di Pier Luigi Portaluri
Il Foglio, 13 marzo 2025
Solo in Italia i giudici disapplicano i provvedimenti di designazione. Negli altri stati dell’Unione europea le tecniche di controllo giurisdizionale su queste scelte governative riescono ad assicurare la protezione del migrante e la separazione dei poteri. Più di cent’anni da quando Fritz Fleiner, ottimo giurista tedesco, diceva che non si spara ai passeri con i cannoni: occorre misura e proporzionalità. Se proprio si deve, basta un fucile. A meno che il vero obiettivo da colpire non sia il povero uccellino, ma qualcos’altro di ben più grosso. Nella vicenda “migranti in Albania”, segnata dalle disapplicazioni giurisdizionali delle designazioni governative sui paesi sicuri (anche se fatte con legge), e dalla rimessione della questione alla Corte di giustizia, il “dubbio dell’uccellino” è nato subito. Qualche giorno fa si è svolta l’udienza davanti alla Corte, e quel sospetto s’è rafforzato. È emerso che solo in Italia i giudici disapplicano i provvedimenti di designazione. Negli altri stati Ue le tecniche del controllo giurisdizionale su queste scelte governative sono diverse, e riescono ad assicurare nello stesso tempo la protezione del migrante e la separazione dei poteri. Nessuno dubita - sia chiaro - che ogni giudice “nazionale” (italiano, francese, eccetera) abbia, in generale, il potere di disapplicare una legge contraria al diritto dell’Unione europea. Il punto è un altro. È che in questa materia la disapplicazione è, di regola, uno strumento non solo inutile, ma anche insidioso. Per semplificare al massimo, le ipotesi sono due.
dire.it, 13 marzo 2025
Decine di uomini che vagano in enormi gabbie, palesemente sedati da psicofarmaci, con evidenti difficoltà a parlare: è la quotidianità nel Centro per il Rimpatrio di Ponte Galeria, a Roma sud. Ed è quello a cui hanno assistito i rappresentanti della Commissione capitolina Politiche Sociali e della Salute che raccontano quella visita nel corso dell’audizione della Asl Roma 3. Le condizioni sanitarie e di vita degli ospiti del Cpr di Ponte Galeria è stato al centro dell’audizione della Asl Roma 3 da parte della Commissione capitolina Politiche Sociali e della Salute.
di Matteo Castagnoli
Corriere della Sera, 13 marzo 2025
Diffuso l’iban, accertamenti sul canale da 14 mila follower poi oscurato. Accertamenti delle forze dell’ordine sulla pagina “Articolo 52”, sospesa ieri, e dove alcune aggressioni a stranieri sono diventate virali. Il motto: “La violenza si combatte con la violenza”. Il monito di Gabrielli: “Rischio giustizia fai da te”. Macinavano follower. Uno dopo l’altro, e in un paio di giorni avevano già sfondato il muro dei 14 mila. Poi ieri pomeriggio la pagina Instagram “Articolo 52” è stata sospesa. Su quel profilo erano stati pubblicati video di ronde anti-maranza. Da lì, e in particolare da un breve filmato in Darsena registrato con il cellulare, era partito tutto. La scena riprendeva due giovani incappucciati contro un ragazzo nordafricano accusato di aver appena scippato una collanina. Lui si diceva innocente, ma era stato colpito con calci e pugni.
di Giuseppe De Lucia Lumeno*
L’Unità, 13 marzo 2025
Il 2025 è stato dichiarato dall’ONU anno internazionale delle cooperative. Nella bufera politica che ha investito il mondo, dianzi allo stravolgimento delle certezze che caratterizzavano le alleanze internazionali, politiche, commerciali e militari dopo la Seconda guerra mondiale, mentre assistiamo sbalorditi alla fine definitiva dei vecchi assetti, rischiamo di perdere l’importante occasione che ci viene dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite che ha dichiarato il 2025 Anno internazionale della cooperazione celebrato con il tema “Le cooperative costruiscono un mondo migliore”. Un’occasione straordinaria perché l’impatto globale del modello cooperativo, proprio alla luce dell’attuale grande incertezza geopolitica, può rappresentare una soluzione cruciale per affrontare le diverse sfide, anche nell’ottica dell’attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) entro il 2030. Del resto la necessità di cooperare è diventata un’urgenza avvertita a ogni livello. Da Papa Francesco che la invoca ripetutamente quale mezzo per riproporre la centralità della persona umana contro l’individualismo, al Presidente Mario Draghi che nel suo Rapporto sulla competitività dell’economia europea invoca un “maggiore coordinamento e cooperazione” fino a proporre anche l’idea di messa in comune del debito. Per il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta “L’economia sembra essersi globalizzata senza una “coscienza globale”. È necessario rilanciare l’integrazione economica e la cooperazione internazionale, correggendone i difetti con politiche che promuovano uno sviluppo sostenibile e inclusivo, capace di coniugare la crescita con il superamento della povertà, con la giustizia sociale, con la difesa dell’ambiente”. In una delle sue prime interviste da Presidente dell’ABI nel 2013, Antonio Patuelli, la cui solida formazione liberale è fuori discussione invocò la necessità della “responsabilità sociale per sviluppare un circuito virtuoso di solidità delle banche e di sensibilità sociali anche attraverso i milioni di azionisti delle banche italiane, nelle diverse forme societarie, in mutualità, cooperazione e che nelle Spa permettono impegni sociali diretti e indiretti tramite le fondazioni”.
di Claudia Fanti
Il Manifesto, 13 marzo 2025
A 119 giorni dall’arresto del cooperante italiano Alberto Trentini, attualmente detenuto in un carcere di Caracas con l’accusa di terrorismo, la speranza della famiglia resta legata appena a quella “prova certa” sulle sue buone condizioni di salute giunta, secondo quanto riportato dall’Ansa già il 6 febbraio, “attraverso un canale che tiene aperto un dialogo con le autorità del Venezuela”. L’ultimo ad assicurare il pieno impegno del governo italiano per riportarlo a casa è stato, il 4 marzo, il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il quale ha tuttavia riconosciuto che “la situazione è estremamente complessa e di difficile risoluzione”. Non si è invece ancora mai espressa Giorgia Meloni, a cui, durante la trasmissione Il Cavallo e la Torre, si è nuovamente rivolta la madre di Alberto, Armanda Colusso: “Vorrei guardarla negli occhi perché capisse quanto dolore c’è e vorrei che apertamente nominasse Alberto anche per far capire l’importanza che ha mio figlio nella vita di questo paese. È importantissimo sapere che farà di tutto per liberarlo. Alberto finora non ha avuto contatti con l’esterno e dobbiamo pretendere che abbia un incontro consolare e gli venga concesso di telefonare, è un suo diritto”.
di Angela Stella
L’Unità, 12 marzo 2025
È la novità emersa ieri nell’incontro tra il ministro Nordio e i garanti territoriali dei detenuti. Nessuno spiraglio invece su amnistia, indulto e numero chiuso. Una circolare del Dap sull’affettività in carcere per dare concretezza alla sentenza della Corte Costituzionale n. 10 del 2024: questa la novità più importante emersa dall’incontro avuto ieri dal Ministro Nordio con la delegazione della Conferenza dei garanti territoriali dei diritti delle persone private della libertà personale. Al faccia a faccia che si è tenuto nel tardo pomeriggio a Via Arenula erano presenti da una parte il portavoce Samuele Ciambriello, la garante di Roma Valentina Calderone, il garante del Piemonte Bruno Mellano, la garante di Parma Veronica Valenti e dall’altra parte il vice ministro Francesco Paolo Sisto, il garante nazionale Riccardo Turrini Vita, Lina Di Domenico, capo Dap facente funzioni.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 marzo 2025
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 24 del 2025, ha dichiarato incostituzionale la norma che vietava per due anni i permessi premio ai detenuti imputati o condannati per reati commessi durante l’esecuzione della pena. Una decisione storica che ridisegna i confini tra giustizia punitiva e funzione rieducativa, riconoscendo maggiore autonomia ai magistrati di sorveglianza e tutelando i diritti fondamentali dei detenuti. Il provvedimento nasce dal ricorso di G.K., detenuto dal 2017 per tentata rapina e omicidio. Dopo anni di buona condotta, aveva ottenuto permessi premio per ricostruire i legami familiari. Nel marzo 2023, però, fu accusato di aver tentato di introdurre droga in carcere al rientro da un permesso. Pur non essendo ancora condannato per questo fatto (il processo è ancora in corso), la legge penitenziaria (art. 30-ter) gli precluse automaticamente nuovi permessi fino al 2025. Fabio Gianfilippi, magistrato di Sorveglianza di Spoleto, ha sollevato il conflitto costituzionale, denunciando l’irragionevolezza di un sistema che equipara l’imputato al condannato, ignorando i progressi del detenuto.
di Errico Novi
Il Dubbio, 12 marzo 2025
Il vertice di maggioranza a via Arenula: la riforma costituzionale sui magistrati correrà senza modifiche, ma spazio anche a nuova prescrizione e intercettazioni. Accordo su tutto. Sui tempi per separare le carriere, che saranno brevi, il più possibile. Nessuna modifica al testo del ddl costituzionale, ora al Senato, e dritti lungo la strada che dovrebbe portare all’approvazione definitiva in Parlamento entro l’anno. Intesa pure sul resto del “programma giustizia”, sulle riforme rimaste a mezz’aria. Dalla prescrizione alle intercettazioni. Con una clausola: non infierire. Non mandare avanti altre proposte, non ancora calendarizzate o comunque non approvate neppure da un ramo del Parlamento. Tanto per intendersi: niente giornata per le vittime degli errori giudiziari, la “legge Tortora” che aveva fatto storcere il naso all’Anm, e niente commissione d’inchiesta sulla magistratura, che provocherebbe reazioni ancora più stizzite.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 12 marzo 2025
In agenda anche prescrizione, intercettazioni e sicurezza. Verso il vado di una circolare del Dap sulla “stanze dell’amore” per i detenuti che applichi le sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione. No ad amnistia e indulto. Priorità al disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere e alla riforma del Consiglio superiore della Magistratura; avanti tutta anche sugli altri Ddl nel programma della coalizione di centrodestra, tra i quali le norme sulla prescrizione, quelle sulle intercettazioni, sul sequestro degli smartphone e sulla geografia giudiziaria; “grande impegno”, infine, anche per il “disegno di legge sulla sicurezza in esame al Senato”. È quanto è emerso dal vertice di maggioranza tenutosi ieri al Ministero della Giustizia a cui hanno partecipato oltre al Ministro Nordio anche i presidenti delle Commissioni Giustizia e i capigruppo di maggioranza di Camera e Senato. “Agire compatti ed evitare, riguardo ai vari provvedimenti, fughe in avanti sul tema della Giustizia, cercando di scongiurare un ulteriore innalzamento dei toni su alcuni argomenti”, è il messaggio condiviso al termine della riunione.
di Giuseppe Gargani
Il Dubbio, 12 marzo 2025
Caro Ministro, soltanto la vecchia stima verificata in tanti anni e la mia lunga esperienza nel Parlamento sui problemi della giustizia, mi consentono di inviarti un mio messaggio. Ho scritto varie volte sui problemi della giustizia in questi anni, ti ho dedicato articoli anche molto critici, ho invocato il tuo impegno ad attuare quello che hai sostenuto nei tuoi libri e finalmente ci troviamo di fronte ad un testo di legge che tenta di risolvere il problema cruciale della organizzazione giudiziaria e del processo penale Ti trovi di fronte ad un mare di critiche ma anche ad adesioni a volte non previste. Nessuno poteva mai immaginare che il governo Meloni, dopo tentativi anche personali nei tanti anni passati ad affrontare questo problema spinoso e avversato, non si capisce bene perché, dai magistrati, sarebbe riuscito nell’intento sia pure dopo interventi legislativi molto discutibili.
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