abruzzoweb.it, 14 marzo 2025
Calcio e/è libertà, anche dietro le sbarre. È stata una giornata di sport e trasmissione di valori positivi quella vissuta all’interno della casa circondariale di Lanciano (Chieti) dove è stato proiettato, in anteprima, il cortometraggio prodotto da Bonfire per Lega Nazionale Dilettanti “Sopra la Barriera”. Un viaggio nei penitenziari di Padova e Lanciano dove sono nate due realtà sportive, la Polisportiva Pallalpiede di Calcio a 11 e la Libertas Stanazzo di Calcio a 5. Attraverso le testimonianze di diversi detenuti ma anche dei loro allenatori - a loro volta agenti di polizia penitenziaria - il corto racconta i progetti, il ruolo dello sport nei propri percorsi di vita e di rieducazione.
di Attilio Piovano
La Voce e il Tempo, 14 marzo 2025
Grande emozione per l’allestimento del regio nel penitenziario delle vallette. “Un’esperienza unica e toccante”. È il commento che più ricorre tra coloro che hanno assistito, lunedì 10 marzo, alla rappresentazione del verdiano “Rigoletto” presso la Casa circondariale “Lorusso e Cutugno”. Per la prima volta, a Torino, un’opera lirica, a cura del Teatro Regio, viene allestita in un penitenziario: un’iniziativa di forte valenza sociale nel desiderio di abbattere sempre più le barriere tra “dentro e fuori” promuovendo il dialogo e ribadendo come il carcere, secondo il dettato costituzionale, debba essere innanzitutto luogo di educazione e riabilitazione e non solo di espiazione. Un progetto pilota in cui il teatro si fa ponte tra la comunità penitenziaria e la società civile.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 14 marzo 2025
Alessandro Trocino, “Morire di pena”, edito da Laterza. Quasi ottant’anni dopo l’abolizione della pena di morte, in Italia si può ancora Morire di pena. Il giornalista Alessandro Trocino intitola così il suo saggio edito da Laterza (pp. 162, euro 14) con il quale riesce ad appassionare il lettore parlando addirittura di suicidio in carcere, senza alcuna traccia di quel voyeurismo che rende mediaticamente appetibile il tema e, come ricorda lo stesso autore citando Edoardo Albinati, di cui potrebbe essere sospettato “il borghese che si occupa di disgraziati”. “Un piccolo obelisco di carta” dedicato ai 1.840 detenuti che si sono tolti la vita in cella dal 1992 ad oggi (secondo i dati di Ristetti Orizzonti) e a tutti quelli che, privati della libertà personale, resistono, “in equilibrio tra memoria e oblio”, per usare l’immagine evocata nella prefazione a firma di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 marzo 2025
Le drammatiche testimonianze delle violenze subite dai migranti nel Cpr di Trapani-Milo: violenze, soprusi e minacce mortali in un clima di terrore. “Sto male assai, sono stato picchiato con il ferro. Tanto dolore, non parlo bene”. Sono le parole spezzate di A., uno dei reclusi nel Centro di permanenza per i rimpatri di Trapani-Milo, dove si starebbero consumando episodi di violenza che mettono a rischio la vita delle persone detenute. A lanciare l’allarme è Mem.Med, progetto nato dalla collaborazione di associazioni come Borderline Sicilia Onlus, CarovaneMigranti, Clinica Legale per i Diritti Umani (Cledu) di Palermo, Campagna LasciateCIEntrare, Rete Antirazzista Catanese e Watch the Med-AlarmPhone. La denuncia, basata su testimonianze dirette, dipinge un quadro drammatico: il Cpr di Trapani è un luogo dove lo Stato abdica alla sua funzione di garante della sicurezza, lasciando i reclusi in balia di soprusi e minacce mortali.
di Massimiliano Peggio
La Stampa, 14 marzo 2025
Trovato privo di conoscenza per strada ad Asti, si è ripreso e ha raccontato una storia di violenza e follia cominciata in Pakistan e conclusa in Italia. “Sono partito dal Pakistan a marzo 2024. In volo a Dubai e poi in Egitto. Alla fine sono arrivato in Libia. Sono rimasto lì sei mesi. Ho vissuto in una stanza senza finestre. Io e altri ragazzi africani eravamo prigionieri: le porte chiuse con i lucchetti. Poi, sono stato prelevato da due persone in divisa militare. Avevano il passamontagna, pistole e mitragliatori. Mi hanno fatto viaggiare in un furgone chiuso con altre 13 persone. Abbiamo raggiunto la costa. Lì ci hanno picchiati, prima di farci salire su un gommone. Dopo 44 ore in mare abbiamo incrociato una barca di pescatori italiani”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 14 marzo 2025
Il capomissione di Mediterranea alla Camera. Martedì nuovo report di Meta. Il Governo continua a non rispondere. Cinque procure hanno aperto un fascicolo. “Questa cosa a noi ce l’hanno fatta per la questione libica”. Il capomissione di Mediterranea Luca Casarini ne è convinto: “questa cosa”, cioè lo spyware Graphite dell’azienda israeliana Paragon Solutions, ha attaccato il suo e altri smartphone di attivisti della ong per un motivo ben preciso. “Ho paura che sia anche per la schedatura di possibili testimoni delle torture in Libia”, ha proseguito Casarini, che ieri era alla Camera per farsi ascoltare dalle commissioni Esteri e Difesa. Il riferimento è a David Yambio, il portavoce di Refugees in Lybia - pure lui spiato - che è tra i testimoni citati dalla Corte penale internazionale per descrivere le sevizie di Osama Elmasry, il capo della polizia giudiziaria di Tripoli arrestato a Torino lo scorso gennaio e scarcerato nel giro di due giorni.
di Luca Liverani
Avvenire, 14 marzo 2025
Gli eserciti europei in media acquistano in America il 64% dei propri equipaggiamenti: la proporzione rischia di essere la stessa per gli 800 miliardi previsti dal piano Von der Leyen. A Strasburgo, nei luminosi corridoi del Parlamento europeo, c’è già chi propone sarcasticamente di cambiare nome al grande piano di riarmo dei 27: “Più che ReArm Europe - si dice - andrebbe chiamato Enrich America”. Cioè arricchiamo gli Stati Uniti. Vera o inventata che sia, la battuta fotografa bene quello che già emerge con la forza dei numeri: già nell’ultimo quinquennio il 64% delle armi comprate dagli eserciti europei erano fabbricate negli Usa. Una dipendenza da aziende americane destinata a crescere, visto che solo l’immenso comparto industriale bellico a stelle e strisce potrà soddisfare l’impennata di richieste dei paesi Ue.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 14 marzo 2025
È un meccanismo di comunicazione antico, e si ripresenta aggiornato alle nuove tribù. Chiama alla rappresaglia serrando i ranghi: reagite, votatemi, io vi difenderò. Genera caos, non futuro e l’Europa è l’unico antidoto ai veleni di chi vorrebbe regnare con la paura. La strategia comune alle nuove destre radicali, compresa quella al comando degli Stati Uniti d’America dal 20 gennaio 2025, è la vittimizzazione. Dire, martellare, gridare al proprio elettorato: approfittano della nostra generosità! Si presentano in felpa allo Studio Ovale (Zelensky)! Non ci hanno mai detto grazie! Ci fanno pagare di più le merci! Si mangiano i nostri gatti (l’allora candidato Donald Trump sugli immigrati in Ohio)! Ne discendono sdegno, rabbia, infine indifferenza (sentita come assolutamente giustificata) per i mondi disallineati. Non avrà rivali il leader che alzi la voce oltre il borbottio e prometta una controinsorgenza schiaccia “colpevoli” - controinsorgenza politica ed economica, certo, ma puntellata di dazi anche emotivi. Stravincerà.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 13 marzo 2025
M5S da un lato e Pd, Avs, Iv, +Europa e Azione dall’altra presentano due mozioni per chiedere un’assemblea straordinaria alla Camera. I due documenti si dividono però sulla pdl Giachetti di liberazione anticipata speciale. Dopo gli appelli, le promesse, gli annunci, le visite, le proposte e le controproposte, i commissari e i tavoli di lavoro, gli allarmi e le rassicurazioni, ora è il momento di voltare pagina. E di fare: la politica deve occuparsi sul serio delle carceri. Lo chiedono tutte le opposizioni, riunite questa volta, con una lettera inviata al presidente della Camera Lorenzo Fontana affinché convochi un’assemblea straordinaria dei deputati per discutere di sovraffollamento e suicidi, di salute mentale dei detenuti e degli agenti, di risorse e reinserimento sociale, di organici e sanità, di misure alternative, di liberazione anticipata, di lavoro e di affettività, di dipendenze, di donne con bambini, di minori reclusi negli Ipm e di tutto ciò che rende gli istituti penitenziari italiani un pozzo di disperazione senza fondo e senza via d’uscita. Non conformi alla Carta dei diritti umani.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 13 marzo 2025
Una seduta straordinaria sull’emergenza carceri alla Camera dei deputati. È quanto hanno annunciato ieri tutte le opposizioni in una conferenza stampa con Chiara Braga (Pd), Maria Elena Boschi (Iv), Riccardo Magi (+ Eu), Luana Zanella (Avs), Fabrizio Benzoni (Az), Valentina D’Orso (M5s), convocata insieme a Rita Bernardini di Nessuno tocchi Caino su iniziativa di Roberto Giachetti (Iv). “Abbiamo chiesto al presidente Fontana di convocare la capigruppo per poter stabilire una data il primo possibile, speriamo che se ne possa discutere in Aula già la prossima settimana”, ha esordito Boschi. Durante la seduta sarà presentata una mozione che impegna il governo “a favorire il più rapido iter parlamentare della proposta di legge Giachetti sulla liberazione anticipata speciale e ordinamentale”, ad aumentare gli organici di polizia penitenziaria, educatori, psicologi, magistrati di sorveglianza, a stanziare risorse per il reinserimento dei detenuti, istituire cabina di regia tra ministero della Salute e Giustizia per migliorare l’assistenza sanitaria dei reclusi, dare vita alle stanze dell’amore in carcere come richiesto dalla Consulta, escludere dal circuito penitenziario le donne con i loro bambini.











