di Francesco Rosati
Il Riformista, 6 luglio 2025
“È drammatico il problema dei suicidi nelle carceri, una vera emergenza sociale che non mostra segni di arresto”. Con queste parole, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilanciato dal Quirinale un accorato appello per il sistema penitenziario italiano, incontrando il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e una rappresentanza della Polizia Penitenziaria. “Occorre intervenire subito - ha aggiunto il Capo dello Stato - per rispetto dei valori della Costituzione, del lavoro svolto dagli agenti e della storia della Polizia Penitenziaria”.
di Elio Vito
huffingtonpost.it, 6 luglio 2025
L’appello del presidente della Repubblica sul disastro del sistema penitenziario impone una pausa al teatro della politica. Destra e sinistra insieme facciano qualcosa in nome della Costituzione. Lo scorso 30 giugno, incontrando una rappresentanza della Polizia penitenziaria, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha denunciato ancora una volta la drammatica situazione di sovraffollamento, di carenze di organico, di strutture inadeguate in cui versano le carceri nel nostro Paese, per contrastare la quale necessitano finanziamenti. Il capo dello Stato ha ricordato che le carceri non devono essere un luogo senza speranza, non devono diventare una palestra di addestramento al crimine, ma devono essere rivolte effettivamente al recupero, che oltre a corrispondere a un obiettivo costituzionale comporta pure grandi vantaggi per la collettività.
di Diego Motta
Avvenire, 6 luglio 2025
L’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, è preoccupata. La situazione nei penitenziari italiani è al limite e i segnali di buona volontà, fatte salve poche eccezioni, nei palazzi della politica non ci sono. “La mia speranza è che la destra ascolti almeno le parole di Alemanno e dia seguito concretamente alle proposte delle opposizioni, anche se finora abbiamo registrato il rifiuto anche solo a ragionare della materia”. Per Boldrini, oggi deputata del Partito democratico e Presidente del Comitato della Camera sui diritti umani, “Alemanno ha fatto una denuncia puntuale di molti punti critici della situazione carceraria italiana: le condizioni degradanti delle celle, il sovraffollamento, la mancanza di personale, dagli educatori ai giudici di sorveglianza, fino agli agenti. Sta parlando al suo mondo, alla destra storica, quella che oggi è al governo”.
di Pino Nicotri
glistatigenerali.com, 6 luglio 2025
Dopo la recente denuncia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulle drammatiche condizioni delle carceri italiane, nulla di meglio che intervistare il giornalista Francesco Lo Piccolo, fondatore e presidente dell’associazione e del periodico che hanno entrambe il nome “Voci di dentro”, dove per dentro di intende dentro le carceri.
di Emilia Canonaco
cosenzachannel.it, 6 luglio 2025
La referente regionale Carmen Rosato: “I colloqui con mamma e papà reclusi servono a rinsaldare i legami affettivi, ma non devono trasformarsi in un evento traumatico”. “Non è vero che papà costruisce case, qui ci sono le sbarre”. Quella bugia detta a fin di bene per giustificare un’assenza improvvisa, altrimenti difficile da spiegare in altro modo, si sgretola in pochi istanti appena varcata lo soglia di un luogo che neppure l’infinita fantasia dei bambini riesce a far sembrare normale.
di Mario Rusciano
Corriere del Mezzogiorno, 6 luglio 2025
A chi giova sfiduciare la Magistratura per ragioni politicoideologiche? Forse al Governo che non esita a farlo? Eppure, se qualche sfiducia nella Giustizia esiste già tra gl’italiani, è dovuta anzitutto alla lentezza dei processi, non sempre imputabile ai soli Magistrati. Da molto tempo il più grave problema della Giustizia è la “organizzazione”, che tocca al Governo risolvere adeguandola secondo l’esigenza mutevole degli uffici giudiziari: quantità di magistrati, impiegati amministrativi e strutture.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 6 luglio 2025
Al girone di andata, la separazione delle carriere ha già in tasca il proprio primo traguardo. Con l’approvazione del nuovo articolo 102 della Costituzione al Senato si è arrivati al cuore della riforma, che introduce il concetto di “distinte carriere di magistrati requirenti e giudicanti”. Saranno sempre magistrati, sia quelli che accusano che gli altri che dovranno giudicare, ma le loro strade non potranno mai intersecarsi. Così, se dovesse capitare, a riforma compiuta, che un certo procuratore, magari un calabrese di stanza a Napoli, andrà in tv a tenere “lezioni sulle mafie”, il cittadino saprà che quello non è e non sarà mai un giudice.
di Andrea Joly
La Stampa, 6 luglio 2025
“Persino il paladino della lotta alla mafia era convinto che dopo il processo accusatorio il giudice non potesse essere “parente” del pubblico ministero”. La riforma della giustizia è al centro di un convegno stamane a Palazzo Civico con il ministro per la pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, il magistrato Edmondo Bruti Liberati e il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, che è stato molto esplicito: “Porteremo a casa la riforma a ogni costo. Per noi è una priorità”.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 6 luglio 2025
Parla Michele Vietti, già vicepresidente del Csm: “Le carceri? serve una riforma organica, ma intanto non serve a nulla inventare reati o inasprire le pene”. Michele Vietti, già vicepresidente del Csm e professore di Diritto dell’Economia alla Lumsa, sulla separazione delle carriere spiega che “non è possibile che controllore e controllato condividano lo stesso percorso di carriera, lo stesso sistema di reclutamento, lo stesso organo disciplinare e appartengano alla stessa corporazione”, e aggiunge che “l’Anm ritiene che questa riforma sia un tentativo di erodere l’autonomia giudiziaria, ma così non è”.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 6 luglio 2025
“Ho sempre pensato che di fronte a riforme discutibili della giustizia il silenzio fosse complicità”, dice Gratteri per spiegare cosa lo ha spinto a tuffarsi nell’agone. Verrebbe da dire: meno male che arriva Gratteri. Perché il ciclo di trasmissioni su La7 che dal prossimo autunno avrà per protagonista il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri non costituiranno solo la novità assoluta di un magistrato tuttora in servizio promosso a conduttore televisivo, con buona pace dei doveri di riservatezza che si immaginavano connessi alla funzione giudiziaria. No, le “Lezioni di mafia” programmate sulla rete di Urbano Cairo si prefiggono un obiettivo ben più alto: rimediare al silenzio con cui la magistratura italiana ha risposto alla riforma della Giustizia voluta dal governo Meloni. Lo spiega ieri lo stesso Gratteri, in un’ampia intervista al Corriere della sera, ovvero al quotidiano dello stesso Cairo. “Ho sempre pensato che di fronte a riforme discutibili della giustizia il silenzio fosse complicità”, dice Gratteri per spiegare cosa lo ha spinto a tuffarsi nell’agone.









