di Lorenzo Lamperti
La Stampa, 25 marzo 2025
Iwao Hakamada, ex pugile, aveva 32 anni quando è stato condannato, ora ne ha 89. Quanto valgono 56 anni in carcere da innocente, di cui 46 nel braccio della morte? Secondo la giustizia giapponese, la risposta è 217 milioni di yen, vale a dire l’equivalente di 1,45 milioni di dollari. Iwao Hakamada aveva 32 anni quando è stato condannato a morte. Era il 1968. Lo scorso settembre, 56 anni dopo, è stato assolto. E ora gli è stato riconosciuto il risarcimento, al termine di una lunga battaglia legale, quando di anni ne ha però ormai 89. Hakamada, un ex pugile professionista, era stato giudicato colpevole di aver ucciso il suo capo, la moglie del suo capo e i loro due figli. Salvo poi essere scoperto innocente, in un caso che continua a generare enormi discussioni e polemiche in Giappone. Gli avvocati avevano chiesto il risarcimento più alto possibile, sostenendo che i 46 anni nel braccio della morte (un record mondiale) hanno avuto ripercussioni sulla sua salute mentale. Il giudice Kunii Koshi, che ha accolto la richiesta, ha convenuto che Hakamada ha sofferto di un dolore mentale e fisico “estremamente grave”. Il governo giapponese pagherà il risarcimento finanziario dell’ex pugile, in quello che i media locali definiscono il più grande risarcimento per un caso penale nella storia del Paese.
di Tommaso Montesano
Libero, 24 marzo 2025
Nordio: reintrodurre il divieto di tenere comportamenti non imparziali. E l’Anm protesta: “Stupore e amarezza”. Il governo pensa a una stretta sugli illeciti disciplinari dei magistrati. In particolare, in sede di attuazione della riforma costituzionale attualmente in discussione al Senato, il Guardasigilli, Carlo Nordio, punta a reintrodurre nell’ordinamento giudiziario, tra i doveri del magistrato, il divieto di “tenere comportamenti, ancorché legittimi, che compromettano la credibilità personale, il prestigio e il decoro” sia della singola toga, sia dell’intera istituzione giudiziaria. Una prescrizione abrogata nel 2006 che adesso il ministro della Giustizia, sulla scorta delle ultime esternazioni “politiche” dei magistrati, è determinato a rispolverare allo scopo “di assicurare e tutelare, nel quadro degli equilibri costituzionali, improntati alla divisione dei poteri, il prestigio dell’intero ordine giudiziario”.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 24 marzo 2025
Il ritorno dell’ipotesi della “legge bavaglio” per i magistrati in una risposta del ministro a una interrogazione parlamentare di Gasparri. Parodi: “Stupore e amarezza”. “Apprendo con stupore e amarezza che il governo avrebbe intenzione di introdurre un illecito disciplinare delineato con una formula estremamente indeterminata. Ciò verrebbe a costituire un inquietante monito rispetto allo svolgimento delle attività quotidiane e della vita di relazione dei magistrati”. Così il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi interviene sull’ipotesi di sanzioni per comportamenti inopportuni dei magistrati, contenuta nella risposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio a un’interrogazione parlamentare del senatore Maurizio Gasparri.
di Edoardo Sirignano
Il Tempo, 24 marzo 2025
“Sulla separazione delle carriere proveremo a chiudere i quattro passaggi parlamentari a ridosso dell’estate. Confidiamo nella condivisione del Parlamento. Questa maggioranza “ad offerta multipla” alla fine ha sempre trovato compattezza e sintesi”. A dirlo Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 24 marzo 2025
Approvato in via definitiva il ddl Zanettin sulla durata delle intercettazioni, ora limitate a 45 giorni. Impossibile, dice il procuratore di Prato. In effetti lui sulle stragi ci ha perso decenni. Se quarantacinque vi sembran pochi. Approvato in via definitiva il ddl Zanettin sulla durata delle intercettazioni, ora limitate a 45 giorni, si sono ascoltate, senza trojan, le più desolate e anche un po’ incredibili contestazioni. Una delle più rimbombanti quella del dottore Luca Tescaroli, oggi procuratore di Prato. Intervistato ieri dal Fatto ha aperto i rubinetti: “Quella appena approvata è solo l’ultima delle riforme che recentemente hanno, oggettivamente, già compresso gli strumenti in mano ai magistrati per reprimere la criminalità”.
di Guido Camera e Valentina Maglione
Il Sole 24 Ore, 24 marzo 2025
Le disposizioni contenute nel disegno di legge del Governo per contrastare la violenza contro le donne rafforzano la posizione delle vittime. Ricadute pratiche incerte per il nuovo reato di femminicidio: è già punito con l’ergastolo l’omicidio del partner o commesso dallo stalker. Rafforzano il ruolo delle vittime di molti reati le disposizioni processuali contenute nel disegno di legge licenziato nei giorni scorsi dal Governo per contrastare la violenza contro le donne e ora in attesa di iniziare il suo percorso in Parlamento. Mentre ha senz’altro un alto valore simbolico ma ricadute pratiche incerte il nuovo delitto di femminicidio, proposto sempre dal disegno di legge. Dal Codice rosso ai nuovi reati Le nuove norme si inseriscono in un panorama ampio di misure volte a prevenire e sanzionare le violenze di genere.
di Michela Finizio
Il Sole 24 Ore, 24 marzo 2025
Manca una definizione unica ma Croazia, Cipro, Malta e Belgio hanno norme ad hoc. L’Italia non è il primo paese ad aver legiferato contro il femminicidio, anche se ancora non esistono dati aggiornati sul fenomeno a livello europeo. L’assenza di statistiche “comuni”, come riportato in una recente inchiesta del Miir di Atene con lo European data journalism network, è legata alla scarsa omogeneità nelle classificazioni degli omicidi tra gli Stati membri: per poter definire femminicidio l’uccisione volontaria di una donna è necessario aspettare l’esito giudiziario, individuare il colpevole oppure i suoi moventi; in altri casi l’assassino dev’essere di sesso maschile, ex o attuale partner, oppure il fatto deve essersi compiuto in ambito domestico. Insomma i Paesi europei sul femminicidio vanno in ordine sparso.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 24 marzo 2025
Se il pubblico ufficiale non è individuato e resta ignoto, le Procure della Repubblica non possono forzare il reato di rivelazione di segreto d’ufficio estendendo al giornalista il concorso nel reato fuori dagli unici casi possibili di istigazione o di induzione del pubblico ufficiale a violare il segreto; e, a ruota, i pm non possono quindi sequestrare i telefoni e i computer del giornalista allo scopo di aggirarne il segreto sulle fonti. Dalla Cassazione arriva uno stop a pratiche investigative sempre più diffuse, stavolta censurate dall’annullamento del sequestro che la Procura di Firenze ordinò con estrazione per parole chiave il 24 luglio 2024, e che peraltro il 31 luglio i carabinieri eseguirono invece con l’integrale duplicazione degli archivi informatici, a carico di un giornalista del Corriere fiorentino, Simone Innocenti, autore il 17 maggio 2024 di un articolo sul suicidio il 22 aprile di una allieva della Scuola Marescialli di Firenze
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 24 marzo 2025
Le sezioni Unite penali colmano con l’analogia la lacuna dell’articolo 629 bis del Cpp - dove non fissa al momento dell’ingresso in Italia la decorrenza per presentare l’istanza - in base alla norma sulla restituzione del termine. Scatta dalla data di consegna in Italia il decorso del termine per domandare l’annullamento della condanna e lo svolgimento di un nuovo processo di merito per la persona giudicata in assenza e richiesta di scontare la pena in base a Mae esecutivo mentre si trova in altro Stato Ue. Le sezioni Unite penali - nel dirimere un contrasto di giurisprudenza e fornendo un’interpretazione orientata al rispetto del diritto Ue - con la sentenza n. 11447/2025 hanno accolto il ricorso di un cittadino rumeno contro il mancato accoglimento, per tardività, dell’istanza di rescissione del giudicato di cui era stata richiesta l’esecuzione della pena in Italia tramite mandato di arresto europeo “esecutivo”. Infatti, al ricorrente che era stato giudicato in assenza i giudici della competente Corte d’appello avevano opposto il superamento del termine di 30 giorni dalla conoscenza della sentenza al fine di ottenere un nuovo giudizio, in quanto tale conoscenza non poteva coincidere con la data della consegna bensì con quella della notifica all’estero del Mae o al massimo dalla trasmissione della sentenza richiesta dallo stesso ricorrente interessato dal mandato di arresto. Ma la Cassazione rigetta questa lettura e accoglie, tra gli altri, il rilievo difensivo secondo cui la trasmissione non equivale a notifica della sentenza e l’esercizio di difesa a distanza non può ritenersi praticabile e agevole - cioè garantito - vista anche la difficoltà di reperire avvocato in grado di conoscere entrambe le lingue dei due Paesi coinvolti nella procedura estradizionale.
di Matteo Indice
Il Secolo XIX, 24 marzo 2025
Lucio Saggio era detenuto per un omicidio a Savona: gli era stata respinta la misura alternativa. Aveva già tentato di uccidersi nell’estate del 2023 il detenuto 70enne che si è suicidato in una cella del carcere di Marassi. Il segretario generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria Gennarino De Fazio in una nota sottolinea che “sale a ventidue l’assurda conta dei detenuti che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno nei penitenziari italiani, cui bisogna aggiungere un operatore”. Il detenuto era in carcere già da almeno una decina di anni e sarebbe stato liberato nel 2033. Una lunga pena per reati gravi, anche contro la persona.
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