vitatrentina.it, 17 luglio 2025
Il Garante dei diritti dei detenuti della Provincia di Trento Giovanni Maria Pavarin ha aderito alla proposta della Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, che ha indetto per mercoledì 30 luglio una giornata di mobilitazione volta a far approvare provvedimenti che riducano il sovraffollamento nelle carceri italiane. Quel giorno, deputati, senatori, europarlamentari e consiglieri regionali sono invitati ad entrare insieme ai garanti negli istituti penitenziari per adulti e per minori.
di Angelica Malvatani
Il Resto del Carlino, 17 luglio 2025
Si sono chiusi nel carcere di Fermo i due corsi con la consegna degli attestati: il primo condotto con l’Artigianelli, l’altro con la scuola di Umberto Bachetti. Tra le mura di un carcere quello che fa la differenza è la speranza, la prospettiva di qualcosa di diverso. Per questo la consegna degli attestati di partecipazione ai detenuti che hanno seguito due corsi di formazione del tutto significativi diventa un’occasione di festa e di sorrisi. La direttrice del carcere di Fermo Serena Stoico, spiega che si sta celebrando un traguardo, insieme con il Garante per la persona Giancarlo Giulianelli: “Siamo riusciti tutti insieme, con la preziosa collaborazione dell’area trattamentale e della Polizia Penitenziaria e il supporto fondamentale del Garante, due corsi di formazione molto significativi per i detenuti. Il primo è un corso per operatore di termoidraulica, con il centro di formazione Artigianelli, finanziato proprio dall’ufficio del Garante, per 80 ore di formazione e 12 ore di sicurezza sul lavoro. è una figura professionale molto richiesta e dunque siamo qui per dire che ci sono, qui dentro e appena usciranno, persone che hanno le giuste competenze. Il secondo corso è più tradizionale, è realizzato con la scuola di pizza di Umberto Bachetti che da anni si spende con generosità per questo carcere. Insieme a Andrea Francavilla che è stato un insegnante molto efficace e empatico abbiamo formato come aiuto pizzaioli una decina di detenuti. Una persona che è uscita ha poi lavorato proprio in una pizzeria, tutti i partecipanti hanno dimostrato di volersi mettere in gioco, di credere in una seconda occasione, di sapersi impegnare con costanze e rispettando orari e regole”.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 17 luglio 2025
Pesano, i diritti, quale che sia la partita politica. Pesano nella valutazione dell’esercizio del governo, valutazione che appartiene a chi fa politica, a chi parla scrive e commenta dentro e fuori i nostri confini. Ma il giudizio appartiene soprattutto alla comunità dei governati, a chi tutti i giorni si misura con diritti che mancano o che ci sono solo nella forma, ma nella sostanza non si riescono a esercitare. Diritto è una parola che ha un significato molto ampio oggi, una parola ombrello; sembra precisa quando la usiamo ma può tradire. I diritti sono invece una grammatica complessa e quando li evochiamo, per poterli difendere, dobbiamo saper distinguere. Senza distinzione non c’è critica e nemmeno libertà.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 17 luglio 2025
Dalla sentenza 242 della Corte costituzione sul suicidio assistito scaturisce un diritto a morire? Oppure si tratta soltanto di una scelta possibile, realizzabile e depenalizzata ad alcune condizioni? Il cuore del dibattito sul fine vita sta tutto qui, e su questo la maggioranza non dubita: un diritto al suicidio un c’è. Ma c’è la necessità di legiferare, restando nel perimetro segnato dalla Consulta. Dunque, ora il più è capire se il testo presentato dalla maggioranza rientri in quel campo tracciato dai giudici, e fino a che punto sia possibile forzarlo.
di Angelo Picariello
Avvenire, 17 luglio 2025
“Sul fine vita una legge serve, per evitare che siano la magistratura e le Regioni a occuparsene caso per caso”. Francesco Greco, presidente del Consiglio Nazionale Forense, interviene sulla proposta di legge in discussione al Senato e boccia anche l’idea di tener fuori il servizio sanitario nazionale. Questo orientamento emerge anche da una recente indagine condotta da Ipsos fra 5.500 avvocati italiani tra i 25 e i 44 anni, molti dei quali vorrebbero, in realtà, un’applicazione della norma che vada anche oltre i paletti indicati dalla Consulta.
di Irene Manzi
Il Domani, 17 luglio 2025
Se la scuola genera ansia invece che apprendimento, la responsabilità è anche della politica, prigioniera del merito come ideologia. Il legislatore dovrebbe fare un passo indietro e lasciar lavorare la pedagogia, dando però gli strumenti economici, gli investimenti necessari, offrendo dignità al lavoro del docente in termini di retribuzione, di formazione, di qualità del lavoro. In questi giorni le scelte compiute da alcune ragazze e ragazzi durante l’esame di maturità hanno avuto una grande attenzione mediatica e aperto un dibattito che, purtroppo, ha in larga parte assunto la forma ormai consolidata della presa di posizione da una parte o dall’altra, con l’approccio da tifoserie che sembra così tanto caratterizzare il nostro tempo.
di Angela Nocioni
L’Unità, 17 luglio 2025
Non gli hanno fatto vedere l’avvocato che l’aspettava fuori dal carcere. Rinchiuso subito in Cpr. Se ne riparla a settembre causa trasloco del Giudice di pace. Gaefar Mohamad, egiziano, dell’Italia ha visto solo il carcere dove è stato ingiustamente recluso per 21 mesi. Ma non era uno scafista, si erano sbagliati anche questa volta. Succede davvero troppo spesso. Quando il il Tribunale di Locri lo riconosce innocente e lo scarcera, non passa da libero nemmeno un minuto, gli viene impedito di vedere il suo difensore e viene sbattuto nel Cpr di Caltanissetta. Ricorre contro l’espulsione, gli rispondono che deve aspettare l’8 settembre per trasloco dell’ufficio del giudice di pace. Sono passati un anno, 9 mesi e 8 giorni dal suo arrivo in Italia e lui, assolto e scarcerato, non ha mai passato un’ora da libero.
di Giovanna Cavallo*
L’Unità, 17 luglio 2025
Contrapporre i diritti umani alla legge del più forte: il mandato di Francesca in Palestina è di estrema importanza. Ma come Falk, suo precursore, è finita nel mirino. Dal momento che è impossibile smentire le sue denunce, la denigrano come persona. Il primo mandato speciale delle Nazioni Unite fu istituito contro l’apartheid in Sudafrica. Oggi, il mandato sulla Palestina si inserisce in quella stessa traiettoria: affronta una realtà di occupazione militare protratta e violazioni su vasta scala. Viviamo un ritorno alle logiche imperiali: forza geopolitica, alleanze militari e interessi economici prevalgono sulle norme del diritto internazionale. Le istituzioni multilaterali vengono svuotate di potere o piegate ai più forti. I Relatori Speciali diventano bersagli: ostacolati, screditati, ignorati. Attaccare Albanese non significa solo contestare le sue parole, ma delegittimare l’intera architettura della responsabilità internazionale. Si sostituisce il confronto giuridico con lo scontro ideologico. Difendere il ruolo di Francesca Albanese oggi significa difendere la possibilità che il diritto internazionale abbia ancora voce in un mondo dove prevale la legge del più forte. Proteggere i relatori speciali, le Nazioni Unite e Francesca Albanese, significa difendere i principi di legalità, giustizia e umanità a livello globale.
di Anna Maselli
Corriere del Veneto, 17 luglio 2025
Il cooperante veneziano arrestato il 15 novembre 2024 senza un’accusa formale. Don Ciotti: “Troppe ambiguità in questi mesi”. Alberto Trentini detenuto in Venezuela da 8 mesi, la madre: “Meloni, un silenzio assordante. Il governo deve attivarsi subito”. “Oggi sono otto mesi esatti che mio figlio Alberto è in prigione ma tutto tace e tace anche la nostra presidente del Consiglio”. Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, il cooperante detenuto in Venezuela dal 15 novembre 2024 senza un’accusa formale, non ce la fa più. E martedì mattina, davanti al tribunale di Roma dove si è tenuta una nuova udienza sull’omicidio di Giulio Regeni (le due famiglie sono assistite dalla stessa avvocata, Alessandra Ballerini), ha richiamato le istituzioni alle proprie responsabilità, in particolare la premier Giorgia Meloni che ha telefonato alla famiglia qualche mese fa ma non ha mai pronunciato pubblicamente il nome di Trentini.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 16 luglio 2025
Femminicidio, fine vita, carceri. Tre temi sui quali al Senato il lavorio si sta intensificando prima della pausa estiva prevista per i primi di agosto. In alcuni casi per il bisogno di incassare almeno una delle tante leggi-bandiera del centrodestra, in altri per necessità. Perché le emergenze vere - quella dei detenuti ammassati in celle destinate a riempirsi sempre più, o quella dei malati terminali - esistono ed esigono risposte. E a premere sull’acceleratore sono soprattutto le opposizioni. Con qualche apertura recente del centrodestra alle proposte per ridurre il sovraffollamento carcerario, come la “pdl Giachetti”, sia pur rimodulata. Tanto che ieri il ministro di Giustizia Carlo Nordio ha reso noto di aver accertato, tramite una task force istituita a Via Arenula, che “10.105 detenuti definitivi” per reati non ostativi, con pena residua sotto i 24 mesi” e che non hanno avuto “sanzioni disciplinari gravi negli ultimi 12 mesi”, sono “potenzialmente fruitori di misure alternative alla detenzione in carcere” (non di liberazione anticipata).
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