dire.it, 18 luglio 2025
Il Ministro della Giustizia: “Sono problemi gravi ma non correlati. È la solitudine che porta al suicidio”. No, le inquietanti statistiche sui suicidi in carcere non sono legate all’endemico sovraffollamento delle prigioni italiane. Sono “due problemi gravi, ma non connessi”, dice il Ministro Carlo Nordio intervistato dal Corriere della Sera. “Anzi - rilancia - paradossalmente il sovraffollamento è una forma di controllo: alcuni tentativi di suicidio sono stati sventati proprio dai compagni di cella. È la solitudine che porta al suicidio. Ma soprattutto la mancanza di speranza e l’incertezza del domani. Molti si uccidono proprio quando è imminente la loro liberazione. Il sostegno psicologico è essenziale. Abbiamo stanziato risorse importanti”.
di Fabrizio Roncone
Sette - Corriere della Sera, 18 luglio 2025
Questa, dai cronisti che s’occupano di politica, verrà ricordata anche un po’ come la calda estate del camerata Gianni Alemanno, costretto a starsene in una cella del penitenziario romano di Rebibbia, costruito negli anni Settanta e quindi tutto cemento armato e niente coibentazione, d’inverno i reclusi battono i denti avvolti nelle coperte e d’estate stanno come dentro un forno - scrive proprio così Alemanno, nel suo tragico diario pubblicato su Facebook, rispettando le procedure previste dalla legge: stanno dentro un forno acceso in cui cercano di sopravvivere, già ben stretti, ammucchiati, come in una galera settecentesca. Alemanno scopre, sulla sua pelle, il dramma del sovraffollamento delle carceri e certe disumane condizioni di vita quotidiana.
di Diana Ligorio
Il Domani, 18 luglio 2025
Per due anni è uscita ogni giorno per frequentare il liceo di scienze umane. Dall’istituto penale all’istituto scolastico: “Sono tre minuti a piedi. Tre minuti di libertà”. Il tema che ha scelto è quello sul rispetto: “Significa riconoscere la dignità dell’altro, accettare le differenze, dialogare senza prevaricare, ascoltare senza giudicare”. Cloe ha fatto colazione ed è uscita per andare a fare l’esame di maturità come tutti gli studenti della sua età. Ma a differenza dei ragazzi della sua età, Cloe non ha salutato la famiglia, non è uscita di casa. Ha firmato, ha oltrepassato un cancello che si è chiuso al suo passaggio e si è lasciata alle spalle l’istituto penale minorile femminile di Pontremoli al confine tra Liguria e Toscana. Cloe viene da una città del nord. Ha 19 anni, in carcere da quando ne ha 17: “Manca ancora un po’ per la fine della pena”.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 18 luglio 2025
La riforma ha accentuato il conflitto tra sicurezza soggettiva e legalità penale Di fronte a questo scenario era lecito attendersi una presa di posizione chiara. Con l’entrata in vigore del nuovo Decreto sicurezza - varato con l’intento dichiarato di rafforzare la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza urbana - il Legislatore ha mancato un’occasione importante: quella di intervenire nuovamente in materia di legittima difesa, offrendo un quadro normativo più equilibrato, razionale e rispettoso dei principi costituzionali.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 18 luglio 2025
Politici, giornali. Il caso Sala? Termometro del rispetto delle garanzie (con eccezioni). C’è una cosa che il centrodestra dovrebbe smettere di fare: parlare di garantismo, se poi ogni volta che un politico di centrosinistra finisce in un’inchiesta giudiziaria, il principio di non colpevolezza si scioglie come neve al sole. L’indagine sulla giunta milanese e sul sindaco Sala ne è la prova più clamorosa. I titoli di alcuni quotidiani di destra - con la sola, significativa eccezione del Giornale di Sallusti - si lanciano in un poco elegante linciaggio. “Un mattone in testa a Sala”, titola la Verità. “A Milano si bevono il Pd”, rincara Libero. Cronache o sfoghi?
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 18 luglio 2025
Colloquio con Flick: “Quando la giustizia smette di occuparsi dei fatti verificati e inizia a occuparsi di sospetti, di teoremi, di fenomeni concentrandosi sul consenso nasce un problema”. Lo sconcerto nella “repubblica dei giudici e dei pm”. Una chiacchierata con il giurista ed ex ministro di Prodi. Giovanni Maria Flick è un importante giurista italiano. È stato ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Prodi, è stato presidente della Corte costituzionale tra il 2008 e il 2009. È un uomo di sinistra, è un giurista cresciuto nel mondo progressista, ma da anni, in modo discreto ma deciso, ha iniziato una sua personale battaglia culturale per provare a mettere di fronte agli occhi della politica, sia quella di destra sia quella di sinistra, una verità necessaria: i danni creati da una repubblica fondata sulle esondazioni della magistratura. Flick ha accettato di dialogare con il Foglio su questo tema, in modo schietto, sincero e sorprendente, mettendo insieme tre elementi apparentemente molto diversi l’uno dall’altro.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 18 luglio 2025
Nordio: “Evitano la cella grazie a me, che cosa ne pensa il Pd? Ecco come ridurrò i detenuti”. “Con la mia riforma, a Milano oggi hanno tutti evitato il carcere. Vorrei sapere cosa ne pensa il Pd”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, parte dall’operazione anticorruzione sull’urbanistica milanese per parlare delle carceri e annunciare le nuove misure in arrivo “a breve”. Rivendica la sua norma sull’arresto posticipato all’interrogatorio. Non coglie l’invito a ritirare la legge Salva Milano: “Le leggi non vanno presentate o ritirate sulla base di ciò che suscita emotività”. E sulla corruzione dice: “Nel merito non so se ci sia o no. Le leggi ci sono. Ma è illusorio pensare che possano fermare un fenomeno che c’è dai tempi di Cicerone”.
di Enrico Bellavia
L’Espresso, 18 luglio 2025
Puntare soltanto sul dossier del Ros è fuorviante. Nell’anniversario della strage, ricordiamo il contesto. Ostacolato, ignorato. Tradito. Ucciso. E poi tradito ancora. Per 33 anni. È una gigantesca perpetua impostura quella perpetrata ai danni della memoria di Paolo Borsellino. Iniziata, nel nido di vipere del Palazzo, ben prima del furto dell’agenda rossa, in mezzo ai resti fumanti della carneficina di via D’Amelio. Seguita nel buio di un’indagine sbilenca. Schiantatasi sulle bugie di Scarantino, il pupo vestito da pentito. Protrattasi nella rincorsa a verità di comodo. Continuata nel vortice di carte mischiate a proteggere carriere, complicità, connivenze e silenzi inossidabili. Proseguita ora nell’obliquo tentativo di revisionare l’intera storia.
di Paolo Persichetti
insorgenze.net, 18 luglio 2025
Ho conosciuto Vincenzo T nel carcere Mammagialla di Viterbo. Era il 2003, da pochi mesi ero stato riconsegnato all’Italia dopo undici anni di esilio. Ceduto con un sotterfugio in un’alba di fine agosto alla polizia italiana sotto il tunnel del Monte Bianco. Le televisioni avevano lungamente diffuso le immagini del mio arresto attorniato da poliziotti nel cortile della questura torinese, evento salutato con un brindisi nella dimora in Costa Smeralda dell’allora capo del governo Berlusconi. Trascorse alcune settimane in osservazione ero stato trasferito nella sezione penale del carcere. Si faceva sera, il corridoio del reparto era affollato perché le celle in quel luogo venivano aperte per le ore di socialità pomeridiana.
di Valentina Santarpia
Corriere della Sera, 18 luglio 2025
“Lo abbiamo bastonato di brutto”. Oggi Federico, all’epoca 18enne, avrebbe compiuto 38 anni. Il padre: “I nostri sogni spazzati via dalla pazzia criminale degli uomini”. Le telefonate al 113, le manette e le botte: la storia dall’inizio. Il telefonino di Federico Aldrovandi squilla a vuoto su una panchina la mattina del 25 settembre 2005. Il suo corpo giace tumefatto, sdraiato supino sull’asfalto, con le braccia allargate che disegnano una croce, così come lo ha mostrato Filippo Vendemmiati nel suo bel documentario, È stato morto un ragazzo. Il papà Lino lo sta aspettando con angoscia, quando intorno alle 11 del mattino vede arrivare due poliziotti al cancelletto di casa. Non è un bel segnale. Chiede, a bruciapelo: “È morto?”. E loro non dicono di no.
- Milano. “Le carceri sono invivibili”: il grido d’allarme degli avvocati
- Monza. Una cella rovente all’Arengario dove sperimentare il carcere
- Sulmona (Aq). Suicidi dietro le sbarre, Alessandra Faiella inizia lo sciopero della fame
- Cagliari. Ipm di Quartucciu, la Garante: “Sovraffollamento record, il sistema sta implodendo”
- Cremona. “Vi racconto l’umanità del carcere”, grande partecipazione di pubblico per l’evento









