di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 16 luglio 2025
Una task force del ministero della Giustizia valuterà entro settembre la fattibilità di interventi in favore dei reclusi con ancora due anni da scontare e che non abbiano avuto sanzioni disciplinari. In un’estate rovente, con il sovraffollamento carcerario ormai ben oltre la soglia di guardia, dal ministero di Giustizia si leva un primo segnale di fumo. Per ora si tratta di una ricognizione, nel senso che il dicastero fa sapere di aver accertato - dopo un “utile confronto” del Guardasigilli Carlo Nordio con la magistratura di sorveglianza - che “10.105 detenuti cosiddetti definitivi sono potenzialmente fruitori di misure alternative alla detenzione in carcere”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 luglio 2025
Il ministero della Giustizia riunisce tribunali di sorveglianza e Dap per istituire una task force. Si aprono le porte del carcere, ma niente amnistia né indulto: “Serve valutazione caso per caso”. L’emergenza carceraria non può essere più ignorata dal governo. Per questo oggi c’è stata una riunione a Via Arenula in cui ministero della Giustizia, Dap e i ventisei presidenti dei tribunali di sorveglianza di tutta Italia si sono riuniti per fare il punto della situazione e valutare in un’ottica di collaborazione interistituzionale eventuali soluzioni per alleggerire la popolazione carceraria.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 16 luglio 2025
L’obiettivo è affrontare le criticità del sistema carcerario in maniera sistemica, per fermare suicidi e sovraffollamento. Greco: “Situazione insostenibile”. Costruire una rete nazionale di avvocati capace di affrontare in modo sistemico le criticità dell’esecuzione penale e del mondo penitenziario, con un faro puntato sull’emergenza suicidi e sovraffollamento. È l’obiettivo da cui parte il “cantiere” aperto dal Consiglio nazionale forense, dove ieri si è tenuto un primo incontro operativo promosso dalla sua Commissione per le persone private della libertà personale.
di Walter Verini*
Il Dubbio, 16 luglio 2025
La battaglia contro la condizione disumana in cui versano le carceri italiane, condizione nella quale si trovano oltre 62.000 persone detenute (su una capienza di circa 48.000 posti) nella quale lavorano migliaia di agenti di polizia penitenziaria, anch’esse in situazioni di grave disagio e stress, ha conosciuto una tappa civile e significativa. È accaduto sabato scorso nel carcere di Rebibbia, per merito di Nessuno tocchi Caino, l’Associazione guidata da Rita Bernardini, Sergio D’Elia, Elisabetta Zamparutti.
di Andrea Sparaciari
La Notizia, 16 luglio 2025
Parla il vicesegretario dell’Anm Stefano Celli, che attacca il governo Meloni: “In carcere non sono garantiti i diritti umani dei detenuti”. Un documento pesantissimo contro le (non) politiche del governo Meloni su sovraffollamento carcerario. È quello sottoscritto all’unanimità il 12 luglio scorso dalla giunta dell’Anm. Abbiamo chiesto al magistrato Stefano Celli, vicesegretario generale Anm, di spiegarci perché questo atto tanto deflagrante.
di Michela Allegri
Il Messaggero, 16 luglio 2025
I giudici: “Bilanciare le esigenze di affettività del detenuto e quelle di sicurezza”. Il caso di Davide Emmanuello, capoclan di Cosa nostra, dietro le sbarre dal 1993. Una corrispondenza durata 17 anni, migliaia di lettere che nel corso del tempo sono diventate sempre più affettuose, un rapporto che, parola dopo parola, si è trasformato in una vera e propria storia d’amore tra una donna e un boss di Cosa Nostra, detenuto in regime di 41 bis. Ora la Cassazione ha stabilito che i due si potranno incontrare: Davide Emmanuello, assistito dagli avvocati Valerio Vianello Accorretti e Lisa Vaira, ha vinto una delle sue battaglie contro il carcere duro, al quale è costretto dal 1993.
di Valeria Di Corrado
Il Messaggero, 16 luglio 2025
Solo il nome fa paura. Il 41-bis, detto anche “carcere duro” è un regime detentivo speciale applicato agli appartenenti ad organizzazioni criminali, terroristiche o eversive, “in presenza di gravi motivazioni di ordine e sicurezza pubblica”. Comporta una drastica riduzione dei contatti con il mondo esterno, rispetto al regime carcerario ordinario, per “spezzare il vincolo associativo”. Secondo l’ultimo report del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, aggiornato al 29 maggio 2025, ci sono 733 persone dislocate nelle 12 sezioni 41-bis presenti in Italia. Si è assistita a una lenta e progressiva crescita negli anni, considerato che nel 1993 erano 473. Questo perché il numero delle revoche del “carcere duro” è significativamente inferiore rispetto ai nuovi ingressi.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 luglio 2025
Il Senato avanza nella riforma della giustizia, mentre le opposizioni denunciano pericoli per l’autonomia della magistratura. Crescono in aula le tensioni politiche. Il Senato ha approvato ieri l’articolo 3 del ddl sulla separazione delle carriere, che prevede da un lato la creazione di due Consigli superiori della magistratura, uno per i magistrati inquirenti ed uno per quelli giudicanti, e dall’altro la modalità del sorteggio per i membri togati e laici. Oggi riprenderà l’esame del provvedimento, in particolare degli emendamenti all’articolo 4 che invece istituisce l’Alta corte con competenze disciplinari sui magistrati. Il voto finale dovrebbe essere martedì 22 luglio.
di Marco Patarnello*
Il Dubbio, 16 luglio 2025
Sta per chiudersi l’approvazione - in prima lettura- della riforma costituzionale. Si chiude senza dibattito parlamentare e con uno scontro culturale privo di qualsiasi effettivo confronto. Stiamo per cambiare profondamente la nostra raffinata Costituzione senza avere neppure chiaro quali siano gli obiettivi e se la riforma possa effettivamente perseguirli. Quali siano i costi. Quali i benefici. Certo, abbiamo sentito molti slogan: eliminare le correnti, separare le carriere, spoliticizzare la magistratura. Ma le riforme costituzionali non si fanno con gli slogan, si fanno con gli argomenti, con i confronti anche ruvidi, ma approfonditi. Tanto più che - se le cose andranno come sembra- l’ultima parola dovranno dirla i cittadini, con il referendum. Ma se continuiamo con questo chiasso indistinto, con questo scontro fazioso fatto solo di slogan, sulla base di cosa si esprimeranno i cittadini?
di Milena Gabanelli
Corriere della Sera, 16 luglio 2025
Basta entrare in un ufficio di una qualunque procura italiana per avere un’idea delle dimensioni, in termini di quantità di carte, di ogni singolo procedimento. Centinaia di faldoni con dentro migliaia di atti stipati negli armadi a muro, appoggiati sui tavoli, sugli scaffali, per terra. Fascicoli che vanno e vengono da un ufficio all’altro, dall’aula di un tribunale all’altra. Per eliminare questa montagna di carte si comincia a informatizzare nel 2019. L’appalto è affidato dal ministero della Giustizia alla Sirfin Pa, una piccola Srl del gruppo Accenture, per una durata di 60 mesi più 12. Si tratta di un contratto quadro da 100 milioni, ma per sapere quanto di questa cifra è specificatamente dedicata alla digitalizzazione del processo penale occorrerebbe guardare dentro ogni singolo applicativo. Impossibile: l’appalto è secretato.
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