di Padre Enzo Fortunato
Il Sole 24 Ore, 24 marzo 2025
“Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra”. Sono queste le parole del Papa affidate a una lettera pubblicata sul Corriere della Sera. Parole giustamente riprese e citate da Roberto Benigni in eurovisione nel suo spettacolo sul sogno dell’Europa come progetto di pace perpetua tra i popoli. In tutti i suoi interventi sulla guerra il Pontefice non ha mai espresso una posizione meramente moralistica. Ha sempre cercato di attaccare le ragioni più profonde dell’inimicizia tra gli uomini. Innanzitutto, l’industria delle armi. E purtroppo gli eventi recenti continuano a dargli ragione. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma (Sipri), negli ultimi cinque anni, il mercato globale delle armi ha subito un’accelerazione selvaggia. L’Europa, travolta dal conflitto in Ucraina e dalla necessità di rafforzare i propri arsenali, ha visto un aumento del 155% nelle importazioni di armamenti. Ma il vero vincitore di questa corsa al riarmo sono gli Stati Uniti, che oggi controllano il 43% del mercato mondiale e consolidano la loro supremazia come principali fornitori di armi a livello globale. Inoltre, tra il 2020 e il 2024, l’Ucraina è diventata il primo Paese importatore di armi del mondo, con una crescita impressionante rispetto al quinquennio precedente. L’Occidente ha riversato miliardi in aiuti militari a Kiev, con gli Stati Uniti in testa (45% delle forniture a Kiev), seguiti da Germania (12%) e Polonia (11 per cento).
di Loretta Napoleoni*
Il Fatto Quotidiano, 24 marzo 2025
Bisogna armarsi per difenderci dice la guerrigliera tedesca Von Der Leyen, Mario Draghi le fa da controcanto, ma da chi esattamente dobbiamo difenderci? Nella costruzione del nuovo ordine mondiale l’Europa è marginale e reagisce di pancia, almeno per ora. Mentre è chiaro che sia Trump che Putin hanno un piano di lungo periodo ben chiaro a favore della crescita e stabilità delle proprie nazioni, un assetto da realpolitik, insomma, in cui la Cina avrà anche un suo ruolo, in linea con il suo status di potenza, o meglio di super potenza mondiale, il Vecchio continente non solo non lo possiede ma da segni di senilità.
di Gabriella Colarusso
La Repubblica, 24 marzo 2025
Convalidato l’arresto del sindaco di Istanbul. Il Paese reagisce: nominato capo dell’opposizione con numeri senza precedenti. Davanti al seggio di Uskudar, il quartiere di Istanbul dove vive Erdogan, la folla si apre per far passare un’anziana con il deambulatore: “Oggi Istanbul, domani la Turchia”, urla un signore in piedi su un parapetto. Applausi. A Kadikoy, roccaforte dell’opposizione sulla sponda asiatica, la ressa per votare alle primarie del Chp blocca un’intera area del quartiere. Pure a Kasimpasa, distretto operaio e conservatore, c’è la fila al seggio dal primo mattino, e solo un candidato: Ekrem Imamoglu.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 24 marzo 2025
I racconti di alcuni detenuti americani nella prigione venezuelana liberati un mese fa: “Il cooperante era vivo e riceveva le medicine”. Febbraio, carcere El Rodeo 1, Venezuela. Alberto Trentini è vivo. È in una cella di due metri per due, dalla quale può uscire pochi minuti al giorno. Lo guardano secondini con nomi in codice che raccontano tutto: Hitler, Diavolo, Squalo, agenti pronti a sedare con la violenza ogni tentativo di protesta. Alberto ha le medicine per la sua malattia ma si trova in condizioni di “tortura psicologica”, insieme ad almeno una settantina di altri detenuti, nel braccio per “stranieri” del carcere di El Rodeo 1. Sono tutti detenuti senza reali motivi, dei veri e propri ostaggi, catturati nell’ultimo anno dal governo Maduro con accuse fittizie per poi essere utilizzati come arma di scambio politico sui tavoli internazionali.
di Giuseppe Ariola
L’Identità, 23 marzo 2025
Il livello del sovraffollamento carcerario, il principale responsabile della drammatica situazione in cui versano i penitenziari italiani, è un problema dibattuto da anni che ciclicamente torna centrale nell’agenda politica. Viene definito come un’emergenza ed effettivamente lo è, ma a differenze di tutte le altre emergenze ha un tratto decisamente peculiare, ha perso il carattere della straordinarietà. Governi sostenuti da maggioranze di diverso colore politico, negli anni, sono stati costretti ad affrontare la questione dell’invivibilità delle strutture detentive, anche su impulso del Quirinale, eppure il problema del sovraffollamento carcerario - e tutto ciò che ne consegue a cascata - è sempre lì, nonostante le varie misure tampone messe in campo di volta in volta che, come è del tutto evidente, non hanno funzionato.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 23 marzo 2025
Dopo le brusche dimissioni a dicembre di Russo le funzioni del Dipartimento sono state affidate a Di Domenico (sostenuta dal ministero) ma la controfirma sul decreto di nomina ancora non arriva. Sovraffollamento e carenze del personale di sorveglianza sono i malanni cronici delle carceri italiane. I numeri sulle presenze dei detenuti oltre il consentito - dai regolamenti e dal senso di umanità - sono stabili ma rimangono dentro un’emergenza che si aggrava ogni giorno facendo crescere le tensioni dietro le sbarre. Al 28 febbraio scorso, in base ai dati forniti dal Ministero della Giustizia, erano 62.165 le persone ristrette nei 190 istituti di pena, circa 11mila in più rispetto alla capienza prevista, ma ne risultano addirittura 15mila in sovrannumero se si considerano i posti letto effettivamente disponibili.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 marzo 2025
Al via la gara di edilizia penitenziaria. L’annuncio del Commissario straordinario. Alla Camera, l’altro giorno, durante l’assemblea straordinaria dedicata alla cogente emergenza carceri e finita con un nulla di fatto, più di qualche deputato dell’opposizione si era chiesto che fine avesse fatto il commissario straordinario all’edilizia penitenziaria Marco Doglio, nominato il 22 settembre scorso. Ed ecco che ieri è arrivata la risposta, direttamente dal ministero della Giustizia. Con l’annuncio dell’avvio di una gara pubblica per la costruzione di “384 nuovi posti detentivi entro il 2025”, per un “importo complessivo di 32 milioni di euro”. La gara “sarà gestita da Invitalia in qualità di Centrale di Committenza”.
di Luca Bonzanni
Avvenire, 23 marzo 2025
La demografia consegna le sue criticità fino in carcere, con una “popolazione” sempre più anziana. E dunque fragile, bisognosa di cure, ma anche più isolata socialmente. È l’altra faccia della medaglia dell’emergenza penitenziaria: mentre gli istituti penali per minorenni toccano tassi d’affollamento record, e mentre sempre più giovanissimi passano dai minorili alle carceri per adulti, contemporaneamente nelle celle vivono centinaia di anziani. A fine 2024, secondo gli ultimi dati del ministero della Giustizia, le carceri italiane ospitavano 1.238 persone con più di 70 anni d’età. Un’escalation continua, anno dopo anno: nell’ultimo decennio i detenuti over 70 sono praticamente raddoppiati, visto che erano 642 alla fine del 2014.
di Liborio La Mattina
giornalelavoce.it, 23 marzo 2025
La prigione, per le persone transgender, diventa una doppia punizione: da un lato la detenzione, dall’altro l’emarginazione sistemica dentro un sistema penitenziario che, pur avendo preso atto della loro esistenza, non garantisce diritti né opportunità reali. Secondo il rapporto dell’associazione Antigone, sono 69 le persone transgender attualmente detenute in Italia. Una popolazione distribuita in appena sei istituti penitenziari: Rebibbia Nuovo Complesso, Belluno, Como, Reggio Emilia, Napoli Secondigliano e, appunto, Ivrea. Strutture che hanno predisposto sezioni protette o dedicate, spesso pensate per garantire maggiore sicurezza e tutela, ma che di fatto rischiano di produrre isolamento, invisibilità e assenza di diritti.
agensir.it, 23 marzo 2025
In occasione della solennità di San Giuseppe, appena trascorsa (19 marzo), l’Associazione Prison Fellowship Italia (PFIt), in collaborazione con il Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), è ritornata nelle carceri italiane, il 20 e il 22 marzo, per celebrare la “festa del papà”. Un’iniziativa per consolidare e mantenere vivo quel legame genitoriale che non può interrompersi con la detenzione. “Molti padri reclusi, infatti, spesso si ritengono delegittimati nel loro ruolo e vivono due isolamenti: quello fisico, e quello affettivo. Ma solo mantenendo viva questa relazione, oltre ai percorsi riabilitativi della detenzione, si può ricostruire quella fiducia e quel rispetto fondamentali per volere e iniziare un vero cambiamento”, si legge in una nota.
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