di Ermes Antonucci
Il Foglio, 29 marzo 2025
“Sulla riforma che introduce un tetto di 45 giorni alle intercettazioni si è sviluppato un allarmismo ingiustificato, con messaggi sbagliati al pubblico”, dice Alfonso D’Avino. “Falso che non si potrà più intercettare sui sequestri di persona”. “Attorno alla riforma delle intercettazioni si è sviluppato un allarmismo ingiustificato, che rischia di far arrivare all’opinione pubblica messaggi sbagliati”. Lo dice al Foglio il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino, riferendosi alla riforma delle intercettazioni approvata nei giorni scorsi dal Parlamento, a prima firma Pierantonio Zanettin (Forza Italia), che fissa a 45 giorni il limite per poter intercettare. L’approvazione della riforma è stata duramente criticata da diversi magistrati, come il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, quello di Prato Luca Tescaroli e il pm Nino Di Matteo. Eppure, sottolinea D’Avino, “sono almeno tre i messaggi sbagliati” che sono stati veicolati in questi giorni. “Primo, che non si potranno svolgere intercettazioni per più di 45 giorni. Non è vero”, afferma il procuratore di Parma.
di Maria Vittoria Ambrosone*
Il Riformista, 29 marzo 2025
Nel corso degli ultimi anni, il fenomeno dell’Intelligenza Artificiale (IA) ha fatto ingresso - anzi, oserei dire irruzione - in numerosi settori del vivere quotidiano, da ultimo in quello giuridico, suscitando sentimenti spesso contrastanti. Un misto di speranza e diffidenza. Da un lato, l’IA potrebbe rendere più efficiente il sistema giustizia, permettendo una gestione più rapida e mirata dei procedimenti, attraverso l’automazione di compiti amministrativi. Dall’altro, il rischio di delegare la giustizia a un sistema automatizzato, senza un adeguato controllo umano, apre a scenari preoccupanti. In Italia, infatti, l’accostamento di IA e giustizia penale solleva numerosi interrogativi, così riassumibili: è davvero possibile applicare algoritmi e apprendimento automatico a un settore tanto sensibile senza comprometterne i princìpi di equità e giusto processo che lo governano?
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 29 marzo 2025
Il vizio di mente è totale e non parziale se il soggetto ha azzerato una delle due attitudini mentali e non rileva che la mancata gestione degli impulsi che lo determinano ad agire sia dovuta alla volontaria sottrazione alle cure. Il presupposto fondamentale per punire chi commette un reato è la sussistenza della sua imputabilità, che è esclusa in caso di vizio totale di mente. Il vizio è totale quando manchi la capacità di intendere e volere che è affermabile solo quando il soggetto possegga entrambe le attitudini anche se in maniera scemata. Infatti, l’esclusione anche di una sola delle due componenti di tale capacità fa venir meno il presupposto primario dell’imputabilità della persona di fronte alla giustizia penale.
di Andrea Aversa
L’Unità, 29 marzo 2025
La strage senza fine continua nella totale indifferenza delle istituzioni. Le dichiarazioni del Garante per i diritti dei detenuti della Regione Campania Samuele Ciambriello. Ancora un suicidio in carcere, il secondo del mese avvenuto nel penitenziario di Poggioreale a Napoli. Il detenuto che si è tolto la vita, secondo quanto comunicato dal Garante per i diritti dei detenuti della Regione Campania Samuele Ciambriello, si chiamava Harar Houssem - 32enne algerino - che si è ucciso impiccandosi con una corda. Ad oggi sono 24 i suicidi avvenuti nelle carceri italiane nel 2025. Ciambriello, all’uscita dalla Casa Circondariale di Poggioreale, ha dichiarato: “Ieri, nella tarda sera, Harar Houssem algerino di 32 anni si è tolto la vita nel bagno della sua stanza. I compagni di cella, 5 detenuti in una stanza piccola e con scarse condizioni igieniche sanitarie, mi hanno mostrato la corda utilizzata da Harar realizzata con un lenzuolo intrecciato.
di Stefano Brogioni
La Nazione, 29 marzo 2025
Magistratura Democratica chiede la chiusura degli spazi detentivi del carcere di Sollicciano per gravi carenze igienico-sanitarie. Una lettera indirizzata all’amministrazione penitenziaria centrale ma anche alle istituzioni locali: Magistratura Democratica alza la voce per le condizioni del carcere di Sollicciano. Dopo il sopralluogo dei giorni scorsi, in cui sono emerse le solite e ancora gravissime carenze igienico-sanitarie e strutturali (pozze d’acqua per terra, muffa e umidità che cola dai muri, cimici), un gruppo di magistrati (Sergio Affronte, Franco Attinà, Alessandro Azzaroli, Angela Fantechi, Anna Favi, Filippo Focardi, Lisa Gatto, Simone Silvestri e Simone Spina), con il sostegno dell’associazione Antigone e degli avvocati della Camera Penale, ha firmato una lettera che ieri, nel corso di una conferenza stampa, è stata consegnata a Paolo Becattini, responsabile dell’ufficio di segreteria del governatore Eugenio Giani. Lettera che si conclude con una richiesta pesante: “disporre la chiusura degli spazi detentivi fino alla loro completa ristrutturazione”.
di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 29 marzo 2025
“A Sollicciano i detenuti vivono e camminano nell’acqua, dormono sui materassi infestati da cimici, circondati da muri ricoperti di muffa nera. Il carcere va chiuso fino alla completa ristrutturazione”. A lanciare l’appello alle istituzioni, al presidente della Regione in particolare, è Filippo Focardi segretario regionale di Magistratura democratica, la corrente progressista delle toghe, che nei giorni scorsi con un drappello di magistrati insieme ai volontari dell’Associazione Antigone ha fatto visita alla casa circondariale del capoluogo toscano. È un segnale forte, perché finora la situazione fatiscente di Sollicciano e del suo triste primato (“in lizza con Regina Coeli”) era stata denunciata nei provvedimenti e nelle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario.
di Marina Verdenelli
Il Resto del Carlino, 29 marzo 2025
Un carcere pieno “con un sovraffollamento pari al 130%” e in condizioni definite “inumane” perché in cella “si sta in 5 quando l’accoglienza sarebbe di 3, con pavimenti e muri sporchi”. Non porta buone notizie il sopralluogo che l’associazione Nessuno tocchi Caino ha fatto ieri mattina nella casa circondariale di Montacuto insieme alla Camera Penale di Ancona, presente con la presidente Francesca Petruzzo e gli avvocati Massimiliano Belli ed Andrea Marini. “Il governo pensa ad aumentare solo l’edilizia carceraria - ha spiegato Petruzzo - ma sono soluzioni a lungo termine. Ci vuole qualcosa di più immediato perché il sovraffollamento incide anche su chi in carcere ci lavora”. I dati attuali parlano di 337 detenuti a Montacuto a fronte di una capienza di 256.
di Wainer Preda
primabergamo.it, 29 marzo 2025
Sovraffollamento e carenza di personale. La presenza di tanti stranieri e “giovani adulti” rende difficilissimo il lavoro e la rieducazione, con un alto tasso di recidiva. Oltre seicento detenuti, di 44 etnie diverse. Basterebbero questi due numeri a spiegare la situazione oltremodo complessa del carcere di Bergamo. Il record, purtroppo negativo, è stato toccato nel weekend del 22-23 marzo: quota 606. Non era mai accaduto nella casa circondariale di via Gleno, che ha la capienza di circa la metà (319 posti in tutto). Il che aumenta a dismisura le difficoltà di convivenza fra i carcerati e complica il lavoro di chi è deputato alla loro custodia e rieducazione. Lo ha detto chiaramente il comandante della Polizia penitenziaria Daniele Alborghetti, mercoledì 26 marzo, durante il suo intervento per il 208° anniversario del Corpo: “Operare in queste condizioni è davvero difficilissimo”. Il problema del sovraffollamento delle carceri non è solo bergamasco. Sono sessantamila i detenuti in Italia, 190 le case circondariali, a fronte di circa 40 mila agenti di Polizia penitenziaria. Ma da noi c’è anche un altro dato allarmante, relativamente nuovo: la composizione della popolazione carceraria. Una netta preponderanza di detenuti stranieri, per lo più “giovani adulti”.
radiocolonna.it, 29 marzo 2025
L’obiettivo degli accordi siglati è migliorare la condizione delle persone detenute nella Capitale. Poter richiedere libri in prestito all’interno delle biblioteche circondariali, accedere a servizi di orientamento al lavoro e alla formazione. Un servizio di ascolto per i detenuti che non hanno i familiari o agevolare l’erogazione dei servizi anagrafici. Tutte queste attività, nei cinque carceri di Roma, sono previste da quattro protocolli operativi, firmati nell’ottobre 2023 tra Roma Capitale e il ministero di Giustizia - Provveditorato regionale del Lazio, Abruzzo e Molise del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, presentati oggi in Campidoglio.
di Dario Crippa
Il Giorno, 29 marzo 2025
Parla Camilla, 16 anni: “Da grande spero diventare una scenografa e prendere in mano la vita. Mi ha colpito incontrare detenuti poco più grandi di noi e sentire le loro vicende”. Camilla è una ragazza di 16 anni, studia al Liceo Artistico Nanni Valentini di Monza e da grande vuole fare la scenografa. Intanto, però, vuole conoscere il mondo in cui si trova. È così che l’altro giorno c’era anche lei fra gli 80 studenti che hanno varcato per la prima volta in vita loro i cancelli della casa circondariale di Monza. E hanno assorbito come spugne la realtà di un mondo che per molti di loro fino a quel momento non esisteva o se esisteva - distorto - era soltanto attraverso quanto raccontato da film e serie Tv. Dall’ingresso all’immatricolazione dei nuovi detenuti fino all’arrivo nella sezione cui vengono assegnati e alle celle, l’approccio alla casa circondariale di via Sanquirico è tutto una scoperta. Camilla lo racconta passo dopo passo. “Ci siamo ritrovati alla fine in una stanza molto lunga ma stracolma dopo il nostro arrivo”.
- Roma. Lettura e riscatto sociale: quando una biblioteca può essere casa
- Daria Bignardi con i detenuti: “Il carcere non sia inutile e dannoso”
- Daria Bignardi e la vita dentro il carcere
- Più 007, meno libertà di stampa. L’incubo può diventare realtà
- Migranti. Il Cpr albanese sarà una “anticamera per le espulsioni”











