di Manuela D’Alessandro
giustiziami.it, 17 marzo 2025
Quasi tutti i giorni al terzo piano del palazzo di giustizia, scelto come punto di osservazione perché c’è la sala stampa, si vedono incedere a passo lento nel corridoio persone trascinate in manette con un sottile cavo di acciaio dagli agenti penitenziari. Sono in apparenza tranquille, non esprimono quasi mai manifestazioni di rabbia e che, insomma, non parrebbero rientrare nei casi descritti nella legge 492 del 1992 introdotta nel 1992 approvata in piena tangentopoli per il ribrezzo provocato dalle immagini del politico Ezio Carra portato in giro per il tribunale con gli schiavettoni ai polsi. La norma introdusse il principio generale che “salvo in particolari circostanze come la pericolosità del soggetto e il pericolo di fuga, non è ammesso l’uso delle manette nella traduzione del recluso. In tutti gli altri casi l’uso delle manette ai polsi o di qualsiasi altro mezzo di coercizione fisica è vietato”.
di Carlo Tortarolo
Il Giornale, 17 marzo 2025
Ma cos’è questa ondata di proteste da parte della magistratura? Davvero, con la riforma in arrivo, si porrà fine alle polemiche che per anni hanno contrapposto i giudici alla politica? Se il tuo lavoro di magistrato ti consente uno stipendio sontuoso, l’immunità da critiche e una totale irresponsabilità dal punto di vista civile, forse dovresti considerare di non usare la tua posizione per attaccare i rappresentanti del governo che ti concede tali privilegi. Dopotutto, la tua libertà di parola non dovrebbe essere illimitata, soprattutto quando le tue decisioni influenzano la vita di milioni di cittadini. Questi, infatti, subiscono le tue sentenze, ma tu non risponderai mai in modo serio per le conseguenze delle tue azioni.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 17 marzo 2025
“La solidarietà non è soltanto un valore, ma anche una regola giuridica alla quale si devono uniformare i comportamenti. Non è del tutto univoco nella interpretazione dei giuristi se la solidarietà sia vincolante anche a livello europeo. Il fatto che questo principio sia inserito però nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è la riprova che stiamo parlando di un principio non soltanto valido da un punto di vista sociale o etico, ma anche da un punto di vista giuridico”. Con queste parole il professor Guido Alpa evidenziò, in occasione dell’uscita del suo saggio intitolato “Solidarietà. Un principio normativo” (Il Mulino), una traccia fondamentale di studio per i professionisti del diritto e per il legislatore. Lo sguardo attento del giurista deve tenere conto dei cambiamenti della società e dei momenti storici che si vivono. “Questa - dice al Dubbio l’avvocato Pierluigi Tirale, già consigliere Cnf - è stata una delle caratteristiche che hanno reso Guido Alpa un grande del diritto, un giurista apprezzato in tutto il mondo”. Tirale ha conosciuto bene Alpa: tante le occasioni di confronto, soprattutto durante l’esperienza condivisa insieme nel Consiglio nazionale forense. “Sono stati - aggiunge Tirale - anni indimenticabili dal punto di vista umano e professionale”.
di Fabio Fiorentin
Il Sole 24 Ore, 17 marzo 2025
Vanno alla Corte costituzionale i nuovi limiti alla domanda di liberazione anticipata fissati dal decreto legge “Carceri” (92/2024). A sollevare la questione di legittimità è stato l’Ufficio di sorveglianza di Napoli (magistrato Cairo), con ordinanza pronunciata il 7 marzo scorso. In particolare, il magistrato dubita della costituzionalità delle novità procedimentali che restringono i tempi per presentare la domanda di liberazione anticipata da parte del detenuto. La disciplina della liberazione anticipata che, in base all’articolo 54 della legge sull’Ordinamento penitenziario (354/1975), consente ai condannati distintisi per partecipazione all’opera rieducativa una riduzione della pena pari a 45 giorni per ogni semestre effettivamente espiato, è stata infatti modificata dal decreto legge 92/2024 nell’intento - almeno nelle intenzioni del legislatore - di razionalizzare le procedure applicative, rendendo temporalmente certa la decisione del giudice di sorveglianza sullo “sconto di pena”. Ora infatti la decisione deve intervenire in corrispondenza di alcune situazioni esecutive tassativamente stabilite dall’articolo 69-bis della legge 354/1975: quando il detenuto presenta istanza di accesso alle misure alternative alla detenzione o ad altri benefici analoghi; o quando sopraggiunge il termine di 90 giorni prima del fine pena. All’infuori di tali ipotesi, è lasciato uno spazio molto limitato all’iniziativa di parte, ammessa nei soli casi in cui il soggetto indichi nell’istanza - a pena di inammissibilità - lo “specifico interesse”, diverso da quelli sopra indicati, che sostiene la domanda.
di Anna Larussa
altalex.com, 17 marzo 2025
È sufficiente l’autocertificazione a provare il rapporto di convivenza, salva la responsabilità penale nel caso di mendacio. Questo è quanto stabilito dalla Cassazione penale con la sentenza n. 7825/2025. Un detenuto in stato di custodia cautelare in carcere vedeva negato dal Giudice per le indagini preliminari il proprio diritto a svolgere i colloqui in carcere con la compagna, come tale risultante da apposita autocertificazione di data antecedente l’arresto, da un certificato anagrafico attestante la medesima residenza e l’inserimento nello stesso nucleo familiare, dall’occupazione della stessa abitazione all’atto dell’arresto; circostanza, quest’ultima, che, tuttavia, non veniva considerata dal giudicante univocamente indicativa della sussistenza di un rapporto more uxorio.
di Elisa Barresi
ilreggino.it, 17 marzo 2025
Audita in commissione regionale antindrangheta, ha aperto un confronto che porterà a ripensare la detenzione con uno sguardo particolare rivolto ai minori: “Con loro ascolto e dialogo sono fondamentali”. Continuano le attività di ricognizione e di avvio del mandato dell’Autorità garante regionale, l’avvocato Giovanna Russo, nel settore penitenziario. La Calabria conta ben 12 istituti penitenziari per adulti, un istituto penale minorile, l’Ipm di Catanzaro, due Rems una a Girifalco e una a Santa Sofia de Piro. Una regione complessa che vive da sempre contraddittorietà che di certo non hanno risparmiato nel tempo il mondo del carcere.
di Luca Stoppele
veronasera.it, 17 marzo 2025
È il 18esimo carcerato che si toglie la vita in Italia quest’anno. Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria: “Situazione complessiva risente del grave sovraffollamento generale e della straordinaria penuria di agenti”. Un uomo di 69 anni di nazionalità senegalese si è tolto la vita nel carcere di Montorio. Il detenuto avrebbe finito di scontare la sua pena nel 2030, ma si è suicidato impiccandosi con un laccio. Dall’inizio dell’anno, sono stati 19 i suicidi nelle carceri italiane: 18 da parte di detenuti, più quello di un operatore. “Il carcere, lungi dall’essere strumento di recupero e risocializzazione è ormai luogo di morte e di sofferenze atroci, per detenuti e lavoratori, in primis quelli del corpo di polizia penitenziaria che vedono svilito e mortificato il proprio diuturno sacrificio”, ha commentato Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria, nel condividere ieri, 16 marzo, la notizia del suicidio avvenuto nel carcere veronese.
di Vito Totire*
labottegadelbarbieri.org, 17 marzo 2025
Si allunga ancora la terribile sequenza di detenuti definiti col termine di “trovato morto” nelle carceri italiane. “Trovato morto” è una definizione insolita e sorprendente che fa pensare piuttosto che alla ultima drammatica vicenda, a un oggetto o anche magari a una persona trovato/a imprevedibilmente dopo essere stata dispersa. E in effetti questa ultima persona deceduta a Bologna è stata persa di vista o non sufficientemente monitorata. Per carità l’errore, anche in medicina, è possibile ma la frequenza degli eventi pone interrogativi non più rimandabili. Il carcere lascia trapelare le notizie che ritiene opportuno.
di Petronilla Carillo
Il Mattino, 17 marzo 2025
Il detenuto di Salerno era stato individuato come partecipante ad una rissa poi è stato scagionato. Detenuto, malato, incompatibile con il carcere, trasferito per uno scambio di persona per “punizione” fuori Campania, destinatario di una misura restrittiva poi revocata. Continua il calvario per Vincenzo P. un giovane ex tossicodipendente di Salerno, pusher, in carcere proprio per reati legati alla droga, ma malato, affetto da una patologia agli occhi che, a causa della sua detenzione, era peggiorata quasi a portarlo alla cecità. Quando la sua intricata vicenda sanitaria sembrava in fase di soluzione, arriva l’imputazione per rissa e il trasferimento dal carcere di Ariano Irpino - dove stava seguendo un percorso terapeutico - a Terni dove sono nuovamente bloccate le cure. Ma andiamo per ordine.
di Elisa Sola
La Stampa, 17 marzo 2025
Giovanni Battista Alberotanza, il comandante dell’istituto minorile Ferrante Aporti. Era accusato di favoreggiamento verso gli agenti della Polizia penitenziaria accusati di tortura al Lorusso e Cutugno. “Il carcere è ed è sempre stato la mia vita. Quando mi hanno accusato ingiustamente e sbattuto fuori da quelle mura sono stato malissimo. Mi hanno trattato come un mostro. Per l’ansia e lo stress ho perso tutti i capelli. Con 25 anni di carriera alle spalle, essere accusato di favoreggiamento nei confronti di poliziotti che avrebbero commesso torture, è stato devastane. Ho resistito e continuato a lavorare. Mi hanno trasferito al Ferrante Aporti. Qui ho ritrovato la motivazione per lavorare: educare questi ragazzi”. Giovanni Battista Alberotanza è il comandante dell’istituto penale per i minorenni di Torino.
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