di Francesco Grignetti e Francesco Malfetano
La Stampa, 21 marzo 2025
Le carceri scoppiano di detenuti, ma alla Camera regna il disinteresse: maggioranza e Nordio si presentano solo all’ultimo momento per votare il piano dello stesso ministro. Scena deprimente alla Camera: per una seduta straordinaria sulle condizioni del carcere, va in scena il disinteresse. Il ministro Carlo Nordio e la maggioranza si presentano solo all’ultimo momento per votare un loro documento. Le opposizioni si affannano a spiegare come e perché la situazione carceraria è sull’orlo del collasso, ma il “mantra” è il solito: il picco di suicidi non ha nulla a che fare con il sovraffollamento, e comunque stanno arrivando più celle. Perciò nessuna misura sfolla-carceri.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 21 marzo 2025
Rimane grave la situazione nelle carceri italiane, dove si continua a morire, per mano propria o per motivi da accertare (e che nella maggior parte dei casi non si conosceranno mai): 21 i suicidi di detenuti dall’inizio dell’anno, 49 i decessi determinati da altre cause. E muoiono detenuti giovani: l’età media delle vittime è di 43 anni. Gli ultimi due ristretti che si sono tolti la vita, martedì scorso, sono italiani: un 39enne si è impiccato nella cella dell’istituto penale di Foggia (uno dei più sovraffollati e turbolenti d’Italia) dove era entrato due giorni prima per maltrattamenti alla compagna, l’uomo aveva già provato a uccidersi in una precedente detenzione tagliandosi le vene ai polsi, e fu salvato dall’intervento degli agenti di polizia penitenziaria, i suoi familiari hanno inoltrato una denuncia per mancato controllo; nella struttura carceraria di Verona Montorio è stato un uomo di 57anni a morire per impiccagione, si tratta del secondo suicidio in due giorni nella Casa circondariale scaligera. Dietro le sbarre crescono pure le aggressioni e gli atti di autolesionismo: dal 1° gennaio ad oggi sono stati rispettivamente 149 e 361. I tentati suicidi invece, nello stesso periodo, ammontano a 63.
di Vittorio Coletti e Lorenzo Zilletti
Il Dubbio, 21 marzo 2025
I numeri sono come i fatti: testardi. E le parole servono non solo a commentarli, ma a determinarsi in conseguenza. Partiamo, dunque, dalle cifre: a fine febbraio, i reclusi nelle carceri italiane erano 62.165, rispetto a una capienza regolamentare di 51.323, ma effettiva di 46.836. Un sovrannumero di 15.329 unità. Più macabra la conta dei suicidi: 62 nel 2020; 59 nel 2021; 84 nel 2022; 68 nel 2023; 91 nel 2024; 20 da inizio 2025. Risparmiamo al lettore la descrizione dell’orrore dei luoghi, ove ad esser negata non è soltanto la libertà ma la dignità della persona, limitandoci ad osservare che nessun’altra struttura destinata ad “ospitare” esseri umani (ospedali, uffici, fabbriche, scuole, ecc.) che si trovasse in questa condizione si salverebbe dalla chiusura forzata, disposta per via amministrativa o giudiziaria. Il quadro apocalittico, sì perché è in effetti apocalittico, viene ormai routinariamente definito col termine “emergenza”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 21 marzo 2025
Assemblea straordinaria alla Camera: “Occasione persa”. Dibattito senza il ministro Nordio. La maggioranza c’è solo per il voto. “C’è un certo sentore di dileggio del Parlamento”, dice sardonica la dem Debora Serracchiani dopo quasi due ore di interventi a tutto tondo sulle carceri pronunciati nell’aula di Montecitorio dai deputati dell’opposizione davanti ai banchi di fatto vuoti del governo. “Un’occasione mancata”, come l’hanno definita in tanti, l’assemblea straordinaria - la prima nel suo genere - che la Camera ha finalmente dedicato ieri mattina all’emergenza carceri per discutere e votare due mozioni delle opposizioni (una del M5S e l’altra di Pd, Avs, Iv, +Europa e Azione) che proponevano soluzioni alternative alle inefficaci, quando non dannose, ricette governative. Se non fosse che all’ultimo momento è comparsa - distribuita tra i banchi - una mozione di maggioranza che sostanzialmente è un invito a continuare come e peggio di prima. E, naturalmente, è l’unica approvata (con 148 sì e 116 no); respinte le altre due. Il ministro Nordio - che Magi (+Europa) ha definito “commissariato dai suoi sottosegretari” - non si è fatto vedere. Ma in compenso in mattinata ha ricevuto il Garante nazionale dei detenuti Turrini Vita che gli ha espresso, tra le altre cose, “apprezzamento per il piano di pronto accrescimento degli spazi detentivi”.
di Luca Sofri
ilpost.it, 21 marzo 2025
In due anni e mezzo il ministro Nordio ha fatto più che altro tanti annunci. Da quando è in carica il governo di Giorgia Meloni, cioè da due anni e mezzo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha spesso parlato del grave problema del sovraffollamento delle carceri italiane proponendo come soluzione soprattutto di aumentarne la capienza. In due anni e mezzo, però, di concreto è stato fatto molto poco. Nelle carceri ci sono ancora diecimila persone detenute in più rispetto alla capienza regolamentare, quasi sedicimila in più se si considerano anche tutte le celle inagibili per via di guasti e lavori di ristrutturazione in corso. Significa che ci sono celle con troppi letti, spazi personali ridotti, possibilità di svolgere attività ricreative o formative compromesse, e in definitiva condizioni di vita pessime o degradanti.
di David Allegranti
lettera43.it, 21 marzo 2025
A questa maggioranza manettara l’emergenza non interessa per nulla. Nemmeno quella degli istituti minorili finiti al collasso dopo il Dl Caivano. L’unica idea per risolvere il loro sovraffollamento? Spostare i ragazzi ristretti nelle prigioni per adulti. E tanti saluti all’approccio educativo. Un disastro dopo l’altro. Ma ci sarà qualcosa sulle carceri - un obiettivo, un proposito, un auspicio - che questo governo riuscirà a portare a termine? Giovedì alla Camera la maggioranza ha fatto passare una mozione alla camomilla e ha bocciato due mozioni dell’opposizione durante un’assemblea straordinaria sullo stato di salute degli istituti penitenziari italiani. Di straordinario però qui c’è solo l’ignavia del Governo che aveva promesso un piano di edilizia carceraria scomparso nei meandri di via Arenula.
ansa.it, 21 marzo 2025
Si è svolto ieri mattina l’incontro tra il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Riccardo Turrini Vita, assieme a una delegazione della conferenza nazionale dei garanti territoriali, dando seguito ad una precedente riunione del 12 marzo scorso. Il presidente Turrini Vita, in riscontro alle comunicazioni offerte in quell’occasione dal ministro, ha espresso “l’apprezzamento” del Garante per il piano di pronto accrescimento degli spazi detentivi, con la raccomandazione di prestare speciale attenzione alla progettazione di spazi comuni e di lavoro, nonché alla presenza dei presidi sanitari, anche se non posti nella disponibilità del Ministero.
di Gianni Vigoroso
ottopagine.it, 21 marzo 2025
La Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale aveva chiesto da tempo un incontro con il Ministro Carlo Nordio. Dopo l’incontro dell’11 marzo, nella mattinata odierna un nuovo incontro. con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio con il Portavoce della Conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Samuele Ciambriello, con il garante regionale del Piemonte Bruno Mellano e la garante comunale di Roma Valentina Calderone. Il Portavoce della Conferenza ha riportato alcuni contenuti della discussione: “Abbiamo ricordato al Ministro i dati ufficiali del Dap: sono oltre 23.000 i detenuti che attualmente si trovano in un regime detentivo chiuso, che non hanno attività trattamentali significative, non hanno ore di socialità fuori dalle sezioni, non hanno percorsi di inclusione ma di mera sicurezza.
sestopotere.com, 21 marzo 2025
“L’amministrazione penitenziaria con questo Governo ha fatto grandi passi avanti rispetto alle forti penalizzazioni del passato sia sul piano delle assunzioni sia su quello dei mancati investimenti in dotazioni e strumentazioni più moderne e efficaci”. Così il deputato della Lega Jacopo Morrone in dichiarazione di voto sulla mozione di maggioranza riguardante la situazione nelle carceri, discussa alla Camera nella tarda mattinata di oggi. Dopo aver citato “alcuni punti significativi dell’azione innovatrice di questo esecutivo”, indicando, tra gli altri, le nuove immissioni di personale, in particolare di agenti del Corpo di polizia penitenziaria, Morrone è passato al tema “delicatissimo” dei suicidi in carcere. “Non vorrei entrare nella polemica dei numeri di questi gesti estremi - ha detto - per non trasformarli in un campo di battaglia dove prevalgono le strumentalizzazioni ideologiche a scapito della ricerca di soluzioni che non possono essere i provvedimenti svuota carceri.
di Matteo Simighini*
Il Cittadino, 21 marzo 2025
Il 21 marzo 1963 venne definitivamente chiuso il penitenziario di Alcatraz, che all’epoca ospitava poco meno di trecento detenuti. Un carcere particolarmente duro, giacché era stato concepito appositamente per contenere i criminali più pericolosi. Dopo solo trent’anni dalla sua apertura (1934), il governo federale degli Stati Uniti, sotto la presidenza di J. F. Kennedy, stabilì di interromperne l’attività, a fronte degli eccessivi costi di mantenimento e delle numerose difficoltà logistiche, legate soprattutto all’ubicazione del penitenziario, costruito su un’isola al largo della baia di San Francisco, in California. Inoltre, l’architettura fatiscente non era in linea con le nuove politiche carcerarie che erano state introdotte nel Paese. Il governo Kennedy, infatti, aveva approvato importanti finanziamenti per ammodernare le carceri già esistenti e per costruire nuove strutture che garantissero lo svolgimento di attività volte al reinserimento dei detenuti. Non si trattava più soltanto di punire, bensì di garantire ai prigionieri la possibilità di essere rieducati.
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