di Elisa Sola
La Stampa, 19 marzo 2025
La procuratrice dei minori: sfruttati, ma non chiedono aiuto. Emma Avezzù: “Arrivano dal nord e centro Africa: molti sono sfruttati da adulti”. “Spesso sono vittime di tratta usati per spacciare. Non chiedono aiuto quindi ci mancano riscontri”. Arrivano dal mare, dopo viaggi tempestosi. Bagnati dalle onde, avvolti da coperte termiche. Dichiarano un nome, se sono abbastanza grandi per parlare. Si chiamano Joy. Si chiamano Ben. Si chiamano Mohamed. Sono senza documenti. Senza un’età definita. Senza un’identità. Sono l’esercito indistinto di quelli che la nostra burocrazia chiama “minorenni non accompagnati”. Sono neonati, per la minor parte delle volte. O bambini ragazzini, nella maggior parte dei casi. Vengono accolti nelle comunità più vicine al luogo dello sbarco. E poi trasferiti al Nord. Spesso a Torino.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 19 marzo 2025
Sono Stati “strategici” secondo il report di inviato da von der Leyen ai leader europei. Un ufficiale di Frontex arriverà a Islamabad a maggio. Tra i paesi di origine che la Commissione europea ritiene “strategici” per le sue politiche migratorie Bangladesh e Pakistan hanno un’importanza particolare. Lo mostra il report sulla “situazione migratoria, marzo 2025” che la presidente Ursula von der Leyen, in vista del Consiglio di domani, ha inviato lunedì ai leader Ue insieme a una lettera sullo stesso tema. In quest’ultima annuncia che anticiperà la lista comune sui “paesi di origine sicuri”, nel documento di 25 pagine elenca invece lo stato dell’arte dei vari ambiti di intervento contro gli attraversamenti di frontiera. L’Unione appare come una mappa di ostacoli opposti alla mobilità umana, che sbarrano la strada dai paesi appena fuori dai confini esterni - Libia, Tunisia, Egitto, Marocco - ma anche da quelli lontani.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 19 marzo 2025
Chi ieri diceva - e se n’è potuto ascoltare più d’uno nei corridoi del Senato in cui s’è svolta la prima fase di un dibattito stracco sull’Ucraina e sul ruolo di un’Italia ormai dubbiosa su tutto - che in fondo la soluzione trovata per tenere insieme la coalizione di governo e non vedere frantumarsi quella d’opposizione è il solito compromesso democristiano, all’italiana, aperto a qualsiasi esito, in cui non si parla più di armi e quasi non si fanno valutazioni su Trump, Von der Leyen e Zelenski, per una volta faceva un’affermazione sbagliata, o quantomeno approssimativa. Sulla politica estera e sulle questioni strategiche di difesa infatti, la Dc, si passi il gioco di parole, non fu mai o quasi mai democristiana. Eppure era il partito dei cattolici italiani, in buona parte pacifisti, e doveva fare i conti con Papi italiani cresciuti nelle stesse università del gruppo dirigente del partito, e negli ultimi anni con il leone Wojtyla che ne accompagnò il tramonto e arrivò a proporsi come scudo umano a Baghdad.
di Marco Bresolin
La Stampa, 19 marzo 2025
La Commissione: “Pronto un fondo da 150 miliardi da elargire con prestiti a tassi agevolati”. Tra le condizioni per usufruirne appalti condivisi con altri europei e commesse ad aziende locali. Nell’ultima bozza di conclusioni del vertice Ue in programma domani c’è ancora scritto che il Consiglio europeo “invita gli Stati membri ad aumentare con urgenza gli sforzi per andare incontro alle esigenze militari e di Difesa dell’Ucraina”. Ma è chiaro che il messaggio emerso dalla telefonata tra Trump e Putin rimette tutto in discussione: la Russia ha chiesto di bloccare l’invio di armi a Kiev durante il possibile cessate il fuoco. A caldo, Emmanuel Macron ed Olaf Scholz ieri sera hanno ribadito che il sostegno militare all’esercito ucraino da parte degli europei “continuerà”. Hanno definito “un buon inizio” la tregua sulle infrastrutture energetiche, ma hanno ribadito che “non può esserci alcuna intesa senza l’Ucraina”. La richiesta russa era in qualche modo prevedibile, ma ora bisogna vedere quali conseguenze concrete ci saranno, visto che finora l’Ue aveva sempre ribadito la sua volontà di continuare ad armare Kiev. Volontà che, all’atto pratico, si è però scontrata con parecchie difficoltà, visto che il piano presentato dall’Alto Rappresentante Kaja Kallas per stanziare aiuti militari per 40 miliardi di euro entro il 2025 era già stato accolto con freddezza da molte capitali, soprattutto tra quelle dei Paesi che si trovano nell’arco meridionale. Alla riunione di lunedì tra i ministri degli Esteri, l’italiano Antonio Tajani aveva fatto esplicitamente riferimento alla necessità di valutare la situazione alla luce della telefonata tenutasi ieri.
di Marco Perduca
Il Manifesto, 19 marzo 2025
Alla notizia dell’arresto su ordine della Corte penale internazionale (Cpi) di Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine dal 2016 al 2022, l’alto Commissario dell’Onu per i diritti umani Volker Türk ha dichiarato: “La guerra alla droga di Duterte, prima a Davao e poi in tutto il Paese, è stata a lungo fonte di preoccupazione per il nostro Ufficio. Da oggi inizia la ricerca di giustizia per le migliaia di vittime di uccisioni e altri abusi, così come per le loro famiglie”. Per motivi di salute Duterte non era in aula il 14 marzo scorso, la conferma delle accuse è prevista per il 25 settembre.
di Roberto Galullo
Il Sole 24 Ore, 19 marzo 2025
Il Centro di Tecoluca ospita i primi 238 carcerati spediti dall’amministrazione Trump. Le organizzazioni per i diritti umani: gravi violazioni. Quando - correva il 31 gennaio 2023 - il presidente del Salvador Nayib Bukele inaugurò, dopo circa un anno di lavori, il Centro di confinamento per il terrorismo (Cecot) di Tecoluca, pochi avrebbero scommesso che il Paese sarebbe rientrato da quella spesa e da quel sacrificio. Mediaticamente e dal punto di vista della geopolitica, di certo un risultato è stato raggiunto con l’arrivo dei primi 238 detenuti in gran parte della gang venezuelana Tren de Aragua (dichiarata un’organizzazione terroristica in Usa il 24 febbraio 2025), spediti neppure 48 ore fa dall’amministrazione statunitense a Tecoluca, nonostante il parere contrario di un giudice federale di Washington.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 marzo 2025
Il sovraffollamento e la carenza di personale aggravano una crisi che sembra senza soluzione. Le opposizioni (tranne i 5Stelle) chiedono misure deflattive, De Fazio (Uilpa): “Il Governo fermi la carneficina”. La Casa Circondariale di Verona Montorio è stata recentemente teatro di due tragici eventi che hanno scosso anche i partiti di opposizione, dal Pd a Italia Viva. Un detenuto senegalese di 69 anni, prossimo al termine della sua pena nel 2030, si è tolto la vita domenica scorsa impiccandosi con un laccio rudimentale, e stamattina un altro detenuto si è tolto la vita, facendo salire a 19 il numero di suicidi in carcere dall’inizio dell’anno.
di Federico Guiglia
Brescia Oggi, 18 marzo 2025
Già più di due secoli fa Voltaire, filosofo illuminista, diceva che la civiltà di un Paese si misura dalle sue carceri. Il concetto è diventato una frase fatta che i politici ripetono a turno, eppure invano. Perché un altro visionario di un tempo a noi più vicino, Marco Pannella, che fu il leader storico dei radicali, trascorreva il giorno di ferragosto di ogni anno visitando le brutte prigioni del Belpaese. E denunciando l’intollerabile sovraffollamento dei detenuti. Che era ed è il naturale risultato del disimpegno istituzionale, cioè della generale incapacità dei governanti di attuare una politica carceraria. Fosse anche quella, oggi ancor più necessaria di ieri, di costruire nuovi e civili istituti, vista l’obsolescenza e l’incuria in cui versa gran parte delle strutture che dovrebbero dar seguito al meno citato degli articoli della Costituzione.
di Valeria Di Corrado
Il Messaggero, 18 marzo 2025
“Esiste un prima e un dopo il carcere. Non c’è un aspetto della tua vita che non viene toccato”. Simone Uggetti nel 2016, quando era sindaco di Lodi, venne arrestato per una presunta turbativa d’asta relativa a una gara di gestione di piscine scoperte, accuse poi rivelatesi infondate. Trascorse 11 giorni a San Vittore e 25 ai domiciliari. Dopo un iter processuale durato 7 anni è stato assolto definitivamente. Il suo caso non è isolato. L’anno scorso 552 persone sono state ingiustamente detenute. “E questi numeri sono parziali, perché riguardano coloro che hanno chiesto allo Stato una riparazione. Poi c’è chi come me, non lo ha fatto e non rientra in quelle statistiche.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 marzo 2025
Secondo la Giunta nazionale del “sindacato” delle toghe, si tratta di “una indebita ingerenza nei confronti dei colleghi che hanno esercitato un diritto costituzionale”. Al momento non c’è alcuna ispezione da parte del ministero della Giustizia nei confronti di un giudice della terza sezione civile del Tribunale di Napoli Nord che, nel posticipare a marzo un’udienza che si sarebbe dovuta tenere il 27 febbraio, giorno dello sciopero Anm contro la riforma della separazione delle carriere, avrebbe allegato al verbale di rinvio anche il comunicato del “sindacato” delle toghe in cui si riportava la posizione dell’Associazione sulla contrarietà alla modifica costituzionale, posizione espressa a seguito dell’esito del primo grado del giudizio penale nei confronti del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro.
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