di Mauro Gentile
La Voce e il Tempo, 19 luglio 2025
Dal ministero della Giustizia arrivano alla Regione Piemonte oltre 2 milioni e 600 mila euro per finanziare la realizzazione di percorsi di orientamento, formazione, housing sociale e attivare una rete per favorire il reinserimento sociale e lavorativo di persone sottoposte a misura penale esterna o in uscita dagli istituti penitenziari. “Il sostegno finanziario al progetto regionale da parte del ministero della Giustizia” commenta Bruno Mellano, garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione “appare come una conferma per il lavoro messo in campo in questi anni.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 19 luglio 2025
La Procura indaga sul decesso, in cella, di un detenuto romeno di 58 anni. L’uomo, in buona salute, sarebbe uscito tra sette mesi. Nel 2024, alla Dogaia in sei si sono tolti la vita. Sulla “strana” morte di un detenuto romeno di 58 anni in una cella del reparto isolamento della Casa di reclusione della Dogaia di Prato, una delle più turbolente carceri d’Italia, la procura ha aperto un’inchiesta per omicidio. Il corpo senza vita del recluso, che stava scontando una sanzione disciplinare, è stato rinvenuto ieri mattina dagli agenti di polizia penitenziaria durante un normale controllo. All’interno della camera, come ha sottolineato lo stesso procuratore Luca Tescaroli in un comunicato, non sono stati trovati lacci, corde, lenzuola o altri strumenti che possano far pensare a un suicidio. D’altra parte, l’uomo, finito dentro per violenza sessuale, maltrattamenti, calunnia, minacce e lesioni personali, sarebbe uscito per fine pena fra sette mesi, il 27 febbraio 2026: gli era rimasto poco tempo da scontare dietro le sbarre, cosa l’avrebbe spinto a togliersi la vita? Inoltre, a quanto pare, godeva di una buona salute e l’ipotesi di un decesso per cause naturali appare agli inquirenti piuttosto improbabile. Sarà in ogni caso l’esame autoptico del medico legale, già disposto dal magistrato, a chiarire i molti dubbi che avvolgono questa morte. Si stanno esaminando anche i filmati dell’impianto di videosorveglianza interno.
di Luca Serranò
La Repubblica, 19 luglio 2025
L’autopsia chiarirà le cause del decesso di un detenuto romeno di 58 anni. Alla Dogaia è l’ennesimo caso nel giro di pochi giorni. Lo scorso 5 luglio aveva guidato la rivolta nel carcere, insieme ad altri dieci detenuti. Ieri, nella cella di isolamento in cui era stato confinato in seguito alla protesta, l’hanno trovato morto nel suo letto. Una morte sospetta, secondo la procura, forse legata proprio al ruolo di vertice nelle dinamiche criminali della casa circondariale. Si indaga per omicidio volontario sul caso di Costel Scripcaru, 58 anni, cittadino romeno che stava scontando condanne per diversi reati (anche violenza sessuale) alla Dogaia di Prato; solo l’ultima tragedia nel carcere della città toscana, teatro dall’inizio dell’anno di una impressionante catena di violenze - compresa l’aggressione con olio bollente contro il killer delle escort Vasile Frumuzache - e dove solo poche settimane fa sono stati sequestrati decine di cellulari e ingenti quantità di stupefacente.
di Bernardo Bassoli
latinatu.it, 19 luglio 2025
Morto un detenuto lo scorso 16 luglio all’interno del carcere di Latina. Le cause della morte, ufficialmente, sono ascrivibili a un malore. “La morte di un detenuto è sempre una sconfitta per lo Stato. Quello che è accaduto a Latina è un grido d’allarme che non può essere ignorato,” dichiara Massimo Costantino, Segretario Generale Fns Cisl Lazio. “Abbiamo bisogno di assunzioni straordinarie e di un piano serio per ridurre il sovraffollamento, anche utilizzando le misure alternative previste per chi ha pene residue inferiori ai due anni”. Secondo Costantino, la situazione attuale ostacola il percorso rieducativo dei detenuti. “Non possiamo permettere che le carceri diventino luoghi di abbandono e di tragedie annunciate”.
di Paolo Marino
Libertà, 19 luglio 2025
Svolta nelle indagini sulla fine del 27enne originario del Burkina Faso che era legato a Lugagnano. Svolta nelle indagini sulla morte di Adama Compaore, il 34enne originario del Burkina Faso - molto legato a Lugagnano, dove aveva familiari e amici - morto il 12 giugno scorso in un letto d’ospedale, dove era stato ricoverato dopo il trasporto d’urgenza dal carcere di Parma. Un uomo di 27 anni nato in Nigeria è indagato per omicidio volontario. Si tratta di un altro detenuto, anch’egli custodito nella casa circondariale di Parma. Potrebbe trattarsi di un compagno di cella, ma in merito gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.
di Giacomo Costa
La Nuova Venezia, 19 luglio 2025
Il 23enne di origini rumene, residente a Mestre e incarcerato a Santa Maria Maggiore, si suicidò subito dopo il trasferimento nel carcere di Verona. La difesa dei quattro agenti: il detenuto aveva avuto scontri con altri detenuti. Il sindacato: “Se hanno sbagliato pagheranno, ma è difficile gestire certi casi”. “La rottura della milza è avvenuta in due passaggi, come è stato evidenziato nel parere medico di parte che abbiamo già depositato. Prima si è verificato un ingrossamento e un conseguente indebolimento della membrana protettiva, poi l’effettiva lacerazione.
di Christian Donelli
parmatoday.it, 19 luglio 2025
La paradossale vicenda che riguarda un detenuto di 64 anni, da dieci nel carcere di via Burla a Parma, la testimonianza del figlio: “Ha diverse patologie, certificate dai medici del carcere, e gravi problemi di salute, che si sono aggravati in 15 anni di detenzione”. Ogni martedì va a trovare il padre di 64 anni, detenuto da circa dieci anni nel carcere di via Burla a Parma ma secondo quanto riportato nel documento che rigetta la richiesta degli arresti domiciliari - presentata proprio per il padre gravemente malato - risulta lui stesso “attualmente sottoposto alla misura della detenzione domiciliare”.
di Claudio Desideri
Il Resto del Carlino, 19 luglio 2025
Cinque in dieci metri quadri con tavolini, sedie, letti, tavoli e bagno. La visita di Garante, Osservatorio carceri, Camera penale e Magistratura. La situazione di sovraffollamento in cui versa la maggior parte degli istituti penitenziari italiani non lascia indenne il carcere anconetano di Montacuto visitato ieri da una folta delegazione dell’Osservatorio carceri UCPI, del CNF, della Camera Penale marchigiana, del Garante regionale dei detenuti, accademici e membri della Magistratura di sorveglianza.
di Paolo Piffer
giornaletrentino.it, 19 luglio 2025
Il consigliere Civico chiede correttivi: “Serve una direzione duratura, che prenda in mano la gestione della struttura”. Il nuovo carcere di Spini di Gardolo, inaugurato nel febbraio del 2011, è costato alla Provincia 112,5 milioni di euro. Un carcere modello, di nuova concezione, se non fosse che, come sta evidenziando l’inchiesta del Trentino, è già sovraffollato e con meno personale rispetto a quanto necessario e previsto. Nonostante l’accordo di programma quadro tra Provincia e governo sia molto preciso al riguardo. Mattia Civico, consigliere provinciale del Pd, che di questo tema si occupa da tempo, non ci sta. “Oggettivamente - attacca - il sovraffollamento porta ad una vivibilità interna molto più ridotta. Riducendosi gli spazi la situazione in cui sono costretti a vivere i detenuti non è certo delle più facili. Ricordiamoci che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha sanzionato l’Italia per le condizioni delle sue carceri”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 19 luglio 2025
Un dato impressionante, ma che si ritrova anche nelle altre carceri minorili del Nord Italia, dice don Claudio Burgio, cappellano del Beccaria. “È cambiato il progetto migratorio, molti di questi ragazzi girano l’Europa in cerca di soldi, verosimilmente legati a una organizzazione. Altri dall’Ipm potrebbero anche uscire, ma mancano le comunità”. “Al Beccaria, in questo momento circa l’87% dei ragazzi presenti è costituito da minori stranieri non accompagnati, tra i 14 e i 17 anni”. A parlare è don Claudio Burgio, da vent’anni attivo nell’istituto penale per minorenni Cesare Beccaria di Milano, dove è diventato nel 2024 cappellano al posto di don Gino Rigoldi. Don Burgio è anche fondatore della comunità Kayrós.
- Ravenna. Due detenuti per ogni cella e pochi agenti di polizia penitenziaria
- Oristano. Carcere di Massama, il lavoro dei sanitari dalla parte degli “ultimi”
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- Modena. Storie di vita tra i fornelli e le sbarre
- Cagliari. Al carcere di Uta l’arte colorata di Manu Invisible trasforma la sala d’attesa in un luogo a misura di bambino









