di Giansandro Merli
Il Manifesto, 18 marzo 2025
Davanti agli organi di secondo grado arriveranno come minimo 2.500 cause in più. Così la riduzione degli arretrati diventa impossibile. “Sin da ora si può affermare che il nuovo carico di lavoro previsto per le Corti di Appello inciderà inevitabilmente sul raggiungimento degli obiettivi Pnrr, andando in controtendenza con i dati finora monitorati che hanno rilevato il costante raggiungimento dei predetti obiettivi da parte degli uffici di secondo grado”. Come ampiamente previsto, la decisione del governo di spostare la competenza sulla convalida dei trattenimenti dei richiedenti asilo dalle sezioni specializzate in immigrazione dei tribunali civili agli organi giurisdizionali di secondo grado renderà impossibile la riduzione dei procedimenti arretrati imposta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 18 marzo 2025
A noi studenti del primo anno di giurisprudenza dell’Università Statale di Milano, il professor Giandomenico Pisapia, docente di procedura penale, un giorno disse: se nevica abbondantemente, in Inghilterra si prende lo spazzaneve, in Italia si fa una legge speciale. Chissà se il ministro Carlo Nordio, qualora fosse stato seduto con noi nell’aula 301 in via Festa del Perdono quel giorno, avrebbe alzato la mano per esprimere il proprio dissenso. Magari per dire che quando c’è un’emergenza, non può che essere una legge speciale ad affrontarla nel modo più efficace. L’Italia, come ben aveva colto già allora il grande avvocato e docente, ama attingere a piene mani a norme speciali, doppi e tripli binari, corsie preferenziali nelle procedure, accertamenti sommari fondati sulla presunzione di colpevolezza, uso smodato delle intercettazioni e della custodia cautelare in carcere, fino alla detenzione speciale del 41-bis.
di Felice Manti
Il Giornale, 18 marzo 2025
La presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo: “Ci sono carte finite nel dimenticatoio che provano strade inesplorate. Dobbiamo percorrerle, è un grande depistaggio”. L’allarme sulle carceri colabrodo e il 41bis scuote la presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo, reduce dalla visita al carcere dell’Aquila. “Abbiamo potuto verificare tutte le criticità emerse nella gestione dei detenuti al 41 bis, dove nonostante un’importante inversione di tendenza esiste una carenza di personale, criticità strutturali degli edifici e criticità indotte dalla disomogeneità nelle interpretazioni giurisprudenziali, gestione dei colloqui e vulnerabilità della corrispondenza che mettono a dura prova questo regime che, ricordo, è nato per evitare qualsiasi tipo di comunicazione esterna e interna del detenuto. Questo, quando non avviene, mette a repentaglio tutto il lavoro investigativo che ha portato a svelare crimini gravissimi”.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 18 marzo 2025
Il cammino di Domenico Pace, all’ergastolo per l’assassinio del magistrato. “Sento la sua presenza, mi incoraggia a diventare migliore. Il mio cuore fatica a credere che sarò perdonato, chissà”. L’appuntamento è fissato nella cappella della casa di reclusione di Sulmona, dove vivono 450 persone detenute in regime di alta sicurezza. È qui che incontro Domenico Pace, uno dei componenti del commando mafioso che il 21 settembre 1990 ha ucciso il giudice Rosario Livatino, 38 anni, magistrato del Tribunale di Agrigento, proclamato beato da Papa Francesco nel 2021. Ammazzato “in odium fidei”: l’avversione mafiosa riguardava l’esercizio della giustizia da parte di Livatino collegato alla pratica della fede cristiana.
ansa.it, 18 marzo 2025
“È ingiustificato un trattamento deteriore, perché la sicurezza è garantita dalla separazione dei gruppi di socialità”. Con la sentenza numero 30, depositata oggi, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 41-bis, comma 2-quater, lettera f), primo periodo, della legge di ordinamento penitenziario, limitatamente all’inciso “ad una durata non superiore a due ore al giorno fermo restando il limite minimo di cui al primo comma dell’articolo 10”. La Corte ha così definito il merito delle questioni sollevate dal Tribunale di sorveglianza di Sassari, che - ha precisato la sentenza - “non pone in alcun modo in discussione l’impianto complessivo del regime speciale di cui all’art. 41-bis ordin. penit., ma interessa esclusivamente un segmento particolare della relativa disciplina, qual è quello concernente la permanenza del detenuto all’aperto”.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 18 marzo 2025
Suicida in cella, scoppia la polemica politica. “È morto proprio di carcere”. Le parole sono quelle del Garante dei detenuti, don Carlo Vinco. E quell’uomo “morto di carcere” Si chiamava Alex e aveva 69 anni. È deceduto domenica, Alex. O, meglio, è evaso nell’unico modo in cui ha potuto farlo. Impiccandosi nella sua cella, in quella casa circondariale di Montorio dove lo scorso anno i suicidi sono stati quattro. Metronomo, Alex, di quella vita asfittica in un penitenziario dove il sovraffollamento oramai non è più un’emergenza, ma una cancrena. Un carcere, Montorio, dove - come denuncia la consigliera regionale del Pd Anna Maria Bigon - a fronte di quasi 600 detenuti c’è “la presenza di un solo psicologo per 25 ore alla settimana”.
di Luca Stoppele
veronasera.it, 18 marzo 2025
A Verona, un detenuto si è tolto la vita a Montorio, 48 ore dopo il precedente suicidio. “Continua la scia di morte nelle carceri e, particolarmente, presso la casa circondariale di Verona, dove due detenuti si sono tolti la vita in meno di 48 ore. Dopo il suicidio di domenica pomeriggio, un altro ristretto, italiano, si è tolto la vita stamani (martedì 18 marzo, ndr) nel carcere di Verona Montorio. A livello nazionale, sale così a 19 la tragica conta dei morti di carcere e per carcere nel 2025, cui bisogna aggiungere un operatore”. Lo ha annunciato Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria.
di Veronica Valente
lecceprima.it, 18 marzo 2025
A seguito della denuncia sporta questa mattina dalla coniuge dell’uomo, è stato aperto un fascicolo per omicidio colposo, a carico di ignoti. Fissata per giovedì l’udienza per conferire l’incarico al medico legale di svolgere l’autopsia. È stata aperta un’inchiesta per chiarire le cause del decesso di Cosimo Giorgino, 30enne di Casarano, avvenuto due giorni fa nell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, dove era giunto in condizioni critiche dal carcere di “Borgo San Nicola”. A seguito della denuncia sporta questa mattina dall’avvocato Luca Puce per conto della coniuge dell’uomo, che era detenuto per reati contro il patrimonio, la sostituta procuratrice Rosaria Petrolo ha aperto un fascicolo in cui si ipotizza il reato di omicidio colposo, al momento a carico di ignoti, e ha fissato per giovedì prossimo l’udienza per conferire l’incarico al medico legale Ermenegildo Colosimo di svolgere l’autopsia.
di Nicoletta Tempera
Il Resto del Carlino, 18 marzo 2025
Una fiaccolata. Da piazza San Rocco a piazza San Francesco per protestare contro il trasferimento di cinquanta giovani adulti dei minorili alla Dozza. L’appuntamento, organizzato da Volt, Pd e altre realtà aderenti e la cittadinanza attiva, è in programma venerdì alle 21. Diverse le realtà che aderiranno, tra sindacati, associazioni e partiti. “La questione carceraria - dicono gli organizzatori - non si affronta riempiendo le strutture per adulti di giovani o limitandosi a costruire nuove carceri. Chiediamo al governo di ripensare il decreto Caivano, causa del sovraffollamento degli Ipm”. Accogliendo l’appello di don Domenico Cambareri, venerdì dalle 19 alle 20,45 al circolo Pd Pratello sarà possibile contribuire alla raccolta di beni di prima necessità: lenzuola singole, cuscini, dentifricio, spazzolini, bagnoschiuma, shampoo, asciugamani, boxer, magliette taglia M, calzini, ciabatte oltre il 41.
di Giuseppe Crimaldi
Il Mattino, 18 marzo 2025
“Mi è sempre piaciuto molto cucinare: ora studio, mancano 7 esami alla laurea”. “Il carcere è un’esperienza terribile. Un inferno in terra specie per chi, come me, non l’aveva mai conosciuto prima. Ma è anche l’unica strada che ti fa aprire gli occhi e capire quanto sbagliato e pericoloso sia avventurarsi in situazioni sottovalutate: perché ci sono errori che possono costare molto caro”. Lo chiameremo Simone, con nome di fantasia per tutelare l’identità di un uomo che dopo 13 anni vissuti dietro le sbarre di un reparto di media sicurezza è tornato a casa. “Ora posso guardare il cielo, riabbracciare mia moglie e i miei figli, respirare l’aria da liberi è tutta un’altra cosa, un’emozione indescrivibile”.
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