di Ruben Razzante*
Il Giorno, 18 luglio 2025
Il degrado in cui versano le carceri italiane ha stimolato nelle settimane scorse alcune ferme prese di posizione da parte di associazioni culturali e di intere categorie di professionisti. Anche l’Ordine degli Avvocati di Milano ha deciso di non tacere. Il suo presidente, Nino La Lumia, ha annunciato nei giorni scorsi il progetto “Aria di umanità”, per cercare di garantire un ventilatore in ogni cella, come segno concreto di rispetto della dignità della persona anche nei mesi estivi, quando le condizioni ambientali nelle carceri diventano insostenibili. Il direttore dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Carmelo Ferraro, anche come presidente del comitato “Mi’mpegno”, ha aderito alla giornata di digiuno a staffetta promossa da operatori della giustizia contro il sovraffollamento carcerario. “Un’adesione - ha chiarito Ferraro - che non è stata solo simbolica: il digiuno è in questo caso richiesta urgente di attenzione e responsabilità. Le condizioni disumane in cui versano molte strutture detentive italiane sono una ferita aperta per uno Stato di diritto. C’è una realtà quotidiana fatta di violazioni sistematiche: celle sovraffollate, carenze strutturali, assenza di percorsi rieducativi. Tutto questo è una violazione della dignità di chi è detenuto, e un grave pregiudizio per chi lavora all’interno degli istituti penitenziari, come il personale della Polizia Penitenziaria, costretto a operare in condizioni difficili”. Ferraro sta sostenendo l’iniziativa legislativa dell’onorevole Roberto Giachetti che, con un disegno di legge, ha proposto l’allargamento temporaneo della liberazione anticipata, per far fronte al dramma del sovraffollamento e garantire la funzione rieducativa della pena, prevista nella Costituzione.
*Docente di Diritto dell’informazione Università Cattolica
di Stefania Totaro
Il Giorno, 18 luglio 2025
Denuncia in piazza degli avvocati della Camera penale di Monza sulle condizioni di tanti detenuti. Cosa accadrebbe se vi rinchiudessero insieme ad altri in una cella di 4 passi per 2 che si trasforma in un forno in piena estate? Che ne sarebbe della vostra dignità di persone? Ieri una struttura delle stesse dimensioni è stata montata all’Arengario dagli avvocati delle Camere penali del distretto di Corte di Appello di Milano-Lombardia occidentale (Busto Arsizio, Como-Lecco, Milano, Monza, Pavia, Sondrio, Varese) per sperimentare concretamente cosa significa vivere nelle condizioni che migliaia di detenuti subiscono ogni giorno nelle carceri, Monza compresa. In uno spazio da condividere ridotto al minimo che con il caldo diventa l’inferno. Tanto che alcuni cittadini si sono mossi per fare avere dei ventilatori ai detenuti di via Sanquirico.
ilgerme.it, 18 luglio 2025
Tappare la bocca per mangiare ma non per denunciare l’indifferenza sui suicidi e il sovraffollamento nelle carceri italiane. Anche l’avvocata del foro di Sulmona, Alessandra Faiella, inizia lo sciopero della fame in segno di protesta per le condizioni precarie in cui vivono i detenuti delle case di reclusione. Faiella aderisce alla staffetta di protesta che a macchia d’olio si sta espandendo a livello nazionale, tra magistrati e avvocati. “Non riesco più a restare in silenzio”, spiega Faiella, snocciolando i dati horror in merito ai suicidi dietro le sbarre. Già 40 i detenuti si sono tolti la vita nel 2025. Un problema legato anche alle condizioni di vita quotidiane.
di Francesca Melis
L’Unione Sarda, 18 luglio 2025
Carla Puligheddu denuncia una situazione aggravata dagli effetti distorti del cosiddetto Decreto Caivano, in vigore dal settembre 2023. Un tasso di affollamento che sfiora il 150%, celle piene oltre ogni limite, spazi educativi ridotti al minimo e una tensione crescente tra le mura dell’Istituto penale per i minorenni di Quartucciu. A lanciare l’allarme è la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu, che denuncia una situazione mai vista prima, aggravata - secondo lei - dagli effetti distorti del cosiddetto Decreto Caivano, in vigore dal settembre 2023. “Quartucciu è l’IPM più colpito in Italia per sovraffollamento”, afferma la Garante, aderendo all’appello promosso da Antigone, Defence for Children Italia e Libera per chiedere un ripensamento radicale del decreto.
cremonasera.it, 18 luglio 2025
Le parole e i racconti di don Roberto Musa, cappellano del carcere di Cremona. Una serata molto partecipata quella promossa lunedì scorso a Pieve d’Olmi dall’associazione Olmo APS presso la Casa della Cultura: un momento intenso e toccante che ha messo al centro il tema dell’umanità carceraria, grazie alla presenza e alla testimonianza di Don Roberto Musa, cappellano del carcere di Cremona: “Vi racconto l’umanità del carcere” il titolo scelto per la serata di riflessione introdotta da Thomas Priori e moderata dalla giornalista Michela Garatti che ha guidato gli interventi e facilitato un dialogo tra don Roberto e il pubblico.
reggiotoday.it, 18 luglio 2025
Nasce a Reggio Calabria “Cinema Dentro” un progetto ambizioso e coinvolgente ideato dalla sezione distrettuale di Magistratura Democratica in collaborazione con il Circolo del cinema C. Chaplin. Un’iniziativa che vuole superare le barriere del mondo giudiziario e penitenziario per creare un vero e proprio spazio di incontro e dialogo tra magistrati e persone detenute. Da luglio a novembre 2025, negli istituti penitenziari G. Panzera di Reggio Calabria si svolgeranno dieci appuntamenti in cui la visione condivisa di film selezionati si alternerà a momenti di riflessione e confronto. Attraverso il linguaggio universale del cinema, “Cinema Dentro” mira a stimolare consapevolezza, ascolto e capacità di mettersi nei panni dell’altro.
sguardoadest.it, 18 luglio 2025
“Benu” è il progetto site-specific permanente nel carcere di Rebibbia. Non potete ammirarlo come fate di solito con le consuete mostre che puntellano la città di Roma. È un viaggio virtuale, che il vostro cuore può fare guardando le foto che sono state scattate all’interno del penitenziario. È un percorso che ci fa fare l’arte, la bellezza che salverà il mondo come diceva Dostoevskij, dove la bellezza è quella spirituale, quella che ognuno di noi può coltivare per rinascere, proprio come hanno fatto le donne del Carcere di Rebibbia. L’arte è un mezzo, un veicolo che ci libera e ci libra verso la speranza, quella che bisogna coltivare, nutrire con ogni pretesto, ogni giorno. Ed è proprio questo il cammino che hanno intrapreso le detenute del Carcere di Rebibbia con il supporto di Eugenio Tibaldi, artista sempre attento ai temi sociali che coinvolgono persone e territori ai margini.
di Flavia Belladonna
asvis.it, 18 luglio 2025
Affrontare sovraffollamento, suicidi e reinserimento richiede politiche strutturali, coordinate e rispettose dei diritti fondamentali. Lo racconta chi le storie di fragilità e solitudine celate dietro alle sbarre le vive da vicino. Una ragazza di 17 anni che ha perso da poco la madre. Un forte legame con il padre. Una vita a scuola come tante. Poi, un giorno, una lite con la nuova compagna del padre mentre è in cucina. Riceve uno schiaffo. E d’istinto lei, con il coltello che ha in mano per cucinare, trafigge la donna. Poi il carcere. E il tentato suicidio. È la storia di Sofia, protagonista del film “Una figlia” di Ivano De Matteo, con Ginevra Francesconi e Stefano Accorsi.
di Gabriele Rosana
Il Messaggero, 18 luglio 2025
I cronisti Lattanzi e Maimone nel libro “Innocenti” analizzano i molti casi in cui si e sbagliato. Le vittime? 100 mila in 30 anni. Centomila persone. Quelle che entrano allo stadio per un derby, o che, se si tenessero per mano, formerebbero una catena umana da Roma a Napoli. Centomila persone finite in carcere ingiustamente. Innocenti ma detenute, in attesa di giudizio, spesso in condizioni disumane. Centomila persone in 30 anni, di cui soltanto un terzo saranno risarcite dallo Stato: molti non presentano nemmeno la domanda per ottenere l’indennizzo, perché non ne vogliono più sapere della loro vicenda o non hanno più i soldi per le pratiche.
di Manlio Pisu
Il Sole 24 Ore, 18 luglio 2025
Un lembo di terra a pochi chilometri dall’Elba, l’isola era stata scelta dai romani come luogo di esilio di lusso, poi trasformata in colonia penale illuminata, da sempre votata all’agricoltura. Oggi rimane un borgo affascinante e semiabbandonato, con un futuro tutto da scrivere. A partire da una mobilità sostenibile e selvaggia. C’è una perla nascosta in mezzo al Tirreno. È rimasta miracolosamente al riparo dai flussi turistici di massa, protetta dalla sua storia e dalla geografia. È talmente bassa sul livello del mare che a poche miglia di distanza non si riesce neanche a vederla. Fin dai tempi dei romani è stata luogo di esilio, di isolamento, sofferenza e reclusione. Ma è stata anche un granaio fiorente, centro di produzione agricola che regalava ogni ben di Dio, esportava vino, olio, pollame. C’è un minuscolo borgo ottocentesco, grazioso, un tempo animato e vivace e oggi in stato di totale abbandono. Nella memoria di chi ha conosciuto quel piccolo mondo antico ha lasciato un ricordo indelebile, come una sorta di paradiso perduto.
- Io la sparo grossa, e tu ti indigni: il noioso copione della politica
- Morire per scelta: il dilemma etico che nessuna legge potrà risolvere
- Oltre cento emendamenti sul fine vita. E FdI prepara la stretta al (suo) testo
- Cittadinanza, il gioco dell’oca di una riforma
- Se a credere nella pace è rimasto solo papa Leone XIV









