di Gianni Alati
Il Dubbio, 19 luglio 2025
“Sarà una vera riforma, fa paura ma state certi che la faremo”. Ha detto ieri il ministro della Giustizia Carlo Nordio alla quarta edizione dell’evento “Parlate di mafia”, organizzato dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia. “All’inizio nessuno credeva in questa riforma perché tutte le volte che si era cercato di farla c’era stato un niet della magistratura. E la politica ha sempre ceduto perché aveva paura: noi non abbiamo paura. Sappiamo che ci saranno aggressioni di vario tipo - alcune in linea con la democrazia ossia in parlamento - altre meno quando la stampa altera alcune ricostruzioni e poi ne avremo anche delle altre”. “Ai miei amici scherzosamente ho detto: non c’è niente da fare ogni aggressione in più, è un pizzico di adrenalina che aumenta”.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 19 luglio 2025
Il venerdì nero in cui Carlo Nordio è esondato (per usare un’espressione cara al ministro della Giustizia, tanto da rivolgerla ai magistrati che criticano il suo operato). Ieri il guardasigilli, trovandosi nel contesto amico di “Parlate di mafia”, evento organizzato da Fratelli d’Italia, ha dichiarato a tutto campo. Mal gliene incolse. Anche perché questa volta non si tratta di gaffe, come l’ultima risalente a neanche 48 ore prima, sul sovraffollamento delle carceri che avrebbe contribuito a sventare i suicidi tra i detenuti, ma di attacchi alla magistratura di particolare virulenza.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 19 luglio 2025
Nel nuovo ordinamento la competenza disciplinare è affidata ad un’Alta Corte bizzarra e disfunzionale. Il Senato, respinti tutti gli emendanti, si appresta ad approvare il Ddl S. 1353. Presentare la riforma come “Separazione delle carriere tra giudici e Pm”, è “frode di etichette” (per usare una espressione della dottrina giuridica). Di altro, infatti, si tratta: si riscrivono, ben oltre quanto richiederebbe la separazione, i due articoli della Costituzione su composizione e attribuzioni del Consiglio Superiore della Magistratura, “pietra angolare” del nuovo ordinamento giudiziario (così Corte Costituzionale sent. n. 4/1986). Rimane sì all’esordio dell’art. 104 la proclamazione dell’indipendenza della magistratura da “ogni altro potere”, ma con le modifiche dei commi successivi e dell’art. 105 si ridefinisce il rapporto tra potere politico e potere giudiziario.
di Danilo Paolini
Avvenire, 19 luglio 2025
A oltre trent’anni da Tangentopoli un invito alla prudenza: la giustizia spettacolarizzata s’è spesso fusa con una narrazione mediatica che ha condannato gli indagati prima di qualsiasi sentenza. La buona notizia è che il bavaglio non c’è o che, se c’era, è caduto. Dell’inchiesta di Milano sul presunto giro di corruzione finalizzato al saccheggio edilizio della città sappiamo tutto. O meglio, sappiamo tutto quello che la Procura ha ritenuto di allegare alle richieste di arresto per alcuni indagati. Insomma, il divieto di pubblicare integralmente o per stralci le ordinanze di custodia cautelare - previsto appunto dalla cosiddetta “legge bavaglio” approvata nel dicembre scorso - si è sciolto come neve sotto il sole di luglio, paradossalmente grazie a una norma voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio per consentire agli indagati di difendersi: l’ordinanza cautelare, eventuale, è infatti anticipata dall’avviso di “interrogatorio preventivo”, a garanzia delle persone di cui gli inquirenti chiedono l’arresto. E così sono emerse le carte finite sui giornali in questi giorni, con tanto di intercettazioni e virgolettati. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha denunciato di aver saputo di essere indagato proprio dai giornali.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 luglio 2025
Trentatré anni sono passati e il dolore bruciante non si placa: notti insonni, lacrime trattenute e un lutto mai davvero compiuto, soffocato dalle inchieste giudiziarie che si rincorrono senza fine. In questo mare di tensione, Lucia, Fiammetta e Manfredi, figli di Paolo Borsellino, camminano a testa alta, custodi di una memoria rispettosa delle istituzioni. Sul fronte opposto esplode il caos: fanatismi, accuse scomposte e tesi sempre mutevoli, come onde in tempesta. Oggi, 19 luglio 2025, la commemorazione in via D’Amelio raduna migliaia di persone perbene, ignare di essere pedine di un copione già scritto: si deresponsabilizza in primis chi ha contribuito al mascariamento e isolamento in Sicilia, terra in cui Cosa Nostra ha prosperato, e si scaricano le colpe su Roma, sui vertici politici, sullo Stato. Così si offre alla mafia l’alibi che da sempre attende.
di Davide Mattiello*
Il Fatto Quotidiano, 19 luglio 2025
Chiara Colosimo, meloniana di ferro, ha fatto della “strage di via D’Amelio” il grimaldello per entrare dentro quel pezzo di passato drammatico e consegnarlo ai posteri in un’altra versione. Mentre la vendetta della destra attraverso la strage di Via D’Amelio potrebbe consumarsi definitivamente, c’è il rischio di trovarsi ad un passo da un nuovo 12 marzo 1992, nella distrazione quasi totale.
di Enrica Riera
Il Domani, 19 luglio 2025
Il 25 luglio dello scorso anno l’attivista aveva denunciato quanto accaduto dopo un’azione dimostrativa e pacifica realizzata dal movimento presso il palazzo comunale. Oggi il gip archivia la posizione dell’agente donna che aveva realizzato la perquisizione. Ma chiede una nuova imputazione. C’è una novità sulla vicenda giudiziaria che riguarda l’attivista di Extinction Rebellion che il 25 luglio dello scorso anno aveva denunciato la perquisizione personale subita all’interno della questura di Bologna dopo un’azione dimostrativa e pacifica realizzata dal movimento presso il palazzo comunale.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 19 luglio 2025
L’istituto che prevede prima la sospensione del processo e poi, in caso di esito positivo sul reinserimento sociale dell’imputato, l’estinzione del reato non dispone alcuna preclusione per la carcerazione cautelare o i domiciliari. La richiesta dell’imputato maggiorenne di sospensione del processo per ottenere l’estinzione del reato tramite un percorso di messa alla prova che dia esito positivo è richiesta che necessariamente il giudice deve vagliare in base agli elementi sulla gravità del reato come indicati dall’articolo 133 del Codice penale.
di Valter Canavese
manifestosardo.org, 19 luglio 2025
Di persone recluse, istituti di detenzione in Sardegna e, più in generale, dei temi che emergono nel mondo penitenziario in Sardegna, ne abbiamo parlato con Irene Testa, Garante regionale delle persone private della libertà personale all’indomani della presentazione della relazione sulle carceri in Sardegna relativa al 2024. Da sempre impegnata nei diritti civili, anche per l’estrazione politica che la vede da anni nel partito Radicale, la garante traccia un quadro con molte ombre - in Sardegna c’è un sovraffollamento della popolazione carceraria dell’83% - e ben poche luci.
di Camilla Curcio
Il Sole 24 Ore, 19 luglio 2025
L’intervista a Lucia Castellano, provveditrice regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Campania: “Non basta offrire opportunità di lavoro, serve responsabilizzare i detenuti”. Plasmare un carcere “umano” e attento ai diritti delle persone non è una missione impossibile. E passa da una sinergia positiva che mette in campo azioni di sistema mirate, investimenti intelligenti e percorsi di reintegro sociale proiettati oltre le quattro mura della cella. Ne è convinta Lucia Castellano, provveditrice regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Campania e, tra i vari incarichi, anche ex direttrice del carcere di Bollate.
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