di Conchita Sannino
La Repubblica, 13 luglio 2025
La riunione del comitato centrale della associazione nazionale magistrati “Preoccupa quanto emerge sul caso del libico. La scelta fu politica”. “Inaccettabile. Non possiamo consentire che si parli di una vendetta dei magistrati”. Sull’ultima, imbarazzante puntata del caso Almasri, così come sui mancati obiettivi Giustizia del Pnrr e sul disastro carceri, interviene l’Associazione nazionale magistrati. Che ieri torna a interrogare il governo, sui temi più spinosi, nelle relazioni del presidente Cesare Parodi, e del segretario Rocco Maruotti, durante il rituale comitato centrale.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 13 luglio 2025
Lo scambio di mail al ministero subito dopo l’arresto di Almasri: serve un atto urgente di Nordio. Nel primo pomeriggio di domenica 19 gennaio, quando scrisse al capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi per comunicarle le proprie valutazioni sull’avvenuto fermo di Osama Najeem Almasri ricercato dalla Corte penale internazionale, l’allora capo del Dipartimento affari di giustizia Luigi Birritteri segnalò subito l’eventualità che il ministro Carlo Nordio avrebbe dovuto compiere un “atto urgente”. Senza il quale l’arresto del generale libico accusato di crimini di guerra e contro l’umanità sarebbe rimasto inefficace. Come poi è avvenuto.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 13 luglio 2025
C’è un collegio straordinario composto da tre giudici “normali”. Ma a quanto pare qualcuno non vuole che lavori in pace. “Crucifige Nordio!”, dicono. “Hic manebimus optime”, risponde lui. E sembra di essere nel corso di una messa cantata, piuttosto che a un corso di diritto giustinianeo. Invece siamo di nuovo nel pieno del “caso Almasri”, il generale libico arrestato e poi espulso nel gennaio scorso. È solo apparenza, in realtà. Ma c’è poco da scherzare, o da alludere. La realtà è che il boccone grosso della politica italiana, quello difficile da mandar giù, è un altro. Ed è la riforma del secolo, quella che dovrà ridare dignità e autonomia al giudice e portare al suo ruolo di semplice avvocato dell’accusa il pubblico ministero. La separazione delle carriere sta per varcare la seconda delle quattro porte necessarie a norma di Costituzione per arrivare all’approvazione definitiva. Poi saremo nel pieno della campagna elettorale referendaria.
di Viviana Daloisio
Avvenire, 13 luglio 2025
Le emergenze dietro le sbarre, il ruolo delle donne: ad Avvenire il confronto con le direttrici degli istituti lombardi. Ritrovarsi tutte le mattine dall’altra parte del cancello, oltre la linea che separa il fuori dal dentro, nell’abisso del carcere. Col compito di dirigerlo, l’abisso. Nonostante tutto: l’emergenza, il sovraffollamento, il caldo, la percentuale sempre più alta di detenuti tossicodipendenti, la difficoltà nella gestione di quelli stranieri, l’inadeguatezza delle strutture, la mancanza di personale e di fondi, il dramma dei suicidi.
di Emanuele Lombardini
ternitomorrow.it, 13 luglio 2025
Nostra intervista all’avvocato Giuseppe Caforio, Garante per i detenuti dell’Umbria: “Aumentano anche i suicidi dei poliziotti penitenziari, perché la situazione è ormai ingestibile. Non è inasprendo le pene che si migliora, ma offrendo occasioni per ripartire quando si è fuori”. “La situazione si è ingessata, non solo in Umbria, ma particolarmente nella regione la situazione è difficile”. A parlare ai microfoni di Tomorrow in questa videointervista è l’avvocato Giuseppe Caforio, garante per i detenuti dell’Umbria.
di Luca Bonzanni
L’Eco di Bergamo, 13 luglio 2025
Gesto estremo di un detenuto. Altri quattro tentativi da inizio anno. I cappellani: “Fragilità in aumento, ma a livello nazionale poca attenzione”. Dentro il carcere, superati i pesanti portoni dei corridoi, il trambusto e il silenzio s’alternano scandendo il tempo della pena. Accanto al vociare di reclusi e operatori e alle tensioni che periodicamente infiammano la convivenza penitenziaria, si scorge però anche un’assenza di rumore che inquieta. Succede quando la solitudine e la disperazione vincono sulla vita, portando a scegliere per se stessi la condanna più forte.
di Vera Mantengoli
Corriere del Veneto, 13 luglio 2025
Il direttore del carcere, Enrico Farina: “Bisogna dimostrare di essere responsabili e seri. La buona riuscita di una persona è garanzia per gli altri”. Lavorano in una stanza dove ci sono solo scrivanie, computer, telefoni e una finestra con le sbarre, ma lo fanno con un sorriso perché è l’occasione per dimostrare che una rinascita è possibile. Sono i nove detenuti del carcere maschile che rispondono alle 5.500 telefonate al mese e alle circa 300 al giorno degli utenti che chiamano il Cup dell’azienda sanitaria Serenissima, guidati da un referente esterno che li ha formati e rimane con loro durante l’orario lavorativo. L’accordo tra Usl 3 e Santa Maria Maggiore si sta rivelando un’esperienza molto positiva per entrambi.
di Pierfrancesco Carcassi
Corriere del Veneto, 13 luglio 2025
Gianpaolo Manca porta i turisti sui luoghi del suo romanzo criminale: “Non è Gomorra, tra queste calli la mia vita è andata in rovina”. Il carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia dove Manca ha trascorso larga parte della sua vita. Molti detenuti lo riconoscono, lui saluta: “Non dimentico questo posto” Chi è Reclutato da Silvano “Kociss” Maistrello, si rese protagonista di furti, rapine, traffico di droga e del triplice omicidio dei fratelli Rizzi e di Padovan (10 marzo 1990) Condannato all’ergastolo, ha scontato 36 anni, di cui 12 in isolamento.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 13 luglio 2025
La presidente di “Pantagruel” si prende cura dei detenuti di Sollicciano che dopo anni ottengono di poter uscire dal carcere per poche ore ma non hanno parenti e amici a Firenze. Li porta in Duomo, a fare piccoli acquisti, evitando che vaghino senza meta. Questa intervista l’ha rimandata svariate volte perché lei è così, non ci tiene a mettersi in mostra. Il campione di ciclismo Gino Bartali diceva che “il bene si fa e non si dice”. Ecco, per Fatima Benhijji vale lo stesso motto. Però è doveroso raccontarlo, il suo volontariato estremo, affinché si sappia, nero su bianco, quante sono le vite che salva quasi ogni giorno.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 13 luglio 2025
Nasce a Firenze “Casa Ginestra”, una struttura che accoglierà donne detenute a fine pena o in misura alternativa alla detenzione. Si chiama “Casa Ginestra”: è pronta ad accogliere donne detenute a fine pena o in misura alternativa alla detenzione. La struttura, gestita da Fondazione Solidarietà Caritas in convenzione con il Comune di Firenze, rappresenta una risposta importante per la situazione di detenute sole, incinte o che vivono situazioni di particolare fragilità.
- Aosta. Il Viceministro Sisto: “Per le carceri lo sforzo è massimo”
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- La voce liberata delle donne carcerate
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