di Leonardo Di Paco
La Stampa, 13 marzo 2025
Ospite al convegno organizzato dal gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali di Torino, il viceministro della Giustizia ha aggiunto: “Il diritto al lavoro deve andare di pari passo con il diritto alla salute ma nei penitenziari italiani c’è un Bronx sanitario”. “L’ergastolo è una misura anticostituzionale”. Lo ha affermato Francesco Paolo Sisto, intervenendo al convegno organizzato dal gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali di Torino sul tema del lavoro come strumento di inclusione per le persone detenute. “Le pene - ha spiegato Sisto durante il suo intervento - devono tendere alla rieducazione, ed è essenziale garantire un monitoraggio costante affinché il carcere non sia solo un luogo di detenzione, ma anche di recupero”. Il rischio, altrimenti, “è che si perda di vista il principio costituzionale, riducendo la pena a una mera privazione della libertà, senza offrire una prospettiva di reinserimento”.
di Paolo Doni
L’Eco di Bergamo, 13 marzo 2025
L’8 marzo di 5 anni fa, il giorno del decreto delle zone rosse istituite dal governo Conte, scoppiarono rivolte in molte carceri italiane. Lo Stato per proteggere i cittadini prevedeva il distanziamento. Ma chi tutelava i detenuti, costretti a stare in celle sovraffollate? A Modena, dopo che un carcerato risultò positivo al Covid, si scatenò l’inferno. La città emiliana aveva allora una capienza di poco più di 300 persone, ma ne ospitava oltre 560. I detenuti fecero irruzione nella farmacia, riuscirono ad accedere ai farmaci che normalmente sono in cassaforte. Nove di loro, quasi tutti molto giovani, morirono nelle ore successive in seguito a overdose di metadone. Fu aperta un’inchiesta giudiziaria, poi archiviata. Fu la più grave strage mai avvenuta nelle carceri della nostra Repubblica, e non esistono casi analoghi in Europa.
di Martina Amante
Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2025
A riferirlo il Garante dei detenuti dopo un incontro con il Guardasigilli Carlo Nordio. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è detto “d’accordo per tre quarti” con le proposte contenute nel documento-appello che gli è stato consegnato dai Garanti dei detenuti durante un incontro al dicastero di Via Arenula. Il Guardasigilli ha confermato la sua contrarietà “ad amnistia, indulto e a qualsiasi forma di indulgenza lineare”, ha riferito Samuele Ciambriello, portavoce della conferenza dei Garanti. Novità in arrivo per le cosiddette “stanze dell’amore”: a breve il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) emanerà una circolare per “garantire una omogeneità nell’applicazione e nella possibilità di riconoscere l’esercizio del diritto all’affettività in ogni istituto penitenziario”.
di Ilaria Beretta
Avvenire, 13 marzo 2025
Da Milano a Bologna, la Chiesa mette a disposizione spazi dismessi per ospitare persone che scontano la pena in misura alternativa alla detenzione. “Il tasso di recidiva crolla”. Nella casa Don Giuseppe Nozzi - un complesso agricolo con un grande terreno e cinque strutture rimesse a nuovo - una coppia, una consacrata, tre religiosi e alcuni laici si ritrovano a fine giornata mentre, poco lontano, otto detenuti scontano la pena. Siamo a Bologna, negli spazi della parrocchia Santi Savino e Silvestro che ha scelto prima di ospitare una fraternità tra religiosi e laici e poi di aprire le porte ai carcerati, mettendo a disposizione spazi e risorse a uomini in misura alternativa alla detenzione. L’opera di misericordia di “visitare i carcerati” qui ha fatto, se possibile, un passo ulteriore, grazie a una comunità che i ristretti se li è letteralmente portati in casa, destinandogli spazi e risorse.
di Stefano Zurlo
Il Giornale, 13 marzo 2025
Le sentenze definitive, almeno una volta, erano un muro quasi invalicabile. Oggi non è più così. Eccola. È la storia che torna in cronaca. Cronaca giudiziaria, naturalmente. In teoria dovrebbe essere un’eccezione, rischia di diventare la norma. Ieri la prima pagina di molti quotidiani sembrava un viaggio sulla macchina del tempo: la sparatoria alla Cascina Spiotta con la confessione fuori tempo massimo del brigatista Lauro Azzolini; il delitto Mollicone, del 2001, con l’ennesimo colpo di scena in Cassazione e un nuovo processo all’orizzonte. Infine, la storia più mediatica, la morte di Chiara Poggi a Garlasco il 13 agosto 2007: ecco qui emergere un procedimento bis a Pavia che rimette in discussione tutte le certezze faticosamente raggiunte dopo un’altalena di verdetti. Qualcosa non quadra, se ci misuriamo con vicende che ormai dovrebbero essere Seppellite negli archivi e invece accendono ancora dibattimenti, scontri in aula, lacrime e opposte interpretazioni di segmenti dell’opinione pubblica sempre affamata di rivelazioni.
di Giovanni Fiandaca
Il Foglio, 13 marzo 2025
La politica elude il problema della reale efficacia preventiva e orientativa della punizione e ingolfa sempre di più la macchina giudiziaria. Motivi per bocciare il nuovo reato. Premetto che ho motivo di presumere, anche da professore in pensione, che una buona parte degli altri professori di diritto penale sia contraria all’introduzione di un reato di femminicidio, specie secondo la configurazione contenuta nel ddl governativo. Ma questa contrarietà si inquadra - ho sempre motivo di supporre - in un orizzonte critico ben più ampio, che include il sempre più frequente uso del diritto penale come strumento di consenso politico o come mezzo pedagogico. Il fenomeno perdura da alcuni decenni. I motivi per cui va avversato sono molteplici, e peraltro condivisi dal prevalente numero degli studiosi di diritto penale che operano anche fuori dai confini italiani.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 13 marzo 2025
La difesa di Fares: confutiamo la perizia. Gli avvocati dei due ragazzi: Elgaml è morto schiacciato dall’auto che li inseguiva non per la caduta dallo scooter, giubbotto e palo del semaforo sono stati distrutti. La relazione del consulente nominato dalla procura di Milano scagiona il carabiniere alla guida dell’auto che Il 24 novembre ha inseguito Fares Bouzidi e Ramy Elgaml fino allo schianto mortale all’angolo tra via Ripamonti e via Quaranta. Secondo il consulente l’inseguimento è stato corretto, il militare ha frenato quando doveva frenare ed esclude l’ipotesi di speronamento volontario. La responsabilità dell’incidente viene così fatta ricadere dal consulente su Fares, alla guida dello scooter, indagato per omicidio stradale con il carabiniere alla guida dell’auto.
di Luca Fiorucci
La Nazione, 13 marzo 2025
Il tunisino Sami Bettibi, 56enne, per protesta si era barricato dietro alle sbarre e innescato l’incendio. Inutili i soccorsi: è morto in ospedale. I sindacati temevano che ci sarebbe scappato il morto. E, questa volta, un morto c’è stato. Si tratta di un detenuto tunisino di 56 anni, Sami Bettibi, deceduto in seguito all’incendio della sua cella. Un incendio a coperte, materassi e suppellettili varie che, secondo quanto si apprendere sarebbe stato appiccato con l’obiettivo di creare, per l’ennesima volta, caos all’interno della casa circondariale di Perugia. Secondo una prima ricostruzione ieri mattina, dopo aver svolto la visita medica in infermeria, era rientrato in cella e poco dopo per protesta si era barricato ed innescando un principio d’incendio.
umbriadomani.it, 13 marzo 2025
Di fronte alla tragedia che si è consumata nel carcere di Capanne la presidente della Regione Stefania Proietti insieme alla Giunta esprime grande dolore per la morte del detenuto dopo un incendio all’interno della propria cella. Tale evento drammatico è avvenuto in seguito a momenti di tensione che di frequente si verificano negli istituti penitenziari della regione gravati da persistenti problemi come il super affollamento e la mancanza di personale nelle 4 case circondariali. La presidente della Regione, appena insediata, ha preso a cuore la questione carceraria, andando a visitare la struttura di Terni, e mettendo in calendario le visite alle altre carceri, in stretto contatto con il Garante dei detenuti avvocato Giuseppe Caforio.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 13 marzo 2025
È il terzo morto nel carcere fiorentino da inizio anno: gli altri due sono stati suicidi. Morto un detenuto poco più che trentenne nel carcere fiorentino di Sollicciano. A darne notizia il segretario generale Regionale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria Eleuterio Grieco. La morte sembrerebbe dovuta ad una overdose, segno che nel penitenziario non è impossibile far penetrare sostanze stupefacenti. Il recluso è stato colto da un malore all’interno della cella, per poi essere trasportato all’ospedale dal personale di polizia penitenziaria. “Sembra che siano state trovate siringhe e materiale per uso di stupefacenti”, ha detto Grieco.
- Milano. Detenuto si impiccò durante la Prima della Scala, la procura chiede l’archiviazione
- Avellino. Detenuto suicida, assolto il medico del carcere: “Il fatto non sussiste”
- Pavia. Presidio davanti al carcere per il trapper “Jeffrey Baby”, morto suicida in cella un anno fa
- Milano. Ipm Beccaria, incendio in una cella: 4 detenuti e un agente intossicati nella notte
- Rimini. “Nel carcere sovraffollamento e degrado”, l’on Croatti (M5S) interroga il Ministro











