di Letizia Pezzali
Il Domani, 16 marzo 2025
La pace è spesso intesa come un’assenza di guerra, come un oggetto residuale: ciò che esiste quando non esiste il conflitto. Una condizione passiva che permane finché nulla la disturba. Una concessione del destino, un privilegio e di conseguenza un generatore di pigrizia. Quando si riapre la possibilità di parlare di guerra, alcuni mostrano dunque un’eccitazione, mossi dal desiderio di novità e di scosse di realismo: la guerra è risveglio, metafora energica, presa di posizione. Naturalmente se si parla di guerra è perché, purtroppo, ci sono le condizioni per parlarne. Subito la pace a cui si è stati abituati in un certo angolo di mondo va incontro a un processo di svalutazione: appare come un accidente, e non come un esercizio che ha richiesto sforzo, studio e persino dramma.
di Agostino Giovagnoli
Avvenire, 16 marzo 2025
Le politiche sull’immigrazione hanno assunto una comunicazione che incute paura. Un convegno alla Cattolica ha fatto il punto su un tema attuale dal punto di vista storico sociologico e giuridico. “Deportazioni, espulsioni, migrazioni forzate” è il titolo del convegno organizzato all’Università Cattolica del Sacro Cuore dal professor Giorgio Del Zanna e dal Centro di ricerca sulla World History. Sono fenomeni diversi e le differenze tra le lingue possono creare confusione. Recentemente, una foto di uomini in catene che stanno salendo su un aereo negli Stati Uniti ha fatto il giro del mondo sotto la scritta “Deportation”. È stato un messaggio terribilmente eloquente di “cattivismo”: come ha sottolineato Maurizio Ambrosini, le politiche contro l’immigrazione sono oggi fatte anche di comunicazioni minacciose, per incutere paura, spegnere la speranza e piegare ogni resilienza.
di Cesare Burdese*
L’Unità, 15 marzo 2025
Nei giorni a cavallo di febbraio e marzo, con una delegazione di Nessuno tocchi Caino e delle Camere penali, ho visitato l’Istituto Penale per i Minorenni di Treviso, le carceri di Cuneo, di Fossano, di Saluzzo, di Asti, di Alba e di Vercelli. In viaggio nell’universo carcerario da quarant’anni, ogni volta rimango sconcertato per la miseria materiale dei luoghi e i limiti dell’esecuzione penale in atto. Constato realtà lontane dalla retorica del carcere che riabilita.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 marzo 2025
L’associazione chiede di attuare le indicazioni della Commissione Ruotolo: più autonomia agli istituti, attività riabilitative obbligatorie. Oltre all’assunzione di 10mila giovani operatori. “È assolutamente necessario che si discuta ai più alti livelli e in Parlamento di quanto sta accadendo nelle carceri. Siamo a un punto critico da cui è necessario uscire con una serie di provvedimenti urgenti che non possono più essere rimandati senza mettere a rischio la dignità di chi in carcere è recluso, ma anche di chi in carcere lavora”. A lanciare l’appello è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, associazione da oltre vent’anni in prima linea nella tutela dei diritti nelle strutture detentive. Un grido d’allarme che arriva in un momento critico: i dati parlano di un sistema al limite, tra sovraffollamento record, condizioni igienico-sanitarie indegne e un’emergenza suicidi che non accenna a placarsi.
di Catello Vitiello*
Il Dubbio, 15 marzo 2025
Dalla mozione parlamentare sul carcere la scossa a un sistema che volta lo sguardo. L’emergenza carceraria in Italia è una ferita aperta che non si riesce a rimarginare, un problema strutturale che si trascina da decenni e che nel 2024 ha raggiunto un punto di rottura. Con un tasso di sovraffollamento del 132%, una crescita esponenziale dei suicidi in carcere e una carenza di personale ormai drammatica, il nostro Paese rischia di subire nuove sanzioni dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, come già avvenuto con la storica sentenza Torreggiani del 2013.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 15 marzo 2025
Il sottosegretario si lascia sfuggire alcune critiche alla riforma. L’audio della conversazione finisce online, l’opposizione insorge, il ministro minimizza. Nel momento di maggiore coesione da parte della maggioranza, un infortunio del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha fatto addensare delle nubi attorno al cammino della riforma della giustizia e rilanciato una polemica politica che sembrava sopita dopo l’incontro della settimana scorsa a Palazzo Chigi tra il governo e le toghe. L’esponente dell’esecutivo, infatti, si è lasciato andare a una serie di disinvolte e personali considerazioni sul testo Nordio, nel corso di una conversazione informale con un cronista del Foglio, che poi è stata pubblicata.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 15 marzo 2025
L’incredibile giornata di Delmastro che lascia allibiti Meloni e Nordio. Prima le scuse, poi la smentita al Foglio, che però pubblica l’audio delle sue dichiarazioni contro la riforma della giustizia. L’irritazione della premier. “Scusate, mi è scappata”. Così ieri mattina, appena giunto al ministero della Giustizia, il sottosegretario Andrea Delmastro delle Vedove si è giustificato col Guardasigilli Carlo Nordio e lo staff di Via Arenula per le sue dichiarazioni, riportate sul Foglio, contro la riforma costituzionale elaborata dallo stesso ministro Nordio. Le frasi di Delmastro (“Dare ai pm un proprio Csm è un errore strategico, l’unica cosa buona della riforma è il sorteggio”) hanno lasciato di stucco il ministro della Giustizia.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 15 marzo 2025
Più dello sciopero dei giudici, più dei convegni, delle assemblee, degli editoriali, delle interviste televisive. La critica di maggior peso alla riforma della giustizia del governo Meloni - quella che vuole separare una volta per tutte le carriere dei magistrati, sdoppiare il Csm e sorteggiarne i togati - è arrivata da parte del sottosegretario Andrea Delmastro in un esplosivo “colloquio informale” uscito ieri sul Foglio. “C’è un rischio nel doppio Csm - dice il colonnello meloniano -. O si va fino in fondo e si porta il pm sotto l’esecutivo, come avviene in tanti paesi, oppure gli si toglie il potere di impulso sulle indagini. Ma dare un Csm al pm è un errore strategico che, per eterogenesi dei fini, si rivolterà contro. Quando un pm non dovrà neanche più contrattare il suo potere con i giudici in un solo Csm e avrà un suo Csm che gli garantirà sostanzialmente tutti i privilegi, quel pm prima ancora di divorare i politici andrà a divorare i giudici, che hanno il terrore di questa roba”.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 15 marzo 2025
Mantovano e Fazzolari lo fanno smentire. Tajani chiede un “vertice di maggioranza”. Mulè: “Così aiuta la sinistra”. L’ennesimo scivolone. Stavolta politico. Consegnato al Foglio, in uno sfogo per dire che della riforma sulla separazione delle carriere gli piace “solo il sorteggio”. E nient’altro. Un colpo, durissimo, all’unica riforma costituzionale che il governo proverà a portare a casa, quella della Giustizia. E anche al suo stesso ministro, Carlo Nordio, che su questa riforma ha puntato tutto. È l’ennesima giornata nera per il sottosegretario alla Giustizia di FdI, Andrea Delmastro Delle Vedove. Appena a Palazzo Chigi leggono le dichiarazioni che Delmastro affida al Foglio contro la separazione delle carriere scatta l’allarme. Anche gli alleati, soprattutto quelli di Forza Italia, scattano contro Delmastro.
di Gianluca De Rosa
Il Foglio, 15 marzo 2025
L’ex pm di Mani pulite, ministro e oggi agricoltore scherza sulla vicenda Delmastro: “In fondo chissenefrega di cosa dice, quel che conta è che questa legge è giusta. Io sono per la separazione delle carriere dal 1989”. “Ma chi se ne importa di quello che dice Delmastro, la riforma della magistratura è giusta”, dice Antonio Di Pietro. L’ex pm di Mani Pulite, ministro del centrosinistra, leader dell’Italia dei valori, oggi semplice agricoltore nella sua terra, il Molise, ci risponde al telefono proprio da lì dove, con qualche difficoltà di linea, gli raccontiamo delle dichiarazioni del sottosegretario alla Giustizia contro la riforma costituzionale voluta dal suo diretto superiore, il ministro Carlo Nordio. “Probabilmente Delmastro sarà andato a bere insieme a Nordio e avrà un po’ esagerato”, scherza Di Pietro. “Tempo 48 ore e gli faranno rimangiare quel che ha detto”.
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