di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 12 luglio 2025
La presidente della Cassazione critica i Cpr e propone un portale per il lavoro. “Nei Cpr i migranti, senza prospettive, diventano manovalanza del crimine”. Non ha mai avuto dubbi la presidente della Corte di Cassazione Margherita Cassano. E ieri, ancora una volta, ha ribadito il principio nel corso del convegno intitolato “Carcere, inclusione sociale, comunità: il sistema delle politiche regionali per la giustizia penale in Toscana”, organizzato dalla Regione insieme ad Anci Toscana. Immediato tuttavia l’attacco al vertice istituzionale della capogruppo della Lega in Consiglio regionale Elena Meini: “Siamo allibiti dalle parole del presidente della Cassazione. In questi Centri ci sono persone che hanno compiuto reati”. Peccato che qualche giorno fa la Corte Costituzionale abbia ancora una volta affermato con sentenza che i Cpr siano luoghi di “detenzione amministrativa” a cui deve “restare estranea a ogni connotazione di carattere sanzionatorio”.
di Simone Libutti
Il Manifesto, 12 luglio 2025
Manifestazione fuori dal Cpr di Palazzo San Gervasio a Potenza: “Dentro le temperature possono arrivare anche a 45 gradi”. Gli attivisti rilanciano la mobilitazione per l’autunno in Albania. “Non voglio morire qua” urla un ragazzo nel pomeriggio di giovedì 10 luglio scavalcando con la voce il muro che divide i moduli 14 e 15 del Cpr di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, dalla strada in cui si tiene il presidio contro la detenzione amministrativa, indetto dall’Assemblea lucana No Cpr dalla rete transnazionale Network against migrant detention. “Era dal 2011 che non si teneva una manifestazione di questa rilevanza” dice Maurizio Trittio, residente nel comune di Palazzo San Gervasio che già aveva denunciato, con due esposti in Procura e uno sciopero della fame, la situazione inumana del Cpr: “Qui, purtroppo, c’è accondiscendenza. Il centro è diventato un business economico per tutto il paese”.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 12 luglio 2025
Ci provò anche l’Italia, Corte Ue disse no. Fu il governo Berlusconi IV a tentare la stessa strada: la Corte di giustizia europea dichiarò la violazione della direttiva Ue 2008/115. Al Parlamento di Atene la Camera dei deputati ha approvato con ampia maggioranza (177 voti a favore, 74 contrari e 42 astenuti) l’emendamento che sospende l’esame delle domande di asilo di chi arriva via mare dal Nord Africa, annunciato mercoledì dal governo di centrodestra dopo il boom di arrivi sull’isola di Creta per un aumento delle partenze dalla Libia che sta riguardando anche l’Italia.
di Rosella Postorino
La Stampa, 12 luglio 2025
A trent’anni dal genocidio di Srebrenica, nel giorno della commemorazione, io penso al tradimento. Penso ai bosniaci musulmani che in quella cittadina tra le montagne avevano cercato rifugio, perché era stata definita “zona sicura”, e rimasero invece intrappolati in una gabbia a cielo aperto, sotto il tiro dell’artiglieria serba, nel freddo invernale senza elettricità, falò di pneumatici accesi su strade innevate, per pranzo zucca e mais, per cena paglia e ghiande, le riserve d’acqua distrutte; penso a chi è morto di stenti, senza assistenza medica; a quello che una delegazione del Consiglio di Sicurezza inviata nell’aprile del 1995 chiamò “genocidio al rallentatore”, usando la parola che non si poteva pronunciare.
di Francesco Strazzari
Il Manifesto, 12 luglio 2025
Oggi il governo israeliano dichiara che gli abitanti di Gaza dovrebbero poter partire se lo desiderano, e che collabora con gli Stati Uniti per trovare paesi disposti a offrire ai palestinesi un futuro, garantendo libertà di scelta. Che piaccia o no, queste dichiarazioni riecheggiano in modo inquietante le parole di Mladić, quando affermava che gli abitanti di Srebrenica potevano restare o andarsene. Non lo permetteremo mai più, ma continua ad accadere. Le fosse comuni hanno restituito 8.372 corpi, di centinaia manca ancora la ricomposizione. Questo fu Srebrenica: una sacca ingestibile, gonfiata all’inverosimile da disperazione e resistenza, nelle complesse vicende della pulizia etnica lungo il fronte bosniaco.
di Mauro Del Corno
Il Fatto Quotidiano, 12 luglio 2025
Sostegno a Francesca Albanese anche da parte dell’Ue. Dalle istituzioni italiane neppure una parola. In attesa di una qualche presa di posizione di una qualche istituzione italiana, è l’Unione europea ad esprimere solidarietà per le sanzioni annunciate dagli Stati Uniti contro la relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, Francesca Albanese. “L’Ue sostiene fermamente il sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite e si rammarica profondamente della decisione di imporre sanzioni a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati”, ha detto il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri Anouar El Anouni durante il briefing quotidiano alla stampa. “L’Ue, ha aggiunto, continua a sostenere gli sforzi volti a intraprendere indagini indipendenti sulle violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, comprese quelle che potrebbero configurarsi come crimini internazionali”.
di Ilaria Beretta
Avvenire, 11 luglio 2025
Le redazioni dei periodici dei detenuti denunciano divieti di firma, blocchi preventivi e sospensioni sospette. L’Odg: “Sia garantita la libertà di espressione di tutti”. “Ci stanno chiudendo anche la bocca”. È questo l’allarme che arriva da diverse redazioni giornalistiche. Non dagli uffici con sede e insegna ben visibile in città, come potrebbe essere questa da cui scriviamo, bensì da quelli che si trovano oltre le sbarre in decine di penitenziari italiani. Il giornalismo in carcere ha una lunga storia, cominciata all’inizio degli anni Cinquanta, sia per dare voce ai detenuti sia per informare chi sta fuori della quotidianità in cella spesso ignorata dai grandi media.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 11 luglio 2025
Intervista a Mauro Palma, ex Garante dei detenuti, che celebra l’anniversario ma si dice preoccupato per il clima che si è creato. Tra le tante ricorrenze che ogni giorno commemoriamo, ce n’è una che fa fatica a trovare spazio sui giornali: la riforma dell’ordinamento penitenziario del 1975, che prese il posto del regolamento fascista del 1931. Una rivoluzione copernicana, una riforma epocale, come molte negli anni 70: lo Statuto dei lavoratori, la riforma della sanità e del diritto di famiglia, la chiusura dei manicomi, il divorzio, l’aborto. Per la prima volta, il detenuto diventa un cittadino (quasi) come gli altri, con una sua soggettività giuridica.
di Rosanna Volpe
Gazzetta del Mezzogiorno, 11 luglio 2025
“Nessuno tocchi Caino”: “in queste giornate di afa, le celle sono delle camere a gas”. Ventidue ore rinchiusi in una cella sovraffollata e surriscaldata. Questa è la condizione dei detenuti nelle carceri italiane. “In queste giornate di afa, le celle sono delle camere a gas”. Elisabetta Zamparutti, uno dei fondatori dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” racconta le condizioni delle carceri. Condizioni che di fatto non rappresentano una novità. Lo dicono i report del Garante, lo denuncia l’alto numero di suicidi, lo raccontano le associazioni impegnate sul campo.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 11 luglio 2025
In piena estate, con temperature record, le carceri italiane si trasformano in trappole di calore. Celle roventi, sovraffollamento, strutture fatiscenti e personale insufficiente rendono le condizioni di detenzione non solo disumane ma pericolose per la salute e la vita dei detenuti e degli operatori. È da questo scenario estremo che l’Organismo Congressuale Forense (Ocf) ha scelto di partire per rilanciare con urgenza una riforma profonda del sistema penitenziario, durante l’evento “Le persone dimenticate”, ospitato ieri al Cnel.









