edunews24.it, 10 luglio 2025
La X Giornata Nazionale del Cesp a Spoleto apre il dibattito su recupero, reinserimento ed emergenza umanitaria nello scenario carcerario italiano. Il 3 luglio 2025 si è svolta presso la suggestiva cornice di Spoleto la decima edizione della Giornata Nazionale del “Mondo che non c’è”, un evento organizzato dal Cesp (Centro Studi per la Scuola Pubblica) che, ormai da anni, punta l’attenzione sull’emergenza carceraria italiana proponendo una riflessione profonda sui temi del recupero dei detenuti, della risocializzazione e del ruolo centrale della cultura all’interno delle mura penitenziarie.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 10 luglio 2025
Slitta il termine per gli emendamenti, martedì le audizioni di quattro giuristi. Nessuno ha fretta di approvare una legge sul fine vita bruciando i tempi. Ma bisogna chiarirsi sull’obiettivo: se si fa slittare l’Aula è per favorire il dialogo tra le forze politiche, non per “insabbiare” il testo. Più o meno così si ragiona dalle parti del Pd, che insieme al Movimento 5 Stelle ha chiesto un mini- ciclo di audizioni in commissione Affari costituzionali del Senato per verificare la costituzionalità del ddl presentato dai relatori Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia) e adottato come testo base dalle commissioni Giustizia e Affari sociali di Palazzo Madama.
di Alessandra Algostino
Il Manifesto, 10 luglio 2025
Preoccupa l’abdicazione della Corte nella garanzia della Costituzione. Lascia sopravvivere la norma anche e se incostituzionale: gli stranieri sono esseri umani un po’ meno umani? Trattenere, alias detenere, uno straniero in un centro di permanenza per il rimpatrio determina un “assoggettamento fisico all’altrui potere”, con conseguente mortificazione della dignità umana: comprime la libertà personale. La Corte costituzionale è limpida nell’affermarlo, come nel sostenere che ne consegue la necessità di rispettare le garanzie dell’articolo 13 della Costituzione: riserva di giurisdizione e riserva assoluta di legge. Sono garanzie che non subiscono attenuazioni riguardo agli stranieri e concernono sia i casi sia i modi del trattenimento (come chiarito anche dalle corti di Lussemburgo e Strasburgo).
di Simone Libutti
Il Manifesto, 10 luglio 2025
Frontiere Tra oggi e domani in Basilicata - a Palazzo San Gervasio e Potenza - si terrà una due giorni di mobilitazione contro la detenzione amministrativa dei migranti e per la chiusura dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Tra oggi e domani in Basilicata - a Palazzo San Gervasio e Potenza - si terrà una due giorni di mobilitazione contro la detenzione amministrativa dei migranti e per la chiusura dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). La manifestazione - organizzata dall’Assemblea lucana NoCpr e dal Network Against Migrant Detention - avrà luogo davanti al Cpr di Palazzo San Gervasio, simbolo del fallimento del sistema di trattenimento amministrativo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 luglio 2025
Doveva essere una vacanza in famiglia, una pausa d’estate tra le spiagge della Sardegna. Ma per Mahdi Rahimian, cittadino olandese di origine iraniana e rifugiato politico riconosciuto nei Paesi Bassi, si è trasformata in un incubo: manette ai polsi, arresto su mandato della Repubblica Islamica e il rischio concreto di finire consegnato a chi lo perseguita da anni. Martedì scorso, Irene Testa, garante regionale per le persone private della libertà, ha scritto al ministero dell’Interno per mettere in luce l’incongruenza tra lo status di rifugiato politico e cittadino Ue di Rahimian e il suo arresto in Italia.
di Lorenzo D’Agostino
Il Manifesto, 10 luglio 2025
Da quando è entrato in Italia ad agosto 2018 sulla nave Diciotti, Mohammed Ezet Al Jezar ha conosciuto solo la detenzione. In tre forme diverse. La prima senza neanche una parvenza di legalità. Da quando è entrato in Italia ad agosto 2018 sulla nave Diciotti, Mohammed Ezet Al Jezar ha conosciuto solo la detenzione. In tre forme diverse. La prima senza neanche una parvenza di legalità: bloccato per nove giorni a bordo sull’unità della guardia costiera, con altri 177 naufraghi, per ordine dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. A marzo la Cassazione ha certificato che fu un atto di puro arbitrio, condannando lo Stato italiano a risarcire i migranti.
di Marco Bresolin e Ilario Lombardo
La Stampa, 10 luglio 2025
Il Governo italiano in allarme per i flussi di migranti dall’Egitto verso la Libia. Mentre il governo italiano punta apertamente il dito contro i diplomatici dell’Unione europea per il pasticcio di Bengasi e la Commissione risponde che “noi non partecipiamo alla scaricabarile perché si trattava di una missione organizzata congiuntamente”, le conseguenze del clamoroso “respingimento” da parte delle autorità libiche del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dei colleghi greco e maltese e del commissario Magnus Brunner iniziano già a produrre i primi effetti sul fronte migratorio. Con l’Italia che teme una nuova ondata di sbarchi nei mesi estivi.
di Gigi Riva
Il Domani, 10 luglio 2025
L’11 luglio del 1995 la catena di comando al Palazzo di Vetro di New York non diede l’ordine di muovere l’aviazione per fermare i carri armati in marcia. Solo fuori tempo massimo i raid vennero autorizzati, i serbi erano già dentro la città. Da Srebrenica in poi l’Onu ha confermato la sua assoluta inconsistenza. L’irrilevanza a Gaza come in Ucraina è la coda di un processo irreversibile. Eppure il pianeta ha bisogno di un’Onu o di qualunque suo surrogato. In un luogo fuori rotta, tra montagne ricoperte da folti boschi, nelle case di un borgo bucolico dal nome antico che richiama fin dalla radice del nome, Srebrenica, i fasti perduti di una miniera d’argento (srebro) di epoca romana, si consumò definitivamente, trent’anni fa, l’11 luglio del 1995, la distruzione di un modo di stare al mondo come l’avevamo conosciuto. Chi scrive aveva appena consegnato all’editore un libro, scritto con Zlatko Dizdarevic, che avrebbe avuto come titolo L’Onu è morta a Sarajevo. Ci fu il tempo di aggiungere nel testo, prima che andasse in stampa, “ed è stata sepolta a Srebrenica”.
di Riccardo Noury*
Il Domani, 10 luglio 2025
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato l’11 luglio come giornata del ricordo, ma sarebbe stato più giusto definirla della vergogna verso chi andava protetto. Possono le parole “protezione” e “genocidio” stare in un’unica frase? Sì. Ci sono state nel modo più tragico trent’anni fa in Bosnia, in piena Europa. Sono unite, e lo resteranno per sempre nella memoria dei sopravvissuti e delle famiglie delle vittime, dal genocidio più veloce della storia: oltre 10.000 morti nel giro di una settimana, a partire dall’11 luglio 1995.
di Marco Colombo
Il Domani, 10 luglio 2025
Ma gli economisti difendono la relatrice Onu. In una lettera indirizzata all’Onu undici economisti internazionali, tra cui Thomas Piketty, Yanis Varoufakis e Nassim Taleb, si schierano a difesa della relatrice speciale sui territori palestinesi occupati, dopo gli attacchi di Usa e Israele che ne hanno chiesto la rimozione per aver denunciato le responsabilità di decine di aziende che traggono profitto dall’occupazione. “Sentiamo il bisogno di esprimere il nostro fermo sostegno a Francesca Albanese e di incoraggiare le Nazioni unite a respingere le insistenti richieste dei governi statunitense e israeliano”.
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