di Fabrizio Sinisi*
Il Domani, 18 luglio 2025
La dialettica destra-sinistra degli ultimi anni si può riassumere pressappoco così: da un lato qualcuno dice qualcosa di “scorretto”, e di là qualcun altro s’indigna. È un dispositivo semiautomatico, che va avanti a fasi alterne da una trentina d’anni. Un ingranaggio che, a guardarlo un po’ più dall’esterno, pare il più collaudato gioco delle parti, l’eterna declinazione della stessa scena. Al punto che questa sembra essere diventata l’unica vera formula della vita politica italiana: una pochade grottesca dove a identificare i personaggi non è l’ideologia o la rappresentanza, ma il modo di reagire a certe affermazioni.
di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 18 luglio 2025
Come è stato anticipato dal Dubbio, sembra esserci ancora del tempo per ottenere dal Parlamento un testo sull’aiuto al suicidio medicalizzato, che possa, come richiesto dalla Corte costituzionale, riempire alcuni vuoti inevitabili della sentenza n. 242/2019. Il ddl più recente, presentato al Senato dai relatori Pierantonio Zanettin e Ignazio Zullo, si allontana dal disposto della Corte costituzionale, prevedendo nuove regole fondamentali: un comitato nazionale di valutazione, così da accantonare i diversi comitati etici regionali; la “privatizzazione” dell’aiuto al suicidio medicalizzato, così che il personale, strumenti e farmaci del servizio sanitario nazionale non saranno utilizzati per pratiche di aiuto al suicidio medicalizzato.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 18 luglio 2025
La valanga non c’è stata. Il testo della maggioranza sul fine vita se la “cava” con circa 140 emendamenti, di cui oltre un centinaio da parte delle opposizioni. Il termine per presentarli è scaduto ieri alle 11, proprio nel giorno inizialmente cerchiato sul calendario per l’approdo in Aula al Senato. Che ovviamente slitta, e con ogni probabilità a settembre. Il Pd spererebbe di avviare la discussione nelle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali prima della pausa estiva, per non perdere di vista l’obiettivo. Ma sarà l’ufficio di presidenza, la prossima settimana, a stabilire l’iter e i tempi.
di Giuliano Tortolano
L’Espresso, 18 luglio 2025
Il Governo non trova la quadra sullo ius scholae. Mentre l’opposizione non è unita dallo ius soli. Così la revisione delle norme del 1992 slitta un’altra volta. Come da tradizione parlamentare. Per come si è ingarbugliata la matassa, molto probabilmente sarà solo un tema elettorale delle prossime Politiche, saltando a piè pari l’ultimo tratto di legislatura. Dopo l’allineamento Giorgia Meloni-Antonio Tajani sulla “non priorità” dello ius scholae, appare particolarmente difficile che una nuova legge sulla cittadinanza possa essere approvata da questo Parlamento.
di Mario Giro*
Il Domani, 18 luglio 2025
Il pontefice è rimasto solo a parlare di pace con convinzione. Da Washington a Mosca, dal Congo a Gaza, da Kiev alle capitali europee, gli altri leader pare detestino l’ipotesi della pace, considerandola irrealistica o cercando di trarre vantaggio dal caos attuale. Papa Leone XIV insiste sul tema della pace. I nemici devono parlarsi - sostiene - e invita ad incontrarsi in Vaticano. Proseguendo nella tradizione della chiesa cattolica, il papa di Roma è l’unico leader globale a parlare di pace con convinzione. Gli altri leader pare detestino l’ipotesi della pace, considerandola irrealistica o cercando di trarre vantaggio dal caos attuale. Benjamin Netanyahu e Hamas esecrano la pace proseguendo nella spirale dell’odio che annienta Gaza e ora minaccia la Cisgiordania. Entrambi cadono nell’impotenza: alla fine nessuno vince.
di Fabio Marcelli*
Il Fatto Quotidiano, 18 luglio 2025
Sono ripartite le litanie ma la responsabilità dell’efficacia non è “del diritto internazionale”. Sono gli Stati, come il nostro, a rifornire di armi e appoggio politico chi compie reati. La situazione internazionale, col suo odioso corredo di guerre e genocidi, in un mondo apparentemente sempre più proiettato verso la catastrofe bellica definitiva e il conseguente ritorno all’Età della Pietra (copyright Albert Einstein), sta scatenando le consuete lamentose litanie sulla fine del diritto internazionale e sull’impossibilità della giustizia internazionale (di cui il 17 luglio si celebra la Giornata mondiale, ndr). Prima di pronunciare sentenze definitive e inappellabili, che solitamente si coniugano all’instaurazione di uno stato di frustrazione psicologica che spinge coloro che ne sono colpiti all’inazione, all’abbandono di iniziative politiche e giuridiche e alla contemplazione dei paradisi artificiali, occorre tuttavia riflettere attentamente sulla natura del diritto internazionale stesso.
di Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni
L’Espresso, 18 luglio 2025
Colloquio con John Burris, avvocato per i diritti civili. “Trump cavalca la furia giustizialista: riapre prigioni, allarga penitenziari e aumenta le detenzioni. Così la giustizia diventa un dramma sociale. E un business senza scrupoli: intorno alle carceri private ci sono interessi economici importanti, è una filiera da cui sono in molti a trarre profitto. Per questo vogliono che la gente continui a finire in gabbia”. In principio era il muro. Ora sono le sbarre. Nel secondo tempo di Donald Trump alla Casa Bianca, le carceri sono diventate il nuovo feticcio. Rinchiudere e ostentare i muscoli: la ricetta del “law and order” è servita ogni giorno alla base più intransigente del popolo Maga.
di Luca Celada
Il Manifesto, 18 luglio 2025
La testimonianza di Gabriel Valladolid, bracciante agricolo. “In questi giorni si raccoglie la lattuga. Un lavoro che spezza la schiena, non si ferma mai. Chi di voi con la previdenza sociale lo farebbe con questo caldo? Nessuno, ve lo dico io”. All’annuncio dello sciopero parliamo con Gabriel Valladolid, sulla cinquantina, scarponi da lavoro sporchi di fango (“ne vado orgoglioso”). Ci racconta i suoi 35 anni nei campi, la sua storia, antica come la terra riarsa dal sole della Central Valley, il paniere che sfama mezzo paese. La pianura che da sopra Sacramento scende fin sopra Los Angeles, 500 km irrigati intensivamente che sono la regione agricola più produttiva del paese.
di Angela Stella
L’Unità, 17 luglio 2025
Coro di critiche per la task force sulle misure alternative annunciata dal ministero che tirerà le somme solo dopo l’estate. Giachetti: “Modo per bloccare la nostra pdl”. Serracchiani: “Servono misure immediate”. Due giorni fa il governo ha deciso di affrontare l’emergenza carceraria. Come? Con l’istituzione di una task force tra Ministero della Giustizia, magistratura di sorveglianza e singoli istituti penitenziari per favorire la definizione delle posizioni di 10.105 detenuti cosiddetti definitivi (6.079 italiani, 4.026 stranieri, con pena residua sotto i 24 mesi, per reati diversi da quelli ostativi di cui all’articolo 4 bis della Legge di ordinamento penitenziario e che negli ultimi 12 mesi non hanno riportato sanzioni disciplinari gravi) potenzialmente fruitori di misure alternative alla detenzione in carcere.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 17 luglio 2025
Il ministro che annuncia pene alternative per diecimila detenuti è il Nordio che ci piace. Perché vuol dire che non solo il guardasigilli è consapevole di quei 63.000 detenuti stipati come galline d’allevamento laddove, sia pure strettini, ne dovrebbero stare non più di 47.000, ma anche che è pronto a rimboccarsi le maniche. Il suo sguardo si è soffermato prima di tutto sui detenuti condannati in via definitiva. Non per una svolta radicale come sarebbe quella di incoraggiare il Parlamento all’approvazione della proposta di legge Giachetti-Bernardini sulla liberazione anticipata e l’aumento di detrazione dei giorni. Ma per sollecitare l’applicazione delle norme che consentirebbero la “concessione” di detenzione domiciliare, affidamento in prova ai servizi sociali e semilibertà.
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