di Alfio Mastropaolo
Il Manifesto, 18 marzo 2025
Leader in gravi ambasce ripiegano su se stessi. In piena involuzione culturale, hanno riscoperto lo spirito del branco, col suo contorno di razzismo più o meno esplicito. Il 5 marzo scorso Emmanuel Macron ha indirizzato un solenne discorso alla nazione. La Francia, ha detto, deve difendersi, il pericolo russo è grave, è l’ora di riarmare la Francia e tutta l’Europa. Il più impopolare presidente della quinta Repubblica, devastato da un doppio fallimento elettorale, incapace di contrastare l’avanzata dell’ultradestra, dante causa di quel che in Italia si chiamava un governicchio, tenta il rilancio indossando i panni del chef de guerre continentale, forte di qualche dozzina di bombe atomiche. Il riarmo sarebbe pure un buon affare, dato il florido stato dell’industria francese degli armamenti.
di Francesca Schianchi
La Stampa, 18 marzo 2025
L’ex presidente della Consulta, Gustavo Zagrebelsky: “L’Europa è una scatola vuota, Trump prodotto di incultura. Nel Pd non sanno che fare, io la penso come Schlein”. Tre giorni fa, piazza del Popolo a Roma si è riempita di persone scese a manifestare sotto la bandiera blu a stelle oro dell’Europa. Ora, passata l’onda di entusiasmo, la politica deve tornare a confrontarsi su riarmo e sostegno all’Ucraina. Per iniziare una conversazione su tutto questo, il presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, intervenuto da remoto sul palco di sabato, pone una domanda: “Prima di tutto bisogna chiedersi: qual è la spinta morale, politica, emotiva, che ha portato in piazza tutta questa gente?”.
di Alberto Negri
Il Manifesto, 18 marzo 2025
Mentre Trump riscrive alleanze e confini, l’illusione è di uscire dalla crisi e dalle divisioni dell’Unione europea con il “keynesismo militare”: invece ci indebiteremo per riempire gli arsenali di armi americane che sono oggi il 70% dell’import bellico europeo. “Vorrei poter scrivere soltanto un verso: che la paura è finita”, diceva in questi giorni la poeta di un centro giovanile. E invece sembra che, ogni giorno, ci vogliano sempre più impauriti e sempre più poveri. Mentre siamo appesi alla telefonata Trump-Putin sull’Ucraina, allo stallo dei negoziati sulla tregua a Gaza e alla guerra del Mar Rosso contro gli Houthi yemeniti, i guerrafondai europei esaminavano ieri la proposta della estone Kallas, rappresentante della politica estera, di altri 40 miliardi di aiuti militari e civili a Kiev da aggiungere agli 800 del piano di riarmo della Von der Leyen.
di Don Mattia Ferrari
La Stampa, 18 marzo 2025
Le milizie locali danno la caccia a migranti e cristiani. Tra le vittime ci sono anche bambini. La scarcerazione del generale ha sdoganato l’impunità della mafia e le sue violenze disumane. Il grido che sale dalla Libia giunge nuovamente con forza alle nostre orecchie in questi giorni in cui assistiamo a un intensificarsi delle violenze condotte ai danni dei migranti. Dalla settimana scorsa a Tripoli sono in corso arresti di massa e le persone stanno venendo deportate in prigioni non identificate. Bersaglio di queste catture sono non solo le persone migranti, ma sembra in modo specifico anche i cristiani. E molti bambini. Tra le immagini diffuse, si vede un bambino che tiene in mano un’icona del Sacro Cuore di Gesù. I video diffusi nelle scorse ore mostrano una vera e propria caccia alle persone a Janzour, a ovest di Tripoli, con i migranti che corrono cercando disperatamente di sfuggire alla cattura e alla deportazione nei lager. Mahamat Daoud, di Refugees in Libya, riferisce di grida disperate. Non mancano nemmeno i video celebrativi in cui i supporter della mafia libica celebrano gli artefici di queste operazioni: innanzitutto il Dipartimento per il Contrasto all’Immigrazione Illegale (Dcim), capitanato da Mohamed Al-Khoja, uno dei superboss mafiosi che in questi anni è riuscito a ottenere incarichi ufficiali negli apparati statali libici.
Stati Uniti. “Le deportazioni di migranti sono illegali”. Tra Casa Bianca e giudici è scontro totale
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 18 marzo 2025
Il cinema è “l’arma più potente dello Stato” e Trump lo sa bene. Il cinema non inteso in senso letterale, bensì come immagine sul video prestata alla propaganda. Due aerei sono ripresi parcheggiati sulla pista, circondati dalle forze speciali salvadoregne in tenuta anti sommossa. I portelloni si aprono, persone in abiti civili, incatenate, vengono trascinate giù per le scalette e messi su autobus diretti alla più grande prigione di tutta l’America Latina: il Cecot (Centro de confinamiento del terrorismo), con una capienza di 40mila detenuti. Qui vengono vestite con uniformi bianche, da capro espiatorio, messe in ginocchio e rasate prima di essere radunate nei corridoi dei bracci e condotte nelle maxi celle. Il video pubblicato dal presidente di El Salvador, Nayib Bukele, viene ripreso e pubblicato da Trump su Truth con la didascalia “Questi mostri sono stati mandati nel nostro paese dal corrotto Joe Biden e dalla sinistra radicale. Come hanno osato. Grazie a El Salvador e in particolare, Presidente Bukele, per la comprensione in questa situazione orribile”. Il video è confezionato ad arte per dare al cittadino la sensazione di vendetta, che giustizia è stata fatta, poco male se sommaria, almeno è fatta.
di Gianluca Ottavio
giornalelavoce.it, 17 marzo 2025
L’emergenza nelle carceri italiane ha raggiunto livelli mai visti prima, con 18 suicidi in soli due mesi e mezzo, un numero che segna un record negativo e supera persino il drammatico bilancio dello scorso anno, quando si registrarono 90 casi in dodici mesi. L’ultimo detenuto a togliersi la vita è un 69enne senegalese nel carcere di Verona, portando a quattro i suicidi avvenuti in appena tre giorni. A questi si aggiungono le morti ancora da chiarire di un 35enne marocchino a Bologna e di un 50enne di origine africana a Poggioreale-Napoli. Su 66 decessi registrati nei penitenziari italiani, ben 47 sono classificati come avvenuti per “altre cause”, numeri che dipingono un quadro di assoluta criticità.
di Francesco Bechis
Il Messaggero, 17 marzo 2025
Dopo la separazione delle carriere (in discussione al Senato), il Guardasigilli lavora alla prossima riforma: rivedere le modalità con cui scatta la carcerazione preventiva. Un detenuto su quattro, in Italia, si trova in carcere senza una condanna definitiva. O senza alcuna condanna. Un lungo limbo dietro le sbarre. C’è un elefante nella stanza quando si parla di emergenza sovraffollamento e si chiama custodia cautelare. Il governo studia un piano per rivedere il sistema e spostare questa marea umana di detenuti in attesa di giudizio in strutture ad hoc. Caserme dismesse o da riqualificare, per cominciare. O comunque strutture a “detenzione attenuata”.
Il piano di Nordio per la custodia cautelare: strutture a detenzione attenuata e carceri “montabili”
di Alessandro D’Amato
open.online, 17 marzo 2025
Il ministro della Giustizia lavora sull’attenuazione del carcere preventivo per chi è in attesa di giudizio definitivo. Ma prima la riforma della giustizia. Strutture a detenzione attenuata per la custodia cautelare. Per fermare il carcere preventivo che oggi tiene in galera un detenuto su quattro. Che è dietro le sbarre mentre si trova in attesa di giudizio. O senza condanna definitiva. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio pensa quindi di usare le ex caserme dei militari per costruire zone di detenzione specifiche per chi non è stato condannato. “Stiamo lavorando per modificare quelli che sono i criteri della custodia cautelare, che si sono rivelati fallimentari”, ha fatto sapere venerdì incontrando le Camere Penali a Venezia. “Questa trilogia per cui il sospetto di fuga, il pericolo di inquinamento della prova, la reiterazione del reato sono diventate quasi formule metafisiche, formule di stile e provvedimenti dei magistrati, questo non va bene”.
di Michela Allegri
Il Messaggero, 17 marzo 2025
Il problema delle carceri in Italia, e del “male di vivere all’interno delle carceri”, è sempre più concreto. Una possibile soluzione alla questione del sovraffollamento, secondo Giampaolo Di Marco, segretario generale dell’Associazione nazionale forense, potrebbe essere quella di potenziare l’esecuzione penale esterna e gli uffici di riferimento, sfruttando i fondi ancora non utilizzati del Pnrr.
di Natalia Sinico
vita.it, 17 marzo 2025
Abbiamo chiesto ai giovani della Scuola Holden di scrivere un racconto immaginando luoghi senza Terzo settore. Natalia Sinico, venticinquenne di San Donà di Piave (Ve), ci ha restituito uno spaccato sulle carceri, un luogo in cui niente nasce, ma tutti muoiono. Cosa accadrebbe se, da un giorno all’altro, il non profit scomparisse? È questa la provocazione al centro del numero di marzo di Vita: “Provate a fare senza”. E abbiamo chiesto a tre giovani della Scuola Holden proprio di scrivere un racconto immaginando luoghi senza Terzo settore. Ne sono usciti tre contributi sorprendenti, pieni di inventiva e di senso. Come quello di Natalia Sinico, 25 anni, che ha provato ad immaginare il mondo delle carceri italiane senza più nessuna umanità per i detenuti.
- Le manette che non servono ogni giorno: basta fare finta di non vedere
- Se la magistratura diventa un ostacolo alla democrazia
- Pierluigi Tirale: “Vi racconto Guido Alpa, amico e maestro”
- La riforma della liberazione anticipata va alla Consulta
- I conviventi ammessi ai colloqui in carcere con il detenuto presentando una autocertifica











