foggiacittaaperta.it, 23 marzo 2025
È di qualche giorno fa la notizia dell’ennesimo suicidio avvenuto nelle carceri italiane. Stavolta, e non è la prima, è avvenuto nella Casa Circondariale di Foggia: la struttura, stando agli ultimi dati, risulta essere l’istituto tra quelli con il più alto tasso di sovraffollamento in Italia. È in tale preoccupante contesto che la Sezione Aiga di Foggia, unitamente ad Aiga Nazionale, all’Osservatorio Nazionale Aiga sulle Carceri e al Coordinamento Aiga Puglia, ha deciso di organizzare, proprio a Foggia, un incontro per mettere a fuoco la situazione delle carceri pugliesi. L’obiettivo è, da un lato, quello di fornire una fotografia dell’attuale stato dell’arte e dall’altro di individuare le direzioni da intraprendere, concretamente, per migliorare le condizioni di vita dei detenuti e di tutti coloro che operano all’interno delle strutture penitenziarie.
di Matilde Trippanera
radiosapienza.net, 23 marzo 2025
Venerdì 21 marzo, presso l’aula Calasso nell’Edificio di Giurisprudenza si è tenuto un altro brillante appuntamento in merito al difficoltoso rapporto tra donne detenute e libertà di religione. Ciò che ha aggiunto il “quid” in più all’evento è stata la presenza autorevole non solo di innumerevoli docenti esperti, tra cui la stessa relatrice Beatrice Serra e il preside della facoltà Oliviero Diliberto ma anche la magnifica rettrice Antonella Polimeni e il presidente della Conferenza espiscopale italiana il cardinale Matteo Maria Zuppi. Nel contesto di un incontro che ha trattato tematiche complesse e attuali, la rettrice ha sottolineato le grandi sfide della società contemporanea, mettendo in evidenza come La Sapienza abbia dato un importante contributo attivo al dibattito e alla ricerca. Un esempio concreto è rappresentato dalla creazione, nel 2021, di un polo universitario penitenziario. Queste iniziative pongono al centro una riflessione fondamentale: come la libertà religiosa possa diventare un elemento di contrasto alle disuguaglianze vissute all’interno del sistema penitenziario.
di Filippo Barbera
Il Manifesto, 23 marzo 2025
“Oggi, più che mai, sentiamo l’urgenza di impegnarci a promuovere e difendere i valori che ci hanno uniti in questi decenni: democrazia, pace, giustizia sociale e rispetto per l’ambiente”, scrivono sindaca e sindaco di Firenze e Bologna, Sara Funaro e Matteo Lepore. Una nuova “piazza per l’Europa”, chiamata a raccolta per il 6 aprile, un giorno dopo la prima data annunciata (il 5 aprile) che si sarebbe sovrapposta con la manifestazione indetta dal Movimento cinque stelle a Roma. Ma qual è la posta in gioco? Quali sono gli obiettivi strategici? Quale il significato politico? Stare in piazza, manifestare, protestare, sono anzitutto azioni che aumentano la “densità morale” delle società e che ne potenziano l’intensità e la complessità delle interazioni sociali. Si tratta di rituali che producono endorfine e quindi generano un senso di rassicurante piacere e soddisfazione in chi vi partecipa. Stare in piazza con altre persone è anzitutto una cosa piacevole. Del resto, anche la domenica del pedone può avere gli stessi effetti, così come assistere all’arrivo del giro d’Italia o partecipare a una qualche performance collettiva artistico-musicale.
di Francesca Martelli
L’Espresso, 23 marzo 2025
Tra gli articoli più controversi c’è il 31, che amplia i poteri dell’intelligence, obbligando atenei e enti pubblici a fornire dati. Il ddl Sicurezza, approvato alla Camera e ora in discussione al Senato, introduce un nuovo reato: quello di blocco stradale. Se partecipi a una manifestazione che interrompe la circolazione stradale o ferroviaria rischi fino a 2 anni di carcere (se il blocco viene commesso con più persone). È la forma di protesta scelta negli ultimi anni dagli attivisti per il clima di Ultima generazione o ad esempio dagli operai che manifestano davanti ai cancelli della fabbrica per cui lavorano, se rischia la chiusura.
di Eraldo Affinati
La Stampa, 23 marzo 2025
A scuola non contano i metodi, bensì la qualità della relazione umana che si riesce a realizzare: questa chiara consapevolezza è presente, con stili e sensibilità diverse, in tutti i grandi educatori del XX secolo, da John Dewey a don Lorenzo Milani. Purtroppo, nonostante i convegni e i proclami, anzi spesso proprio a causa di certe contrapposizioni ideologiche precostituite, se ci limitiamo a considerare i fondamenti strutturali dell’istruzione pubblica, non solo italiana, le formidabili intuizioni di Maria Montessori e Mario Lodi, Albino Bernardini e Alberto Manzi, per citarne solo alcuni, sono rimaste in gran parte non dico voci inascoltate, ma, nel migliore dei casi, irraggiungibili stelle comete capaci di brillare solo in alcuni firmamenti speciali, fuori e dentro l’istituzione, pronte a svanire oltre i grigi tetti dei ministeri intitolati al Merito dove si fanno i veri giochi.
di Mariapia Ebreo
L’Espresso, 23 marzo 2025
Intervista a Giuseppe Lavenia. Il presidente dell’associazione Di.Te che si occupa di dipendenze digitali sul caso del 19 enne ritrovato senza vita, afferma: “Non è solo una storia di internet e sostanze, ma una storia di assenze. Assenza di ascolto, di dialogo”. Quello che non conosciamo fa paura, e il “deep web” e il “dark web” sono forse fra gli strumenti più misconosciuti, e spaventosi, con cui molti ragazzi maturano una familiarità che è difficile da capire, e tracciare, e può avere risvolti drammatici come nel caso di Andrea Prospero, il diciannovenne di Perugia ritrovato senza vita lo scorso gennaio. C’è stata ora una svolta nelle indagini, il procuratore di Perugia Raffaele Cantone ha emesso l’ordinanza cautelare con l’accusa di istigazione o aiuto al suicidio nei confronti di un diciottenne di Roma, ora ai domiciliari, che su una chat Telegram avrebbe convinto Prospero a ingerire i farmaci e a morire. Il problema non è solo tecnologico: alla base della tendenza a cercare rifugio nel web nascosto c’è un disagio profondo, fatto di solitudine, bisogno di riconoscimento e assenza di ascolto. Come possiamo arginare questa deriva senza scadere nella retorica del terrore? Giuseppe Lavenia, presidente dell’associazione Di.Te, esperto di dipendenze digitali, ha raccontato a L’Espresso il suo punto di vista, sottolineando che se il web offre illusioni di potere e trasgressione, il vero antidoto è costruire un senso di appartenenza e comprensione nel mondo offline.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 marzo 2025
Il suicidio assistito torna in Corte costituzionale, per la quarta volta dal 2019. Mercoledì prossimo, in udienza pubblica, i giudici della Consulta affronteranno di nuovo la questione, sollevata questa volta dal gip di Milano, relativa alla definizione di dipendenza da “trattamenti di sostegno vitale”, uno dei requisiti richiesti al malato terminale affinché possa accedere al suicidio medicalmente assistito, con la sentenza 242/2019 Cappato-Antoniani. Un punto, questo, sul quale la Consulta si era già espressa l’anno scorso ampliando il significato di “sostegno vitale” (ad es. estendendolo anche alla dipendenza da caregivers), e allo stesso tempo lasciando al giudice la prerogativa di decidere caso per caso.
di Sandro Marotta
Il Manifesto, 23 marzo 2025
Parte dal Cpr di Torino, ormai pronto a riaprire, la campagna di sensibilizzazione per la salute mentale dentro i Centri di permanenza per il rimpatrio. La campagna, promossa dalla rete No Cpr e il Forum per la Salute mentale, vuole dire “no ai Cpr perché sono dei lager, esattamente come Basaglia definì i manicomi”, spiegano gli organizzatori. Il simbolo scelto è “Marco Cavallo”, una scultura di 4 metri di colore azzurro, in vetroresina (l’opera originale venne realizzata nel 1973 dai reclusi del manicomio di Trieste, diretto proprio da Franco Basaglia). La scultura prende il nome dal cavallo che trasportava la biancheria all’interno della struttura psichiatrica e a cui gli internati si erano affezionati. Il drammaturgo Giuliano Scabbia e l’artista Vittorio Basaglia (cugino dello psichiatra) lo disegnarono cavo, in modo che i malati potessero inserirci lettere e poesie. Basaglia volle che quest’opera uscisse dal manicomio per rappresentare la lotta contro tutte le istituzioni totali.
di Fariba Adelkhah*
Corriere della Sera - La Lettura, 23 marzo 2025
Fariba Adelkhah, antropologa franco-iraniana, è stata arrestata in Iran il 5 giugno 2019, mentre stava conducendo una ricerca sulla formazione del clero solita nella provincia di Qom. È stata detenuta per quattro anni e mezzo, che ha trascorso per la maggior parte nella prigione di Evin. Questa è una riflessione scritta per “la Lettura” sulla sua detenzione. Sia chiaro. Non sono mai stata una prigioniera politica, ma una prigioniera scientifica: una ricercatrice che non fa politica, incarcerata dal potere politico per ragioni presumibilmente politiche, anche se non mi è mai stato chiaro quali fossero. Né mi è chiaro se il fatto di essere franco-iraniana abbia provocato, aggravato o alleviato la mia sventura. Comunque sia, il mio sguardo sul carcere è necessariamente diverso da quello delle attiviste politiche, delle militanti per i diritti umani o delle ambientaliste che si sono schierate mettendo a rischio la propria libertà.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 marzo 2025
Il rapporto: mentre la politica rimanda le soluzioni, le strutture sono al limite e i diritti umani ignorati. Mentre giovedì scorso la Camera ha approvato una mozione di maggioranza vuota di soluzioni concrete sull’emergenza carceraria, lo stesso giorno il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha incontrato i rappresentanti della Conferenza dei Garanti territoriali, in un confronto (il secondo nel giro di due settimane) che ha messo a nudo il divario tra le urgenze del sistema penitenziario e l’inerzia politica.
- Detenute madri, Governo spaccato sul ddl Sicurezza
- Morto a Riace il presunto scafista malato terminale. Lucano: “Era innocente”
- Fine pena per Hassan, morto di cancro, processato senza avvocato né interprete
- La legge sicurezza al traguardo finale
- “Folle definire la separazione delle carriere una vendetta: così si perde il referendum”











