di Alessandro De Nicola
La Stampa, 28 marzo 2025
Negli Stati Uniti, come in molti altri paesi, gli avvocati non sono la categoria più popolare del mondo e la quantità di barzellette e sfottò loro dedicati ne è prova (indiziaria, si affretterebbero a dire). A Donald Trump è sembrata quindi una buona idea lanciare un’offensiva contro quello che in America è chiamato Big Law, il gruppo di 200 studi legali con bilanci di centinaia di milioni di dollari e in molti casi di miliardi, di cui ha già riferito Alan Friedman su La Stampa. Trump ha esercitato una vera e propria vendetta contro i giuristi che a suo giudizio gli erano stati ostili, difendendo o aiutando gratuitamente i suoi avversari come il procuratore speciale Jack Smith, Hillary Clinton o i procuratori che indagavano sul Presidente o appoggiando cause contro i dimostranti che invasero Capitol Hill il famigerato 6 gennaio 2021.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 28 marzo 2025
Maurizio Cocco, l’ingegnere italiano che da due anni in carcere in Costa d’Avorio. La moglie: è malato, bisogna fare presto. “Quali opportune e tempestive iniziative, per quanto di competenza, intende assumere per garantire assistenza e supporto al nostro connazionale affinché abbia un giusto processo in tempi celeri e condizioni di detenzione adeguate e in linea con il rispetto dei diritti umani?”. Il parlamentare dem Matteo Orfini, chiede conto così al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in una interrogazione parlamentare, di cosa il governo intenda fare per riportare a casa Maurizio Cocco: ingegnere italiano che si proclama innocente ma è detenuto, da oltre due anni e mezzo, in un carcere lager di Abijan, in Costa d’Avorio, dove rischia la vita per condizioni di salute molto critiche, denunciate dal Corriere.
di Ahmad el Fakharany
Internazionale, 28 marzo 2025
L’attivista e matematica egiziano-britannica è in sciopero della fame per chiedere la liberazione del figlio Alaa Abdel Fattah, ingiustamente detenuto. In una stanza d’ospedale dove il tempo ha perso significato, Laila Soueif è distesa a letto in un apparente atteggiamento di resa. Ma dietro la sua immobilità c’è una resistenza silenziosa che si oppone al cedimento. Il volto, conosciuto per la sua forza e la sua resistenza, è pallido, come se i lunghi giorni di sciopero della fame le avessero portato via fino all’ultimo briciolo di energia. Le braccia pendono mollemente lungo i fianchi, segnate dal lungo digiuno, mentre gli occhi scavati fissano in alto verso un punto invisibile, in cerca di qualcosa di perduto, forse l’ombra del figlio, Alaa Abdel Fattah; una prova che la sua assenza non è l’unica verità rimasta.
tgcom24.mediaset.it, 27 marzo 2025
Campania, Lombardia e Sicilia le regioni con più baby-detenuti. Dal 2021 al 2024, il numero degli adolescenti detenuti in un Istituto Penale per Minorenni è cresciuto del +124%. E considerando anche altre forme di restrizione della libertà, il fenomeno riguarda 1.498 giovani in tutta Italia. C’è un pezzo d’Italia che cresce dietro le sbarre di una cella, e non si tratta dei protagonisti di “Mare Fuori”. Perché oltre la finzione televisiva, e dentro i confini del nostro Paese, la realtà dei minori detenuti è molto più complessa. E non è scritta dagli sceneggiatori, ma dai numeri.
di Luca Iacovone
vita.it, 27 marzo 2025
Sono sei in Italia gli istituti penitenziari con sezioni riservate alle persone con disforia di genere. Ma c’è chi sceglie un percorso diverso. Come una persona in esecuzione penale nella Casa Circondariale di Matera, che ha preferito restare nella sua sezione, affrontando la convivenza, l’affermazione della propria identità e l’umanità possibile tra le mura di un penitenziario. Condivido la cella con altri uomini. Ci viviamo in quattro. Io ho il mio angolo, il mio letto, le mie cose. Non è facile, ci sono momenti d’imbarazzo, a volte anche difficili da spiegare. Ma qui, nonostante tutto, ho trovato rispetto. Anche da parte degli agenti: molti si rivolgono a me usando il femminile, e per me questo significa moltissimo”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 marzo 2025
Il Ddl Sicurezza dovrà tornare alla Camera per una terza lettura. Ciò a causa di alcuni rilievi della Ragioneria di Stato su sei articoli del provvedimento già approvato a Montecitorio e atteso ad inizio aprile nell’Aula del Senato. In pratica, come richiesto dalla Commissione Bilancio, vanno aggiornati i fondi per le coperture finanziarie, originariamente indicati a partire dal 2024, mentre ora con i correttivi dovranno iniziare dal 2025. La relazione della Ragioneria cita, ad esempio, le modifiche richieste al secondo comma 2 dell’articolo 5, sui benefici per i superstiti delle vittime della criminalità organizzata, per cui saranno stanziati fondi dal 2025 fino al 2028 (precedentemente si fermavano al 2027) riducendoli, in questo caso, per ogni anno e complessivamente. Per l’articolo 17, che prevede l’assunzione di personale di polizia locale nelle città metropolitane siciliane, i fondi decorrono da quest’anno e fino al 2026.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 27 marzo 2025
Con 215 no, respinta la richiesta delle opposizioni per la liberazione del generale libico Almasri. Duro scontro in aula. Schlein: lei ha scarcerato un torturatore. Nessuna sorpresa. Com’era prevedibile, stante la compattezza della maggioranza nel difendere l’operato del Guardasigilli Carlo Nordio, l’Aula della Camera ha respinto la mozione di sfiducia presentata nei suoi confronti dalle opposizioni per la vicenda del generale libico Osama al-Najeem, detto “Almasri” (l’egiziano), inizialmente arrestato in Italia perché ricercato dalla Corte penale internazionale per omicidio e torture a migranti ma poi liberato e riportato in patria da un aereo della Presidenza del Consiglio. Nel dettaglio, I voti contrari alla sfiducia sono stati 215, quelli a favore 119. Non ha partecipato al voto il gruppo di Azione, che pur condividendo la sostanza delle valutazioni della mozione, ha detto di non essere favorevole all’uso della mozione di sfiducia.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 27 marzo 2025
L’annuncio di tempi rapidi per la madre di tutte le riforme è una via di fuga rispetto al calvario libico ma l’autodifesa del Guardasigilli è pasticciata ed entra in contraddizione con le precedenti versioni. Deve aver imparato le abitudini della casa il guardasigilli Carlo Nordio. Che, dopo una sonnacchiosa mezz’ora di incomprensibili cavilli, suona la carica sulla “madre di tutte le riforme” - quella della giustizia - con coraggio temerario rispetto alla scaramanzia semantica. L’altra “madre” - il premierato - non ha avuto una fortuna commisurata all’enfasi dell’annuncio. Desaparecida. Un sussulto gladiatorio per reagire nell’arena a metodi da “inquisizioni” e “attacchi smodati e programmati”, anche a mezzo stampa. Ci mancano solo, per completare i topoi del melonismo ardito e irriducibile, la “schiena dritta” e la “testa alta”, contro chi vuole fermare il cambiamento.
di Errico Novi
Il Dubbio, 27 marzo 2025
Se il Governo perdesse il referendum, si presenterebbe azzoppato al voto del 2027. Un passaggio dice tutto. Carlo Nordio ha iniziato da poco la propria “dichiarazione spontanea”. È l’imputato del processo allestito a Montecitorio. Parte con un inciso in apparenza fuorviante. Anziché di Almasri, parla di carcere. Delle accuse che gli sono state rivolte per il sovraffollamento e i suicidi che ne sarebbero conseguenza. Cita Roberto Giachetti e la denuncia che il deputato di Italia viva - nonché segretario d’Aula incaricato, pochi istanti prima, di leggere il resoconto della seduta precedente - ha presentato, con Nessuno tocchi Caino, l’estate scorsa, e nella quale lui, il guardasigilli, è indicato come “concorrente nel reato di omicidio per i suicidi in carcere.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 27 marzo 2025
Incontro cordiale nella forma, tuttavia dai contenuti di forte preoccupazione, quello, svoltosi ieri, tra l’Associazione nazionale magistrati e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Certo ogni nuova giunta Anm, e questa, esito del voto di fine gennaio è appena stata rinnovata, si presentata come da protocollo al Capo dello Stato, ma il momento di elevatissima tensione tra politica e magistratura l’ha comprensibilmente fatta da padrone. Al centro la legge di riforma costituzionale di separazione delle carriere tra giudici e pm (che ieri ha incassato il parere favorevole della commissione Giustizia del Senato), dove, ha ricostruito il presidente Anm Cesare Parodi, sono state esposte “le ragioni per cui non possiamo condividere questo intervento, dando anche le spiegazioni sintetiche dal punto di vista tecnico per argomentare.
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