di Simona Musco
Il Dubbio, 24 luglio 2025
La pratica a tutela del magistrato Raffaele Piccirillo sarebbe un tentativo di polemizzare con il governo proprio dopo il voto in Senato sulla separazione delle carriere. Ed è per questo che i consiglieri di centrodestra hanno bloccato i lavori del Csm, col rischio di costringere il vicepresidente Fabio Pinelli a sciogliere il Consiglio. Il muro contro muro è andato in scena dopo la pausa pranzo, quando il plenum si è trovato davanti la pratica sul sostituto procuratore generale in Cassazione, per il quale il ministro Carlo Nordio aveva evocato un possibile procedimento disciplinare dopo le critiche espresse dalla toga sulla gestione del caso Almasri da parte del ministero. La pratica era stata richiesta da tutti i togati - tranne Maria Luisa Mazzola, Bernadette Nicotra e Maria Vittoria Marchianò, tutte di Magistratura indipendente - e dai laici Roberto Romboli, Michele Papa e Ernesto Carbone. Al rientro in aula, i laici Enrico Aimi, Isabella Bertolini, Daniela Bianchini, Claudia Eccher e Felice Giuffrè hanno letto un documento, per poi abbandonare la seduta, “prerogativa democratica di dialettica assembleare”.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 24 luglio 2025
La mediazione del vicepresidente Pinelli per evitare la paralisi innescata dalle mosse dei membri laici di centrodestra del Csm. Forse si sono mossi consapevoli della potenziale “bomba” che stavano innescando, o forse no. In ogni caso, anche se qualcuno gliel’ha spiegato dopo, lo scontro avviato al Consiglio superiore della magistratura dai laici di centrodestra rischia di avere conseguenze molto più gravi delle abituali scaramucce tra la pattuglia filogovernativa nel Csm e le toghe. Che in maniera indiretta (ma non troppo) coinvolge anche il Quirinale, giacché il capo dello Stato è anche presidente dell’organo di autogoverno e in quella veste approva gli ordini del giorno del plenum. Compreso quello contestato e boicottato dai consiglieri scelti da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, per via di una pratica a tutela approdata al voto “con un iter incredibilmente rapido di cui non si ricordano precedenti”, dal contenuto “esclusivamente politico che non giova al prestigio e alla credibilità del Consiglio”, e contestata perché “è difficile non pensare” che sia la reazione scomposta all’approvazione della riforma della magistratura appena approvata dal Senato.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 24 luglio 2025
Carriere separate, parla il professore Giorgio Spangher: “Con la riforma avremo un giudice più forte e in una posizione di terzietà e imparzialità rispetto al pm e anche all’avvocato”. Approvata due giorni fa in Senato la riforma costituzionale della separazione delle carriere. Ne parliamo con il professore Giorgio Spangher, emerito di procedura penale alla Sapienza di Roma e già membro laico del Csm
di Piero Bottino
La Stampa, 24 luglio 2025
“Per ora posso soltanto garantire tutto il mio impegno” dice Monica Formaiano che ha ottenuto l’incarico in Piemonte. Alla fine la scelta sembra aver premiato l’appartenenza a una filiera politica più che l’esperienza sul campo. Lo conferma, suo malgrado, la diretta interessata: “Per ora posso soltanto garantire tutto il mio impegno in un mondo che conosco parzialmente e che quindi devo approfondire, poiché ovviamente non ho dimestichezza con le realtà carcerarie piemontesi. Ma sono abituata ad affrontare le situazioni di petto, cercando di dare il meglio”. Così parlò, ieri, l’avvocato Monica Formaiano, fresca di nomina a garante regionale dei detenuti del Piemonte.
bolognatoday.it, 24 luglio 2025
Realizzato dall’agenzia creativa Ad Store e dal Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria dell’Emilia-Romagna e Marche in collaborazione con il Garante regionale dei detenuti dell’Emilia-Romagna, ha avviato la distribuzione di 1800 locandine nei dieci istituti penitenziari della regione. Favorire la riabilitazione dei detenuti e promuovere una cultura dell’integrazione: è questo l’obiettivo di “Lascia un segno”, il progetto di comunicazione sociale ideato dall’agenzia creativa Ad Store e rivolto alla comunità penitenziaria dell’Emilia-Romagna, presentato lo scorso 2 luglio presso la sede di Parma di Ad Store.
di Luca Serranò
La Repubblica, 24 luglio 2025
Ancora ombre sul caso di Costel Scrupcaru, il detenuto romeno di 58 anni trovato senza vita, venerdì scorso, in una cella di isolamento del carcere La Dogaia di Prato. Una morte che la procura considera sospetta, per il ruolo di vertice dell’uomo nelle dinamiche criminali della casa circondariale (era stato tra i protagonisti della rivolta dello scorso 5 luglio), ma anche per l’accertata libertà di movimento dei reclusi di maggior spessore criminale, capaci di far arrivare intimidazioni e pesanti minacce anche nella sezione di isolamento.
di Paolo Nencioni
Il Tirreno, 24 luglio 2025
La scoperta è stata fatta grazie al reclamo presentato da un detenuto. Ai tanti mali che affliggono la casa circondariale della Dogaia ora ne va aggiunto un altro, certificato da una perizia tecnica, che potrebbe provocare conseguenze abbastanza importanti, negative per le casse dello Stato, positive per i detenuti. Si tratta del problema della dimensione delle celle, che sono troppo piccole rispetto a quanto previsto dalla legge. In quasi 40 anni nessuno se n’era accorto, oppure qualcuno aveva fatto finta di non accorgersene.
di Luca Bonzanni
L’Eco di Bergamo, 24 luglio 2025
Si punta alla detenzione domiciliare per chi ha dipendenze. “Ma pochi i posti nelle comunità”. Edilizia penitenziaria, via Gleno non c’è. Don Tengattini: “Il disagio psichico è un problema grave, andava affrontato”. Tra gli addetti ai lavori circola una battuta venata di scoramento: al netto dei dettagli, sono le stesse proposte di un anno fa. Nel luglio del 2024 il governo varava un decreto legge sulle carceri: si prevedeva l’istituzione di un “albo” delle strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento sociale di detenuti con problemi di dipendenza da sostanze stupefacente e con un residuo di pena inferiore ai 12 mesi, e sullo sfondo si ribadiva l’impegno a migliorare l’edilizia penitenziaria.
di Enrico Fresu
L’Unione Sarda, 24 luglio 2025
Adesso è ufficiale, lo scrive anche il Ministero della Giustizia: nel carcere di Uta apre il braccio del 41 bis. Ospiterà 92 mafiosi. L’inaugurazione è “prossima” e il dicastero si riserva di “comunicare la data effettiva”. Ma la nota inviata a tutti gli enti interessati è chiara: “Preparativi, ognuno per la sua competenza”. I destinatari della lettera inviata dal direttore generale del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Ernesto Napolillo, sono: i presidenti del Tribunale di sorveglianza e del Tribunale di Cagliari, il procuratore della Repubblica, il prefetto, il questore, il comandante provinciale dei carabinieri, il procuratore nazionale Antimafia di Roma, il provveditore dell’amministrazione penitenziaria regionale e il direttore generale della Asl. La missiva è inviata “per doverosa notizia, anche in termini di garanzia della sicurezza pubblica, nonché per l’eventuale adeguamento delle singole funzioni di competenza”.
di Francesco Alberti
buonasera24.it, 24 luglio 2025
Il 27 luglio anche i reclusi della Casa circondariale aderiscono alla staffetta del digiuno promossa da avvocati e magistrati per chiedere la riforma sulla liberazione anticipata. Appello al Parlamento: “Rivedere subito il disegno di legge Giachetti”. Da Taranto parte un segnale forte destinato a coinvolgere il sistema penitenziario di tutto il Paese. Dopo l’adesione di magistrati e avvocati, anche i detenuti della casa circondariale tarantina annunciano una giornata di sciopero della fame, prevista per il 27 luglio, per sostenere la staffetta del digiuno in corso da inizio mese. L’obiettivo è sollecitare un immediato riesame del disegno di legge sulla liberazione anticipata promosso dall’onorevole Roberto Giachetti.
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