di Claudio Gavioli
Il Resto del carlino, 10 marzo 2025
A Pasquale e Nora è successa la cosa peggiore che possa capitare a un essere umano: sopravvivere a un figlio. Nel loro caso a Corrado, ventitreenne ucciso da un balordo durante una rapina. Rinchiusi dentro a un dolore sordo, da quel giorno la loro esistenza si è trasformata in anni grigi e uguali, poche parole a cena, azioni inerti e senza vita, con “il tempo che scorre senza scalfire il dolore, inutile come acqua su una cerata”. E senza che nessuno dei due abbia il coraggio di vomitare tutta la disperazione che li attanaglia. Fino al giorno in cui Nora, in treno, riconosce l’assassino di suo figlio già in libertà dopo sei anni e il castello di carte dentro a cui lei e Pasquale si sono rifugiati, crolla miseramente. Da quel momento l’unico pensiero ossessivo che oscura i loro cuori e le loro menti sarà la vendetta. La storia raccontata da Antonio Manzini nel bellissimo romanzo “Gli ultimi giorni di quiete” (Sellerio, pagine 230) tratta da un fatto vero, è innanzitutto una solida prova di ottima letteratura. Al di fuori della saga di Rocco Schiavone, Manzini conferma di essere uno scrittore affidabile.
di Nicolas Lozito
La Stampa, 10 marzo 2025
Chi ha il coraggio, oggi, di pubblicare un libro sull’ambiente? Trump ha fatto sua la bandiera del negazionismo climatico, in Europa la transizione ecologica è stata messa in dubbio dal nuovo Parlamento europeo e in Italia si litiga sugli attivisti che bloccano le strade e si torna a parlare di energia nucleare. Di fronte a questi scenari servono autori e autrici davvero impavidi per affrontare l’argomento. L’audace Stefania Divertito torna in libreria con “Uccidere la natura” (Il Saggiatore). Un libro che, come si può intuire dal titolo, non parla di sostenibilità spicciola, edulcorata e alla moda, ma si prende la responsabilità di affrontare un tema che molte aziende e molti governi vorrebbero che nessuno nominasse: l’ecocidio. Divertito è giornalista ambientale d’inchiesta, ha seguito per anni i temi dell’inquinamento.
di Laura Zanfrini
Avvenire, 10 marzo 2025
In Italia il tasso di inattività è tra i più alti d’Europa, ma se dei “Neet” o delle donne si parla molto, il caso dei maschi adulti è meno indagato. Una ricerca colma questa lacuna. La bassa partecipazione alle forze di lavoro è uno dei principali problemi che affliggono il mercato del lavoro italiano. Il tasso di attività - pari nel 2023 al 66,7%- è infatti il più basso tra i Paesi europei, inferiore alla media dell’Unione di oltre 7 punti percentuali. A differenza della disoccupazione, l’inattività - ossia la condizione di chi non lavora e non cerca un lavoro - è però un fenomeno tradizionalmente trascurato tanto dai media quanto dalla politica: eppure, le difficoltà a reclutare nuovo personale in un Paese che invecchia dovrebbero incoraggiare gli sforzi per (ri)attivare un esercito di 25-64enni inattivi che conta più di 8 milioni di persone, di cui quasi 2 milioni e mezzo maschi. Ma c’è di più. Del problema dei “Neet”, giovani che non studiano né lavorano, si sente spesso parlare. Così come delle donne che rinunciano al lavoro per via delle lacune nei sistemi della conciliazione. Al contrario, il gruppo dei maschi adulti, da sempre considerato “centrale” e avvantaggiato, resta fuori dai riflettori. Sebbene l’Italia registri uno tra i più bassi tassi di attività maschile, oltre 4 punti sotto la media Ue, e sia tra i Paesi maggiormente coinvolti nella “fuga dal lavoro” da parte degli uomini adulti.
di Gianni Armand-Pilon
La Stampa, 10 marzo 2025
Dalla logistica alla grande distribuzione, fino alla moda di lusso migliaia di cooperative forniscono lavoro a basso costo. Stipendi da fame e zero diritti, ora nel mirino dei pm di Milano. Chi accetterebbe di consegnare pacchi con la propria auto per 12 ore al giorno in cambio di 700 euro al mese? Chi andrebbe a confezionare borse per l’industria del lusso lavorando in nero, di notte, all’interno di un capannone con i pit bull tenuti alla catena? Nessuno. E invece, succede. E non a Rosarno o a Castel Volturno, e neanche in quei campi dove un esercito di disperati raccoglie sotto un sole assassino i pomodori che troviamo al mercato a 0,99 al chilo. No, succede nelle principali città italiane, Milano, Roma, Firenze, Torino, Padova. Il fenomeno è alimentato da migliaia di piccole cooperative che forniscono la forza lavoro che muove l’economia, i cosiddetti “serbatoi di manodopera”. E ha finito per travolgere chi se ne serve, ovvero le più grandi aziende della logistica, della grande distribuzione, della sicurezza, della moda.
di Angela Stella
L’Unità, 10 marzo 2025
Si è tenuta a Roma l’assemblea dei soggetti che fanno parte del comitato promotore del Referendum cittadinanza. Tra gli interventi quella della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Venerdì pomeriggio si è tenuta a Roma l’assemblea dei soggetti che fanno parte del comitato promotore del Referendum cittadinanza. Tra gli interventi quello della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein: “Sosterremo con grande convinzione i referendum e il referendum sulla Cittadinanza. Siamo molto impegnati a far sì che tutte le cittadine e i cittadini siano informati sull’importanza di andare a votare e di sostenere questo referendum. La nostra battaglia è per garantire a tutte e tutti uguali basi di partenza. Questo partito non ha sempre avuto tutta questa forza, ma vi dico con umiltà che oggi il Pd dice che chi nasce e cresce in Italia deve essere italiano o italiana”.
di Giuseppe Maria Berruti
La Stampa, 10 marzo 2025
La Corte rammenta che ai fini della cosiddetta giustiziabilità dell’atto occorre guardare alla dimensione sostanziale della legalità nella vicenda. Non accade tutti i giorni che la Corte suprema di cassazione, peraltro a sezioni unite, ovverosia nella composizione che rappresenta la più maggiore autorevolezza giudiziaria che l’ordinamento italiano conosca, venga accusata di aver fatto politica. Io credo si tratti di una sciocchezza. Ma credo che essa debba essere discussa seriamente. Le sezioni unite si sono occupate di una vicenda nata dalla protesta di un rifugiato in Italia, dopo che era stato trattenuto un certo tempo sulla nave che lo aveva soccorso.
di Sergio Labate
Il Domani, 10 marzo 2025
Concentrarsi sui confini per Ursula von der Leyen, e per un Ue già in crisi di legittimazione, è una scommessa rischiosa. Perché continua a non riconoscere che i cittadini chiedono anche un altro tipo di tutele e perché potrebbe favorire l’avanzata elettorale delle destre. Chi ha letto quel grande trattato di antropologia politica che è il romanzo di Coetzee Aspettando i barbari, riconosce almeno due verità. La prima è che in situazioni estreme non è ragionevole distinguere con assoluta certezza le azioni corrette da quelle che non lo sono. Invece noi facciamo il contrario: proprio quando le cose si fanno complesse diventiamo ancor più tifosi. Proprio come accade in questi giorni, chi sottolinea le incongruenze del Rearm Europe è subito etichettato come putinista: sostituire la discussione pubblica con la propaganda di guerra mi pare francamente un po’ prematuro.
di Tommaso Siviero
Il Domani, 10 marzo 2025
Kathryne Bomberger, direttrice generale della Commissione internazionale per le persone scomparse (Icmp), ha lavorato in Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Armenia, Iraq, Libia, Ucraina, solo per citare alcuni paesi, aiutando le istituzioni locali e internazionali e la società civile a sviluppare le capacità e gli strumenti per affrontare la questione trasversale delle persone scomparse. Ma ora la sfida è più complessa. A una ventina di chilometri da Damasco una fossa comune, grande come diversi campi da calcio, contiene migliaia di corpi senza nome. Sono le vittime della violenza del regime di Bashar al Assad, ex dittatore siriano rovesciato dal gruppo armato Hayat Tahrir al Sham lo scorso 8 dicembre. “Per oltre un decennio i corpi, compresi quelli di donne e bambini, soprattutto bambini nati da stupri all’interno delle prigioni del regime, venivano scaricati qua due volte a settimana” dice Kathryne Bomberger, appena rientrata da una missione a Damasco. Di esperienze di post guerra Bomberger ne ha un bel po’ alle spalle. Eppure descrive il massacro che ha visto in Siria come “inimmaginabile”. Direttrice generale della Commissione internazionale per le persone scomparse (Icmp), Bomberger ha lavorato in Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Armenia, Iraq, Libia, Ucraina, solo per citare alcuni paesi, aiutando le istituzioni locali e internazionali e la società civile a sviluppare le capacità e gli strumenti per affrontare la questione trasversale delle persone scomparse.
di Cesare Burdese
Ristretti Orizzonti, 9 marzo 2025
Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica, mi permetto di indirizzare alla Sua attenzione questa lettera aperta, in qualità di architetto da molti decenni impegnato nel contribuire a riscattare le misere sorti del nostro carcere. Mi rivolgo rispettosamente a Lei quale garante supremo della nostra carta Costituzionale e dunque quale garante del complesso sistema istituzionale democratico a difesa dei diritti inalienabili delle persone, affinché si faccia promotore di un cambiamento necessario e urgente nel sistema carcerario italiano.
di Francesco Maisto*
appuntidiculturaepolitica.it, 9 marzo 2025
Quando il governo delle carceri italiane, responsabile della custodia e della vita di decine di migliaia di persone legittimamente private della libertà personale, resta indifferente, o si limita ad annunciare progetti realizzabili a lungo termine, o addirittura si perita di dare una diversa e rasserenante narrazione dello stillicidio insopportabile di vite umane, significa che è colpevole, insensibile, o quanto meno non vuole capire che questo sistema penitenziario è connotato da logiche di morte e di inimicizia. Secondo l’ultimo Report del 24 febbraio 2025 del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, nei primi 54 giorni di questo anno, ben 11 detenuti si sono suicidati, oltre i 10 deceduti per cause da accertare e 29 morti per malattie. Quanti non mai dall’inizio del secolo, in poco più di nove mesi. E con loro hanno deciso di farla finita sette agenti di polizia penitenziaria.
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