Torino. La notte degli errori: a fronteggiare la rivolta all’Ipm agenti in servizio da due settimane
di Giuseppe Legato
La Stampa, 16 marzo 2025
Una relazione del Ministero svela le incredibili mancanze della notte tra il 1° e il 2 agosto: inerzia, indecisione, caschi e sfollagente chiusi in cassaforte. Pronte contestazioni disciplinari. La rivolta tra l’1 e il 2 agosto 2024 al carcere Ferrante Aporti di Torino, passata alla storia come una delle notti più travagliate in un penitenziario italiano negli ultimi 10 anni, non ha solo generato interminabili ore di guerriglia e una serie di misure cautelari per una decina di detenuti minorenni. Ha partorito anche quattro procedimenti disciplinari - la cui istruttoria è in corso - per altrettanti agenti e vice-ispettori della polizia penitenziaria in servizio quella notte.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 16 marzo 2025
Sono stati riammessi al lavoro i dieci agenti imputati e processati: la sentenza escluse il reato di tortura. Non torneranno ora in servizio alla Pulce, ma saranno destinati in via provvisoria ad altre strutture. Sono stati al momento riammessi al lavoro i dieci agenti della polizia penitenziaria imputati e processati per tortura aggravata nel carcere di Reggio, reato contestato dalla Procura che, al termine del processo di primo grado con rito abbreviato, è stato riformulato dal giudice Silvia Guareschi in abuso di autorità contro detenuti in concorso. I poliziotti non erano più operativi in via obbligatoria dal luglio 2023, in virtù delle norme sull’ordinamento del corpo di polizia penitenziaria, a seguito della misura cautelare interdittiva applicata dal gip Luca Ramponi che poi fu prolungata in via facoltativa.
di Gianni Bruno
buonasera24.it, 16 marzo 2025
Un progetto di accoglienza per detenuti in permesso premio; un protocollo d’intesa con una rete di partner e istituzioni, tra cui la Asl di Taranto, per la promozione della genitorialità e per il sostegno psicologico a bambini e adolescenti che devono affrontare il dolore di una madre o un padre tra le sbarre; la possibilità per chi è recluso di partecipare in presenza al Giubileo dei detenuti che si terrà a Roma dal 12 al 14 dicembre. Sono alcuni dei progetti messi in piedi dall’associazione “Noi e Voi” Onlus per l’anno santo indetto dal pontefice e presentati negli scorsi giorni al Mudit, in un incontro, a cui ha partecipato anche il garante regionale per i detenuti Piero Rossi, che è stato anche l’occasione per alcune realtà associative e club service di formalizzare donazioni a supporto di chi vive nel carcere Carmelo Magli di Taranto.
orvietonews.it, 16 marzo 2025
Martedì 25 marzo alle ore 11.00, presso il Museo “Emilio Greco” di Orvieto, la Casa di reclusione di Orvieto e la Caritas diocesana di Orvieto-Todi presenteranno il volume “Voci e colori di Speranza. Lo sguardo al futuro dei detenuti della Casa di reclusione di Orvieto per l’Anno Santo 2025”. Il volume raccoglie i lavori realizzati dai detenuti che hanno preso parte al laboratorio di pittura tenuto dall’artista Salvatore Ravo e a quello di scrittura guidato dall’arteterapeuta Anna Crispino. Filo condutture dell’intero volume è la speranza, tema dell’Anno giubilare in corso. I quadri realizzati e le poesie composte hanno fatto sì che ciascun detenuto “scegliesse - come scritto dalla direttrice della Casa di reclusione di Orvieto, Annunziata Passannante, e dal capo area educativa, Paolo Maddonni - il proprio modo per esprimere, con le parole o i colori della speranza, a che punto è arrivato con la riflessione sul proprio essere un uomo”.
di Gavino Masia
La Nuova Sardegna, 16 marzo 2025
I detenuti di Bancali impegnati nella digitalizzazione del patrimonio archivistico dell’area protetta. Continua la collaborazione tra la Casa circondariale di Bancali e il Parco nazionale dell’Asinara, attraverso l’attività legata agli studi archivistici del carcere dell’isola. Ormai è quasi completato il riordino e la digitalizzazione dei fascicoli personali dei detenuti, mentre si sta portando a compimento anche lo studio dei registri. Il lavoro è nato dall’esigenza di raccontare la storia recente del Parco attraverso il recupero di registri, fascicoli, carte, fotografie, testimonianze orali ed utensili di vita quotidiana.
di Ermanno Paccagnini
Corriere della Sera, 16 marzo 2025
Chiude il suo viaggio negli “anni di piombo”: dopo la vicenda del cugino brigatista, affronta quella del ragazzo di destra massacrato da un commando di Avanguardia operaia. Una lettura letteraria e una lettura storica. Con “Uccidere un fascista” Giuseppe Culicchia viene a chiudere il cerchio della sua rivisitazione degli anni Settanta, “anni di piombo”, dopo Il tempo di vivere con te (2021) e La bambina che non doveva piangere (2023), tutti Mondadori. Una rivisitazione attraverso tre figure: il cugino Walter Alasia nel primo e la madre di lui, Ada Tibaldi, nel secondo. E ora, a specchio con il primo, storia di due ragazzi “di ieri” uccisi “nel pieno della giovinezza”, il terzo pannello del trittico: “Sergio Ramelli, una vita spezzata dall’odio”.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 16 marzo 2025
“Chi combatte contro i mostri deve guardarsi dal non diventare esso stesso un mostro. Quando guardi a lungo un abisso anche l’abisso ti guarda dentro”. Friederich Nietzsche. Stiamo guardando l’abisso. E l’abisso guarda dentro di noi. Sabato mattina, poche ore prima della manifestazione organizzata da Michele Serra in piazza del Popolo, a Roma, per chiedere più Europa e più pace, obiettivi larghi sui quali è difficile essere in disaccordo. Mi chiama Gabriele Segre. È a Gerusalemme, dove vive ormai da qualche mese. Gli chiedo come vanno le cose e lui, con la lucidità di sempre, mi racconta cosa succede a un mondo perennemente schiacciato dalla paura del conflitto, soffocato da una tregua destinata a non durare a lungo. Riflettiamo rapidamente sul fatto che ormai la parola guerra è entrata nei nostri discorsi quotidiani. Al pari della parola Trump. Non c’è un dibattito che possa farne a meno. Stiamo cambiando, inesorabilmente, un pezzo ogni giorno. Si trasforma il nostro modo di pensare. La scala delle nostre priorità. Siamo schiavi di un discorso pubblico che non lascia scampo, condizionato dalle scelte muscolari dei Grandi della Terra.
di Tommaso Di Francesco
Il Manifesto, 16 marzo 2025
Grande manifestazione ieri a Roma in Piazza del popolo, ma di quale popolo? Qual è il suo valore politico se inequivocabilmente si poteva partecipare sia con le bandiere della Nato, come sollecitava qualcuno, sia con quelle della pace (ma non con la bandiera del popolo palestinese)? Possibile che non venga il sospetto che una così indistinta convocazione sull’argomento Ucraina possa essere piegata nella direzione cogente e attuale della leadership dell’Unione europea? Lì dove garrisce al vento la bandiera blu con stelle del ReArm Ue? La sintonia temporale con la decisione di von der Leyen e dei 27 Paesi Ue di avviare un mega-programma di riarmo di 800 miliardi di euro per ognuno degli Stati membri - altro che “difesa comune” - è allarmante. Stracciati Patto di stabilità e fondi di coesione, si può fare per la preparazione alla guerra quello che per sanità e welfare era tassativamente proibito. Addio alla frugalità, riempiamo gli arsenali.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 16 marzo 2025
Il 50% degli intervistati resta contrario al finanziamento e all’invio di armi all’Ucraina. Il 46% vede favorevolmente il riarmo dell’Europa, ma le ambiguità della maggioranza disorientano. L’Europa - con l’Italia - ha sostenuto l’Ucraina in questi 3 anni nel conflitto con la Russia principalmente attraverso aiuti economici, sanzioni contro Mosca e forniture militari. Questo posizionamento ha rafforzato il legame con Kiev, ma ha anche reso l’Ue meno percepita come un mediatore neutrale agli occhi della Russia e di fronte ai Paesi del mondo. Tuttavia, questo non significa che L’Europa non possa avere un ruolo nel dialogo per la pace, proprio per gli stessi interessi di tutte le parti in gioco nella stabilizzazione del conflitto, visto la vicinanza geografica e le conseguenze economiche. In questa direzione ci dovrebbe essere comunque un’unità di intenti tra i diversi Stati e tra i partiti politici degli stessi, ma purtroppo così non è! I cittadini italiani si sentono confusi. La difficoltà di orientarsi tra le molteplici visioni che ogni giorno vengono presentate e il fatto che la nostra nazione si trovi al centro di un mix di incertezze politiche, timori economici, disinformazione e divergenze ideologiche interne al Paese, non fa che amplificare il disordine e il caos interpretativo.
di Enzo Risso
Il Domani, 16 marzo 2025
Il 45 per cento dei giovani europei, secondo l’Eurobarometro, mette al primo posto la protezione della pace, dei diritti umani e della democrazia e solo il 5 per cento degli italiani crede che avere più armi e forza possa condurre alla pace. Alle armi. Alle armi. Il parlamento europeo ha votato il RearmEu, ma tra i cittadini europei, specie tra i giovani, le opinioni sembrano poco allineate a quelle di Ursula von der Leyen. A certificarlo è proprio l’Eurobarometro (i sondaggi transnazionali e longitudinali voluti dalla Commissione europea), nella sua recentissima pubblicazione (youth survey). Al primo posto i giovani europei mettono la protezione della pace, dei diritti umani e della democrazia (45 per cento), seguito dalla libertà di parola e pensiero (41 per cento). I paesi in cui è maggiore la spinta alla difesa della pace e della democrazia sono la Repubblica Ceca (64 per cento), l’Olanda (53), la Danimarca e la Slovacchia (52), la Svezia e l’Ungheria (51), l’Estonia, la Grecia e il Portogallo (49), la Germania e la Polonia (47), l’Italia e la Croazia (46 per cento). Le realtà nazionali in cui tema ha meno appeal sono l’Irlanda (34 per cento), Malta (35) e la Lituania (36).
- La pace è un’architettura sociale, costruirla richiede una grande fatica
- Se “deportare” torna a essere una parola possibile
- Cinque giorni nell’inferno carcerario, dove la Costituzione italiana è violata
- L’appello e le proposte di Antigone per ridurre il numero dei detenuti
- La mozione sul carcere sveglierà il Parlamento?











