di Martina Bagnoli
Il Domani, 29 marzo 2025
In occasione delle celebrazioni per i dieci anni di FuoriRiga, associazione di volontariato che mantiene e gestisce la biblioteca di Casal de Marmo, una delle ragazze che sconta una pena in quell’Istituto per minori ha scritto una lettera-omaggio alle stanze che custodiscono libri: “Entrando in biblioteca posso far cadere la mia maschera, spogliarmi della mia armatura ed essere semplicemente J.”
di Paolo Morelli e Teresa Cioffi
Corriere Torino, 29 marzo 2025
Quelle porte che sbattono, porte che dividono i padiglioni, i corridoi. La Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, ieri pomeriggio, ha ospitato un incontro con Daria Bignardi e Valeria Verdolini, nell’ambito di Biennale Democrazia, dal titolo Ci sta il mare attorno. Il carcere e noi. Il concetto è che Ogni prigione è un’isola, dal titolo dell’ultimo libro di Daria Bignardi, pubblicato da Mondadori, da cui è partito l’incontro. Porte che sbattono fortissimo, mentre nel teatro del carcere circa una settantina di detenuti, tra cui una decina di donne (fatto eccezionale e positivo), hanno ascoltato gli interventi prima di parlare. “La cosa più importante - ha detto Bignardi - è riuscire ad agganciare le persone fuori. Succede spesso che quei pochi che si interessano del carcere ne parlino solo fra loro”. Il carcere ha una funzione di rieducazione e reinserimento nella società, ma se chi sta dentro è svilito, disumanizzato, quando esce potrebbe stare peggio di prima. Altro che reinserimento.
di Miriam Massone
La Stampa, 29 marzo 2025
La scrittrice e volontaria ieri al Lorusso e Cutugno di Torino per Biennale Democrazia: “Mio suocero Sofri era al Don Bosco di Pisa quando gli portai mia figlia di 3 mesi”. “Il carcere non porta voti”: suona come un epitaffio, in realtà è un incipit, per Daria Bignardi. Appurato che alla politica la questione non tange - “Sul miglioramento del sistema detentivo non mi aspetto nulla da questo governo, così distante da me e dalla mia storia, mi sarei aspettata invece qualcosa da quelli precedenti, ma più ci si avvicina a un ministero e più i bravi politici spariscono” - ci si deve, allora, kennedianamente chiedere “cosa ognuno di noi può fare”, (ri)partendo da una nuova narrazione, più empatica, anche più leggera, sicuramente meno autoreferenziale e scevra di toni e contenuti moralistici, che hanno un pauroso effetto domino collaterale: “Annoiano, spaventano e allontanano”. Amplificando l’emarginazione. Sembra (solo) forma, invece è (anche) sostanza. Chi non conosce non vuole conoscere, arroccandosi in un circolo vizioso di pensieri ricorrenti e ignoranti (nel senso etimologico del termine) traducibili in quelle frasi fatte che Bignardi cita come il ritornello di un cacofonico rap: “Buttiamo via la chiave”, “lasciamoli marcire in galera”, e il tremendo “a me non può capitare”: “A me, invece, è capitato: mio suocero (l’ex leader di Lotta Continua Adriano Sofri, ndr) era in carcere, al Don Bosco di Pisa, quando gli ho portato a conoscere mia figlia Emilia di tre mesi che gattonava sul banco del parlatorio, proprio come la bimba di Gaetano, detenuto a Saluzzo per reati mafiosi, che nel mio libro si è immedesimato e la cui storia ora racconto appena posso”, anche qui, anche nel teatro senza finestre e con le luci blu della casa circondariale torinese Lorusso e Cutugno, davanti a un centinaio di detenuti, uomini e donne, italiani e stranieri, molti iscritti all’università o al liceo, altri ai corsi di alfabetizzazioni, altri a nulla, distratti solo da partite a scacchi, rabbia e demoni. Il parallelismo tra Daria e Gaetano diventa allora un archetipo, la concretizzazione di quel “transfer” emotivo che a Bignardi serve anche a tradurre e comunicare la solitudine e il senso di isolamento di chi dentro ci vive: “Alla fine mi porto a casa molto di più rispetto a quello che do e ho dato in questi scambi”.
di Vitalba Azzolini*
Il Domani, 29 marzo 2025
Una norma del ddl Sicurezza spazza via ogni ostacolo alla conoscibilità di dati, informazioni e notizie se richiesti dai Servizi, quindi sostanzialmente da Palazzo Chigi, usando il passepartout della “sicurezza nazionale”. Un rischio per le fonti dei giornalisti. Sta passando quasi sotto silenzio una norma che spazza via ogni ostacolo alla conoscibilità di dati, informazioni e notizie se richiesti dai Servizi, quindi sostanzialmente da Palazzo Chigi. Usando il passepartout della “sicurezza nazionale”, essi potrebbero entrare in una serie di amministrazioni ed enti, superando paletti posti dalla legge a tutela di qualunque forma di riservatezza.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 marzo 2025
Piantedosi: “Decisione condivisa con Bruxelles, che sulle politiche migratorie è d’accordo con noi”. Imigranti irregolari in Italia potranno essere portati anche nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Gjader in Albania, come in qualsiasi altro Cpr italiano. Al termine di un confronto durato due ore, il Consiglio dei ministri ha approvato ieri, tra gli altri interventi, anche il decreto legge con “Disposizioni urgenti per il contrasto dell’immigrazione irregolare”. Un decreto snello di un solo articolo, oltre a quello che disciplina l’entrata in vigore per rilanciare l’operazione Albania. Si tratta, ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante la conferenza stampa, di un provvedimento “molto semplice”, che “interviene sulla legge di ratifica del protocollo”, siglato da Giorgia Meloni ed Edi Rama il 6 novembre 2023, ma “non sul contenuto del protocollo, rendendo possibile utilizzare la struttura già esistente anche per persone trasferite dall’Italia e non solo per quelle trasferite all’esito di procedure di soccorso in mare.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 29 marzo 2025
Con il nuovo decreto possibili i trasferimenti degli “irregolari” dal territorio nazionale. Ma l’esecutivo non chiarisce come avverranno. “In parlamento il governo ha detto che nei centri c’è la nostra giurisdizione ma non è territorio italiano. La modifica è fuori dalla direttiva rimpatri”, afferma Riccardo Magi (+Europa). I Centri in Albania non sono territorio italiano, anzi sì. Ci mandiamo i richiedenti asilo per scoraggiare nuove traversate, anzi no. Se non basta il protocollo facciamo una legge di ratifica. Se i giudici non ci danno ragione trasferiamo la competenza. E ieri la giostra dell’accordo Roma-Tirana ha fatto un altro giro. Un ennesimo decreto per trasformare le strutture di Shengjin e Gjader nella Guantanamo italiana. Giusto due settimane dopo che la Guantanamo vera è stata svuotata da Trump: costava troppo ed era inutile. Proprio come la nostra. Evidentemente per Giorgia Meloni una photo opportunity con i centri albanesi finalmente pieni val bene l’ennesimo spreco di risorse e la costruzione di un meccanismo di trasferimenti andata/ritorno ancora più farraginoso e crudele del precedente.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 29 marzo 2025
Il diritto europeo non autorizza un paese membro a collocare e gestire uno proprio Cpr al di fuori del territorio dell’Ue. Gli stranieri trattenuti devono poter incontrare familiari, avvocati, autorità consolari, ong. I parlamentari come il garante dei detenuti, devono poter effettuare visite ispettive. La modifica della legge 14/24 di ratifica del Protocollo tra Italia e Albania stravolge del tutto l’originaria finalità del Protocollo, prevedendo che non siano portate in Albania solo persone soccorse in acque internazionali. Il nuovo decreto varato ieri dal governo introduce la possibilità di utilizzare la struttura del centro di Gjader, come un qualsiasi altro Cpr italiano trasportandovi stranieri che nulla hanno a che fare con le operazioni di soccorso in mare ma si trovano in Italia e il cui trattenimento era già in atto.
di Sergio D’Elia
L’Unità, 29 marzo 2025
Il 18 marzo 2025, dopo una pausa di 15 anni, lo Stato americano della Louisiana ha ripreso le esecuzioni e per la prima volta ha usato il metodo della morte per asfissia tramite il gas azoto. È stata la quinta volta negli Stati Uniti dopo quattro esecuzioni con lo stesso sistema avvenute tutte in Alabama. Jessie Hoffman Jr è stato dichiarato morto alle 18:50 ora locale presso il penitenziario di Angola, dopo che l’azoto puro era fluito per 19 minuti nel suo corpo attraverso una maschera facciale a tenuta stagna. Il rito funebre della morte per asfissia è avvenuto in una camera piastrellata di bianco, illuminata di luce al neon e asettica come una sala operatoria. Il condannato è stato steso su una barella imbottita di pelle nera.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 28 marzo 2025
Il piano da 32 milioni del ministero della Giustizia prevede 384 posti distribuiti in 9 istituti. Una goccia nel mare del sovraffollamento che al momento conta 62.165 detenuti per una disponibilità di 51.323 posti. Il ministero della Giustizia qualche giorno fa ha annunciato l’avvio di una gara da 32 milioni di euro per l’ampliamento di nove istituti penitenziari mediante l’installazione di moduli detentivi prefabbricati. Nel gergo tecnico, si parla di “container”. L’obiettivo dichiarato è contrastare il sovraffollamento, con una procedura ristretta gestita da Invitalia che prevede la manifestazione d’interesse delle imprese entro il 10 aprile 2025.
di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 28 marzo 2025
Viviamo in una società in cui Internet è onnipresente, ma in carcere non è concesso. Questo rende gli istituti di pena uno spaccato di pre-modernità, anche laddove non esistano o sussistano ragioni di sicurezza. I traffici di droga e telefoni nei penitenziari porta alcuni a chiedere più restrizioni per i detenuti. Tuttavia se si concedesse loro la possibilità di telefonare più spesso ai parenti o usare Internet si potrebbero prevenire queste illegalità. E ci si potrebbe concentrare su altre questioni. Il carcere ha bisogno di riforme. Lo scorso 25 febbraio la procura di Torino ha dato conto di un’indagine su 116 persone - sia già detenute, sia libere - per un traffico di sostanze stupefacenti all’interno del carcere cittadino e per l’ingresso di telefoni cellulari. Non si tratta della prima volta che ciò avviene. Capita diverse volte di imbattersi in sequestri di questo tipo negli istituti di pena. Fatti che vengono spesso utilizzati da alcuni per chiedere maggiori chiusure alla vita detentiva e maggiori restrizioni ai beni che da fuori possono entrare dentro, cosa avvenuta già in molti contesti.
- Carcere: la strumentale contrapposizione di una occasione mancata
- Suicidi in carcere, l’appello dei cappellani del Triveneto
- Edoardo Albinati: “Il carcere afflittivo di oggi è puro autolesionismo”
- Giustizia, anche le toghe di destra non mediano più con Nordio
- Giorgio Spangher: “Le pene aumentano, la difesa è indebolita: è ora di fermarsi”











