di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 21 luglio 2025
Il 65% degli intervistati chiede la convocazione di un referendum per essere coinvolto nella scelta. Il tema dell’eutanasia - a cicli alterni - torna con forza al centro del dibattito pubblico italiano, spinto da numeri che parlano chiaro: il 93,4% dei cittadini conosce il significato del termine, e ben il 75,3% si dichiara favorevole alla sua legalizzazione, cioè con l’intervento delle istituzioni sanitarie aiutare una persona a morire per alleviare le sue sofferenze legate a malattie incurabili e su esplicita richiesta del paziente. Sono questi i dati di un sondaggio di Only Numbers i cui dati evidenziano un livello di consapevolezza e una volontà popolare difficili da ignorare. In un Paese dove la politica continua a rimandare una legge chiara sul fine vita, la società civile sembra invece avere le idee piuttosto chiare.
di Elena Molinari
Avvenire, 21 luglio 2025
Ci sono aiuti alimentari bloccati in tutto il mondo, dopo la decisione americana di chiudere l’agenzia per la cooperazione. Un esempio? Le scorte conservate nei magazzini arabi saranno distrutte. Meno di tre settimane dopo la chiusura finale di Usaid, centinaia di tonnellate di razioni alimentari di emergenza saranno distrutte a causa dell’annullamento dei programmi che le dovevano distribuire, mentre altre migliaia sono prossime alla scadenza. A gennaio, l’Amministrazione Trump ha cominciato a smantellare l’agenzia, chiuso il suo quartier general a Washington, eliminato prima l’83% dei suoi programmi e poi, il primo luglio, cessato del tutto l’erogazione di aiuti esteri, trasferendo la competenza dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (da oltre 60 anni la più grande organizzazione di aiuti umanitari al mondo) al dipartimento di Stato.
di Anna Lombardi
La Repubblica, 21 luglio 2025
Dai microfoni del Tg2, Gaetano Mirabella Costa, detenuto nel centro statunitense per migranti irregolari, si rivolge alle istituzioni: “Non ho la possibilità di parlare con un avvocato e nemmeno con un giudice”. “Siamo in gabbia come polli, 32 persone con tre bagni aperti, tutti vedono tutto. Non so di cosa mi accusano, non posso parlare con un avvocato né con un giudice”. È un racconto terribile quello che Gaetano Mirabella Costa, uno dei due italiani rinchiusi nel carcere-inferno inaugurato due settimane fa fra le paludi di Everglades, Florida, ed evocativamente battezzato Alligator Alcatraz dall’amministrazione Trump, fa ai microfoni del Tg2. Le condizioni di detenzione sono disperate: “Le autorità italiane mi aiutino a uscire da quest’incubo”.
di Nello Scavo
Avvenire, 21 luglio 2025
I militari di Kiev rilasciati dal Cremlino dopo un lungo periodo di detenzione conservano cicatrici profonde, nel corpo e nell’anima. Ecco le storie del loro ritorno in patria, spesso traumatico. Quando ha tirato la cerniera per aprire il sacco di plastica bianca con il corpo del militare, il medico forense per un istante s’è ritratto. Aveva gli occhi ancora aperti il soldato ucraino restituito con altre decine di corpi dei caduti in battaglia. Ma il fuciliere di una trentina d’anni non era stato ucciso in combattimento. Nessuna ferita d’arma, niente schegge da esplosioni. Addosso cicatrici da sevizie quotidiane, gli organi interni ridotti in poltiglia.
di Lorenzo Cremonesi
Corriere della Sera, 21 luglio 2025
L’Unicef: “Almeno 76 bambini morti per assenza di cibo”. I quattro centri della Ghf sono entrati in funzione dal 26 maggio. L’Onu: morti mille palestinesi. Israele: “Distribuite 70 milioni di razioni”. “Si fa presto a dire fame”, recitava il titolo di un famoso libro italiano sull’universo concentrazionario durante la Seconda guerra mondiale. E questo titolo torna alla mente ascoltando negli ultimi mesi le testimonianze della gente di Gaza, dei medici locali e degli operatori umanitari internazionali che vivono nella morsa imposta dall’esercito israeliano.
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 21 luglio 2025
L’intervento del cardinale Pietro Parolin è arrivato dopo la telefonata del premier Benjamin Netanyahu a Leone XIV. E chiaramente è stata concordata parola per parola con il Pontefice. Certifica non solo che quella chiamata non basta a cancellare quanto è avvenuto negli ultimi giorni e mesi. Segna anche il recupero della Segreteria di Stato vaticana come cuore del governo della Santa Sede dopo gli anni convulsi di Francesco. E conferma una lettura condivisa e coordinata della strategia mediorientale. Negli ultimi giorni ha prevalso la convinzione che la Roma papale dovesse pronunciare un giudizio netto e duro dopo il bombardamento israeliano della chiesa cristiana della Sacra Famiglia a Gaza.
di Luca Attanasio
Il Domani, 21 luglio 2025
Sul Paese pesa l’impatto dell’ingresso di oltre un milione di persone. Ma non è l’unica emergenza. N’Djamena deve affrontare la progressiva distruzione dell’ambiente e i gravi disequilibri dell’ecosistema. Il conflitto che si combatte in Sudan dalla metà di aprile 2023, oltre a causare internamente centinaia di migliaia di vittime, sfollamenti biblici, distruzione, epidemie e fame, sta provocando una serie di effetti a cascata su una vastissima area che va dall’Egitto e la Libia a nord, l’Etiopia, fino all’Eritrea a est, il Sud Sudan e il Centrafrica a sud, e il Ciad a ovest. In questi paesi, tutti caratterizzati a loro volta da problematiche molto serie, gli esempi più lampanti sono la situazione di grave tensione in Libia, il Sud Sudan in uno stato di pre-guerra, e l’Etiopia in cui si riaccendono focolai di conflitto preoccupanti, sono entrati negli ultimi 26 mesi milioni di individui in fuga dalla guerra sudanese che hanno aumentato significativamente la demografia e sollevato inevitabilmente questioni di adattamento e convivenza molto delicate. Dei 14 milioni di profughi causati dalla crisi sudanese, infatti, 11 sono interni ma ben tre esterni.
di Paola Balducci
La Nuova Sardegna, 20 luglio 2025
Ogni estate, nel nostro Paese, il carcere smette di essere invisibile. Lo fa nel modo più drammatico: una rivolta, un suicidio, un allarme. Come se l’opprimente calura di luglio scoperchiasse quello che durante l’anno si preferisce ignorare. L’anno scorso fu il carcere di Regina Coeli a esplodere. proteste, urla, tensioni che i detenuti gridavano da tempo e anche quest’anno, la tragedia silenziosa che si chiama suicidio, sta continuando a non cedere il passo: già oltre 40 solo nei primi sei mesi del 2025. Nel mezzo, una lettera del Presidente del Senato indirizzata all’associazione Nessuno tocchi Caino, contenente parole importanti: “Occorre un deciso cambio di passo”, scrive, denunciando l’insostenibilità del sovraffollamento e l’urgenza di restituire senso alla pena.
di Francesco Bianchi
terzultimafermata.blog, 20 luglio 2025
Il sovraffollamento carcerario e le disumane condizioni nelle quali sono costrette a vivere le persone ristrette e consegnate in custodia allo Stato, con il sempre più allarmante e crescente dato dei suicidi carcerari, è diventato uno dei problemi principali all’attenzione non più dei soli avvocati e delle associazioni che si occupano dei luoghi di detenzione, ma della politica interna ai massimi livelli istituzionali, della Corte Costituzionale e dell’Europa. Basti pensare all’attenzione posta dallo stesso Presidente della Repubblica e dal Presidente del Senato sulla questione, alla recente sentenza della Consulta in tema di CPR e al rifiuto da parte dell’autorità giudiziaria Olandese di consegnare allo Stato italiano un indagato di omicidio a causa delle disumane condizioni carcerarie.
di Sergio Moccia
Il Manifesto, 20 luglio 2025
Per far fronte al sovraffollamento servono riforme. E serve un’opera radicale di “rieducazione”, ma della società e delle istituzioni. L’attuale situazione carceraria risulta insopportabile per uno stato di diritto. Eppure quest’anno ricorre il cinquantenario di quella che pareva una fondamentale riforma, attuata con la legge n. 354 del 1975, introduttiva del nuovo Ordinamento penitenziario. Fino ad allora, era in vigore il Regolamento penitenziario fascista del 1931, in cui il detenuto era preso in considerazione soltanto come oggetto della disciplina della condotta e, dunque, come destinatario di attività svolte in prima persona da soggetti dell’amministrazione penitenziaria.









