La Nazione, 27 marzo 2025
Problemi igienici e nuovi sopralluoghi. Tutto cambia, niente cambia. Il teorema gattopardesco vale anche per Sollicciano. Perché dopo la non conferma dell’ormai ex direttrice, Antonella Tuoni, additata dal Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) di essere “responsabile” delle gravi situazione in cui versa il penitenziario, la situazione anche con il nuovo dirigente a tempo determinato non fa che peggiorare. A dirlo è l’ultimo verbale con gli esiti dei sopralluoghi del personale dell’Asl Toscana centro all’interno della quarta sezione dell’ala maschile e nel reparto Atsm (salute mentale).
merateonline.it, 27 marzo 2025
È iniziato lo scorso lunedì il primo incontro di un progetto organizzato dal gruppo “Imbersago per Tutti”, in collaborazione con l’Amministrazione, per coinvolgere, una volta al mese, con un appuntamento a tema, tutta la popolazione. Il primo argomento affrontato, con il ritorno in paese dell’arte terapeuta Luisa Colombo, è stato le donne e il carcere, in occasione dell’appena celebrata Festa della Donna. Partendo dal suo libro “Tutte le lacrime sono trasparenti”, l’autrice ha raccontato di donne che hanno subito violenza in carcere e comunità protette, che lei ha incontrato esercitando la sua professione. Un’opera nata in carcere non per spaventare le persone sulle tragedie che accadono ogni giorno, ma per dare un segno di speranza. “Perché le donne se scelgono di rinascere, anche se è difficile, lo possono fare e oggi ci sono una serie di meccanismi e istituzioni che le sostengono. Se decidi di farcela puoi farcela”.
di Alessandro Mambelli
Il Resto del Carlino, 27 marzo 2025
Alle 20.30 l’Istituto Salesiano Orselli di Forlì, la Sala San Luigi e la Fondazione Opera Don Bosco Onlus, in collaborazione con la Diocesi di Forlì-Bertinoro e la Caritas Diocesana, promuovono la proiezione del film documentario ‘Io spero paradiso’ di Daniele Pignatelli, con confronto e testimonianze presso la Sala San Luigi, in via Nanni 14. Negli ultimi anni le carceri italiane sono state al centro del dibattito pubblico a causa del sovraffollamento, delle difficili condizioni di vita dei detenuti e delle criticità legate al reinserimento sociale. Questi temi pongono interrogativi sul modo in cui il sistema penitenziario possa svolgere al meglio il suo ruolo punitivo, rieducativo e riabilitativo. Il regista Daniele Pignatelli affronta i temi nel film realizzato con la collaborazione dei detenuti del Carcere di Opera, e che racconta una storia di rinascita e seconde opportunità attraverso il vissuto di tre detenuti, per riflettere su come il carcere possa essere anche un luogo di crescita personale e reintegrazione.
di Maurizio Porro
Corriere della Sera, 27 marzo 2025
La serie Netflix in quattro episodi segue la vita della famiglia Miller, la cui esistenza viene sconvolta quando Jamie, studente 13enne, viene arrestato per avere ucciso una compagna di classe. Sono 24 milioni di visualizzazioni, dice orgogliosamente Netflix, oggi saranno il doppio o il triplo. La nuova serie di cui si parla è inglese dello Yorkshire e si chiama “Adolescence”: è bellissima nella forma e nella sostanza, sono quattro episodi di un’ora tutti girati in piani sequenza, senza stacchi, con qualche piccolo e legittimo trucco. Non è una storia fantasy, non è romantica, non è distopica (anzi, proprio di oggi si parla), non è dozzinale, non fa ridere, non ha alcuno degli elementi che in genere determinano il successo di un prodotto a largo consumo globale. Eppure è nella top ten di 71 Paesi, tutti complici di questo fattaccio di cronaca che nessuno riesce a considerare estraneo.
di Angela Nocioni
L’Unità, 27 marzo 2025
Rappresaglia con i manganelli per aver sorpreso un migrante che con uno smartphone tentava di denunciare un tentativo di suicidio per impiccagione. “Aiuto! Aiuto! No, no!”. Sono grida disperate. Ascoltatele, se potete, a questo link: https://video.unita.it/pestaggio-al-cpr-di-trapani/ Vengono dal centro per il rimpatrio di Milo, a Trapani. Sono state registrate durante un pestaggio lunedì 24 marzo dentro il Cpr. Agenti in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione e hanno manganellato furiosamente tutti i presenti. Sangue e ferite. Si è salvato solo chi è riuscito a nascondersi sotto il letto. Nei Cpr sono rinchiuse persone in detenzione amministrativa, ossia persone che non sono nemmeno accusate di aver compiuto reati. A parte le espulsioni giudiziarie che sono una esigua minoranza, si tratta di persone ritenute - non da giudici ma da funzionari delle prefetture - migranti da rimpatriare, privati della libertà e rinchiusi in celle in violazione della Costituzione italiana.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 marzo 2025
Una sentenza del Tribunale di Roma ha segnato una svolta epocale nelle politiche migratorie italiane, riconoscendo la responsabilità dello Stato nel “respingimento delegato” di 170 persone verso la Libia nel 2021, in collaborazione con le autorità libiche. Parliamo della scorsa legislatura e ciò rende l’idea delle politiche migratorie repressive che attraversano qualsiasi schieramento politico. Tra loro c’è A., sopravvissuto a detenzione e torture, arrivato ieri a Roma grazie a un visto umanitario ordinato dal giudice per richiedere asilo. La decisione svela il ruolo attivo dell’Italia nel sistema di respingimenti illegali e apre la strada a centinaia di altre vittime alla ricerca di giustizia.
di Beppe Caccia*
Il Manifesto, 27 marzo 2025
Il segreto è miseramente crollato. Siamo stati spiati perché denunciamo la complicità dello Stato con le bande criminali nella tratta degli esseri umani. C’è un filo nero che lega i clamorosi casi che nel volgere di un mese hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica le scelte del governo e l’utilizzo degli apparati di Stato. Prima con il rilascio del criminale ricercato dalla Corte penale internazionale Elmasri. Poi con l’indisturbata visita a Roma dell’altrettanto criminale Gheniwa, e nel mezzo con la vicenda dello spionaggio informatico con il potente spyware di Paragon. Questo filo si chiama Libia. Ieri abbiamo appreso da fonti giornalistiche che, dopo quasi due mesi di pressione pubblica e giudiziaria, il sottosegretario Alfredo Mantovano, autorità delegata di governo, avrebbe ammesso al Copasir che Mediterranea e i suoi attivisti sono stati spiati dai servizi segreti con il software militare Paragon Graphite perché considerati un “pericolo per la sicurezza nazionale”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 27 marzo 2025
Una velina su carta intestata del Viminale ha coinvolto l’Aise a maggio del 2024. Pronta una nuova denuncia: “Abuso di potere per intimidirci”. L’ong Mediterranea è un problema di sicurezza nazionale. Solo così si spiega perché l’Aise (l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna) abbia tenuto sotto controllo i suoi attivisti attraverso l’uso dello spyware Graphite dell’azienda israeliana Paragon Solutions, come confermato dal sottosegretario Alfredo Mantovano martedì pomeriggio davanti al Copasir. Un’ammissione che segue quelle fornite a febbraio, sempre davanti al comitato parlamentare di controllo sul loro operato, dai direttori di Aisi e Aise: il software è a disposizione e viene utilizzato. Ma sempre in maniera “lecita” e senza mai prendere di mira i soggetti tutelati dalla legge 124 del 2007. Ovvero i giornalisti. Ma non, ad esempio, gli esponenti delle ong. Da qui se in qualche maniera si chiarisce l’aspetto della vicenda che riguarda Mediterranea, continua a restare in sospeso l’altro filone, quello del direttore di Fanpage Francesco Cancellato, pure lui oggetto di attacchi tramite spyware.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 27 marzo 2025
Da un lato e dall’altro del Mediterraneo sono tutti d’accordo: bisogna aumentare i rimpatri dei migranti. Libia e la Tunisia ribadiscono l’intenzione di accodarsi alla linea italiana e Ue. Tradotto: chiedono più soldi e maggiore cooperazione per riportare a casa i cittadini stranieri. Il ministro dell’Interno del Governo di unità nazionale libico, Imad Trabelsi, ha discusso del tema con Onu, Oim e Unhcr affermando che il fenomeno migratorio rappresenta “un grave peso per la Libia”, dove nelle scorse settimane si sono registrati arresti di massa e una violenta campagna anti-stranieri sui social. Il paese nordafricano rappresenta sia un transito verso l’Europa, sia una destinazione per molti lavoratori impegnati nel settore energetico e delle costruzioni, sebbene sia diventato sempre più un “mercato di schiavi”, come denunciato nel tempo da organizzazioni internazionali e umanitarie, a causa del crescente potere delle milizie (spesso le stesse finanziate da Ue e Italia). Secondo l’Oim i cittadini stranieri in Libia sono circa 800mila, per il governo oltre 4 milioni.
di Giulio Meotti
Il Foglio, 27 marzo 2025
Dopo un processo lampo, lo scrittore algerino è stato condannato per aver “minato l’unità nazionale”. L’idea che circola è che possa ottenere una grazia presidenziale. L’alternativa, per l’autore che ha 80 anni e un cancro, equivale a una condanna a morte in carcere. Il romanziere algerino Boualem Sansal, critico del regime e degli islamisti, è stato condannato a cinque anni di carcere. Il verdetto arriva una settimana dopo il processo durato venti minuti al celebre scrittore. Il pubblico ministero aveva chiesto dieci anni di carcere. Autore del romanzo distopico “2084”, Sansal è stato riconosciuto colpevole di aver minato l’unità nazionale (decaduta l’accusa di spionaggio). Di fronte alle accuse, lo scrittore si è difeso. “Le mie parole e i miei scritti erano semplicemente un’opinione personale, ne ho diritto come qualsiasi cittadino algerino” ha detto Sansal.
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