di Giansandro Merli
Il Manifesto, 20 luglio 2025
Intervista al segretario nazionale di Md dopo le polemiche scaturite dalla vicenda Salvini-Open Arms. “Se passa la riforma della giustizia le bordate contro i giudici potranno condizionarli. Mentre le attuali istituzioni tutelano la magistratura dalle intimidazioni governative”. “Contro le toghe usano il manganello mediatico”. È netto Stefano Musolino, segretario nazionale di Magistratura democratica e procuratore aggiunto di Reggio Calabria, il giorno dopo il nuovo round di attacchi governativi alla magistratura sui casi Open Arms e Almasri.
di Francesco La Licata
La Stampa, 20 luglio 2025
Ieri si è celebrato il 33°anniversario della strage di via D’Amelio, che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e ai 5 agenti della scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli. Così, come ogni anno, ci è toccato di assistere all’ipocrita e indebita appropriazione della memoria dei nostri martiri, caduti mentre portavano avanti, in perfetta solitudine, una difficilissima e pericolosa battaglia contro la “mafia totale” che aveva “conquistato” la Sicilia e si apprestava a varcarne i confini fino al resto del territorio nazionale.
di Alfredo Marsala
Il Manifesto, 20 luglio 2025
Memoria e animazione sociale sono stati il fulcro delle celebrazioni, nessuna passerella istituzionale. La strage di via D’Amelio “ha impresso un segno indelebile nella storia italiana”. Parole nette che il Capo dello Stato Mattarella ha pronunciato nel giorno dell’anniversario dell’assassinio di Paolo Borsellino e degli agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Sono trascorsi 33 anni da quel 19 luglio del 1992, ma sono tanti gli interrogativi senza risposta sui quali la procura di Caltanissetta sta tentando di fare luce indagando sui depistaggi.
di Attilio Bolzoni
Il Domani, 20 luglio 2025
Informazione mischiata a disinformazione intorno al dossier su Mafia e Appalti che, secondo un generale ancora oggi indagato nel contesto delle stragi del 1993, è il movente dell’uccisione del magistrato. Una tesi sostenuta anche dalla commissione antimafia e che piace alla procura di Caltanissetta. L’operazione è stata orchestrata da gente del mestiere, che ha sapientemente mischiato informazione e disinformazione, una campagna a vasto raggio iniziata in sordina un paio di anni fa ed esplosa in tutta la sua virulenza quest’estate. È l’”Operazione Borsellino”, quella che sta segnando il trentatreesimo anniversario della strage di via Mariano D’Amelio, la verità e nient’altro che la verità sull’attentato che il 19 luglio del 1992 ha fatto saltare in aria l’amico più caro di Giovanni Falcone.
di Lucio Musolino
Il Fatto Quotidiano, 20 luglio 2025
Scioccante rapporto dell’Anticorruzione sulle condizioni del cibo per detenuti e agenti. Allarme per la correttezza degli appalti. Topi e insetti nelle cucine. Nessuna tracciabilità degli alimenti. Assenza dell’attestato Haccp. Mancata sostituzione dei filtri degli erogatori d’acqua. Irregolarità nella gestione e pulizia della cucina e dei magazzini. Ma anche “mancata verifica dell’etichettatura dei prodotti alimentari, scadenze non sempre monitorate, mancata verifica dello stato e funzionalità delle attrezzature di refrigerazione”, comprese quelle sulla temperatura del cibo nei frigoriferi. Il tutto garantito da “attestazioni di conformità positive”.
di Luca Monaco
La Repubblica, 20 luglio 2025
Detenuto si suicida a Rebibbia: aveva 54 anni. È il quarantunesimo caso dall’inizio dell’anno. Maurizio Di Battista, un uomo romano di 54 anni, sabato mattina è stato trovato morto nella sua cella singola al primo piano del carcere, nel reparto G12: è il quarantunesimo suicidio dall’inizio dell’anno. La dem Michela De Biase: “È una strage silenziosa”. Ancora un suicidio in carcere: un detenuto di 54 anni si è tolto la vita nel carcere di Rebibbia a Roma. A darne notizia è il segretario generale della Uilpa Polizia penitenziaria, Gennarino De Fazio.
di Dario Crippa
Il Giorno, 20 luglio 2025
Alla fine non ce l’ha fatta. È morto all’ospedale San Gerardo di Monza Boussahab Otmane, un marocchino di 29 anni: era ricoverato dopo essere stato trovato impiccato nella sua cella. Detenuto alla casa circondariale di via Sanquirico da un anno, arrivava dal carcere di Vigevano dove scontava una pena per furti e aveva problemi di droga. Detenuto problematico, pare avesse grossi problemi di adattamento alla vita carceraria, soprattutto con gli altri detenuti. Con cui spesso litigava ed era coinvolto in risse. Di recente era riuscito ad accedere al lavoro e la sua pena sarebbe terminata nel settembre del 2027.
di Giovanna Tambo
statoquotidiano.it, 20 luglio 2025
Il corpo dell’uomo è stato trovato privo di vita nel locale doccia del reparto detentivo. Una drammatica scoperta è avvenuta nella mattinata di ieri all’interno della Casa circondariale di Lucera, dove è stato rinvenuto il corpo senza vita di Danit Ionel Bucur, cittadino rumeno di 47 anni, detenuto dal marzo scorso. Secondo una prima ricostruzione, Bucur si sarebbe tolto la vita legando una corda - presumibilmente ricavata da lenzuola o indumenti - al soffione della doccia, provocandosi contestualmente anche una profonda ferita alla gola. Accanto al corpo è stata rinvenuta una penna modificata artigianalmente, la cui punta era stata affilata con evidenti intenti autolesionistici. Il taglio alla gola è apparso compatibile con una ferita autoinflitta.
di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 20 luglio 2025
Ancora nessuna ipotesi sulle cause del decesso è stata esclusa Al suo legale il detenuto aveva denunciato soprusi e il trasferimento punitivo. Il detenuto di 58 anni morto venerdì in cella di isolamento alla Dogaia di Prato, nei giorni scorsi aveva denunciato al suo legale di subire soprusi e di essere vittima di un trasferimento punitivo a suo giudizio ingiusto. Ed era pronto a fare formale reclamo. Ancora un mistero le cause della morte. “Non ho partecipato alla protesta alla Dogaia. Sono in isolamento, ma sono stato punito ingiustamente”. Aveva chiesto aiuto Costel, il detenuto rumeno di 58 anni trovato morto nel carcere di Prato venerdì mattina sul letto della sua cella nel carcere di Prato.
di Giovanna Loccatelli
La Stampa, 20 luglio 2025
Rimane critica la situazione nel carcere di Sanremo. Venerdì sera un detenuto, di origine magrebina, ha cercato di togliersi la vita impiccandosi. È stato salvato in extremis dalla polizia penitenziaria. “Ha utilizzato un lenzuolo come corda, gli agenti hanno sentito dei rumori strani e sono subito intervenuti” spiega Fabio Pagani, segretario della Uilpa. Questo episodio non è un caso isolato, chiarisce il medico dell’infermeria, Lorenzo Vigo: “In generale, ci sono tanti atti dimostrativi in carcere”.
- Milano. Un imam al Beccaria: un sostegno spirituale anche per i giovani musulmani detenuti
- L’Aquila. Riaprono le porte del carcere minorile, vicina l’inaugurazione
- Cagliari. “Le mani in pasta”, progetto per futuro lavoro delle detenute
- Napoli. Vincenzo Capuano, la pizza con i detenuti di Secondigliano
- Ravenna. Teatro dietro le sbarre, il regista Sideri: “Non salva la vita, ma aiuta a migliorarla”









