di Roberto Cavalieri*
La Repubblica, 11 luglio 2025
L’intervento del Garante dell’Emilia Romagna. “Mancano percorsi dedicati alle vittime, capaci di stimolare negli autori dei reati una vera assunzione di responsabilità”. Il caso di Andrea Cavallari, il 26enne condannato per la strage di Corinaldo che ha ottenuto un permesso per laurearsi e non è più rientrato in carcere, ha sollevato polemiche. L’opinione pubblica condanna l’assenza di controllo durante il permesso e contesta la possibilità di concedere benefici a chi si è reso responsabile di reati tanto gravi. A essere più ferite, però, sono le famiglie delle vittime, che ancora una volta sentono le loro istanze trascurate e non riconosciute.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 11 luglio 2025
La Corte europea dei diritti umani accoglie il ricorso di un detenuto contro l’ordinanza, non sufficientemente motivata dal Dap, che proroga oltre i limiti di legge le limitazioni alla sua corrispondenza. Per la seconda volta nel giro di tre mesi, la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia per il modo in cui in carcere viene applicato il regime di detenzione speciale del 41 bis. Nella sentenza di ieri, i giudici di Strasburgo all’unanimità hanno accolto il ricorso di un uomo, recluso nel carcere di Parma per reati di stampo mafioso, stabilendo che il modo in cui il Dap ha prorogato in automatico, e senza particolari giustificazioni, le restrizioni imposte alla sua comunicazione epistolare con l’esterno viola l’articolo 8 (diritto al rispetto della corrispondenza) della Convenzione Edu.
di Alessandro Pirola
ilsussidiario.net, 11 luglio 2025
Se i carcerati con problematiche psichiatriche venissero ospitati in apposite strutture a loro dedicate, ci sarebbe un duplice effetto positivo. Il grande dispendio di energie rappresentato dalla spesa per la gestione delle carceri non sembra generare risultati particolarmente incoraggianti; gli indicatori in merito sono implacabili da qualunque parte si prendano: elevato grado di aggressività di detenuti e custodi, percentuali infime di miglioramenti del livello di scolarizzazione, improduttività del sistema a fronte di bisogni pubblici enormi, recidive altissime alla dimissione.
di Gabriella Cantafio
Venerdì di Repubblica, 11 luglio 2025
Il carcere di Mamone in Sardegna da un anno sperimenta le visite virtuali. Funziona? Sembra proprio di sì. A Mamone, frazione del piccolo paese di Onanì, nell’entroterra sardo, dove si vive di pastorizia e antiche tradizioni, un progetto innovativo ha varcato i cancelli di un istituto penitenziario. “Siamo tra le poche colonie penali ancora attive. Senza mura di cinta, circa 140 detenuti con pene di massimo sei anni coltivano la terra e allevano bestiame”, dice il direttore Vincenzo Lamonaca. Qui circa un anno fa è stato avviato il Progetto Metaverso. I detenuti una volta la settimana usufruiscono di visite psichiatriche e psicologiche da remoto.
di Diego Bianchi
Venerdì di Repubblica, 11 luglio 2025
Non dovrebbe andare così, ma talvolta è la celebrità reclusa (come Alemanno) che fa accendere la luce sul carcere. “Alemanno e Falbo: al G8 di Rebibbia evitato in extremis l’ennesimo suicidio di una persona detenuta. Sarebbe stato il 39esimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno”. L’intestazione della mail, anzi, il titolo della mail già scritta come fosse un articolo di giornale, porta la data del primo luglio. Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma nonché uomo di punta per molto tempo della destra più a destra di questo Paese, scrive dal carcere nel quale è recluso a diverse testate giornalistiche, cercando interlocutori utili per comunicare all’esterno quelle che sono le condizioni della sua reclusione e di quella dei suoi compagni di destino.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 11 luglio 2025
Accusato del “reato” di abbraccio, l’avvocato scrive al consiglio di disciplina dell’Ordine di Roma per archiviare il caso: “Il mio cliente è un essere umano prima ancora che un detenuto”. Rivendicando “il ruolo e la missione più elevata che un avvocato possa recitare nella sua funzione difensiva, non limitando la stessa al solo rigore professionale ma innervandola di senso di umanità e empatia per le sorti dei propri assistiti” e rifiutando “il ruolo di concorrente nell’opera di deumanizzazione del proprio assistito in special modo quando proposta in aperto contrasto con i dettami costituzionali e con le basilari regole che devono e dovrebbero essere comuni ad ogni essere umano come insegnateci nei libri di Primo Levi” l’avvocato Flavio Rossi Albertini ha chiesto al Consiglio distrettuale di disciplina del Coa di Roma di archiviare la segnalazione a suo carico per aver compiuto un gesto di generosità verso Alfredo Cospito.
di Elisa Chiari
Famiglia Cristiana, 11 luglio 2025
Il caso di Impagnatiello, che si è visto respingere dalla Corte d’Appello di Milano l’accesso a un programma di giustizia riparativa, porta alla ribalta della cronaca un istituto che la riforma Cartabia ha formalizzato. Cerchiamo di capire che cos’è, come nasce, a che cosa mira. Traduzione dall’inglese “restorative justice” la cosiddetta giustizia riparativa è un percorso parallelo ma non alternativo al processo penale che mira a “riparare” la frattura che il reato determina tra reo vittima e società.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 11 luglio 2025
Al question time il ministro smentisce le indiscrezioni sulle sue bugie ma non entra nel merito: “Segreto istruttorio”. E sulle carceri il guardasigilli sostiene non esista relazione causale tra suicidi e sovraffollamento. Dopo che tutte le forze di opposizione, dai renziani ai rossoverdi, ne hanno chiesto le dimissioni per il pasticcio del rimpatrio di Elmasry e le rivelazioni che smentiscono buona parte della ricostruzione che lui stesso aveva fornito davanti al parlamento, Carlo Nordio rigetta ogni accusa. Fin dal mattino, quando si affaccia alla conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina all’Eur e nelle ore successive, quando si presenta in aula Palazzo Madama per sessanta minuti di question time, durante il quale il ministro della giustizia sciorina il latinorum e le frasi ad effetto pur di distogliere l’attenzione dalle troppe zone d’ombra circa la vicenda del generale libico ricercato dalla Corte penale internazionale.
di Errico Novi
Il Dubbio, 11 luglio 2025
È l’allora capo del “Dag” Birritteri, a scrivere, il 19 gennaio, che le carte dell’Aia sarebbero arrivate a via Arenula solo il giorno dopo. Come il ministro ripete da mesi. Lo hanno proclamato “teste chiave”, uomo della verità. Ma Luigi Birritteri, capo del “Dag” a via Arenula nei giorni in cui Almasri veniva rimpatriato in Libia, deluderà i suoi fan. Lascerà spiazzata l’opposizione anti-Nordio, insolitamente capeggiata da Renzi. È una mail di Birritteri a smontare drammaticamente, inesorabilmente le ricostruzioni trasferite ai giornali negli ultimi giorni. Frana la teoria secondo cui il guardasigilli avrebbe avuto già domenica 19 gennaio gli atti necessari ad autorizzare l’arresto del poliziotto libico accusato di torture. E si sbriciola così il “wishful thinking” degli avversari, come lo definisce proprio Nordio nel question time di ieri al Senato: “Sperano quello che desiderano”, una fuga del ministro appunto.
di Carlo Rimini
Corriere della Sera, 11 luglio 2025
Il giudice è costretto ad avvalersi di assistenti sociali sempre diversi con i quali non ha un rapporto diretto. I Comuni più piccoli non hanno risorse sufficienti e sono costretti a consorziarsi. Una parte del lavoro viene appaltato a cooperative esterne. La notizia che la maggior parte degli imputati sono stati assolti nel “caso Bibbiano” fa tirare un sospiro di sollievo. Il polverone sollevato dalla polemica politica si è finalmente posato a terra. Tuttavia, un problema esiste. I giudici che si occupano della tutela dei bambini effettuano gli accertamenti necessari attraverso gli assistenti sociali.
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