di Alessia Arcolaci
vanityfair.it, 25 marzo 2025
“Quante morti si potevano evitare, per esempio, con una telefonata?”. Il giornalista del Corriere della Sera, in libreria con “Morire di Pena” (ed. Laterza), racconta perché molti suicidi di detenuti in carcere (forse) potevano essere morti evitate. “Il referto neuropsichiatrico redatto dal dottor Salvatore Bruno nota che nel “signor Lombardo Damiano Cosimo” si evidenzia “una infuturazione scarsamente propositiva ed altamente velleitaria”. Non ho mai sentito la parola “infuturazione”. Infuturarsi. Nel linguaggio psichiatrico indica la capacità di proiettarsi nel futuro”. Con queste parole, Alessandro Trocino, giornalista del Corriere della Sera, presenta la prima delle dodici storie di suicidio in carcere che ha scelto di raccontare nel saggio “Morire di Pena”, in libreria per Editori Laterza.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 25 marzo 2025
Nel fumetto “Morire di carcere”, scritto per “La Revue”, le storie delle persone negli istituti di pena, in 24 pagine. Con le illustrazioni di Ilaria Urbinati, è stato scritto dal giornalista Luca Cereda: “L’obiettivo di questo progetto è di entrare in carcere e raccontare il tema non con i soliti freddi numeri, che sono necessari per comprendere il fenomeno, ma andando un po’ oltre, mettendo a nudo i sentimenti”. “Esiste un immaginario comune del carcere: una visione che ci viene restituita dai film, dalle serie, a volte anche dal giornalismo. Questo racconto, invece, prende forma in un luogo reale, la casa circondariale Due Palazzi di Padova, e dalle testimonianze dei suoi detenuti: Paolo, Mario, Amin e Tommaso”. Inizia così “Morire di carcere”, fumetto scritto per il numero 9 de La Revue Dessinée Italia (diventata La Revue dalla fine del 2024) dal giornalista Luca Cereda, a lungo firma di Vita, e illustrato da Ilaria Urbinati.
di Sofia Landi
lumsanews.it, 25 marzo 2025
Gli errori, l’amore, le risse, la voglia di guardare il cielo oltre i muri di una cella. Sono gli ingredienti che hanno reso Mare Fuori la serie dei record targata Rai. Ma quando i titoli di coda scorrono con la sigla, è il momento di distinguere il racconto televisivo dalla realtà. Oltre le sbarre della fiction esistono carceri minorili sovraffollate, dove l’approccio rieducativo viene travolto da quello repressivo, dalla carenza delle risorse, dalla fatiscenza delle strutture.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 25 marzo 2025
La gip di Firenze ha disposto l’imputazione coatta dopo la sentenza della Consulta del 2024 sul “trattamento di sostegno vitale”. Il procedimento riguarda l’aiuto fornito a Massimiliano dall’associazione Luca Coscioni. Gli imputati: “Pronti alle conseguenze delle nostre azioni di disobbedienza civile”. La gip di Firenze ha deciso: Marco Cappato andrà a processo per aver accompagnato Massimiliano a morire suicida in Svizzera. La giudice Agnese Di Girolamo ha disposto l’imputazione coatta e rigettato la richiesta di archiviazione del pm Carmine Pirozzi, in modo da approfondire la vicenda alla luce della sentenza emessa sul caso dalla Corte costituzionale nel luglio 2024. Il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni rischia fino a 12 anni di carcere, insieme ad altre due volontarie con le quali aiutò materialmente il 44enne livornese Massimiliano, affetto da sclerosi multipla, a recarsi in una clinica svizzera dove morì l’8 dicembre 2022. “La nostra - ricorda Cappato - è stata un’azione di disobbedienza civile. Con Chiara Lalli e Felicetta Maltese ci eravamo autodenunciati perché eravamo, e siamo, pronti ad assumerci le nostre responsabilità, nel pieno rispetto delle decisioni della magistratura, e nella totale inerzia del Parlamento. Continueremo la nostra azione - ha promesso l’attivista - fino a quando non sarà pienamente garantito il diritto alla libertà di scelta fino alla fine della vita, superando anche le discriminazioni oggi in atto tra malati in situazioni diverse”.
di Chiara Lalli
Il Dubbio, 25 marzo 2025
Il Gip di Firenze dispone l’imputazione coatta per Lalli, Cappato e Maltese dell’Associazione Coscioni dopo l’ultima sentenza della Consulta sul suicidio assistito e il requisito del “sostegno vitale”. Questa mattina arriva una pec dal tribunale di Firenze con un oggetto un po’ strambo e molto burocratico. Me la inoltrano i miei avvocati mentre sto bevendo il mio secondo caffè. Già so che cosa riguarda ma apro comunque il pdf pensando chissà cosa sarà. “Ordinanza con la quale si dispone che il pubblico ministero formuli l’imputazione coatta” (tutto in maiuscolo). Tutta questa formalità ritarda ancora di qualche secondo la registrazione cerebrale di questa informazione e “imputazione coatta” mi fa un po’ ridere (perché sono scema, lo so). La giudice per le indagini preliminari ha rigettato la richiesta del pubblico ministero e dei miei avvocati di archiviare il procedimento a mio carico, di Marco Cappato e di Felicetta Maltese per aver aiutato Massimiliano ad andare in Svizzera.
di Ileana Sciarra
Il Messaggero, 25 marzo 2025
Cambia l’agenda della premier: riunione con i ministri dopo la trasferta in Francia. Non serve l’ok di Rama per trasformare gli hotspot in veri centri di permanenza. Si gioca d’anticipo. E il Consiglio dei ministri che doveva slittare a lunedì della settimana prossima viene messo in agenda venerdì mattina alle 11, all’indomani del vertice dei “volenterosi” che vedrà Giorgia Meloni volare a Parigi. Il governo dunque ci riprova. E prepara il disco verde a un nuovo decreto, il terzo dopo due andati a vuoto, per aggirare la tagliola dei giudici che finora hanno bocciato i trattenimenti di migranti nei due centri in Albania battenti bandiera italiana. L’obiettivo è riprendere i trasferimenti già dai primi di aprile. Stavolta però non più di migranti intercettati in mezzo al mare, bensì di stranieri presenti in Italia ma su cui pendono provvedimenti di espulsione convalidati dai magistrati.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 25 marzo 2025
Con cadenza rituale sul progetto d’oltre Adriatico arrivano le rassicurazioni del governo a cui rispondono le critiche delle opposizioni. Il fatto, però, è uno: dopo sedici mesi le strutture sono ancora vuote. Succede ormai a cadenza regolare, ogni tot di giorni. Un esponente del governo, spesso la premier Meloni o il ministro Piantedosi (come ieri), parla dei Centri in Albania: “Li vuole l’Europa”, “Sono pronti a ripartire”, “Li useremo come Cpr”, assicurano. A quel punto si alza un coro dall’opposizione che fa più o meno così: “Ammettono il fallimento”, “Chiedano scusa”, “Non funzioneranno”, ribattono. A volte capita che in mezzo a tante dichiarazioni si trovino perfino delle notizie: per esempio che nel penitenziario costruito a Gjader invece di persone migranti ci siano cani randagi o che l’ente gestore dei centri abbia prima rimandato a casa e poi licenziato gli operatori.
di Mauro Ravarino
Il Manifesto, 25 marzo 2025
Il Centro venne chiuso nel 2023 per i danni causati dalle rivolte. A processo gli ex gestori per il suicidio nel 2021 di Moussa Balde mentre era in isolamento. Si riapre la ferita di Torino, all’incrocio tra corso Brunelleschi e le vie Monginevro e Santa Maria Mazzarello: tra i palazzi del quartiere Pozzo Strada si ergono gabbie e recinzioni metalliche. Ieri ha, infatti, riaperto l’infausto Centro di permanenza per i rimpatri, inaugurato con altro nome (Cpt) nel lontano 1999 e che (tranne gli ultimi due anni) è stato sempre operativo. Nel 2023 il centro fu chiuso a causa dei danni provocati dalle numerose rivolte interne contro le condizioni di detenzione e i decessi. L’ultimo è quello di Moussa Balde, 23enne originario della Guinea che, nel maggio del 2021, si tolse la vita in isolamento.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 25 marzo 2025
“I nazisti ricevettero un trattamento migliore”. Un giudice federale ha fortemente criticato la deportazione di presunti membri di bande venezuelane effettuata dall’amministrazione Trump, paragonandola a un trattamento più favorevole ricevuto dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Il 15 marzo, il presidente Donald Trump aveva ordinato l’invio di due aerei carichi di migranti venezuelani in una prigione in El Salvador, invocando l’Alien Enemies Act (Aea), una legge di guerra risalente al 1798.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 25 marzo 2025
Intervista esclusiva a Mikheil Saakashvili, ex presidente della Georgia condannato dopo la vittoria dei filorussi. L’ex presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili sta collezionando condanne. Un’umiliazione per chi negli anni passati ha voluto perseguire due obiettivi molto chiari: ridare dignità ad un Paese sganciandolo dall’influenza russa e avvicinarlo sempre di più all’Occidente e ai suoi valori, a partire dal rispetto dei diritti umani. Una mossa, quella di Saakashvili, che gli è costata cara. Nel 2018 l’esponente politico, protagonista quindici anni prima della cosiddetta “Rivoluzione delle rose”, è stato condannato in contumacia a sei anni di carcere per abuso di potere. Un’accusa che le organizzazioni internazionali hanno sin dal primo momento considerato politicamente motivata e che ha provocato le proteste di numerosi governi. Per quella condanna è in carcere dal 2021, quando rientrò in Georgia dopo aver trascorso diverso tempo all’estero. La prigione e la solitudine hanno minato la salute di Mikheil Saakashvili.
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