reggiotoday.it, 22 marzo 2025
Si è riunito il tavolo fra le istituzioni interessate voluto dal garante dei detenuti del Comune di Reggio Calabria, Giovanna Russo: “Primo passo per un’azione permanente”. Erano presenti oltre alla Garante, per la Regione Calabria: Antonio Loprete Morabito commissario straordinario Vibo Valentia e membro regionale task force sanità penitenziaria; la dottoressa Bernardi dirigente di settore Dipartimento tutela della salute Regione Calabria in rappresentanza della dirigente generale Iole Fantozzi; il commissario Asp di Reggio Calabria Gianluigi Scaffidi, il direttore del 118 Domenico Minniti; il direttore facente funzioni dell’istituto “Panzera” di Reggio Calabria Patrizia Delfino; il coordinatore sanitario Luciano Lucania e la comandante dell’istituto penitenziario di Reggio Calabria, plesso Arghillà, Maria Luisa Alessi.
di Chiara Adinolfi
Il Messaggero, 22 marzo 2025
Studiare per costruirsi un futuro migliore fuori dal carcere, studiare per respirare un po’ di libertà attraverso i libri. Sono sempre di più i detenuti che scelgono di iscriversi ad un corso di laurea mentre stanno scontando la loro pena o sono in attesa di giudizio. A Roma sono tre le università pubbliche che offrono la possibilità di sostenere esami dentro gli istituti penitenziari, e tutti registrano una tendenza positiva delle iscrizioni. La Sapienza ha avviato il suo progetto nel 2019, quando gli studenti reclusi erano appena 12. Oggi sono diventati 71.
di Eleonora Tiribocchi
Il Riformista, 22 marzo 2025
Palermo rende omaggio a Marco Pannella. Allo storico leader dei Radicali verrà dedicato il giardino antistante al carcere Ucciardone. Il riconoscimento formale è atteso per venerdì 28 marzo. Non si tratta di un semplice rito simbolico e di facciata, ma di un gesto concreto per tenere viva la memoria delle sue battaglie a favore dei diritti civili e della giustizia giusta. All’intitolazione seguirà anche la collocazione di una targa commemorativa.
di Fiorenza Elisabetta Aini
gnewsonline.it, 22 marzo 2025
Una inedita Festa del papà si è tenuta il 19 marzo a San Vittore. Massimo Cirri, storico conduttore della trasmissione radiofonica “Caterpillar”, dall’aula bunker del carcere, e Sara Zambotti, dai microfoni dello studio di Rai Radio2 di via Sempione, hanno trasmesso la puntata per l’occasione intitolata “Un po’ dentro e un po’ fuori. Un po’ padri e un po’ figli”. Chiamati a raccontare le mille difficoltà del rapporto tra padri e figli, già di per sé complesso e faticoso, i detenuti, con il loro bagaglio di assenze ed errori, cadute e ripartenze. Non solo loro, però, perché in studio Zambotti ha ospitato un rappresentante degli agenti di Polizia penitenziaria, Luciano Esposito, il magistrato, Francesco Cajani, pubblico ministero a Milano, lo psicoterapeuta Angelo Juri Aparo, fondatore del Gruppo Trasgressione attivo in tutte le carceri milanesi, Giuseppe Galli, figlio del giudice Guido Galli, ucciso il 19 marzo 1980, e Luigi Ferraiuolo, giornalista, che ha ricordato l’uccisione di don Peppe Diana, ucciso il 19 marzo 1994. A fare gli onori di casa per l’amministrazione della giustizia, Maria Milano, provveditrice regionale dell’Amministrazione penitenziaria per la Lombardia.
di Fiorenza Elisabetta Aini
gnewsonline.it, 22 marzo 2025
Emozione. Se volessimo riassumere con un solo sostantivo le due ore di trasmissione, sarebbe il termine corretto. “Ci siamo emozionati anche noi” conferma Massimo Cirri che ha condotto dall’aula bunker della casa circondariale di San Vittore la puntata di Caterpillar del 19 marzo 2025 assieme a Sara Zambotti ai microfoni di via Sempione. “Eppure siamo milanesi quindi gente cinica” e per chi lo conosce e lo segue in radio da quasi oramai 30 il tono dissacrante non stupisce; è questo l’approccio, che sembra allontani ma in realtà forse vuole governare proprio l’emozione.
di Fabrizio Rostelli
Il Manifesto, 22 marzo 2025
I ficus secolari sono ancora lì a scandire il tempo, o forse ad ignorarlo. Un gatto nero annoiato si stiracchia all’ingresso della lavanderia e poi scappa spaventato dal rumore dei carrelli. Attraversiamo il cortile interno passando accanto alle sezioni V (dove oggi si trova il polo didattico) e VI e arriviamo nell’area verde del carcere, una zona fino a poco tempo fa abbandonata. Il vociare aumenta dietro i finestroni con le sbarre e il giardino inizia a popolarsi di detenuti, tra abbracci e sigarette accese. La mattinata sarà un momento di condivisione e l’occasione per presentare le opere realizzate dai detenuti di Spazio Acrobazie, il laboratorio produttivo e di riqualificazione attraverso la mediazione artistica. Torno all’Ucciardone dopo quasi 5 anni e il progetto si è ramificato ed esteso anche materialmente, all’esterno nella città. Partita nel 2019 da un laboratorio di arte contemporanea, curato dall’artista Loredana Longo all’interno dell’istituto penitenziario palermitano, la sperimentazione negli anni ha trovato nuovi spazi, nuove connessioni e anche nuovi protagonisti. Il programma prevede: lezioni di arte contemporanea in carcere, laboratori settimanali con artisti e figure del mondo dell’arte, della giustizia e del sociale, visite guidate nei luoghi culturali, mostre e rassegne di cinema in carcere, incontri sul diritto attraverso le arti visive.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 22 marzo 2025
L’eccessivo ricorso a decreti d’urgenza esautora il ruolo delle camere. E sarà anche peggio con il ddl presentato da Fratelli d’Italia vuole portare a 90 giorni il termine di approvazione dei decreti legge. Ciò rischia di amplificarne l’abuso e di depotenziare il ruolo dell’aula. Da anni il ruolo normativo del governo si espande a discapito del parlamento, soprattutto a causa dell’eccessivo utilizzo dei decreti legge. Nonostante, in base all’art. 77 della Costituzione, vi si possa ricorrere solo “in casi straordinari di necessità e di urgenza”, essi sono ormai diventati lo strumento prevalente e ordinario attraverso cui l’esecutivo esercita l’iniziativa legislativa. Ciò determina in alcuni momenti ingorghi normativi, che rendono difficile il rispetto dei 60 giorni previsti per la conversione da parte delle Camere.
di Mariano Croce*
Il Domani, 22 marzo 2025
Questa rivoluzione, che parte dal basso e si irradia sulle istituzioni più elevate, ci restituisce oggi un poco di speranza. In tutto il versante euroamericano, l’azione dei tribunali non solo fa da limite all’ipertrofia esecutiva, ma lo fa restituendo dignità alle rivendicazioni della cittadinanza. Si chiama “rivoluzione dei diritti”: è una politica operosa e vitale mediante cui i cittadini incidono direttamente sulle regole della convivenza sociale per adattarle alle loro mutate esigenze. È una rivoluzione tanto dirompente quanto pacata, dacché prende piede nelle Corti e segue i protocolli ordinati del diritto. Quando i parlamenti sembrano irretiti in un persistente stato vegetativo, le Corti vengono chiamate dalla cittadinanza ad accogliere rivendicazioni cui la politica si è fatta sorda.
di Patrizia Macciocchi
Il Sole 24 Ore, 22 marzo 2025
La Corte costituzionale, sentenza numero 33, depositata ieri, ha dichiarato illegittimo l’articolo 29-bis, co. 1, della legge n. 184/1983, nella parte in cui non include le persone singole fra coloro che possono adottare un minore straniero residente all’estero. Anche le persone singole possono adottare minori stranieri in situazione di abbandono. È quanto si legge nella sentenza numero 33, depositata oggi, con cui la Corte costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo 29-bis, comma 1, della legge numero 184 del 1983, nella parte in cui non include le persone singole fra coloro che possono adottare un minore straniero residente all’estero.
di Valentina Petrini
La Stampa, 22 marzo 2025
Dal doppio cognome alle adozioni, fino all’attesa pronuncia sulla Pma. La Corte parla di responsabilità genitoriale, dimenticata dalla politica. C’è una donna dietro alcune delle sentenze della Corte Costituzionale degli ultimi tre anni che stanno di fatto riscrivendo il diritto in materia di genitorialità e uguaglianza di genere. Questa donna è la giudice Emanuela Navarretta. Nel 2022 con la sentenza n. 131 la Corte Costituzionale dichiarò l’illegittimità costituzionale dell’art. 262, primo comma, del codice civile, nella parte in cui prevede, riguardo all’ipotesi del riconoscimento effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori, che il figlio assuma il cognome del padre, anziché quello di entrambi i genitori.
- Fine vita. Filomena Gallo: “Gli occhi di chi soffre mi spingono a difendere la libertà di morire”
- “I tagli agli aiuti umanitari dell’Unhcr rischiano di aumentare la pressione migratoria”
- Consiglio europeo flop sull’Ucraina. Ma per la premier è una manna dal cielo
- “Prontezza 2030”: adesso la guerra cambia nome
- Ricominciare dalla cultura e dalla scienza, non dalle armi











