di Giovanni Fiandaca
Il Foglio, 21 marzo 2025
Più reati e più pene, tanto più se privi di comprovabile giustificazione, accrescono il potere dei pubblici ministeri e a ingolfano la macchina giudiziaria e gli uffici della magistratura di sorveglianza, oltre a provocare inutili sofferenze ed effetti dannosi di varia natura, non solo alle persone sottoposte a pena ma anche alle loro famiglie. Una premessa. Interpellato tra altri sulla sorprendente e spericolata bocciatura da parte di Delmastro della riforma delle carriere come concepita dal guardasigilli Nordio, il vice-presidente della Camera Giorgio Mulè ha dichiarato all’intervistatore (Il Fatto del 15 marzo): “Sapesse quante cose a me non piacciono del governo, della deriva panpenalistica in giù, ma noi le votiamo per lealtà. Si chiamano compromessi e compensazioni”.
di Davide Imeneo*
Corriere della Sera, 21 marzo 2025
Luisa Impastato: “Serve un piano educativo strategico che parta dai più piccoli”. Peppino Impastato è un simbolo della lotta contro la mafia, (oggi si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, ndr.), non solo per il suo coraggio e le sue denunce pubbliche, ma anche per l’eredità di impegno civile che ha lasciato alle generazioni successive. Ripercorriamo il ricordo di Peppino attraverso gli occhi di sua nipote, Luisa Impastato, con cui abbiamo discusso il cambiamento della mafia, le politiche necessarie per contrastarla e il ruolo fondamentale delle donne nella lotta contro la criminalità organizzata. “Io non ho conosciuto direttamente Peppino, sono nata nove anni dopo il suo assassinio - racconta la giovane direttrice di Radio Aut - i ricordi che ho di lui mi sono stati trasmessi da chi c’era, in modo particolare da mia nonna, che invece ho avuto la fortuna di conoscere perché è scomparsa quando avevo 17 anni”.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 21 marzo 2025
L’ex procuratore antimafia e deputato M5s: “Vogliono riportare la polizia sotto l’esecutivo”. Dalla stretta draconiana alle intercettazioni alla separazione delle carriere fino all’animosità di questa maggioranza verso i giudici italiani, secondo l’onorevole Federico Cafiero De Raho, magistrato antimafia prestato al M5s, c’è un filo rosso che lega il tutto. “Quando avranno impedito ai magistrati di fare le indagini, il passo successivo sarà togliere loro la potestà di farle e dare tutto il potere alla polizia, che significa l’esecutivo”.
di Edmondo Bruti Liberati
Il Foglio, 21 marzo 2025
La riapertura dell’indagine nei confronti di Andrea Sempio ci propone un revival. I telegiornali del 13 marzo hanno diffuso l’immagine dell’assalto dei cronisti televisivi all’indagato nel momento in cui, sceso da un taxi, accompagnato dai suoi avvocati, entrava a Milano nella caserma dei Carabinieri per sottoporsi al prelievo del Dna. Senza bisogno di richiamare la presunzione di innocenza, è stata una indegna gogna mediatica, irrispettosa della dignità della persona dell’indagato e, anche, della dignità della giustizia. Una scena che poteva e doveva essere prevenuta ed evitata anzitutto dai responsabili della magistratura e della polizia giudiziaria, perché, purtroppo, era prevedibile che i media non si sarebbero sottratti all’agguato.
L’Unione Sarda, 21 marzo 2025
Irene Testa subissata di insulti dopo aver denunciato condizioni carcerarie precarie, la difende l’allevatore di Burcei che da innocente ha passato oltre 30 anni in cella. Beniamino Zuncheddu sta con la Garante dei detenuti, Irene Testa. L’esponente dei radicali nei giorni scorsi ha denunciato inaccettabili condizioni di detenzione all’interno del carcere di Bancali, a Sassari ed è stata subissata di insulti. Sui social in tanti, troppi, si sono scagliati contro di lei e contro chi è rinchiuso dietro le sbarre, compreso un giovane che aveva iniziato lo sciopero della fame. “Chiudete anche lei”, era per Testa. “Meglio, che a breve c’è la prova costume”, era per il ragazzo che aveva iniziato la protesta. E questi sono stati i commenti più leggeri.
di Salvatore De Napoli
La Città di Salerno, 21 marzo 2025
La Procura apre un fascicolo sul decesso del 37enne Renato Castagno: sequestrata la salma, disposta l’autopsia. “Presenteremo subito dopo l’autopsia una denuncia alla Procura di Salerno affinché accerti eventuali responsabilità del sistema carcerario nella morte di Renato Castagno”. L’avvocato Bianca De Concilio annuncia il ricorso alla magistratura per fare luce sul decesso del detenuto salernitano Renato Castagno, morto a 37 anni dopo un malore accusato a Fuorni, non si sa ancora causato da cosa. Gli uffici guidati dal procuratore Giuseppe Borrelli, intanto, hanno già aperto un fascicolo per appurare le cause di una morte che resta avvolta nel mistero: al momento, il procedimento è contro ignoti, la salma è stata sequestrata e nelle prossime ore si procederà con il conferimento dell’incarico per l’autopsia.
di Elisabetta Cina
gaeta.it, 21 marzo 2025
La morte di Habashy Rashed Hassan Arafa, migrante egiziano, solleva interrogativi sulle condizioni sanitarie nei penitenziari italiani e l’importanza dell’accoglienza nella comunità di Riace. La notizia della morte di Habashy Rashed Hassan Arafa ha colpito profondamente la comunità del comune di Riace, noto per la sua accoglienza ai migranti. L’uomo, di origini egiziane, era stato condannato con l’accusa di scafismo e aveva trovato rifugio a Riace dopo aver trascorso quasi quattro anni in carcere. Il sindaco Mimmo Lucano ha condiviso il suo cordoglio attraverso i social media, descrivendo Hassan come un amico e rivelando come le sue ultime settimane siano state segnate dalla sofferenza e dall’umanità di un uomo costretto a combattere contro un sistema che lo ha emarginato.
lacnews24.it, 21 marzo 2025
“I migranti dietro le sbarre sono gli ultimi tra gli ultimi”, denuncia la senatrice che si rivolge ufficialmente si ministri Nordio e Schillaci. Il caso di Ahmed, che dopo l’interessamento di Mimmo Lucano trascorrerà i suoi ultimi giorni a Riace. “In Italia i migranti detenuti sono gli ultimi tra gli ultimi, privati delle cure essenziali e abbandonati nell’indifferenza. La vicenda di Habashy Rashed Hassan Arafa, detto Ahmed, ne è una tragica conferma. Gravemente malato di tumore, è rimasto per ben cinque anni dietro le sbarre del carcere di Reggio Calabria, invisibile, senza visite specialistiche, né assistenza adeguata, ostacolato da barriere linguistiche e dall’incapacità del sistema penitenziario di tutelare i più vulnerabili. Solo quando era ormai troppo tardi è stato visitato e grazie all’intervento di Mimmo Lucano, Ahmed ora potrà trascorrere gli ultimi giorni della sua vita con dignità nel Villaggio Globale di Riace. Su questa storia di violazione dei diritti umani esigiamo una spiegazione dal governo Meloni”. Lo afferma la senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi, che sul caso ha presentato un’interrogazione ai ministri della Giustizia e della Salute, Carlo Nordio e Orazio Schillaci, “per fare piena luce e chiedere misure concrete affinché simili tragedie non si ripetano mai più”.
forlitoday.it, 21 marzo 2025
Durante la visita, i consiglieri hanno potuto confrontarsi con la dirigente e dialogare con i detenuti impegnati in attività funzionali al reinserimento sociale, al rispetto della legalità e alla costruzione di percorsi lavorativi. Martedì una delegazione di consiglieri comunali ha visitato il carcere di Forlì. Accompagnati dalla dirigente Carmela De Lorenzo e dal sostituto commissario della Polizia Penitenziaria Gennaro Zampella, gli amministratori sono stati accompagnati a conoscere i percorsi formativi e le attività presenti all’interno della struttura, tra cui la cartiera Manolibera e i tre laboratori artigianali di assemblaggio elettrico della sezione protetta. La visita ha poi interessato i locali infermieristici, la biblioteca, le cucine, la sezione femminile e la chiesa. Durante la visita, i consiglieri hanno potuto confrontarsi con la dirigente e dialogare con i detenuti impegnati in attività funzionali al reinserimento sociale, al rispetto della legalità e alla costruzione di percorsi lavorativi.
di Irina Smirnova
farodiroma.it, 21 marzo 2025
Le parole di padre Marco Tasca sull’inclusione dei detenuti e il cammino della Chiesa. Nel suo messaggio per la Quaresima, padre Marco Tasca, arcivescovo di Genova, ha richiamato l’attenzione dei cattolici sulla condizione dei detenuti, invitando a un atto di misericordia concreta verso chi vive nel mondo del carcere. Il messaggio prende spunto dal monumento dedicato alla Polizia Penitenziaria al cimitero di Staglieno, un simbolo di separazione tra la libertà e la privazione della stessa.
- Potenza. Misurare il tempo dietro le sbarre: il tema al centro del primo Tedx tenuto in un carcere
- Lucera (Fg). Al via i progetti “Sportivi inside” e “Libera…mente sport” nella Casa circondariale
- Ferrara. Per la Quaresima il concerto ispirato alla Passione con il coro degli ex detenuti a San Vittore
- Scuola. Armi di distrazione culturale: l’ossessione “gender”
- Migranti. Dopo Al Masri in Italia c’è anche il capo della milizia libica accusato di crimini contro l’umanità











