo ottimali, possa ulteriormente peggiorare le cose.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 9 luglio 2025
Il tribunale dei ministri di Roma ha concluso l’indagine sul caso della mancata consegna del generale libico Almasri alla Corte penale internazionale: la capo di gabinetto di Nordio era al corrente da subito di quanto stava avvenendo, e diede indicazioni di non lasciare tracce: “Niente mail né documenti protocollati”. Il Tribunale dei ministri della Capitale ha concluso l’indagine sulla mancata consegna del generale libico Najeem Osama Almasri alla Corte penale internazionale da parte del governo italiano, e sta per consegnare le sue decisioni: archiviazione o richiesta di rinvio a giudizio per uno o più membri del governo finiti sotto inchiesta, che sono la premier Giorgia Meloni, il sottosegretario a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e quello dell’Interno Matteo Piantedosi, inquisiti per favoreggiamento, peculato, e - il solo Guardasigilli - omissione d’atti d’ufficio.
di Domenico Quirico
La Stampa, 9 luglio 2025
Così l’Italia cerca accordi tra visite semi ufficiali e molti occhi chiusi. Trafficare con i criminali, aver con loro dimestichezza, impone sempre, prima o poi, di calarsi nelle paludi oscure della incertezza, della complicità, della umiliazione. Da anni, da quando abbiamo scelto questa via politica nei rapporti con l’ex quarta sponda dei tempi dell’orbace e dei polli truccati da aquile la povera Italietta va avanti così, alle prese con uomini feroci, sornionerie, smacchi, doppi fondi e manovre che ci illudiamo di gestire con le astuzie sopraffine della mostra cosiddetta “intelligence”, e qualche bustarella travestita da proficui accordi per lo sviluppo. Ossessionati dai migranti e proni alla vera politica estera che è firmata dall’Eni continuiamo a dondolare in realtà tra velleitarismi malinconici e ambizioni vaneggianti di diplomazia mediterranea.
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