di Andrea Oleandri
Ristretti Orizzonti, 10 luglio 2025
Antigone: “Serve un piano nazionale per affrontare l’emergenza climatica negli istituti penitenziari”. Il caldo estivo torna a colpire duramente le carceri italiane, rendendo la vita detentiva insostenibile in molte strutture del Paese. Negli ultimi giorni, il nostro Osservatorio ha raccolto testimonianze drammatiche: in alcune sezioni le temperature sono così elevate da rendere invivibili le celle e si deve cercare refrigerio provando ad uscire dalle stesse, cosa non possibile per tutte le persone detenute a fronte di un prepotente ritorno ad un regime a celle chiuse in molte carceri del paese. Le persone detenute e gli operatori che lavorano nelle sezioni faticano a respirare.
di Angelo Perrone
Critica Liberale, 10 luglio 2025
La notizia dei 114 milioni di euro di tagli alla giustizia è un segnale forte sulla reale priorità che il Governo riserva alla giustizia e ai diritti dei cittadini, mentre l’attenzione è distratta dal mitico progetto della separazione delle carriere dei magistrati. Questo taglio, frutto di un’operazione di “economia” imposta dal Ministero dell’Economia ai vari dicasteri, rivela il disinteresse per una funzione cruciale per la vita dei cittadini. Le ricadute sui cittadini saranno gravi e tangibili. La scelta del ministro Carlo Nordio di concentrare i tagli principalmente sugli istituti penitenziari, nonostante l’allarme lanciato dal presidente Mattarella sullo stato delle carceri, è emblematica e carica di conseguenze nefaste. L’idea di sostituire “più turni di sorveglianza” con “più telecamere installate nelle carceri” non è affatto un segno di modernità o efficienza, ma un pericoloso passo indietro.
di Paola Sacchi
Il Dubbio, 10 luglio 2025
“Gianni Alemanno più che un detenuto è un prigioniero” Sul caso dell’ex sindaco di Roma, ex parlamentare e ministro del governo Berlusconi, tutt’ora a Rebibbia a causa del mancato rispetto della pena dei servizi sociali per una condanna definitiva relativa a traffico di influenze nell’ambito della cosiddetta inchiesta Mafia capitale - torna a parlare con Il Dubbio Francesco Storace.
di Errico Novi
Il Dubbio, 10 luglio 2025
Fuga di notizie dall’inchiesta sul caso Almasri condotta dal tribunale dei ministri: violato il segreto ma su questo non indaga nessuno. PD-5S-AVS-IV intimano al ministro di lasciare. Tommaso Calderone, capogruppo Giustizia di Forza Italia alla Camera, ha annunciato un’interrogazione a risposta immediata rivolta al guardasigilli Carlo Nordio per segnalare che sono rarissime, anzi inesistenti le indagini della magistratura sulle fughe di notizie. Si hanno sempre grandi dettagli sulle inchieste, sulle prodezze dei pm o magari, come nell’ultimo caso, sul lavoro del Tribunale dei ministri, ma chissà perché non si viene mai a sapere chi quelle notizie, coperte da segreto, le fa arrivare ai giornali.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 10 luglio 2025
L’opposizione attacca. Secondo le carte del tribunale dei ministri avrebbe ingannato l’aula. Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio le cose si stanno mettendo male per davvero. Se saranno confermate le indiscrezioni sull’indagine del tribunale dei ministri, trapelate ieri su Corriere e Repubblica, in attesa della verità giudiziaria ci sarà una certezza politica: il guardasigilli ha mentito al parlamento durante l’informativa sul caso Elmasry del 5 febbraio scorso.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 10 luglio 2025
L’Anm pubblica i numeri di Youtrend: “Il 58% degli italiani ha molta o abbastanza fiducia nella magistratura”. Una bella iniezione di ottimismo in vista del referendum. La battaglia mediatica sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere si sposta sul piano dei sondaggi. Oggi infatti l’Anm ha reso nota una propria indagine commissionata a Youtrend in cui si fanno emergere tre elementi in particolare. Primo: “Il 58% degli italiani ha molta o abbastanza fiducia nella magistratura. Un dato nettamente superiore a quello destinato al Parlamento (35%) e al Governo (34%)”. Secondo: “La possibilità di passare da giudici a pm e viceversa viene ritenuto il principale problema della giustizia solo per l’1% dei cittadini”. Terzo: “solo per il 9% degli intervistati la politicizzazione dei giudizi è un problema”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 10 luglio 2025
Nel suo ultimo rapporto, la Commissione europea conferma la lentezza dei processi in Italia, ma rivela anche come la spesa per il sistema giudiziario sia in linea con altri paesi avanzati e come le retribuzioni dei magistrati finiscano per essere le più alte d’Europa. La Commissione europea ha pubblicato nei giorni scorsi il suo rapporto annuale sullo stato della giustizia nei ventisette paesi membri dell’Unione europea. Nonostante lievi miglioramenti rispetto al passato, anche stavolta il rapporto evidenzia la lentezza e l’inefficienza del sistema giudiziario italiano, tanto da collocare il nostro paese addirittura all’ultimo posto della classifica che riguarda il tempo stimato per risolvere una causa civile e commerciale in tutti i gradi di giudizio: occorrono 511 giorni per una sentenza di primo grado, 703 giorni per una sentenza d’appello e persino 1.003 giorni per la pronuncia in Cassazione (i dati si riferiscono al 2023).
di Enzo Augusto
Gazzetta del Mezzogiorno, 10 luglio 2025
Louis Ferdinand Céline diceva a un amico Giudice “Sii giusto, ma sii almeno arbitrario”. Gli studiosi si sono ovviamente interrogati sulla effettiva paternità e sul significato della frase. Qualche dubbio che sia effettivamente sua, resta, ma comunque i critici ne ritengono verosimile l’attribuzione perché il concetto rientrerebbe nel pensiero dell’Autore, il suo nichilismo, e quindi sfiducia e diffidenza nella Giustizia come in tutte le istituzioni.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 10 luglio 2025
Maggioranza e opposizioni trovano un accordo in commissione Giustizia del Senato. In Aula il 17 luglio. Dopo “molte rielaborazioni” e “duri confronti”, ieri al Senato maggioranza e opposizioni hanno raggiunto un accordo sul ddl Femminicidio con un testo che riformula la fattispecie e accoglie diversi emendamenti proposti dalla minoranza. La commissione Giustizia ha dato così il primo via libera unanime al provvedimento che introduce nel codice penale il nuovo reato punito con l’ergastolo. Rimane infatti la pena a vita sicura - il vero obiettivo delle destre di governo - nel testo che approderà in Aula il 17 luglio, giorno in cui era atteso il ddl sul Fine vita, slittato per lasciare spazio ad un ciclo di audizioni e anche in attesa del pronunciamento della Consulta sull’eutanasia.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 10 luglio 2025
Scrivere un nuovo reato aumenterà in concreto la sicurezza delle donne? Ben più lo farebbero pochi mirati aggiustamenti al sistema dei braccialetti elettronici antistalking. Fare una legge per introdurre un nuovo reato è comodo per la politica: costa niente, e rende molto. Di recente il ministro della Giustizia ha ad esempio concordato che, anche con l’introduzione del nuovo reato di femminicidio con annesso ergastolo, “non cambierà tantissimo”, visto che già l’omicidio aggravato è punito dall’ergastolo, ma sarà “un segnale culturale” per “far capire che la donna è protetta in quanto tale”.
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