di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 10 luglio 2025
Una “persecuzione sistematica delle donne”. La Corte penale internazionale (CPI) ha spiccato per la prima volta due mandati di arresto contro due alti papaveri del regime dei talebani in Afghanistan, il leader politico del movimento Hibatullah Akhundzada e il presidente della Corte suprema Abdul Hakim Haqqani accusati di crimini contro l’umanità. I giudici dell’Aja ritengono che entrambi abbiano promosso, ordinato o incoraggiato atti di repressione contro le donne e le ragazze afghane. Oggi a Kabul le donne non possono frequentare la scuola secondaria, accedere all’università, esercitare un’attività professionale, passeggiare in un parco, andare in una palestra, in un bagno pubblico, in un salone di bellezza, recitare, cantare e persino recitare il Corano ad alta voce. Un dispositivo di segregazione totale e un “apartheid di genere” per impiegare le parole dell’Onu. Dal loro ritorno al potere nell’agosto 2021, i talebani hanno costruito un regime fondato su un’interpretazione inflessibile quanto artificiosa della legge islamica, imponendo divieti sempre più severi e punizioni feroci per chi trasgredisce, come la lapidazione nei casi di adulterio. le parole delle Nazioni Unite La Cpi documenta migliaia di episodi di privazione del diritto all’istruzione, di attentato alla privacy, alla libertà di movimento, di espressione, di pensiero, di coscienza e di religione, avvenuti tra il 2021 e il 2024.
di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 9 luglio 2025
Furono anni di violenza cieca, ma anche di forti ideali. Anni di terrore, come di speranze. E in quell’ampia stagione di riforme al centro ritornò il cittadino, compreso quello recluso, con la sua dignità. Dignità richiamata fin dalla prima frase del primo articolo dell’Ordinamento penitenziario, approvato il 26 luglio di cinquant’anni fa. Dignità che è più del divieto a trattamenti “degradanti”, per usare il lessico delle norme; è restituzione dei diritti fondamentali. E “dignità” nelle carceri è tornato ad evocare il Presidente della Repubblica, sollecitando “interventi urgenti e lungimiranti”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 9 luglio 2025
Il 10 luglio a Roma una giornata di studi per denunciare l’emergenza penitenziaria. Al centro del dibattito: suicidi, mamme detenute, affettività negata e diritti costituzionali. Carceri affollate e condizioni di detenzione insostenibili. Con il problema più grande: dimenticarsi di chi è ospitato negli istituti penitenziari. A questi temi è dedicata la giornata di studi organizzata dall’Organismo congressuale forense. Appuntamento il 10 luglio a Roma, nella sede del Cnel di viale Lubin. La scelta dell’Ocf di organizzare un convegno presso il Cnel, per affrontare in modo strutturato l’emergenza carceraria italiana, nasce dalle considerazioni emerse in numerosi incontri pubblici e dalla necessità di dare risposte concrete a una situazione che si aggrava quotidianamente.
di Annachiara Valle
Famiglia Cristiana, 9 luglio 2025
Temperature insopportabili e sovraffollamento. Avvocati e magistrati chiedono di intervenire per difendere la salute dei condannati. Un giorno senza cibi solidi per tutelare la dignità di tutti. Un digiuno a staffetta per richiamare l’attenzione sulla situazione insopportabile patita dai detenuti nelle carceri italiane. Dopo la drammatica lettera dei giorni scorsi di Gianni Alemanno, ex ministro dell’Agricoltura dei governi Berlusconi ed ex sindaco di Roma, oggi agli arresti a Rebibbia, che denunciava le precarie condizioni dietro le sbarre, arriva l’iniziativa di avvocati e giudici che, in questo caldo torrido, mettono l’accento su come oggi “in Italia, si marcisce in galera”. Per farlo, dall’8 luglio e fino a metà agosto si alterneranno - e con loro chiunque voglia prendere parte alla proposta - rinunciando per un giorno a tutti i cibi solidi.
di Errico Novi
Il Dubbio, 9 luglio 2025
Essere garantisti nel processo penale, ma spietati con i detenuti, significa solo non aver risolto l’anomalia del 1992. Ci siamo, giorno più giorno meno: la separazione delle carriere è vicina al primo giro di boa, a completare la prima navetta. Poi il secondo round da settembre, più svelto, quindi il referendum, se tutto fila liscio, a marzo o aprile 2026. Dopo 34 anni la politica si prenderà la rivincita. Non una vendetta per Mani pulite, ma un ritorno alla normalità, al Parlamento che rivendica il proprio primato sull’ordine giudiziario al punto da riformarlo, senza temere che la magistratura insorga o si vendichi. Perché nelle democrazie, nelle democrazie vere, ognuno sta al proprio posto ed esercita il proprio potere nei limiti e con l’ampiezza consentita dalla Costituzione.
lavocecosentina.it, 9 luglio 2025
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, da oltre 30 anni impegnato sul dramma delle carceri, dopo la denuncia, nei giorni scorsi, del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto con una nota su La Verità e sul profilo Fb, sulla “emergenza sociale delle prigioni che continua, purtroppo, a far registrare ogni anno un numero impressionante di suicidi e situazioni di grave disagio e sofferenza, in tanti casi particolarmente gravi, disumane e inaccettabili”. “Ha ragione il presidente della Repubblica, è una situazione drammatica. Basta far parlare i numeri per avere un’idea del quadro allarmante che si registra in tutto il Paese, compresa, purtroppo, anche la nostra Calabria. In Italia al 1 luglio 2025 risultano questi dati: tasso di affollamento: 134,19%; totale detenuti: 62.694; posti regolamentari: 51.276; posti disponibili: 46.719.
di Michele Perseni
L’Opinione, 9 luglio 2025
I Radicali italiani lanciano l’allarme carceri. Filippo Blengino sottolinea che il partito ha “promosso, in queste ore, un appello urgente rivolto a tutti i parlamentari per affrontare l’emergenza del sistema penitenziario italiano”. Il segretario dei Radicali italiani ricorda che “l’appello, che richiama il monito del presidente Sergio Mattarella, sottolinea la necessità di intervenire urgentemente per rispondere alla crisi strutturale delle carceri italiane, nel rispetto della Costituzione e dei diritti umani. Diversi parlamentari - prosegue Blengino - hanno già aderito, tra cui Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova (+Europa), Michele Fina (Pd), Marco Grimaldi (Sinistra italiana), Fabrizio Benzoni (Azione), Tommaso Calderone (Forza Italia) e Roberto Giachetti (Italia viva).
di Giulia Melani
Il Manifesto, 9 luglio 2025
“Internati si chiamavano gli ebrei nei campi di concentramento, non sarà un caso. Cà nun s’esce mai”. Con queste parole, nel maggio 2023, una delle persone sottoposte alla misura di sicurezza della Casa di lavoro - un internato, appunto - provava a restituire a un gruppo di ricercatrici e ricercatori de La società della Ragione, la violenza e la profonda ingiustizia della misura di sicurezza detentiva per imputabili. La casa di lavoro è una duplicazione della pena detentiva, che scatta per una sparuta minoranza di persone - le persone internate oscillano tra 200 e 300 in Italia, a fronte di una popolazione detenuta che negli ultimi anni varia tra 50.000 e 65.000 detenuti - dopo aver integralmente scontato la propria condanna. Una “integrazione dei mezzi repressivi”, come la definiva il Guardasigilli Rocco, invenzione di un regime autoritario.
di David Ruffini
Il Sole 24 Ore, 9 luglio 2025
Ambiente di lavoro insostenibile. Il problema non si riduce alla quantità dei detenuti, ma riguarda la qualità del lavoro, la gestione interna e le condizioni umane dentro ciascun istituto. Brissogne, un piccolo comune in Valle d’Aosta, ospita l’unica Casa circondariale della regione: in località Les Îles, attiva dal 1984. Uno dei pochi istituti italiani a non versare in una situazione di sovraffollamento. Al suo interno, sopra la scrivania della direttrice, c’è una busta contenente le dimissioni di un giovane agente di Polizia penitenziaria, in cui viene annunciata non solo la sua intenzione di lasciare il carcere di Aosta, ma quella più generale di ritirarsi dal corpo di Polizia Penitenziaria. Nella lettera di dimissioni vengono denunciate le condizioni lavorative a cui era sottoposto il giovane: carico di lavoro eccessivo, mancanza di chiarezza nei ruoli, pessimo equilibrio tra vita personale e lavoro e, infine, tossicità nell’ambiente lavorativo, con abusi da parte dei superiori gerarchici, aggiungendo la richiesta affinché le dimissioni vengano approvate nel più breve tempo possibile.
di David Allegranti
La Nazione, 9 luglio 2025
“La violenza è endemica, lo Stato non riesce a garantire la sicurezza”. Il sovraffollamento non è il solo problema. L’ora d’aria a 40 gradi è un forno crematorio. “Le carceri sono ormai un luogo pericolosissimo. Sono piazze di spaccio. Il sovraffollamento è soltanto uno dei problemi”, ci dice Emilio Santoro, ordinario di filosofia del diritto all’Università di Firenze.
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