di Alessandro De Pascale
Il Manifesto, 23 luglio 2025
La Tailandia, primo paese asiatico a depenalizzare coltivazione e vendita della marijuana, ci ripensa. Protesta un settore in pieno boom. Isola di Phuket, Tailandia. Girando per le strade di una delle più battute mete turistiche balneari di questa nazione del sud-est asiatico, un po’ ovunque si vedono insegne al neon con la foglia di cannabis. Sulla maggiore isola del Paese, abitata sulla carta da meno di 400mila abitanti, attualmente si contano quasi 1.500 dispensari che vendono liberamente marijuana e derivati (dai biscotti alle bibite, passando per le caramelle). In alcune zone ce n’è uno ogni poche centinaia di metri. Nella capitale Bangkok, megalopoli da quasi 11 milioni di abitanti, sono 3.000. Persino in un piccolo e remoto centro come Mae Sot (circa 50mila residenti), situato nella parte nord-occidentale del Paese lungo il confine con il Myanmar, se ne contano una decina.
di Lorenzo Attianese
ansa.it, 22 luglio 2025
Ipotesi benefici su chi è in attesa di giudizio e per i tossicodipendenti. Un nuovo piano contro il sovraffollamento nelle carceri è pronto ad approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri in queste ore. A meno di un mese dall’ultimo degli appelli lanciati dal presidente della Repubblica, il governo è pronto mettere in campo nuove misure per correre ai ripari per l’emergenza negli istituti penitenziari del Paese. In campo anche un decreto che prevede misure alternative per la potenziale uscita dal carcere di diecimila detenuti: tra le ipotesi ancora al vaglio ci sono anche misure per coloro che, solo nel caso di reati non ostativi, sono in attesa di giudizio o per i carcerati con pene residue minime. C’è poi il disegno di legge che dà la possibilità di assegnare i domiciliari o la collocazione nelle comunità ai carcerati tossicodipendenti e alcoldipendenti, fino ai piani di edilizia carceraria, anche ‘modulare’.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 22 luglio 2025
Detenuti dipendenti da alcol o stupefacenti da collocare in strutture di accoglienza. Oggi giornata intensa sul fronte delle politiche della giustizia. Nelle medesime ora in cui il Senato darà il via libera alla seconda lettura della riforma costituzionale della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, approderà in consiglio dei ministri il nuovo piano carceri del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ieri il ministro è salito a Palazzo Chigi per fare il punto della situazione, presentare le misure in arrivo e concordarne l’applicazione. In campo una serie di interventi tra strutturali ed emergenziali.
di Angela Stella
L’Unità, 22 luglio 2025
Stando ad una notizia riportata ieri dal quotidiano Il Messaggero, oggi in Consiglio dei Ministri dovrebbe approdare il piano carceri voluto dal governo e messo nero su bianco dal Commissario per l’edilizia penitenziaria, Marco Doglio, per affrontare il tema del sovraffollamento carcerario, giunto al 134 per cento. A quanto riporta il quotidiano, gli interventi dovrebbero riguardare: l’aggiunta di alcuni nuovi blocchi detentivi, anche modulari, in carceri già esistenti; misure alternative per chi ha pene residue basse; l’invio dei tossicodipendenti nelle comunità.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 luglio 2025
Un detenuto di 26 anni si toglie la vita a Massa: è strage senza fine. Il 30 luglio la mobilitazione dei Garanti territoriali che chiedono misure urgenti. Mentre il dibattito politico e mediatico si sposta sui problemi di sicurezza in carcere (traffico dei telefonini e droga) che ancora una volta dà linfa vitale a nuove misure inutilmente repressive, i detenuti continuano a morire. Quando l’alba irrompe, in molti istituti penitenziari riaffiorano altre vite spezzate. Dal primo gennaio 2025 a oggi, 43 detenuti hanno scelto di porre fine ai propri giorni impiccandosi. Una strage silenziosa, consumata tra muri che dovrebbero garantire sicurezza ma che, troppo spesso, si trasformano in prigioni dell’anima.
di Maria Brucale
L’Unità, 22 luglio 2025
A Rebibbia, sottoposto a “sorveglianza a vista” perché ha provato a uccidersi. Viene dalla Libia, non ha nulla. Ha rubato per fame. La sua tragedia è la nostra. Kafi Asi è detenuto al G6, sottoposto a “sorveglianza a vista”. Una condizione di isolamento pressoché assoluto in una sezione di dolore popolata da 11 persone che per ragioni diverse necessitano di controllo continuo, perché pericolose per gli altri e incapaci di una serena convivenza o perché pericolose per sé, come Kafi Asi. Lo incontriamo durante una visita con Nessuno Tocchi Caino e la Camera penale di Tivoli.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 22 luglio 2025
Al Senato atteso l’ok alla riforma simbolo della legislatura: un risultato a tempi di record mentre sulle carceri c’è solo il piano. La vivono, nel centrodestra, come una giornata storica. E infatti, per prepararla, ieri il guardasigilli Carlo Nordio si è confrontato a lungo con Giorgia Meloni. A Palazzo Madama passerà in seconda lettura la riforma della giustizia. Poi, resta la cosiddetta “doppia conforme”. Ovvero un passaggio alla Camera e uno al Senato, ma solo per un “sì” o un “no”, senza esame di merito e possibilità di emendarla. A occhio, entro l’inizio del prossimo anno, dopo la sessione di bilancio, sarà licenziata in via definitiva per andare a referendum (senza quorum) a giugno. Di lì, l’inizio della lunga campagna elettorale per le politiche.
di Giovanni Fiandaca*
Il Foglio, 22 luglio 2025
Il dramma del giudice che sentenzia. Sarà condannato ad approssimare, o esiste l’oggettività in tribunale? E cosa significa “oltre ogni ragionevole dubbio”? Come non cadere nella trappola del “vero di serie B”. C’è diversità di idee e di approcci teorici, anche tra i giuristi, su cosa si debba o possa intendere per verità. Com’è noto, si tratta di un concetto controverso, che alcuni filosofi considerano persino pericoloso per la sua potenziale valenza polemogena (per affermare una pretesa verità si può anche usare violenza omicida contro chi è portatore di una diversa verità).
di Pier Luigi Portaluri
Il Foglio, 22 luglio 2025
Per far tornare la magistratura nei ranghi, si devono sospingere le corti a essere più trasparenti, pretendendo che le sentenze pesantemente creative si fondino su di una motivazione particolarmente esaustiva. È il terreno di gioco che va cambiato. Il competence creep della magistratura, cioè l’acquisizione progressiva di potere mediante erosione a proprio favore di spazi sottratti al Parlamento o al governo, non può essere contrastato confidando nell’autolimitazione. Così come è inutile lamentarsi genericamente del creazionismo giurisdizionale, che applica norme inventate. La questione c’è, ed anzi è poco più che bimillenaria. In tutti gli ordinamenti. Dalle parti di Trump, per esempio, la Corte suprema in più occasioni ha funzionato come vera e propria opposizione giudiziaria, come contropotere politico. È storia risaputa, in somma. Non è facile rimettere “ogni cosa al suo posto”, come dice Massimo Luciani - autorevole giurista e ora giudice costituzionale in quota Pd - nel suo ultimo libro. Qualche punto fermo possiamo però metterlo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 luglio 2025
Il deputato di Forza Italia propone di annotare nei fascicoli dei pm i ricorsi contro assoluzioni poi confermate. La replica: “È un attacco all’autonomia della magistratura”. È polemica tra il deputato di Forza Italia Enrico Costa e l’Associazione nazionale magistrati. Pomo della discordia: l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione. Tema ritornato all’attenzione della cronaca dopo che il ministro Nordio ha rilanciato la riforma, però forse in maniera tecnico-giuridica impropria, dopo che la procura di Palermo ha deciso di ricorrere direttamente in Cassazione contro l’assoluzione di Matteo Salvini nel processo Open Arms.
- Milano, dopo aver trovato il “sistema” ora i pm devono trovare i reati
- Toscana. Antigone: “Siamo in una crisi umanitaria. Le riforme di Nordio? Promesse inutili”
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- Massa Carrara. Detenuto si uccide in cella, nona vittima in Toscana da inizio anno
- Milano. La crisi delle carceri italiane vista da San Vittore









