di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 29 marzo 2025
Reggio Emilia, tribunale di sorveglianza conferma: c’è il “diritto” del detenuto a vedersi con la moglie. La soddisfazione dell’avvocato Di Credico: “Recepite in toto le nostre valutazioni”. Un 44enne di origine campana, detenuto nel carcere di Parma in Alta sicurezza, vicino al clan dei Casalesi, in particolare al boss Francesco Schiavone detto ‘Sandokan’, ha fatto valere il proprio diritto, sancito dalla Corte Costituzionale con la sentenza del 26 gennaio 2024, di poter vivere con la moglie momenti di intimità, senza il controllo della polizia penitenziaria. Dapprima il magistrato di sorveglianza competente di Reggio, Elena Bianchi, aveva detto sì alla sua richiesta di avere un “colloquio intimo” con la donna, accogliendo il reclamo presentato dall’avvocato Pina Di Credico “contro la negazione del diritto all’affettività” che avrebbe esercitato il carcere di Parma. Il provvedimento, datato 7 febbraio, prescriveva che entro 60 giorni la struttura di via Burla dovesse allestire uno spazio adatto.
di Domenico Cirillo
Il Manifesto, 29 marzo 2025
Il caso di un detenuto malato psichiatrico. Una nuova sentenza. E ieri a Poggioreale il 23esimo suicidio dall’inizio dell’anno. Ancora una condanna per la condizione dei detenuti nelle carceri italiane. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto le responsabilità dello Stato italiano per la violazione del diritto alla salute e la negazione dell’accesso alle cure mediche di un giovane con problemi psichiatrici, Simone N., detenuto da quando aveva 19 anni e protagonista di innumerevoli tentativi di suicidio. Il caso era stato portato all’attenzione dei giudici europei da un pool di avvocati, tra i quali Antonella Calcaterra per la quale “la Corte ha ritenuto che le autorità italiane non abbiano dimostrato di aver valutato in modo sufficientemente rigoroso la compatibilità dello stato di salute di Simone con la detenzione, accertando la mancata esecuzione di un provvedimento giudiziario che disponeva il trasferimento del ricorrente in una struttura penitenziaria più adatta alle sue gravi condizioni”.
di Luca Fiori
La Nuova Sardegna, 29 marzo 2025
Il detenuto sassarese in nove anni ha tentato di togliersi la vita più di venti volte e si è inferto almeno 300 lesioni: ora secondo la corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo dovrà essere risarcito. In nove anni di carcere ha tentato più di venti volte di togliersi la vita, si è inferto lesioni per almeno 300 volte e ha subito più di cento procedimenti disciplinari nei vari istituti penitenziari dell’isola e della penisola in cui è stato rinchiuso per scontare un cumulo di dieci anni di condanne. Quello di Simone Niort, detenuto sassarese di 28 anni, dietro le sbarre da quando ne aveva 19 e ritenuto - già dal 2019 - incompatibile con la condizione detentiva per via dei suoi problemi psichiatrici, è un calvario interminabile, ma dopo tanti anni di battaglie la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo gli ha dato ragione e ha condannato lo Stato italiano.
di Gianfranco Locci
La Stampa, 29 marzo 2025
Per la Corte europea dei diritti dell’uomo Simone Niort (arrestato nel 2016 per aver picchiato la compagna) ha subito “trattamenti inumani e degradanti”. Il padre: “Non può stare ancora in cella, me lo stanno rovinando”. “Provo una gioia immensa, difficile da spiegare. Tuttavia, se entro 48 ore non mi restituiscono mio figlio riprendo a battagliare e mi incateno al ponte di Rosello, a Sassari”. Francesco Niort, operaio di 54 anni, è il padre di Simone, 28enne sardo che dal 2016 si trova in carcere, nonostante i suoi gravi problemi psichiatrici, con l’accusa di tentato omicidio per aver picchiato la compagna incinta. Ebbene, adesso una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo stravolge tutto. Per i giudici di Strasburgo il giovane ha subito “trattamenti inumani e degradanti”. Arriva così la condanna per lo Stato italiano per “la violazione del diritto alla salute e alle cure mediche di Simone Niort”.
Ristretti Orizzonti, 29 marzo 2025
“Sebbene non vi sia un obbligo generale di liberare una persona detenuta per motivi di salute, in certe situazioni il rispetto dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, che vieta i trattamenti inumani e degradanti. può imporne la liberazione o il trasferimento in una struttura di cura. Ciò si verifica, in particolare, quando lo stato di salute del detenuto è talmente grave da rendere necessarie misure di carattere umanitario, oppure quando la presa in carico non è possibile in un contesto penitenziario ordinario, rendendo necessario il trasferimento del detenuto in un servizio specializzato o in una struttura esterna”. Queste le dichiarazioni di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, a seguito della sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso “Niort c. Italia”. Una decisione con cui la Corte ha riconosciuto la responsabilità dello Stato italiano per la violazione del diritto alla salute e alle cure mediche di questa persona detenuta.
di Marta Rizzo
La Repubblica, 29 marzo 2025
Il piano di ampliamento del Governo degli spazi nelle case di pena italiane. I 384 posti letto in più previsti con le nuove celle ricavate dentro container di cemento trasportabili - che costeranno al governo circa 33 milioni di euro - manterrebbero comunque al 123% il tasso di sovraffollamento nelle case di pena del nostro Paese. Sono attualmente circa 62.200 i detenuti, rispetto ai 51.707 che dovrebbero essere ospitati, con un deficit di oltre 10.400 posti in meno. Una sproporzione che è già valsa all’Italia una condanna della Corte Europea per i diritti dell’Uomo. Ma al di là dei numeri relativi a persone e spazi a disposizione, ci sono le parole di Gennarino De Fazio, segretario della UilPa Polizia penitenziaria: “Ma, al di là dei moduli prefabbricati, con quale personale?”.
agi.it, 29 marzo 2025
“Purtroppo, in questi anni, la situazione negli istituti di pena non è cambiata, se non in peggio. I dati sulla sovrappopolazione, quelli sui suicidi e sulla situazione degli istituti per i minori confermano che la situazione è grave, che spesso si registrano condizioni di detenzione non degne di un Paese civile e distanti dal dettato costituzionale. Tutto ciò avviene con l’indifferenza e l’inerzia del Governo. Nonostante le sollecitazioni, anche recenti, del Presidente della Repubblica e la convocazione straordinaria della Camera, voluta dalle opposizioni, sull’emergenza carcere, il Governo, come succede da anni, è rimasto sordo. Ma è ormai evidente che non si tratta di una sottovalutazione ma di scelte consapevoli figlie di una idea della funzione delle pene molto distante da quella riabilitativa prevista dalla Costituzione.
di Angela Stella
L’Unità, 29 marzo 2025
“Le prigioni versano in condizioni drammatiche, finora il ministro ha solo nominato un commissario. Alla seduta straordinaria della Camera i banchi del governo erano vuoti”. Cpr in Albania? “Un fallimento”. Le carceri? “incostituzionali”. Nordio? “Tenta di passare per vittima senza prendersi le sue responsabilità”: questo e molto altro in questa lunga intervista a Michela Di Biase, deputata del Partito democratico e membro della Commissione Giustizia.
di Gioacchino Calabrò*
L’Unità, 29 marzo 2025
Un paio di mesi addietro avevo visto e ascoltato in TV l’esternazione di un politico il quale parlava dei nuovi mezzi di trasporto per i detenuti al 41 bis, i quali non dovevano neanche respirare con facilità nella traduzione da un carcere all’altro. Lui provava “una immensa gioia” di questa sofferenza inflitta, cioè per questa nuova forma di tortura applicata a dispetto della nostra Costituzione. L’Articolo 2 dice: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. L’Articolo 3 aggiunge: “Tutti i cittadini hanno pari dignità”. L’Articolo 27 conclude: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”. In tutta sincerità, il sottoscritto, detenuto da quarant’anni, pensava, a torto, che il suddetto politico avesse esternato in forma esagerata la sua opinione. Qualche giorno dopo avevo visto e ascoltato, sempre alla TV, un magistrato che, intervistato da un giornalista proprio su questo argomento, rispondeva: “Beh, tale politico ha esagerato dato che non è possibile non far respirare i detenuti poiché è la stessa aria che respirano gli agenti di custodia sul mezzo che trasportano e scortano i vari detenuti”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 29 marzo 2025
La lettera delle toghe sulla riforma, che continua a correre tra Camera e Senato. Aspettando il referendum. La richiesta è inconsueta, quasi irrituale. La giunta dell’Anm ha scritto a tutti i presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato per programmare al più presto un incontro, con tanto di invito a “esprimere la propria preoccupazione riguardo alle recenti proposte di riforma costituzionale”. Il tema è la separazione delle carriere (e lo sdoppiamento del Csm e il sorteggio dei suoi membri e l’istituzione di un’alta corte disciplinare), con le toghe che avevano già lasciato intendere che le avrebbero provate tutte per fermare i piani del governo. Dopo l’infruttuoso incontro con la premier dell’inizio del mese e dopo quello molto più cordiale al Quirinale con Mattarella di tre giorni fa, l’associazione dei magistrati bussa alle porte delle forze politiche.
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