di Giansandro Merli
Il Manifesto, 12 marzo 2025
L’esperta Silvia Carta, advocacy officer della rete europea Picum, analizza la proposta di regolamento sui rimpatri: “Aumenta i tempi di detenzione nei Cpr e istituisce nuove misure restrittive contro persone che non hanno modo di regolarizzarsi”. Silvia Carta è esperta di politiche europee su migrazione e asilo. È responsabile dell’advocacy per Picum, rete di organizzazioni “che lavorano per garantire giustizia sociale e diritti umani ai migranti privi di documenti” basata a Bruxelles.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 12 marzo 2025
Un’Europa frastornata e impaurita, stretta tra l’aggressione militare di Putin e l’aggressione economica di Trump, tenta di ritrovare compattezza identificando un nemico comune da contrastare: gli immigrati irregolari. Anche a costo di arretrare nella garanzia dei diritti umani fondamentali, di cui rappresentava nel mondo la paladina più impegnata. Quella dei rimpatri è una vera ossessione per Ursula von der Leyen e per la Commissione europea. Nella versione inglese del Nuovo Patto su Immigrazione e Asilo il termine “ritorni” già ricorreva più di 90 volte, e l’incremento dei rimpatri, volontari o forzati, era presentato come una priorità irrinunciabile.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 12 marzo 2025
L’Unione Europea è nata dalla voglia di pace di un continente che il secolo scorso era stato semidistrutto da due sanguinose guerre mondiali nate dallo scontro dei nazionalismi e delle ideologie totalitarie. È bene ribadirlo oggi che il disegno europeo sta vivendo una crisi forte a causa della risurrezione dei nazionalismi e di movimenti pericolosamente estremisti e del disinteresse palese dell’amministrazione Usa. E ora che si intende rilanciare l’Ue sul riarmo e la crescita dell’industria bellica quali “motore economico”, come affermato dalla presidente della Commissione Von der Leyen, la quale invita al realismo e alla fine delle illusioni, e dai leader francese e tedesco che costituiscono la dorsale dell’Unione. Ed è ancora sul riarmo che si misura il primo riavvicinamento concreto della Gran Bretagna ai 27 dopo la Brexit. Ma questa via principale, con tutta franchezza, non convince. Il disegno rischia anzi di far deragliare definitivamente l’Unione europea perché non affronta i suoi problemi.
di Davide Varì
Il Dubbio, 11 marzo 2025
Oggi pomeriggio, alle ore 17.30, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, incontrerà la Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà in via Arenula. “Ringrazio il ministro Nordio che riceverà me e una delegazione di Garanti - dichiara Samuele Ciambriello, portavoce nazionale della Conferenza dei Garanti - consegneremo a lui il nostro documento- appello con le richieste che riteniamo debbano essere urgentemente messe in atto. Lo sguardo sul mondo penitenziario di noi Garanti è una fotografia in bianco e nero. Chiediamo che vengano introdotte buone prassi, miglioramenti che il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria può attuare sin da subito”. Ciambriello ribadisce che “l’emergenza carcere merita un’attenzione costante e concreta da parte della politica e delle istituzioni: il carcere è una polveriera. Per noi è chiaro - conclude - che serve costruire un sistema penitenziario che sia nuovo nel trattamento, nell’affettività, nella concessione delle misure alternative, nella depenalizzazione dei reati minori, nell’umanizzazione della pena”.
di Giacomo Gambassi
Avvenire, 11 marzo 2025
Il cardinale presidente apre i lavori del Consiglio permanente della Cei: “Rinnoviamo la richiesta di iniziative che restituiscano speranza” ai detenuti. Come nuove “forme di amnistia o di condono della pena”, ma anche come “percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un reale impegno nell’osservanza delle leggi”. Il cardinale Matteo Zuppi si rivolge a chi ha ruoli di responsabilità. E, parlando dei gesti del Giubileo perché “questa opportunità non si riduca a una successione di celebrazioni esteriori”, riprende l’invito di papa Francesco nella bolla di indizione dell’Anno Santo a compiere azioni politiche e sociali a favore di chi vive dietro le sbarre, soprattutto in penitenziari come quelli italiani segnati dal sovraffollamento e diventati teatri di suicidi. Un appello che Zuppi lancia nella sua introduzione ai lavori del Consiglio permanente della Cei che si tiene da oggi a mercoledì a Roma. Nel suo intervento il cardinale presidente si sofferma sul “cantiere dell’Europa”, come lo definisce, sull’impegno per la pace, sul Cammino sinodale della Chiesa italiana, ma anche sul “male dei nazionalismi”, sulla crisi degli organismi internazionali, sul “linguaggio aggressivo” della politica, sull’urgenza di avere “uomini saggi”.
di Alex Frongia
bandieragialla.it, 11 marzo 2025
Dopo gli 89 suicidi dell’anno passato, il Governo risponde con l’aumento delle unità di Polizia penitenziaria: sicuramente si avrà una maggiore presenza del personale nelle sezioni detentive, ma senza provare a incidere efficacemente su tutte le problematiche strutturali che portano a un numero di suicidi sempre più alto ogni anno nelle galere italiane. Se ci fossero 89 suicidi all’anno in una cittadina di 60.000 persone, la risposta del governo sarebbe aumentare il numero delle forze dell’ordine oppure cercare di capire le motivazioni che portano le persone a compiere questo gesto estremo?
di Stefano Anastasìa
garantedetenutilazio.it, 11 marzo 2025
A un alto reddito pro-capite sul territorio corrisponde un alto tasso di popolazione detenuta non italiana. L’analisi dei dati sulla distribuzione regionale dei detenuti stranieri sul totale della popolazione reclusa conferma e consolida la corrispondenza pressoché univoca e lineare tra il livello di reddito pro capite dei territori considerati e il tasso di detenzione degli stranieri. È quanto emerge incrociando gli ultimi dati sui redditi Istat (2023) e i dati del ministero della Giustizia. Tale conferma risulta immediatamente evidente dal confronto delle due mappe tematiche realizzate in base alla distribuzione del reddito pro capite e alla percentuale di detenuti stranieri per regione che mostrano come in tutti i territori con un redito pro capite superiore alla media nazionale (di circa 30 mila euro l’anno nel 2023) vi sia anche un tasso di detenuti stranieri superiore alla media nazionale del 31,6%.
di Valentina Marsella
ilgiornalepopolare.it, 11 marzo 2025
La presidente di “Nessuno tocchi Caino” parla delle madri recluse e della chiusura dell’Icam di Lauro, l’unico istituto del Mezzogiorno. “In questo momento abbiamo 14 donne detenute con 14 bambini e io dico sempre che bisognerebbe contare, nel numero totale delle persone in carcere anche questi 14 piccoli che non hanno alcuna colpa”: lo ha detto la presidente dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” Rita Bernardini, parlando con i giornalisti a margine di un incontro a Perugia. Sono considerate la “minoranza invisibile del sistema penitenziario, con il rischio di diritti negati e percorsi di reinserimento inadeguati” le 2.729 detenute nelle carceri italiani, 14 delle quali madri con altrettanti figli al seguito. Recluse in istituti dove la detenzione “è concepita al maschile, in strutture maschili con sezione poi a parte per le donne”. Un quadro delineato a Perugia dove in occasione della Giornata internazionale della donna si è svolto l’incontro “Il carcere al femminile” promosso dal Consiglio nazionale forense, con la sua Fondazione dell’avvocatura italiana e con il quotidiano Il Dubbio.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 11 marzo 2025
Dismettere la parola “edilizia” per parlare di “architettura penitenziaria” in una chiave costituzionalmente orientata. È la prima proposta emersa al termine dell’evento “Carcere al femminile” che si è tenuto sabato scorso a Perugia in occasione dell’8 marzo. L’iniziativa, promossa dal Consiglio nazionale forense (Cnf) e dalla sua Fondazione dell’Avvocatura italiana (Fai) con il quotidiano Il Dubbio, ha posto l’attenzione sui diritti delle donne detenute e sulla necessità di recuperare una prospettiva di genere anche nella dimensione penitenziaria, a partire da una architettura volta al recupero e al reinserimento sociale delle persone ristrette.
di Gerardo Villanacci
Corriere della Sera, 11 marzo 2025
Un punto di incontro è difficile ma necessario e possibile solo a condizione che si rispettino i ruoli istituzionali delle parti, evitando strumentalizzazioni volte unicamente ad ingenerare confusione. Non è certamente una buona notizia il naufragato recente incontro tra i rappresentanti della magistratura e il governo posto che le parti sono rimaste ferme sulle loro posizioni. L’auspicio, ma diciamo pure la speranza, è che quanto prima possano esservi altri confronti che abbiano la primaria finalità di rafforzare o quantomeno preservare i traguardi raggiunti dal nostro Paese in lunghi anni di impegno e battaglie sociali e giuridiche che hanno consentito di superare il retaggio culturale di una amministrazione autoritaria basata sul comando e sull’assoluta mancanza di partecipazione dei consociati ai processi della vita pubblica. E quindi giungere ad un patto per una gestione più condivisa degli interessi comuni attraverso il potenziamento degli istituti giuridici che consentono ai cittadini di avere sempre maggiore accesso alla “cosa” pubblica e alla sua gestione.
- La “rissa” contro le toghe ricompatta gli avversari della riforma
- Separare le carriere ma frenare sul resto: Nordio dà la linea
- Il ddl femminicidio? Illeggibile, e con un posto prenotato davanti alla Consulta
- Perché il reato di femminicidio non sta in piedi. Parla il prof. Vittorio Manes
- Nordio era contro il reato di femminicidio, ora lo difende











