Giustizia, la deriva panpenalista fa crollare ogni equilibrio. Quella sconosciuta cultura garantista
di Nicola Madia
Il Riformista, 23 luglio 2025
Dalle colonne de Il Sole 24 ore i professori Vittorio Manes e Nicolò Zanon, in un articolo dal titolo evocativo (Il primato perduto della libertà individuale), hanno magistralmente sottolineato la dilagante deriva panpenalistica che sta travolgendo il diritto primario della libertà. Libere interpretazioni denotano la tendenza a usare l’arma contundente del diritto penale per fronteggiare una collettività convinta che il crimine imperversi. Il nostro paese è tra i più sicuri del pianeta. Le statistiche dicono che il numero di tutte le tipologie di reati è in costante diminuzione e che il tasso di recidiva crolla per i condannati ammessi ai benefici penitenziari, i quali, potendo reinserirsi nella collettività, scelgono, in stragrande maggioranza, di condurre un’esistenza migliore di quella infernale assicurata dal crimine.
di Francesca Schianchi
La Stampa, 23 luglio 2025
Sì del Senato alla separazione delle carriere tra omaggi a Berlusconi e proteste. Ora si torna alla Camera, poi il referendum. Nordio: “Riprenda il dialogo con le toghe”. A vederla dall’alto, mezza vuota per buona parte della seduta e percorsa da un brusio continuo, l’Aula del Senato non sembrerebbe impegnata ad approvare “l’epocale riforma della giustizia”, come da trionfante definizione del ministro Carlo Nordio. Sembrerebbe più un clima da discussione generale su un tema secondario: si cambia la Costituzione tra un “colleghi abbassate la voce” e applausi di cortesia, non c’è attenzione né pathos, pure gli attacchi passano quasi inosservati, nessuno che sbraiti e si lamenti.
di Antonello Cosentino*
Il Manifesto, 23 luglio 2025
La riforma non riguarda la giustizia come servizio ai cittadini ma i rapporti tra la magistratura e gli altri poteri dello Stato. Per coglierne la portata bisogna guardare la Storia. Il vero bersaglio della riforma della magistratura approvata ieri dal Senato è il Csm: per formalizzare la separazione delle carriere, che di fatto c’è già, non sarebbe necessario modificare la Costituzione. Con la riforma il Csm verrà sdoppiato, e ciascuno dei due Consigli avrà minor peso istituzionale, verrà privato della potestà disciplinare, verrà composto da magistrati sorteggiati e non più eletti. Quest’ultimo punto è cruciale: spezzare il nesso di rappresentatività tra la magistratura e il proprio governo autonomo significa sottrarre a quest’ultimo il contributo derivante dalla dialettica di idee, visioni e valori che si sviluppano all’interno della magistratura e privarlo del portato della riflessione collettiva che emerge dal pluralismo degli orientamenti associativi dei magistrati.
di Mario Lavia
linkiesta.it, 23 luglio 2025
Battaglia in Parlamento, con toni concitati ed estremi. La destra ha votato compatta la legge costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, Azione anche, Italia Viva si è astenuta. Il Pd, oggi durissimo, qualche anno fa era a favore. Chi inneggiava a Silvio Berlusconi, chi a Giovanni Falcone, chi mostrava la Costituzione (quella più bella del mondo) capovolta: in un’accesa seduta il Senato ha approvato a sua volta - lo aveva già fatto la Camera - la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. Adesso occorreranno altre due letture abbastanza scontate, e infine ci sarà il referendum confermativo, senza quorum, nella prossima primavera.
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 23 luglio 2025
L’ex toga di Mani Pulite: “Se il pubblico ministero abbandona la cultura del giudice, il suo solo interesse diventa vincere la causa”. “Il governo vuole limitare il lavoro di controllo dei magistrati sui politici”. Gherardo Colombo, ex magistrato, pubblico ministero della Procura di Milano negli anni dell’operazione Mani pulite, considera la riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere, “un danno per i cittadini”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 23 luglio 2025
L’ex procuratore di Milano: “Critiche come quelle di Nordio sul caso Open Arms oggi sono interferenze, domani saranno ordini. Con la separazione delle carriere si ritiene di rafforzare la terzietà del giudice, ma in realtà ci sarà solo più sensibilità nei confronti delle campagne “legge e ordine”.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 23 luglio 2025
“Il gossip non c’entra con le inchieste. Non solo i magistrati hanno il potere di decidere della vita delle persone. Anche i cronisti, ma fingono di non saperlo. La sinistra che regala il garantismo alla destra? Follia”. Parla Michele Serra. Che cosa succede quando un’inchiesta giudiziaria tende a occuparsi più di fenomeni sociali che di responsabilità individuali? Che cosa succede quando l’indagine di una procura viene trasformata dall’opinione pubblica in una condanna fino a prova contraria? Che cosa succede quando la politica cerca di utilizzare un processo mediatico per regolare i suoi conti interni? E che cosa succede quando il mestiere del giornalista, dinanzi ai meccanismi perfidi, demoniaci, tossici, del circo mediatico diventa un surrogato dell’azione della pubblica accusa, una buca delle lettere delle carte delle procure, un tassello non richiesto del triste mosaico del moralismo italiano? Michele Serra è un giornalista che tutti conoscete. Da anni, su Repubblica, si dondola con allegria e con imprevedibilità sulla sua “Amaca”, una rubrica quotidiana in cui Serra si diverte spesso a psicoanalizzare i tic ricorrenti del progressista collettivo. E pochi giorni fa, domenica per l’esattezza, è uscito dal recinto della sua rubrica, su Rep., e ha scelto di utilizzare parole forti e coraggiose per prendere a ceffoni tutti coloro che trent’anni dopo Tangentopoli non hanno ancora imparato a fare i conti con le conseguenze negative generate da una stagione di pericoloso attivismo giudiziario. “Dopo Tangentopoli”, ha scritto Serra, “ci vollero anni per capire che contare sulla magistratura per cambiare le classi dirigenti significa, sostanzialmente, rinunciare a fare politica”.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 23 luglio 2025
Nella discussione in Senato l’intesa di tutte le forze politiche. Mercoledì 23 il voto del testo frutto di un accordo bipartisan in commissione. Per le opposizioni però mancano gli interventi sul piano culturale: educazione e formazione. C’è un punto su cui l’aula del Senato, dopo lo scontro sulla riforma della giustizia, si è trovata d’accordo. Ed è accaduto durante la discussione del disegno di legge, varato dal governo lo scorso 7 marzo, sull’introduzione del reato di femminicidio. Il testo discusso, che verrà votato mercoledì 23, è l’esito di un accordo bipartisan in commissione, di “un lavoro condiviso, con l’opposizione, e approfondito”, ha detto la relatrice e senatrice della Lega Giulia Bongiorno. La discussione in commissione per Bongiorno ha portato a “un netto miglioramento” del testo governativo.
di Teresa Cioffi
Corriere di Torino, 23 luglio 2025
Monica Formaiano, nuova Garante regionale dei diritti dei detenuti: “Immagino una realtà carceraria più umana, sia per quanto riguarda i detenuti che per gli agenti della penitenziaria”. Sono queste le premesse di Monica Formaiano, la nuova garante regionale nominata ieri dalla giunta Cirio. Avvocata di Alessandria, ricoprirà il ruolo che è stato affidato a Bruno Mellano per undici anni. “Aspettiamo la firma del presidente Cirio - dice. Ovviamente si parla di una grande responsabilità. Un conto è approcciarsi al mondo penitenziario con l’occhio garantista del professionista, un altro è guardarlo a 360 gradi”.
di Cristina Porta
La Stampa, 23 luglio 2025
Sono già quattro le persone che hanno iniziato a lavorare nel fast food: “Il lavoro fondamentale per evitare la recidiva”. Il riscatto sociale e il reinserimento passano dal lavoro. A dirlo sono i dati: solo il due per cento dei detenuti che, una volta usciti dal carcere, lavorano torna a delinquere contro il 70 per cento di coloro che hanno scontato la pena senza aver avuto la possibilità di un lavoro esterno alla prigione. Da giugno, due giovani detenuti del carcere di Brissogne sono stati ammessi al lavoro esterno e sono impiegati al McDonald’s di Aosta. È l’associazione Seconda Chance, che si occupa a livello nazionale del reinserimento dei detenuti, che ha attivato i colloqui con il direttore del fast food e la direzione carceraria valdostana.
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