di Giuliano Ferrara
Il Foglio, 17 luglio 2025
Il diritto dell’accusato a un processo equo, fondato su materiali ostensibili, e il rigore richiesto agli inquirenti. Sul caso Sofri, l’ex direttore si esalta e ricorda cosa si rischia con una verità privata custodita nell’ombra del giustizialismo. Violante deve dire quello che sa del caso Calabresi, Sofri ha fatto il suo quando gli ha chiesto di esporre in pubblico una presunta “prova” a suo carico circondata dal segreto personale e da una nozione di “lealtà” molto vicina alla cultura dell’omertà. Non si può che essere felici del manifesto di Ezio Mauro per una giustizia che non si basi sull’omissione di verità o, meglio ancora, come lui scrive, su “una riserva privata di verità custodita nell’ombra”.
terninrete.it, 17 luglio 2025
La Terza commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, presieduta da Luca Simonetti, ha ascoltato l’illustrazione della ‘Relazione del garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale”, sull’attività svolta nel 2024 e sui risultati ottenuti’. Nel suo intervento l’avvocato Giuseppe Caforio ha detto che l’annunciata nascita del provveditorato in Umbria ha creato una situazione singolare. Negli ultimi mesi dalla Toscana il trasferimento di detenuti ha avuto un’impennata: Terni, che dovrebbe avere una capienza di 420 detenuti, ha superato i 600 con un incremento del 30%.
cataniatoday.it, 17 luglio 2025
Utilizzato come strumento narrativo per affrontare con delicatezza ma anche efficacia temi complessi come HIV, epatiti, sifilide, papilloma virus e altre malattie trasmissibili, il cortometraggio ha rappresentato il cuore pulsante dell’iniziativa.Dopo aver coinvolto numerose scuole in tutta Italia, approda anche nelle carceri siciliane il progetto di sensibilizzazione “Educare alla salute: Incontri sulla prevenzione delle malattie infettive”, ideato da AJS Connection srl con il contributo incondizionato di Gilead Sciences. Nato come iniziativa educativa per gli studenti, il progetto si è progressivamente ampliato grazie al forte impatto del cortometraggio “Io e Freddie: una specie di magia”, tratto dai romanzi “Una specie di magia” e “Chi vuol vivere per sempre” di Francesco Santocono, dirigente per la comunicazione dell’Arnas Garibaldi di Catania.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 luglio 2025
Insufficienze strutturali, disservizi sanitari, e un’impostazione del rapporto con le famiglie che non fa passi avanti: ecco cosa non funziona nell’istituto di Palermo. La casa circondariale di Palermo “Pagliarelli” era finita sotto i riflettori per una protesta dei detenuti che, battendo le stoviglie sulle sbarre e imboccandosi in uno sciopero della fame, hanno denunciato un inasprimento delle condizioni di detenzione. A sollevare il caso in Parlamento è stato l’onorevole Roberto Giachetti di Italia Viva, con un’interrogazione indirizzata al ministro della Giustizia. La risposta del guardasigilli Nordio, oltre a motivare certe scelte come misure di sicurezza, contiene ammissioni non banali: insufficienze strutturali, disservizi sanitari, acqua calda mancante durante l’inverno e un’impostazione del rapporto con le famiglie che stenta a fare un passo avanti.
di Alberto Zorzi
Corriere del Veneto, 17 luglio 2025
Dopo il presunto pestaggio era stato trasferito non carcere di Verona, dove si è impiccato. L’accusa di lesioni e falso. La difesa: ci voleva colpire con un estintore. Quello che è successo in quella stanza lo sanno solo loro, perché di telecamere non ce n’erano e la vittima non può più raccontarlo, dato che alcuni mesi dopo si è suicidato in carcere a Verona. Quel che è certo è che un giovane detenuto 23enne ne era uscito con una milza spappolata, che 48 ore dopo gli sarebbe stata asportata per via chirurgica in ospedale.
modenatoday.it, 17 luglio 2025
Altri lunghi mesi di indagine, ma la posizione degli inquirenti non è cambiata. Non vi sarebbe alcun elemento per chiedere un processo a carico di quasi 90 agenti della Polizia Penitenziaria indagati per presunte violenze ai danni dei detenuti nelle fasi più calde della rivolta avvenuta presso il carcere di Sant’Anna l’8 marzo 2020. Lo stabilisce il corposo documento stilato dalla Procura dopo che la scorsa estate il Gip del Tribunale di Modena rigettò la richiesta d’archiviazione sul filone d’indagine che riguardava appunto la condotta degli agenti intervenuti per sedare la rivolta, iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di tortura e lesioni, come conseguenza delle querele depositate da alcuni detenuti che li avevano accusati di violenze gratuite. Il lavoro del procuratore Luca Masini e delle magistrate Lucia De Santis e Francesca Graziano ha portato alle stesse conclusioni dell’anno scorso.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 17 luglio 2025
Secondo la procura emerse contraddizioni nelle denunce dei detenuti. L’associazione Antigone ora valuta se presentare nuovamente opposizione. “Gli elementi raccolti e rappresentati non consentono in alcun modo di ritenere fondati gli esposti/denunce formalizzati dai detenuti. La complessa ed articolata attività di indagine ha evidenziato una totale inattendibilità dei racconti forniti da ciascuno dei soggetti coinvolti”. È con queste motivazioni che la procura ha chiesto per la seconda volta l’archiviazione del fascicolo che vede ben 87 poliziotti penitenziari indagati per tortura e lesioni. Parliamo del maxi procedimento relativo ai presunti reati commessi dagli operatori durante la rivolta dell’8 marzo 2020 nel carcere di Sant’Anna, all’inizio della pandemia, a seguito della quale morirono nove detenuti.
di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 17 luglio 2025
La terza inchiesta parte dalla pistola di ordinanza consegnata all’uomo nonostante fosse in aspettativa dal lavoro. La dichiarazione di un ex detenuto: “Lo chiamavano gobbetta, lo prendevano in giro dicendo che era ancora vergine”. Perché il 10 febbraio 2021 qualcuno consegnò al 56enne agente penitenziario Umberto Pelillo la pistola di ordinanza nonostante fosse in aspettativa dal lavoro? Riparte da questo interrogativo la terza indagine sul decesso del poliziotto del carcere di Turi, che quattro anni e mezzo fa si suicidò in auto a Bitritto. Il giudice Francesco Rinaldi ha respinto la seconda richiesta di archiviazione, avanzata dalla pm Silvia Curione, e disposto ulteriori indagini da compiere entro sei mesi, accogliendo l’opposizione della famiglia Pelillo, rappresentata dall’avvocato Antonio Portincasa.
ilpost.it, 17 luglio 2025
Ci sono testimonianze di pesanti maltrattamenti nei suoi confronti, e per questo sono state respinte due richieste di archiviazione. Nel 2021 un agente di polizia di 56 anni che lavorava al carcere di Turi, vicino a Bari, si sparò. Si chiamava Umberto Paolillo. Prima di morire aveva scritto in alcune lettere che veniva vessato e maltrattato da anni dai suoi colleghi della polizia penitenziaria in carcere. Le indagini sul suo suicidio non si sono ancora chiuse: il giudice per le indagini preliminari di Bari ha respinto per due volte la richiesta di archiviazione del pubblico ministero, l’ultima volta ieri, chiedendo ulteriori indagini e approfondimento sul caso.
casertanews.it, 17 luglio 2025
Una strage ‘silenziosa’ che va fermata. Ad alzare la voce in questo periodo in cui molti si godono le vacanze, o stanno per andarci, è don Salvatore Saggiomo, Garante provinciale dei diritti dei detenuti: “In qualità di Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della provincia di Caserta, mi unisco con determinazione all’appello lanciato dalla Conferenza nazionale dei Garanti territoriali per dire con forza: ‘non possiamo più attendere. Bisogna agire, e farlo subito’. Le parole pronunciate dal presidente della Repubblica il 30 giugno scorso davanti al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non sono un semplice richiamo bensì un grido di allarme, un monito che la politica tutta, a ogni livello, ha il dovere morale e costituzionale di raccogliere”.
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