di Paolo Baroni
La Stampa, 16 luglio 2025
L’indagine Censis: forte pacifismo e tanti pronti a disertare. Il 26% punterebbe sui mercenari stranieri al fronte. Russia e Paesi islamici considerati la prima minaccia. Il centro studi: “Prevalgono cinismo e spinta alla neutralità”. Nel momento in cui la conflittualità globale si intensifica, con la deflagrazione di scontri militari dispiegati su più fronti, la società italiana si scopre impreparata. “Una impreparazione culturale e psicologica, prim’ancora che nella dimensione specificamente bellica: in pratica non si riesce a concepire la guerra come un fatto possibile e attuale, ritenendo ancora di poterla aggirare con astuzie politico-diplomatiche” rivela una nuova indagine del Censis su “Gli italiani in guerra” che La Stampa è in grado di anticipare.
di Gianfranco Pasquino*
Il Domani, 16 luglio 2025
Il capo della Casa Bianca ha già perso molta credibilità, e i sondaggi Usa lo rilevano e rivelano senza eccezione alcuna. Un presidente non credibile con comportamenti erratici non ha nessuna possibilità di costruire un nuovo ordine globale. E l’Ue, per favore, batta un colpo. Troppi si sono già dimenticati, oppure, forse non hanno mai realizzato, che l’ordine mondiale del dopoguerra, che non fu mai del tutto “liberale”, è stato il prodotto di due fattori. Da un lato, il ruolo, questo sì effettivamente liberale, svolto dagli Stati Uniti da Bretton Woods in poi nelle grandi organizzazioni internazionali, in particolare quella per il commercio e nella Banca mondiale e nel Fondo monetario internazionale. Dall’altro, quel tanto di ordine internazionale che ha caratterizzato il dopoguerra fino al 1989 dipese - lo scrivo con l’enfasi degli studiosi che lo battezzarono, descrivendolo e monitorandolo - dall’equilibrio del terrore (nucleare) fra Usa e Urss.
di Massimo Nava
Corriere della Sera, 16 luglio 2025
Dopo tanti accorati richiami al diritto internazionale e condanne di massacri di civili, che in fin dei conti la vittoria resta nel campo dei “cattivi”, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu. Più volte, i leader europei hanno annunciato l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, salvo lasciare nel limbo percorsi e date possibili. Dall’inizio della guerra, hanno manifestato a Kiev una solidarietà a tutto campo, che comprendeva aiuti economici, accoglienza profughi e soprattutto armi, tuttavia manifestata a intermittenza e con il contagocce. L’impegno per la ricostruzione è importante, ma non sufficiente: un pacchetto di dieci miliardi, quando le stime dei danni di guerra ammontano a oltre cinquecento miliardi.
di Giusy Baioni
Il Fatto Quotidiano, 16 luglio 2025
Un documento di 87 pagine consegnato alla Corte Penale Internazionale rivela torture e massacri contro le popolazioni nomadi. In Mali è in corso una pulizia etnica: così documenta un dossier, che Ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare in esclusiva, depositato alla Corte Penale Internazionale dove è già aperto un procedimento sul paese saheliano. Dopo la denuncia della rivista Jeune Afrique delle atrocità commesse dagli uomini di Wagner in Mali, emerge un dossier prodotto da una ricercatrice italiana che chiede l’anonimato per non mettere in pericolo le fonti. Insieme a loro, infatti, ha prodotto 87 pagine sulle gravi violazioni dei diritti umani depositate alla CPI il 5 aprile scorso: la dottoressa ha raccolto e strutturato testimonianze, documenti video e audio e rilievi forniti da esperti locali, confrontandoli con documenti d’archivio, testi storici, scientifici e studi militari. Ciò che ne emerge è la documentazione di una pulizia etnica in corso ai danni delle popolazioni nomadi, principalmente di etnia tuareg e (in misura minore) peul. Un dramma quasi sconosciuto, poiché accade in pieno deserto, lontano dagli sguardi. Solo alcuni gruppi Facebook legati alle milizie russe che contribuiscono a questa carneficina documentano l’accaduto: Ilfattoquotidiano.it ha deciso di non diffondere immagini e video perché troppo cruente.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 15 luglio 2025
Anche l’Associazione Nazionale Magistrati si schiera a favore della proposta di legge Giachetti sulla liberazione anticipata speciale: la sua approvazione sarebbe “un rilevante segnale di attenzione verso una popolazione detenuta che vive quotidiane condizioni di restrizione molto lontane dai valori di umanità e dignità richiesti dalla Costituzione e dalle Carte internazionali”, si legge in un documento approvato all’unanimità sabato dal Comitato direttivo centrale ed elaborato dalla commissione “diritto penitenziario”, presieduta da Andrea Vacca.
di Alfonso Raimo
huffingtonpost.it, 15 luglio 2025
Intervista con l’ideatore della proposta cui ha aperto il presidente del Senato: uno sconto di pena aumentato e retroattivo per i detenuti che si sono comportati bene. “La mia proposta sarà modificata per venire incontro alle esigenze di tutti i partiti. L’importante è farla alla svelta”. Per ora il no solo da Lega e M5S. È possibile un’intesa tra tutte le forze politiche - con l’eccezione dei Cinque Stelle - per una misura di clemenza che consenta di alleggerire il sovraffollamento nelle carceri. “Ora si può fare. Basta solo un po’ di coraggio”, dice Roberto Giachetti, deputato di Italia viva e padre della proposta alla base del provvedimento. “Non ne faccio una questione personale. Ai partiti dico: togliete il mio nome, chiamatela come vi pare, pure legge Pippo, e modificatela. Ma l’importante è che si faccia, perché la vita nelle carceri italiane è al limite”.
di Vincenzo Scalia*
L’Unità, 15 luglio 2025
In carcere, al momento di lottare per i diritti di chi sta dentro, le divisioni politiche saltano. Questa trasversalità va mantenuta anche fuori. Una volta, in Sicilia, le vecchie generazioni raccomandavano ai nipoti di non augurare mai a nessuno di finire in carcere, di ammalarsi e di diventare povero. Una raccomandazione che andrebbe rinnovata nel contesto attuale, in particolare verso chi si definisce di sinistra. E non si tratta di distinguere tra radicali e moderati, riformisti e rivoluzionari. La confusione tra la giustizia sociale, ovvero la possibilità per tutti di fruire dei diritti fondamentali, e il giustizialismo, ovvero la regolazione delle questioni sociali a mezzo della risorsa penale, caratterizza tutto lo spettro politico di sinistra.
di Stefano Anastasìa
garantedetenutilazio.it, 15 luglio 2025
Non rieduca, non reintegra, lede la dignità umana. Il sistema penitenziario italiano tradisce ogni giorno la Costituzione. Anche oggi un uomo si è tolto la vita dietro le sbarre. È successo proprio oggi, mentre scrivo queste parole, ma potrebbe essere successo anche oggi, nel giorno in cui queste parole vengono lette da un loro occasionale lettore. Un giorno vale l’altro e ogni giorno è buono per morire, in carcere: questa, purtroppo, è una drammatica verità del nostro sistema giudiziario, e noi vi ci stiamo drammaticamente abituando.
di Filippo Blengino
L’Unità, 15 luglio 2025
Insieme a una delegazione di Radicali Italiani, varco i cancelli di una delle tante - troppe - strutture penitenziarie italiane. In un reparto sovraffollato oltre ogni decenza, incontro Andrea, 50 anni, casertano, sguardo fisso e voce bassa. Mi racconta una storia che non dimenticherò mai. Mi parla di Antonio, 22 anni. Dividevano la cella fino a due giorni prima. Antonio era finito dentro per il furto di uno scooter. Nessuna arma, nessuna violenza, niente sangue. Ma cinque mesi di carcere. Cinque mesi in attesa di giudizio. Nessuna condanna, ma già punito. Soffriva di ansia e depressione, e negli ultimi giorni era diverso: più nervoso, più spento.
di Vito Daniele Cimiotta
terzultimafermata.blog, 15 luglio 2025
Nel silenzio opprimente delle carceri, dove i corpi sono prigionieri ma anche le parole sembrano destinate a essere relegate nel buio, nascono giornali che sono autentici fari di verità e resilienza. I giornali scritti dai detenuti non sono semplici fogli di carta: sono ponti vitali tra due mondi, scrigni di dignità umana, luci che rischiarano l’ombra dell’indifferenza e dell’oblio in cui troppo spesso viene confinato il sistema penitenziario. Nel gennaio 2025, la chiusura improvvisa de La Fenice, testata del carcere di Ivrea, ha squarciato questo fragile equilibrio. Quel giornale aveva osato raccontare la realtà nuda e cruda: muffa nelle celle, acqua calda inesistente, sovraffollamento soffocante. Denunciare queste condizioni avrebbe dovuto essere un atto di civiltà e responsabilità; invece è stata la scintilla che ha acceso un oscurantismo istituzionale pronto a soffocare ogni voce scomoda con la scusa dell’”ordine e sicurezza”.
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